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  • aiuto per favore!!! Pascoli!!

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marco.grlz
marco.grlz - Ominide - 11 Punti
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L'assiuolo
Dov’era la luna? ché il cielo
notava in un’alba di perla,
ed ergersi il mandorlo e il melo
parevano a meglio vederla.
Venivano soffi di lampi
da un nero di nubi laggiù;
veniva una voce dai campi:
chiù...

Le stelle lucevano rare
tra mezzo alla nebbia di latte:
sentivo il cullare del mare,
sentivo un fru fru tra le fratte;
sentivo nel cuore un sussulto,
com’eco d’un grido che fu.
Sonava lontano il singulto:
chiù...

Su tutte le lucide vette
tremava un sospiro di vento:
squassavano le cavallette
finissimi sistri d’argento
(tintinni a invisibili porte
che forse non s’aprono più?...);
e c’era quel pianto di morte...
chiù...


1- il tema è presagio della morte avvertito attraverso le voci e le immagini della natura. la morte è concepita dal poeta in chiave cristiana oppure ritieni che la lirica non sia pervasa dalla speranza in una vita ultraterrena? Quali espressioni del testo ti possono guidare alla risposta?

2-i versi 13-14 fanno riferimento a un grido lontano nel tempo. è possibile collegare tale immagine a un avvenimento determinante per la vita di un poeta?

3-Dopo i primi versi che annunciano una notte di quiete, il testo presenta molte suggestioni che rinviano a un'atmosfera inquieta e carica di ansia. Quali sono le espressioni che rinviano a tale stato d'animo?

4-Alcune onomatopee presenti nella lirica, che risultano puri suoni imitativi(chiù,fru fru),contengono la lettera u, un suono cupo e lugubre.Sono inserite per dare più realismo alla definizione del paesaggio o per evidenziare gli stati d'animo del poeta e il temadella lirica?

5-L'uso delle onomatopee che caratterizza questa lirica e la produzione del Pascoli,trova un preciso riscontro nella poetica del fanciullino. Sai spiegare per quale motivo?
jessicabortuzzo
jessicabortuzzo - Sapiens Sapiens - 1551 Punti
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1.sicuramente la morte è vista come qualcosa che va oltre la visione cristiana, l'atmosfera è cupa. I principali problemi che il poeta affronta sono il mistero e l’angoscia della morte.Contribuiscono a creare un’atmosfera di mistero il contrasto tra immagini minacciose e serene. Questo tema è caratterizzato dalla domanda che il poeta fa: “tintinni a invisibili porte: che forse non si aprono più?”. L’interrogazione che Pascoli pone, mette in rapporto il dato fisico, cioè il suono delle cavallette, con una realtà metaforica, ovvero le invisibili porte, aprendosi, potrebbero spiegare il mistero della vita.Il passaggio dal suono reale alla sua interpretazione metaforica, è molto importante perché apre una riflessione sulla morte e sull’impossibilità per l’uomo di affidarsi alla speranza di un'altra vita dopo la fine dell’esistenza. Questa sensazione negativa è data dalla voce dell’uccello notturno, che per le credenze popolari di allora è considerato un annuncio di disgrazia e di morte.

2. sicuramente il tutto è collegato all'esperienza di morte che il poeta ha vissuto da piccolo per via del padre.

3.Metafora : “alba di perla” ( il cielo assomiglia ad un alba di perla), “nebbia di latte“ (nebbia simile al latte), “un sospiro di vento” ( si paragona il vento ad un sospiro), “squassavano le cavallette finissimi sistri d’argento” (si paragona il suono stridulo prodotto dalle cavallette, fregando le zampe posteriori, al suono prodotto dai sistri, strumenti musicali egiziani).

- Ipallage : “nero di nubi”.

- Sinestesia : “soffi di lampi”( vengono associate ai lampi silenziosi).

- Similitudine : “com’eco d’un grido che fu” ( paragona il sussulto alla voce ad un grido che gli evocava un dolore lontano).

- Antitesi : tra “nero e bianco”, infatti, Pascoli parla di “un nero di nubi “ e “nebbia di latte“.

- Doppio climax ascendente : riguarda il verso dell’uccello rapace:”chiù”, che passa da grido (nella prima strofa) a singhiozzo (nella seconda strofa), fino ad arrivare in fine ad un pianto di morte (terza strofa).

4.sono usate per gli stati d'animo del poeta.

5- In questa poesia Pascoli utilizza delle frasi circolari, infatti, notiamo che ogni strofa termina con il verso dell’assiuolo, “chiù”, una voce desolata che infonde tanta tristezza.
Durante tutto il nostro percorso, per l’analisi della poesia L’assiuolo, abbiamo notato che il tema dominante, oltre al mistero, è la morte.

Questo tema ricorre spesso nelle sue liriche, non solo come riflesso dei numerosi lutti famigliari supportati nell’infanzia, ma anche dal desiderio d’evasione dalla minacciosa realtà contemporanea e dall’oppressione della società.

La sua precoce esperienza di dolore e di morte aveva influito sulla sua visione pessimista e malinconica della vita e del mondo. Il nostro poeta, molto spesso, per allontanarsi da questa sofferenza cerca di rinchiudersi nel piccolo mondo degli affetti familiari, ovvero il “nido familiare”.

Ogni singolo elemento della natura, descritto nell’assiuolo, è osservato con gli occhi ingenui del fanciullino.

Il fanciullino è un famoso saggio scritto da Pascoli dove lui stesso, espone la sua concezione poetica. Egli afferma che il poeta è chi riesce a vedere le cose con la stessa ingenuità di un bambino. Il poeta quindi non si dovrà inventare la poesia, ma la scoprirà attraverso la sua capacità di cogliere le piccole cose con l’intuizione e non sulla ragione, avendo in questo modo una concezione del mondo che si ha durante l’infanzia.

Pascoli, quindi, cerca rifugio nell’infanzia perché è l’unico momento possibile di felicità.
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