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girl - Habilis - 243 Punti
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ciao a tutti! :hi
per favore mi serve l'analisi del testo del canto terzo (inferno) di dante, il commento e la parafrasi..... per favore aiutatemi ho compito.....
rory85
rory85 - Sapiens Sapiens - 810 Punti
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Spero non manchi niente ... In bocca al lupo!!!

COMMENTO AL CANTO: Con il terzo canto inizia il viaggio di Dante nell'inferno. Ci troviamo nel Vestibolo, dove c'è Caronte. I due poeti, Dante e Vergilio, arrivano alla porta dell'inferno, sulla quale c'è una scritta in caratteri neri e cupi, in cui si legge: "nell'etterno dolore tra la perduta gente". Dante prova sgomento davanti al senso di queste parole, ma Virgilio, accorgendosene, lo esorta ad abbandonare ogni timore perchè essi sono già giunti nell'inferno, dove si trovano le genti addolorate, che hanno perso la visione di Dio e, prendendolo per mano, entrano insieme. Dante sente risuonare per l'aria tenebrosa sospiri, pianti e lamenti, tanto che, tra la pietà e il dolore, chiede spiegazioni alla sua guida. Virgilio gli risponde che sono condannate così le anime degli ignavi ("che visser senza infamia e senza lodo";), e con esse le anime di quegli angeli che nella ribellione di Lucifero non furono nè ribelli, nè fedeli a Dio, ma rimasero neutrali: i cieli li cacciarono per timore di essere meno perfetti, ma neanche il profondo inferno li vuole ricevere. Virgilio aggiunge che tutti quegli ignavi si lamentano così forte, perchè non hanno speranza che il loro stato cessi e la loro condizione è talmente spregevole che invidano ogni altra sorte. Il mondo non lascia di loro nessuna fama; la misericordia e la giustizia di Dio li respinge, essi non meritano alcuna considerazione.
Guardando oltre Dante vede gente che si affolla sulla riva di un grande fiume, l'Acheronte, desiderosa di passare all'altra sponda. Egli chiede a Virgilio chi siano quelle anime, ma questi, che vuole che il discepolo veda e comprenda da sè, lo esorta ad aspettare finchè non siano giunti sulle rive dell'Acheronte: così Dante, temendo che le sue domande possano essere sgradite, si astiene dal chiedere altre notizie finchè giungono sulla riva del fiume.Ed ecco andare incontro ai poeti Caronte che, apostrofando minacciosamente le anime, le trasporterà al di là del fiume, nelle tenebre eterne, in caldo e in gelo; ma, accorgendosi che Dante è vivo, lo esorta ad allontanarsi dagli altri che sono morti. Ma Virgilio fa sapere a Caronte che il viaggio di Dante fu voluto dal cielo, così il terribile nocchiero si calma. Caronte raccoglie poi le anime nella barca e si allontanano dalla riva dell'Acheronte. Si raduna intanto su quella riva un'altra schiera di anime.
Virgilio spiega a Dante come le anime di coloro che muoiono nell'ira di Dio si raccolgono su questa riva, da ogni paese, e sono desiderose di passare il fiume. Da qui non passa mai anima buona.
Appena Virgilio ha finito di parlare un forte terremoto scuote l'inferno, accompagnato da un vento impetuoso. Dante perde i sensi e cade a terra, colpito da un sonno profondo.


SCHEMA DEL CANTO:
Luogo: Vestibolo dell'nferno.
Peccato: Ignavi
Pena: Corrono nudi dietro ad un'insegna, punti da mosconi e da vespe, che rigano ad essi il volto di sangue.
Contrappasso: Come in vita evitarono ogni fatica e non seguirono alcun ideale, così ora corrono incessantemente dietro ad un'insegna, punti da mosconi e da vespe.
Personaggio (peccatori): Celestino V.
Tempo: sera dell'8 aprile (venerdì santo).


PARAFRASI DEL CANTO: "Attraverso di me si entra nella città dolorosa, nel dolore eterno, tra la gente che si è perduta per sempre.
La giustizia fece sì che Dio si mosse per crearmi, mi fece divina e potente, la somma sapienza e il primo amore. Prima di me furono create solo cose eterne, e io esisterò in eterno". Queste parole a caratteri scuri vidi scritti sopra ad una porta per cui chiesi al Maestro cosa significassero, in quanto il loro significato si affliggeva. E il maestro mi esorta ad abbandonare ogni timore, perchè siamo giunti nell'inferno e presto potei vedere gli uomini dolenti che hanno perduto il bene supremo dell'intelletto (la verità, cioè Dio). Mi prese per mano con sguardo sereno, per cui mi riconfortai e mi introdusse nelle realtà appartate e inaccessibili ai vivi. Qui sospiri, pianti e lamenti acuti risuonavano l'aria priva di stelle, per cui all'inizio mi venne da piangere.Lingue diverse da loro, pronunce terribili, parole di dolore, esclamazioni di ira, voci alte e fioche, facevano un tumulto che percorre sempre quell'aria eternamente oscura, come la sabbia quando spira un turbine. Ed io, con la testa cita di orrore dissi: "Maestro, cos'è quel che sento? e che gente è questa che sembra sopraffatta dal dolore?". Ed egli mi rispose: "Tengono questo misero comportamento le anime di coloro che vissero senza meritare nè infamia nè lode". Sono mesocolate in quella schiera degli angeli che non furono nè ribelli nè fedeli a Dio, ma fecero parte a sè. I cierli li rifiutarono per non degradarsi, ma nemmeno l'inferno li accoglie, perchè i colpevoli ne avrebbero una qualche gloria". E io dissi al maestro: "Maestro cos'è per loro che li fa lamentare così forte?", rispose: "Te lo dirò in breve. Essi non hanno nè speranza di morire, e la loro vita oscura è tanto ignobile che sono invidiosi di ogni altra sorte. Il mondo fa in modo che di loro non resti alcun ricordo; sia la misericordia sia la giustizia divina li disdegnano; non fermiamoci dunque a parlare di loro, ma guarda e tira diritto". E io, che mi misi a guardare, vidi uno stendardo che correva tanto veloce, che mi sembrava insofferente di ogni pausa; e dietro era seguito da un tale con altra gente, che non avrei mai pensato che la morte ne avesse distrutto tanta. Dopo aver individuato qualcuno vidi e riconobbi l'ombra di quello che per viltà aveva fatto il grande rifiuto. Capii immediatamente e ne fui certo (si riferisce a papa Celestino V) che si trattava della schiera dei vili, sgraditi sia a Dio, sia ai suoi nemici. Questi erano nudi e punti con insistenza da mosconi e da vespe. Essi rigavano il loro volto di sangue che, mischiato con le lacrime, era risucchiato ai loro piedi da vermi ripugnanti. Guardando oltre vidi persone in riva ad un grande fiume, per cui dissi: "Maestro, concedimi di sapere chi sono e quale legge o usanza le fa sembrare così ansiose di passare come sembra di vedere nella debole luce". Ed egli mi rispose: "Le cose ti saranno chiare quando ci fermeremo sulla dolorosa riva dell'Acheronte". Allora con gli occhi vergognosi e bassi, temendo che le mie parole gli risultassero fastidiose, fino al fiume non parlai più. Ed ecco venire verso noi una barca, sopra la quale c'era un vecchio, con i capelli e la barba bianchi, che gridava: "Guai a voi, anime malvage! Non sperate mai di vedere il cielo: io vengo per portarvi sull'altra riva, tra il fuoco e il ghiaccio. E tu che stai in questo modo, anima viva, allontanati da codesti che sono morti". Ma quando vide che non mi allontanavo da loro, disse: "Per un'altra strada e per altri porti, non da qui, giungerai alla spiaggia per passare nell'aldilà. E' stabilito che ti conduca una barca più leggera".
E la mia guida gli disse: "Caronte, non ti arrabbiare: si vuole così laddove si puù ciò che si vuole (nel cielo): non chiedere altro". Da qui in poi Caronte tacque e si calmò.
Ma quelle anime, che erano affrante e nude, impallidirono e batterono i denti, non appena sentirono quelle parole crudeli. Bestemmiavano Dio e i loro genitori, il genere umano, il luogo, il momento, il seme del loro concepimento e della loro nascita. Poi si radunarono tutte quante insieme con forti pianti sulla riva malvagia, che attende gli uomini che non temono Dio. Caronte, con occhi di brace, facendo grandi cenni raccoglie tutti nella barca e percuote con il remo chiunque non si vada a sedere.
(similitudine) - come d'autunno le foglie cadono una dopo l'altra, finchè il ramo vede a terra tutte le sue foglie, così la cattiva discendenza di Adamo (uomini dannati) abbandonano ad uno ad uno la riva, seguendo i cenni di Caronte.
Così se ne vanno attraverso le cupe acque e prima che siano sbarcate dall'altra parte, ecco che si raduna un'altra folla. Disse il maestro: "Figliolo, tutti quelli che muoiono nell'ira di Dio si radunano qui da ogni paese e desiderano passare il fiume, affinchè la giustizia divina li incalza in avanti, tanto che il terrore naturale della pena si converte in desiderio. Di qui non passa mai un'anima buona;perciò, se Caronte protesta per la tua presenza qui, capisci adesso cosa vogliono dire le sue parole". Terminato questo discorso, la terra tremò insieme ad un fortissimo vento: e caddi a terra come se fossi stato preso dal sonno.
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ok grazie.....:hi
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