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  • traduzione versioni di latino

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gattone92
gattone92 - Erectus - 130 Punti Segnala un abuso
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nella nostra scuola il 13 settembre si inizia con anticipo,
e siccome questo mi ha sorpreso
nn sono ora pronto
per finire
i compiti
il vero problema sono le versioni di latino
assegnatemene circa 27
ma gia ne ho fatte 4
oltre ad altre cose

bhe siccome vorrei farne altre in base all argomento per ripetizione
vorrei solo che mi falicitaste il copmpito
se sapete quale di queste versioni trovo tradotte o quale gentilmente mi traducete...

le versioni sono le seguenti

vi dico i titoli(alcune nn le inserisco xche le vorrei fare io)

1)deucalione e pirra
2)costumi dei galli
3)i due muli e i pirati
4)i sette re di roma
5)il dio bacco
6)anco marzio e tarquinio prisco
7)attenzione agli adultori!
8)pisistrato occupa atene
9)il dio apollo
10)dopo la battaglia di canne
11)lucio quinzio cincinnato
12)la casa romana
13)augusto e i suoi successori
14)le matrone romane

bhe vi ripeto che le versioni servono per il 13.nessuna fretta
se per caso nn trovate le traduzioni
ne il testo,mi posso mettere tutta la giornata a scriverle tutte

grazie mille per la vostra disponibilità
italocca
italocca - Genius - 16560 Punti Segnala un abuso
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mi sapresti dire gli autori? Grazie
lifeisashow
lifeisashow - Eliminato - 334 Punti Segnala un abuso
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Ho cercato su splash ma solo con i titoli mi trova molti risultati...Dovresti mettere almeno le prime parole latine, poi tornerò a vedere ma nn ti garantisco niente...Comunque qui c'è molta gente più esperta di me in cercarle...:con
Mario
Mario - Genius - 37169 Punti Segnala un abuso
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Scrivi le prime e ultime parole...
alkalewi
alkalewi - Genius - 6460 Punti Segnala un abuso
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H trovato quest ma se non scrivi l'inizio e la fine ! ! !

1) Cum antiquis temporibus diluvium fuit, omne genus humanum interiit praeter Deucalionem et Pyrram, quia in montem Aetnam - in insula Sicilia est - fugerant. Sed, quia acri solitudine excruciabantur, ab Iove auxilium petiverunt. Tum Iuppiter, deorum pater, viro mulierique lapides donavit: quos Deucalion post tergum iactavit, viros fuerunt, quos Pyrra iactavit mulieres. Ita rursus homines orbem terrarum incoluerunt.

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1)Quando anticamente ci fu il diluvio, ogni genere umano morì eccetto Deucalione e Pirra, poichè fuggirono al monte Etna, che è nell'isola di Sicilia. Ma poichè erano tormentati da una tremenda solitudine, chiesero aiuto a Giove. Allora Giove, padre degli dei, donò alla donna e all'uomo delle pietre: quelle che gettava Deucalione alle spalle, furono uomini, quelli che Pirra gettava (furono) donne. Così di nuovo gli uomini abitarono tutta la terra.


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8) Mentre Atene fioriva per le giuste leggi, la sfacciata libertà confuse la cittadinanza, e sciolse l’antico freno con la licenziosità. Qui, alleatisi pezzi di partiti, il tiranno Pisistrato occupa il palazzo. Mentre gli Attici piangevano la triste schiavitù, non perché lui (era) crudele, ma perché grave (era) tutto il peso per i non abituati, ed avendo cominciato a lamentarsi, Esopo raccontò allora tale favoletta. “Le rane, vagando in libere paludi, con gran clamore chiesero a Giove un re, che con forza frenasse i costumi dissoluti. Il padre degli dei rise e ad esse diede un piccolo travicello, che inviato subito col moto Ed il suono dello stagno atterrì il pauroso popolo. Giacendo questo a lungo immerso dalla melma, per caso una tacitamente alza la testa dallo stagno, ed, esplorato il re, richiama tutte. Esse, deposto il timore a gara accorrono a nuoto, e la tuba petulante salta sopra il legno. Ed avendolo sporcato con ogni oltraggio, spedirono a Giove (alcune) a chiedere un altro re. poiché era inutile quello che era stato dato. Allora mandò ad esse un serpente, che con dente crudele cominciò ad afferrarle una per una. Invano, inerti sfuggono la carneficina; la paura blocca la voce. Furtivamente dunque danno incarichi a Mercurio per Giove, che soccorra le afflitte. Allora il Tonante in risposta “Poichè non voleste portare il vostro bene, disse, sopportate il male“. Voi pure, cittadini, aggiunse, tenete questo male, perché non (ne) venga uno maggiore.
Mario
Mario - Genius - 37169 Punti Segnala un abuso
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Io le ho trovate quasi tutte, ma nn so se sono quelle che ti servono, perchè nn hai scritto prime e ultime parole...
Thesuperman91
Thesuperman91 - Sapiens Sapiens - 1670 Punti Segnala un abuso
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di k libro sono?????????
alkalewi
alkalewi - Genius - 6460 Punti Segnala un abuso
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10) Dopo la sconfitta cannese, in cui tante migliaia di soldati romani erano periti, pochi erano sopravvissuti; il Senato, poiché tutti acconsentivano, affidò il massimo potere a P. Cornelio Scipione, alquanto giovane, per provvedere alla salvezza dello stato. Una volta, si annunciò a lui, che era andato perduto in una riunione del senato, che alcuni giovani nobili, che disperavano per la salvezza dello stato, avevano deciso, abbandonata l’Italia, di trasferirsi in Asia presso un re barbaro. Allora Scipione, sciolta la riunione andò subito da quello che era il capo della cospirazione e, avendo trovato là la riunione dei giovani, dei quali fu detto sopra, impugnata la spada sopra alle teste di quelli: “Come io – disse – non abbandonerò lo stato romano nella mala sorte, così non permetterò che questo sia abbandonato da un altro cittadino romano. Giurate quindi che voi non abbandonerete mai la vostra patria.”
Quelli giurarono e furono fedeli per sempre alla patria ed a Scipione.

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11) Pace parta, instare tum tribuni patribus, ut P. Valeri fidem exsolverent, instare C. Claudio, ut collegae deos manes fraude liberaret, agi de lege sineret. Consul antequam collegam sibi subrogasset negare passurum agi de lege. Hae tenuere contentiones usque ad comitia consulis subrogandi. Decembri mense summo patrum studio L. Quinctius Cincinnatus, pater Caesonis, consul creatur qui magistratum statim occiperet. Perculsa erat plebes consulem habitura iratum, potentem favore patrum, virtute sua, tribus liberis, quorum nemo Caesoni cedebat magnitudine animi, consilium et modum adhibendo ubi res posceret priores erant. Is ut magistratum iniit, adsiduis contionibus pro tribunali non in plebe coercenda quam senatu castigando vehementior fuit, cuius ordinis languore perpetui iam tribuni plebis, non ut in re publica populi Romani sed ut in perdita domo lingua criminibusque regnarent: cum Caesone filio suo virtutem, constantiam, omnia iuventutis belli domique decora pulsa ex urbe Romana et fugata esse; loquaces, seditiosos, semina discordiarum, iterum ac tertium tribunos, pessimis artibus, regia licentia vivere. 'Aulus' inquit, 'ille Verginius, quia in Capitolio non fuit, minus supplicii quam Appius Herdonius meruit? Plus hercule aliquanto, qui vere rem aestimare velit. Herdonius, si nihil aliud, hostem se fatendo prope denuntiavit ut arma caperetis; hic negando bellum esse arma vobis ademit nudosque servis vestris et exsulibus obiecit. Et vos -- C. Claudi pace et P. Valeri mortui loquar -- prius in clivum Capitolinum signa intulistis quam hos hostes de foro tolleretis? Pudet deorum hominumque. Cum hostes in arce, in Capitolio essent, exsulum et servorum dux profanatis omnibus in cella Iovis optimi maximi habitaret, Tusculi ante quam Romae sumpta sunt arma. In dubio fuit utrum L. Mamilius, Tusculanus dux, an P. Valerius et C. Claudius consules Romanam arcem liberarent; et qui ante Latinos ne pro se quidem ipsis, cum in finibus hostem haberent, attingere arma passi sumus, nunc, nisi Latini sua sponte arma sumpsissent, capti et deleti eramus. Hoc est, tribuni, auxilium plebi ferre, inermem eam hosti trucidandam obicere? Scilicet si quis vobis humillimus homo de vestra plebe, quam partem velut abruptam a cetero populo vestram patriam peculiaremque rem publicam fecistis, si quis ex his domum suam obsessam a familia armata nuntiaret, ferendum auxilium putaretis: Iuppiter optimus maximus exsulum atque servorum saeptus armis nulla humana ope dignus erat? Et hi postulant, ut sacrosancti habeantur, quibus ipsi di neque sacri neque sancti sunt? At enim, divinis humanisque obruti sceleribus, legem vos hoc anno perlaturos dictitatis. Tum hercule illo die quo ego consul sum creatus, male gesta res publica est, peius multo quam cum P. Valerius consul periit, -- si tuleritis. Iam primum omnium' inquit, 'Quirites, in Volscos et Aequos mihi atque collegae legiones ducere in animo est. Nescio quo fato magis bellantes quam pacati propitios habemus deos. Quantum periculum ab illis populis fuerit si Capitolium ab exsulibus obsessum scissent, suspicari de praeterito quam re ipsa experiri est melius.'


11) Una volta ristabilita la pace, i tribuni cominciarono a incalzare i senatori chiedendo loro di mantenere la promessa fatta da Publio Valerio. A Gaio Claudio rivolgevano invece l'invito a liberare gli dèi Mani del collega dall'ombra dell'inganno, permettendo così di riavviare la discussione sulla legge. Ma il console replicò che non avrebbe permesso di ricominciare il dibattito sulla legge fino a quando non gli fosse stato affiancato un collega regolarmente eletto. Queste schermaglie tennero banco fino alle elezioni consolari. A dicembre, grazie allo straordinario zelo dimostrato dai senatori, Lucio Quinzio Cincinnato, padre di Cesone, viene nominato console ed entra immediatamente in carica. La plebe era spaventata all'idea di avere un console accecato dal rancore nei suoi confronti, e oltretutto forte del favore senatoriale e del proprio valore, nonché di altri tre figli, nessuno dei quali era inferiore a Cesone per abnegazione e coraggio, ma tutti superiori a lui nella capacità di usare la moderazione e l'assennatezza nelle occasioni in cui erano necessarie. Appena entrato in carica, Cincinnato non perdeva occasione di arringare la gente dai banchi del tribunale, e mostrava nel reprimere la plebe un'energia pari a quella mostrata nel muovere aspre censure al senato. A sua detta, proprio a causa dell'apatia dell'ordine senatoriale i tribuni della plebe esercitavano ormai una sorta di tirannide permanente, a parole e con azioni nefaste, lecita in una casa privata ormai allo sfacelo, ma non nella gestione degli affari del popolo romano. Con suo figlio Cesone, il coraggio, la forza e tutte le nobili qualità della gioventù in pace e in guerra erano state cacciate da Roma e messe in fuga. E invece, dei parolai pronti solo a seminare zizzania e sedizioni erano stati eletti tribuni per una seconda e una terza volta e vivevano con magnificenza regale, grazie alle loro pessime arti. "Aulo Verginio," disse, "che sul Campidoglio non c'era, meritava forse una punizione più lieve di quella toccata ad Appio Erdonio? Se si considera attentamente l'andamento dei fatti, per Ercole, ne meriterebbe una molto più dura! Erdonio, se non altro, professandosi nemico, in qualche modo vi intimò di prendere le armi. Costui invece, sostenendo che non ci fosse una guerra in atto, vi tolse di mano le armi esponendovi inermi ai vostri schiavi e agli esuli. E non è forse vero - sia detto questo con buona pace di Gaio Claudio e del defunto Publio Valerio - che vi buttaste all'attacco su per il Campidoglio prima di aver liberato il foro dai nemici? Una vergogna di fronte agli dèi e agli uomini. Quando sulla cittadella e sul Campidoglio c'erano i nemici e il capo degli esuli e degli schiavi si era installato, per colmo di profanazione, addirittura nei penetrali del tempio di Giove Ottimo Massimo, i Tuscolani avevano preso le armi prima dei Romani. Quanto poi alla liberazione della cittadella, si è arrivati a dubitare se essa vada attribuita a Lucio Mamilio comandante delle truppe di Tuscolo oppure ai consoli Publio Valerio e Gaio Claudio. E noi che prima di quell'episodio non avevamo mai permesso ai Latini di mettere le mani sulle armi, neppure in caso di autodifesa o di fronte a un'invasione nemica, in quel frangente saremmo stati catturati e distrutti se i Latini non fossero intervenuti di loro spontanea volontà. Ma è questo, o tribuni, quello che voi chiamate soccorrere la plebe, e cioè consegnare della gente inerme in pasto al nemico? è ovvio che se il più insignificante membro della vostra plebe - cioè di quella porzione di popolazione che voi avete trasformato in una vostra patria, in una cosa vostra, dopo averla sradicata dal resto del popolo -, se uno di questi individui fosse venuto a riferirvi di avere la casa assediata dai propri schiavi armati, voi vi sareste sentiti in dovere di intervenire in suo aiuto: ma Giove Ottimo Massimo assediato da una banda armata di esuli e schiavi non meritava forse il soccorso degli uomini? E costoro pretendono poi di essere considerati sacri e inviolabili, quando ai loro occhi neppure gli dèi in persona lo sono! E infatti, pur essendovi macchiati di orrende colpe nei confronti di uomini e dèi, vi ostinate a ripetere che quest'anno voi farete passare la legge. Ma, per Ercole, il giorno che sono stato eletto console diventerà una data funesta per il paese, ancor più di quella in cui morì il console Publio Valerio, se riuscirete a far passare la legge! Prima di ogni altra cosa," concluse, "io e il mio collega abbiamo in mente di guidare le legioni contro Volsci ed Equi. Non so per quale destino il favore degli dèi ci arride più quando siamo sul piede di guerra che non in tempo di pace. Il pericolo che questi popoli avrebbero potuto rappresentare se fossero venuti a sapere dell'assedio del Campidoglio da parte degli esuli è meglio cercare di desumerlo dalle esperienze passate piuttosto che sperimentarlo dal vivo."

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13) Ottaviano tenne nelle sue mani tutti i poteri (console, tribuno, pontefice massimo) e il Senato lo chiamò Augusto cioè divino, fu presidente del Senato e capo supremo dell'esercito (imperatore). Il regno di Augusto fu il periodo d'oro delle lettere latine (Virgilio, Orazio, Ovidio, Tito Livio sono i sommi scrittori). Roma si arricchì di bei monumenti: estese il suo dominio fino al Danubio e oltre il Reno. Sotto Augusto, l'anno 753 di Roma, nacque Gesù Cristo. I successori di Augusto furono: Tiberio, che governò saggiamente, Caligola, ucciso dopo un breve governo pazzesco, Claudio, intelligente ma debole, Nerone, tiranno, crudele e dissoluto, e persecutore dei cristiani.
Mario
Mario - Genius - 37169 Punti Segnala un abuso
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Alkalevi è inutile che le posti se nn hai la sicurezza che sn le stesse...
89eleonora89
89eleonora89 - Sapiens - 750 Punti Segnala un abuso
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1)Decaulione e Pirra

Avendo il mare coperto tutte le altre cose solo le cime dei monti Parnasi restavano fuori dall’ acqua. Perciò Deucalione con la moglie fece approdare qui una piccola zattera e subito adorò gli dei del monte. Nessun uomo era stato migliore di lui ne più amante della giustizia, nessuna donna era stata più rispettosa di lei rispetto agli dei. Per la qual cosa non appena Giove li vide entrambi innocenti, entrambi religiosi, dissipò subito le nubi, rimosse i venti e mostrò le terre ai cieli e i cieli alle terre. E neppure nei mari permase l’ ira. Infatti Nettuno, capo del mare, placò le acque e richiamò i fiumi, le alture emergono. E infine, essendo ricreato di nuovo tutto il mondo e visto che un profondo silenzio avvolgeva tutta la terra, desolati, Deucalione e Pirra., tristi in tanta solitudine, decisero di chiedere a Temi affinché li consigliasse come ripristinare il genere umano. La dea fu commossa dalle preghiere di costoro e gli consigliò di allontanarsi dal tempio, di coprirsi il capo e di gettare dietro le spalle le ossa della grande madre. Restarono sbalorditi a lungo, non sapendo che cosa significassero le parole della dea. Infine Pirra: “La grande madre è la terra: queste la dea ci comanda di gettare dietro le spalle”. Aveva detto e subito si incamminarono, gettando le pietre dietro le orme. In questo poco spazio i sassi, lanciati dalle mani dell’ uomo, assunsero le sembianze di uomini, i sassi lanciati dalla moglie assunsero sembianze femminili.
gattone92
gattone92 - Erectus - 130 Punti Segnala un abuso
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scusate se vi rispondo ora
cmq ecco qui le prime e ultime parole

1)deucalione e pirra

prime parole:Deucalion,Promethei filius,apud......
ultime parole:saxa post Pyrrhatergum feminae

2)costumi dei galli

prime parole:Gallorum populus habitabat inter Oceanum,.......
ultime parole:Feminis armenti et equorum curam relinquebant et viri libenter dormiebant

3)i due muli e i pirati

prime parole:Duo muli onusti sarcinis .....
ultime parole:quidem meis membris est!>>.

4)i sette re di roma

prime parole:Romae regnat Romulus,Numa Pompilius,.......
ultime parole:Tarqiunium Superbum nemo regnat.

5)il dio bacco

prime parole:Bacchus seu Dionysus iucundus ......
ultime parole:ubi cum diis et deabus beatam vitam ducit.

6)anco marzio e tarquinio prisco

prime parole:Post Tullum Hostilium Ancus Marcius,.....
ultime parole:primusque triumphans urbem intravit.

7)attenzione agli adultori!

prime parole:Corvus rapuerat caseum de fenestra et comesse .....
ultime parole:saepe at poenas turpi poenitentia

8)pisistrato occupa atene

prime parole:Solon,insignis legislator,in magna ......
ultime parole:atque tyrannidem instituit.

9)Il pastore e il satiro(prima avevo sbagliato versione)

prime parole:Pastor,qui in misera domo vivebat,....
ultime parole:flatu frigida calefacis ,calida refrigeras>>

10)dopo la battaglia di canne

prime parole:In proelio apud Cannas inter Romanos Poenosque .......
ultime parole:omnes Hannibalis victorias

11)lucio quinzio cincinnato

prime parole:Romanis bellum Aequi moverant et in monte Algido .....
ultime parole:et in parvam suam domum remigrat.

12)la casa romana

prime parole:Antiquis temporibus domus Romanorum modicae.....
ultime parole:In lateribus magnifica conclavia : triclinium ,bibliotheca,exhedra.

13)augusto e i suoi successori

prime parole:Augustus civium sentetia deo similis erat......
ultime parole:rem publicam et fortitudine et mansuetudine reddidit

14)le matrone romane

prime parole:Mulierum quoque virtutes reipublicae Romanorum profuerunt......
ultime parole:virtutes rempublicam Romanam servaverunt.

puo darsi che queste possano essere anche pezzi di versioni
ditemi cosa altro posso fare.
cmq grazie sopratuttoper la velocita.
89eleonora89
89eleonora89 - Sapiens - 750 Punti Segnala un abuso
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Allora io ti ho postato decaulione e pirra xò..vedendo il testo latino..è diverso l'inizio...somiglia + alla traduzione ke ho fatto io ma di greco...x caso nella tua versione di latino ci sta scritto anke ftia??oppure pandora???
paraskeuazo
paraskeuazo - Mito - 74858 Punti Segnala un abuso
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Dunque, alcune delle versioni che hai messo sn sicuro di averle fatte! cioè la 13 la 9 e la 14 devo cercarle nei miei vecchi quaderni, spero di beccarle
89eleonora89
89eleonora89 - Sapiens - 750 Punti Segnala un abuso
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I DUE MULI (Fedro)

Duo muli iter idem faciebant, sarcinis gravati; unus eorum fiscos pecuniae plenos, alter saccos hordei refertos portabat. Ille, pretioso onere superbus, excelsa cervice incedebat, clarum tintinnabulum iactabat comitemque spernebat; hic post eum placidos et quietos gradus faciebat. Subito latrones ex insidiis eruperunt: mulum, qui pecuniam portabat, ferro vulneraverunt, nummos diripuerunt, mulum vili hordeo onustum neglexerunt. Tum, qui vulnera acceperat, tristem sortem suam flebat; alter autem dicebat: "Res prospere mihi evenit, quem latrones non vulneraverunt quique sarcinas non amisi". Hac fabella Aesopus ille nos docet: impotentes hominum cupiditates divitiae excitant; divites magnis semper periculis, immaturae interdum neci sunt obnoxii; ideo angores et pavores eorum vitam terrent; qui autem in paupertate aetatem degunt, nullius inimici invidiam movent eorumque vita tuta est et placida.


Due muli facevano la medesima strada, carichi di sacche; uno di loro portava delle sacche piene di denaro, l'altro sacche piene di orzo. Il primo, fiero per il prezioso carico, avanzava a testa alta, ostentava i sonagli luccicanti e disprezzava il compagno; quest'ultimo avanzava con passo lento e tranquillo dietro di lui. Improvvisamente con un'imboscata irruppero dei briganti: colpirono con una spada il mulo che portava il denaro, strapparono via le monete ed ignorarono il mulo carico di vile orzo. Allora quello che aveva ricevuto le ferite piangeva la sua triste sorte; il secondo invece diceva: "È andata bene a me che non sono stato ferito dai ladri e non ho perso il carico". Con questa favoletta il famoso Esopo ci insegna: le ricchezze suscitano gli incontrollabili desideri degli uomini; i ricchi vanno sempre incontro a grandi pericoli e talvolta ad una morte prematura; perciò paure e dolori atterriscono la loro vita. Coloro che, invece, passano la vita in condizione modesta non suscitano l'invidia di alcun nemico ed hanno una vita sicura e tranquilla.


Controlla se è + o - simile alla tua..ci sta anke il testo latino..
Mario
Mario - Genius - 37169 Punti Segnala un abuso
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Mulierum quoque virtutes reipublicae Romanorum profuerunt et in secundis et in adversis rebus. Nam Romanae matronae semper dignas se praebuerunt fide atque existimatione omnium civium. Castae et temperantes domi vivebant, labori et familiae intentae, earumque praecipua laus haec fuit: prudenter et parce rem familiarem genere et liberis maritisque inservire. In adversis quoque rebus, fidei ac pietatis erga patriam insigna et varia exempla ediderunt. Secundo bello Punico enim, post Cannensem cladem, cum salutis spes iam non erat, matronae Romanae omnes ornatus aureos reipublicae donare non dubitaverunt. Ita senatus Romanus exercitui commeatus suppeditare potuit. Ita mulierum quoque vitrutes rempublicam Romanam servaverunt.

Le virtù delle mogli della repubblica dei Romani giovano sia nelle circostanze favorevoli che avverse. Infatti le donne romane sono degne della fiducia e stima di tutti i cittadini. Vivevano caste e moderate in casa, intente al lavoro e alla famiglia, la lode singolare di loro fu questa: servire prudentemente e parcamente la famiglia, i figli e il marito. Nelle circostanze avverse, diedero insigni opere di fiducia e pietà e vari esempi alla patria. Infatti nella seconda guerra punica dopo la sconfitta di Canne, quando non c'era più speranza di salvezza, le donne romane non dubitarono di donare tutti gli ori (di cui erano ornate) alla repubblica. Così il senato romano potè fornire all'esercito le vettovaglie. Così le virtù delle donne salvarono lo stato romano.

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