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martybruno
martybruno - Ominide - 46 Punti
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Cerco una tesi articolata sulla storiografia greca, che rechi poi un particolare riferimento a Polibio, Erodoto e Tucidide. Chi può aiutarmi?
silmagister
silmagister - Genius - 25278 Punti
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Il genere storiografico
A questo genere contribuì l’interesse iniziale etnografico delle genti ioniche e in generale la spiccata propensione alla razionalità della stirpe ellenica. Dai ‘logografi’, i registratori delle tradizioni, si passa velocemente al vero e proprio fondatore della scienza storiografica, cioè Erodoto. La sua opera si presenta come ἱστορίης ἀποδέξις, resoconto di quanto egli ha visto, ma anche di quanto ha udito. Una salda concezione religiosa, che collega la fede negli dèi Olimpi a una superiore esigenza morale di giustizia, spinge Erodoto a ricordare con notevole ricorrenza che il parlare e l’agire degli uomini sono regolate da leggi spesso misteriose e indecifrabili, ma sempre comunque ispirate da una ragione divina.
L’autocoscienza del pensiero storico di Erodoto si manifesta come capacità di saper cogliere i rapporti fra gli avvenimenti contemporanei e di risalire da questi ad una causa prima che li ha messi in moto. La visione disinteressata dei fatti rappresenta uno scopo supremo, lo scopo terminale di ogni autentico storico che ricerca la verità e l’obiettività: con Tucidide, la storiografia si pone ormai come scienza, con la stessa lucidità intelettuale e lo stesso vigore dialettico con cui, in altro àmbito, nasceva la filosofia della ragione e dell’essere quale risposta e superamento della filosofia del simbolo e della natura. Se Erodoto aveva vissuto gli eventi storici come il risultato delle forze divine e umane operanti in campi diversi, Tucidide osserva invece realisticamente quanto avviene intorno a lui, che gli appare svinccolato da qualsiasi ipoteca divina; nella sua austera visione della storia come scienza razionale non c’è posto per il mondo degli dèi, né si può rintracciare nell’agire degli uomini una radice o una ascendenza o una esortazione divina. Si capisce così che a lui importi innanzitutto di accertare con il massimo di verità l’esattezza delle cose dette e la realtà delle cose fatte. Tucidide fu un grande punto di riferimento per i suoi continuatori, tra i quali troviamo Senofonte, che completò, avvalendosi probabilmente di materiale già raccolto da Tucidide, il racconto della guerra del Peloponneso nelle sue “Elleniche”; manca in quest’opera un’approfondita analisi delle cause, mentre prevale l’interesse per il singolo episodio e personaggio, per cui, se più volte sono messi in luce con competenza tecnica i particolari di una battaglia o della figura di un comandante, essi non vengono rapportati e unificati in un motivo centrale, né spiegati mediante la connessione con una superiore legge storica. Egli è un amabile narratore, senza il fascino del racconto erodoteo, ma la sua capacità di padroneggiare gli avvenimenti e di cogliere la portatat dei mutamenti storico-politici nell’età della transizione dalla polis all’egemonia macedone fu senz’altro inferiore agli avvenimenti.
Nell’epoca ellenistica si afferma il concetto di Stato in sostituzione di quello della polis; il popolo, protagonista della vita cittadina, diventa un anonimo complesso di sudditi, che fa da sfondo alla politica del βασιλεύς. In rapida successione, dopo la vittoriosa spedizione di Alessandro, si affermano nell’ambito del Mediterraneo regni ed egemonie: sulle instabili monarchie dei Diadochi si impone la forza dell’organizzazione politico-militare di un nuovo Stato occidentale, Roma. La riflessione di Polibio su questo periodo storico, decisivo per la configurazione politica del mondo antico, risente del diretto contatto con le istituzioni romane, che egli ebbe modo di conoscere a fondo nel periodo della permanenza a Roma: acurtamente, egli giudica che l’espansione politico-militare di Roma non è soltanto dovuta al valore dei soldati, ma anche alla convinzione con cui il popolo romano ha creato le sue leggi e alla disciplina con cui vi obbedisce. Polibio ha compreso che il compito dello storiografo è di seguire passo dopo passo questo sviluppo: i rapporti tra le poleis si annullano nei rapporti tra gli Stati, i rapporti degli Stati consfluiscono nella visione ‘ecumenica’ della res publica romana. Egli accetta da Tucidide il principio della realtà effettiva dei fatti, ma sostituisce al racconto nel tempo la concentrazione universalistica. Nel mondo di Polibio, come in quello di Tucidide, non c’è posto per il mito o per l’intervento di una divinità: è l’uomo che crea la storia, incarnandosi non occasionalmente in grandiose personalità, che rappresentano lo spirito del popolo.



ciao martybruno :hi
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