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  • SIAMO DISPERATI VERSIONE DIFENDIAMOCI DAI VIZI.

studente1212
studente1212 - Habilis - 150 Punti
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VI PREGO SIAMO DISPERATI UNA VERSIONE URGENTISSIMA

TITOLO: DIFENDIAMOCI DAI VIZI.

PRIME PAROLE : VIVERE ITA DEBEMUS UT IRRITAMENTA VITIORUM FUGIAMUS:INDURANDUS EST ANIMUS ET A BLANDIMENTIS VOLUPTATUM PROCUL ABSTRAHENDUS. HANNIBAL, QUI ROMAM APPUGNATURUS................


VI PREGO E' URGENTE.
Mario
Mario - Genius - 37169 Punti
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Vivere ita debemus ut irritamenta vitiorum fugiamus: indurandus est animus et a blandi-
mentis voluptatum procul abstrahendus. Hannibal, qui Romam oppugnaturus erat, Capuae
aliquamdm moratus est: ille vir, qui armis semper vicit, vitiis victus est; Carthaginiensium
exercitum, quem neque nives neque Alpes debilitaverant, otia Campaniae enervaverunt.
Nobis quoque militandum est: debellandae sunt voluptates, quae saepe etiam homines
austeros fregerunt. Voluptates non sunt solidae, non sunt fideles: sola virtus praebet gaudium perpetuum, securum.

http://www.skuola.net/page.php?al=seneca-lucilium-5-52&pg=4
studente1212
studente1212 - Habilis - 150 Punti
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non la trovo mi puoi mettere la traduzione?
Andry 91
Andry 91 - Erectus - 50 Punti
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Ti prego Mario inserisci la Traduzione!!!!!
freddytvb
freddytvb - Genius - 10322 Punti
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Cmq credo sia riadattata...

Seneca, Lettere a Lucilio, 51, 5-11

[5] Id agere debemus ut irritamenta vitiorum quam longissime profugiamus; indurandus est animus et a blandimentis voluptatum procul abstrahendus. Una Hannibalem hiberna solverunt et indomitum illum nivibus atque Alpibus virum enervaverunt fomenta Campaniae: armis vicit, vitiis victus est. [6] Nobis quoque militandum est, et quidem genere militiae quo numquam quies, numquam otium datur: debellandae sunt in primis voluptates, quae, ut vides, saeva quoque ad se ingenia rapuerunt. Si quis sibi proposuerit quantum operis aggressus sit, sciet nihil delicate, nihil molliter esse faciendum. Quid mihi cum istis calentibus stagnis? quid cum sudatoriis, in quae siccus vapor corpora exhausurus includitur? omnis sudor per laborem exeat. [7] Si faceremus quod fecit Hannibal, ut interrupto cursu rerum omissoque bello fovendis corporibus operam daremus, nemo non intempestivam desidiam, victori quoque, nedum vincenti, periculosam, merito reprehenderet: minus nobis quam illis Punica signa sequentibus licet, plus periculi restat cedentibus, plus operis etiam perseverantibus. [8] Fortuna mecum bellum gerit: non sum imperata facturus; iugum non recipio, immo, quod maiore virtute faciendum est, excutio. Non est emolliendus animus: si voluptati cessero, cedendum est dolori, cedendum est labori, cedendum est paupertati; idem sibi in me iuris esse volet et ambitio et ira; inter tot affectus distrahar, immo discerpar. [9] Libertas proposita est; ad hoc praemium laboratur. Quae sit libertas quaeris? Nulli rei servire, nulli necessitati, nullis casibus, fortunam in aequum deducere. Quo die illam intellexero plus posse, nil poterit: ego illam feram, cum in manu mors sit?
[10] His cogitationibus intentum loca seria sanctaque eligere oportet; effeminat animos amoenitas nimia, nec dubie aliquid ad corrumpendum vigorem potest regio. Quamlibet viam iumenta patiuntur quorum durata in aspero ungula est: in molli palustrique pascuo saginata cito subteruntur. Et fortior miles ex confragoso venit: segnis est urbanus et verna. Nullum laborem recusant manus quae ad arma ab aratro transferuntur: in primo deficit pulvere ille unctus et nitidus. [11] Severior loci disciplina firmat ingenium aptumque magnis conatibus reddit. Literni honestius Scipio quam Bais exulabat: ruina eiusmodi non est tam molliter collocanda. Illi quoque ad quos primos fortuna populi Romani publicas opes transtulit, C. Marius et Cn. Pompeius et Caesar, exstruxerunt quidem villas in regione Baiana, sed illas imposuerunt summis iugis montium: videbatur hoc magis militare, ex edito speculari late longeque subiecta. Aspice quam positionem elegerint, quibus aedificia excitaverint locis et qualia: scies non villas esse sed castra.

5 Dobbiamo cercare di fuggire il più lontano possibile dalle sollecitazioni dei vizi; l'anima va fortificata e sottratta alle lusinghe dei piaceri. Basta l'ozio di un solo inverno a fiaccare Annibale: le mollezze della Campania snervarono quell'uomo che le nevi alpine non avevano domato: vinse con le armi, ma fu vinto dai vizi. 6 Anche noi siamo chiamati alle armi ed ad una milizia che non concede mai tregua, nessun riposo: dobbiamo sconfiggere innanzitutto i piaceri che, come vedi, hanno travolto anche i caratteri più fieri. Se uno considera l'impegno dell'opera intrapresa, si renderà conto di non poter vivere in maniera molle e dissoluta. A che mi servono questi bagni caldi? A che le saune dove c'è racchiuso un vapore asciutto che indebolisce il corpo? la fatica che deve spremere il sudore. 7 Se facessimo come Annibale e tralasciassimo la guerra, interrompendo il corso delle imprese e ci dedicassimo alla cura del corpo, tutti giustamente ci rimprovererebbero questa inerzia intempestiva, pericolosa sia per il vincitore, sia, e tanto più, per chi è vicino alla vittoria. Noi ci troviamo in una situazione più critica di quella delle truppe cartaginesi: corriamo un pericolo pi? grave ritirandoci e, se continuiamo nella lotta, dobbiamo sostenere uno sforzo maggiore. 8 La sorte combatte contro di me: non obbedire agli ordini; non mi sottometto al suo giogo, anzi, e questo richiede maggiore coraggio, me lo scuoto di dosso. Non dobbiamo indebolire lo spirito: se cederò ai piaceri, devo cedere al dolore, alla fatica, alla povertà; l'ambizione e l'ira vorranno avere gli stessi diritti su di me; sono diviso, anzi lacerato, tra tante passioni. 9 La posta in gioco ? la libertà; a questo premio sono rivolte le mie fatiche. Chiedi che cosa sia la libertà? Non essere schiavi di niente, di nessuna necessità, di nessun caso, affrontare la fortuna alla pari. Quando comprenderò di essere più potente di lei, non potrà più farmi niente: dovrei esserle sottomesso, se ho il dominio sulla morte?
10 Se uno si dedica a queste meditazioni, deve scegliere posti austeri e puri; la bellezza eccessiva snerva lo spirito e senza dubbio un luogo può in qualche misura indebolirne il vigore. I cavalli da tiro che si sono induriti le unghie su terreni impervi, possono sopportare qualunque percorso: gli zoccoli di quelli allevati in pascoli molli e paludosi, invece, si logorano subito. Il soldato che proviene da località aspre è più forte: mentre è fiacco quello nato e vissuto in una casa di città. Chi passa dall'aratro alle armi non rifiuta nessuna fatica: ma se uno è ben curato ed elegante, cade al primo cimento. 11 Un luogo più austero fortifica lo spirito e lo rende adatto alle grandi imprese. Scipione ritenne più dignitoso andare in esilio a Literno che a Baia: una simile disgrazia non può trovare posto fra tanta mollezza. Anche C. Mario, Gn. Pompeo e Cesare, cui la sorte diede per primi pubblici poteri sul popolo romano, costruirono le loro ville a Baia, ma le ubicarono sulle cime dei monti: sembrava loro più militare dominare dall'alto in lungo e in largo la zona sottostante. Guarda che posizione hanno scelto, in quali luoghi e come hanno innalzato le loro case: ti renderai conto che non sono ville, ma accampamenti.
studente1212
studente1212 - Habilis - 150 Punti
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ma ame serve solo la versione nn tutto il brano
freddytvb
freddytvb - Genius - 10322 Punti
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è la prima parte, ho già detto ke xò è riadattata...
studente1212
studente1212 - Habilis - 150 Punti
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TI SBAGLI X ACCORGERTENE GUARDA SOLO I PRIMI 2 RIGHI DELL'UNA E I PRIMI DUE DELL'ALTRA NN SONO UGUALI LE FRASI DELLA VERSIONI SN SPARSE X TUTTI IL BRANO A ME SERVE LA VERSIONE TRADOTTA ME LA PUOI SCRIVERE?
freddytvb
freddytvb - Genius - 10322 Punti
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Ho iniziato ora le superiori e non sono in grado di tradurla...
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