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ely90
ely90 - Genius - 4564 Punti Segnala un abuso
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CIAO!!!

Qualcuno mi saprebbe trovare una buona traduzione del paragrafo XX del De Catilinae Coniuratione di Sallustio???
Xkè tutti quelli ke trovo sn traduzioni troppo libere!!!
Qst libro da tradurre sta diventando una condanna!!!
(E poi sapete se ci sono delle analisi di qst paragrafo???)
Xkè sul qst sito ho trovato delle analisi, ma solo di alcuni paragrafi e dal momento ke ho tantissimi compiti nn riesco a fare tutto!!! :cry:cry
pukketta
pukketta - Mito - 72505 Punti Segnala un abuso
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20] Catilina ubi eos, quos paulo ante memoravi, convenisse videt, tametsi cum singulis multa saepe egerat, tamen in rem fore credens universos appellare et cohortari, in abditam partem aedium secedit atque ibi omnibus arbitris procul amotis orationem huiusce modi habuit: "Ni virtus fidesque vestra spectata mihi foret, nequiquam opportuna res cecidisset; spes magna, dominatio in manibus frustra fuissent, neque ego per ignaviam aut uana ingenia incerta pro certis captarem. Sed quia multis et magnis tempestatibus vos cognovi fortis fidosque mihi, eo animus ausus est maximum atque pulcherrimum facinus incipere, simul quia vobis eadem quae mihi bona malaque esse intellexi; nam idem velle atque idem nolle, ea demum firma amicitia est. Sed ego quae mente agitavi, omnes iam antea diversi audistis. Ceterum mihi in dies magis animus accenditur, cum considero, quae condicio vitae futura sit, nisi nosmet ipsi vindicamus in libertatem. Nam postquam res publica in paucorum potentium ius atque dicionem concessit, semper illis reges tetrarchae vectigales esse, populi nationes stipendia pendere; ceteri omnes, strenui boni, nobiles atque ignobiles, vulgus fuimus sine gratia, sine auctoritate, iis obnoxii, quibus, si res publica valeret, formidini essemus. Itaque omnis gratia potentia honor divitiae apud illos sunt aut ubi illi volunt; nobis reliquere pericula repulsas iudicia egestatem. Quae quo usque tandem patiemini, o fortissimi viri? nonne emori per virtutem praestat quam vitam miseram atque inhonestam, ubi alienae superbiae ludibrio fueris, per dedecus amittere? verum enim vero, pro deum atque hominum fidem, victoria in manu nobis est, viget aetas, animus valet; contra illis annis atque divitiis omnia consenuerunt. tantummodo incepto opus est, cetera res expediet. Etenim quis mortalium, cui virile ingenium est, tolerare potest illis divitias superare, quas profundant in extruendo mari et montibus coaequandis, nobis rem familiarem etiam ad necessaria deesse? Illos binas aut amplius domos continuare, nobis larem familiarem nusquam ullum esse? Cum tabulas signa toreumata emunt, nova diruunt, alia aedificant, postremo omnibus modis pecuniam trahunt vexant, tamen summa libidine divitias suas vincere nequeunt. At nobis est domi inopia, foris aes alienum, mala res, spes multo asperior: denique quid relicui habemus praeter miseram animam? Quin igitur expergiscimini? En illa, illa quam saepe optastis libertas, praeterea divitiae decus gloria in oculis sita sunt; fortuna omnia ea victoribus praemia posuit. res tempus pericula egestas belli spolia magnifica magis quam oratio mea vos hortantur. Vel imperatore vel milite me utimini: neque animus neque corpus a vobis aberit. Haec ipsa, ut spero, vobiscum una consul agam, nisi forte me animus fallit et vos servire magis quam imperare parati estis."

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[20] Catilina, radunati i congiurati, che ho già in precedenza menzionato, per quanto avesse avuto molti scambi di vedute con le singole persone, ritenne conveniente, per la buona riuscita della congiura, convocarli tutti insieme e rivolgere loro un discorso. Quindi si tirò in una parte segreta del suo palazzo e, tenuti lontani tutti i possibili testimoni, rivolse loro queste parole:
"Se io non avessi sperimentato la vostra determinazione e la vostra fedeltà, invano si sarebbe presentata a noi questa occasione favorevole; inutile sarebbe la nostra grande aspettativa di potere, nè io cercherei, attraverso uomini codardi e falsi, l'incertezza al posto della certezza. Ma siccome io conosco la vostra fortezza e la vostra fedeltà nei miei confronti in molti e ardui cimenti, proprio per questo il mio animo mi consente di intraprendere questa impresa davvero grande e gloriosa, anche perchè ho constatato che condividete con me i possibili vantaggi ma anche i pericoli. Infatti una vera amicizia si basa sugli scopi e interessi comuni. Io ho già esposto a ciascuno di voi singolarmente quanto ho progettato; del resto il mio animo si infiamma ogni giorno di più, quando medito su quale sarà la nostra vita futura, se noi stessi non ci guadagnamo la libertà. Infatti, da quando lo Stato ha consegnato il diritto e l'autorità nelle mani di pochi potenti, persino i re e i tetrarchi sono diventati loro tributari, e i popoli e le nazioni pagano loro imposte. Noialtri, pur valorosi e onesti, nobili e plebei, non siamo stati che volgo senza influenza, senza autorità, sottomessi a questa gente, che in una repubblica degna di questo nome avrebbe paura di noi. Così hanno amministrato, manipolando per se e per i propri amici, favori, potere, cariche pubbliche e pubblico denaro; a noi hanno riservato situazioni incerte, emarginazione, processi ingiusti, povertà. Fino a quando, dunque, o miei prodi, sopporteremo tali angherie? Non è più degno morire da valorosi, piuttosto che trascorrere passivamente e con vergogna un'esistenza misera e senza onori, soggetti allo scherno e all'alterigia? In verità, grazie al cielo, la vittoria è nelle nostre mani, dato che siamo vigorosi e potenti, al contrario di loro, che sono logorati dagli anni e dalle ricchezze. Ora è necessario agire, il resto verrà da sé. Infatti, quale uomo sano ed equilibrato può sopportare che questi sperperino il denaro, per così dire, spianando montagne e costruendo sul mare, mentre a noi manca persino lo stretto necessario? Come tollerare che si costruiscano di seguito due o più palazzi, mentre noi non possediamo neppure una casa? Per quanto acquistino quadri, statue, vasi decorati; per quanto distruggano strutture ancora solide per edificarne delle altre; insomma, per quanto cerchino in tutti i modi di sperperare le ricchezze, tuttavia non riescono, con tutti i loro stravizi, a dar fondo al loro danaro. A casa nostra regna la miseria, fuori il tormento dei debiti; viviamo una situazione disastrosa destinata a diventare molto peggiore: insomma, che ci rimane d'altro se non la nostra misera vita? Perchè dunque non ci svegliate dal sopore? Ecco, quella libertà proprio quella libertà che spesso avete atteso; le ricchezze, il decoro, la glorie tanto bramate, ecco, le avete davanti agli occhi. La fortuna ha posto tutte queste cose quale premio per i vincitori. La situazione, l'occasione, i rischi, la povertà, i magnifici bottinidi guerra, più che il mio discorso vi devono convincere. Valetevi di me come capo e come soldato: non vi mancherà il mio coraggio né la mia forza. Io, console, come spero, concederò tutti quei vantaggi, uno ad uno; a meno che non mi venga meno il coraggio e voi preferiate restare servi più che diventare padroni.
Mario
Mario - Genius - 37169 Punti Segnala un abuso
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Catilina, quando vide radunati quelli di cui ho parlato poco fa, nonostante i numerosi e lunghi incontri che aveva avuto con ognuno di essi, credendo tuttavia che fosse opportuno rivolgere un appello e un'esortazione a tutti insieme, si ritrasse in un luogo appartato della sua casa, e ivi, allontanato ogni altro testimone, tenne un discorso di questa fatta:
"Se io non avessi bene sperimentato il valore e la lealtà vostra, l'occasione favorevole si sarebbe presentata invano; una grande speranza, il potere assoluto sarebbero invano nelle nostre mani, né io con spiriti vigliacchi e leggeri andrei a caccia dell'incerto in luogo del certo. Ma poiché, in molte e gravi circostanze, vi conobbi forti e a me fidi, perciò il mio animo ha osato intraprendere la più grande e la più nobile delle imprese, anche perché ho capito che avete beni e mali in comune con me: infatti volere e disvolere le medesime cose, questa insomma è ferma amicizia.
"Tutto quello che ho progettato, lo avete già sentito separatamente. Ma l'animo mi s'infiamma ogni giorno di più, quando penso a quale sarà la condizione della nostra vita, se non saremo noi stessi a rivendicare la nostra libertà. Infatti, dopo che la repubblica è caduta nel pieno potere di pochi potenti, è a loro che re e tetrarchi pagano i loro tributi, popoli e nazioni pagano l'imposta; tutti noi altri, valorosi, prodi, nobili e non nobili, siamo stati volgo, senza credito, senza autorità, asserviti a padroni nei confronti dei quali, se lo Stato valesse, avremmo nutrito timore. Così tutto il credito, la potenza, l'onore, le ricchezze, sono presso di loro o dove essi desiderano; a noi hanno lasciato le ripulse, i pericoli, i processi, gli stenti. Fino a che punto, o uomini valorosissimi, sopporterete ciò? Non è preferibile morire coraggiosamente, piuttosto che perdere una vita misera e senza onore, dopo essere stati marionette della superbia altrui? Ma in verità, per gli Dèi e gli uomini lo attesto, la vittoria è in mano nostra. In noi l'età vigoreggia, lo spirito è forte, al contrario presso di loro, per gli anni e le ricchezze, tutto è divenuto decrepito. Bisogna incominciare, il resto verrà da sé.
"Infatti quale uomo di indole virile può tollerare che essi trabocchino di ricchezze che accumulano per costruire edifici sul mare e spianare montagne, mentre per noi la sostanza familiare è insufficiente anche al necessario? Che essi colleghino due o più case alla volta, mentre noi non abbiamo un focolare in alcun luogo? Per quanto acquistino quadri, statue, vasi cesellati, demoliscano nuove costruzioni e ne edifichino altre, infine sperperino e dilapidino il denaro in ogni modo, tuttavia con tutta la loro sfrenatezza non riescono ad esaurire le loro ricchezze. Noi invece abbiamo la miseria in casa, debiti fuori, un miserabile presente, un avvenire molto più aspro; infine che cosa ci resta oltre a un misero soffio di vita?
"Perché quindi non vi svegliate? Ecco, ecco quella libertà cui spesso aspiraste; e inoltre ricchezze, onore, gloria, vi sono collocati davanti agli occhi; la Fortuna ha posto tutti quei premi per i vincitori. Le circostanze, il momento, il pericolo, la miseria, le magnifiche spoglie vi esortano più del mio discorso. Servitevi di me come comandante o come soldato; il mio animo e il mio corpo non vi abbandoneranno. Realizzerò, come spero, questi disegni insieme con voi da console, a meno che l'animo non m'inganni, e voi non siate più pronti a servire che a comandare."

La vers. è simile a quella di pukketta, ma è diversa...
ely90
ely90 - Genius - 4564 Punti Segnala un abuso
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Si...
ho notato le differenze!!!
Grazie, farò un mix di entrambe, tenedo il testo latino a fronte così da non sbagliare...e certi pezzi li tradurrò da sola!!!
SuperGaara
SuperGaara - Mito - 120305 Punti Segnala un abuso
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Grande ely ;)!!!

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