_vegeta_
_vegeta_ - Erectus - 50 Punti
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ciao ragazzi qualcuno ha il libro di latino "corso di lingua latina per il biennio" di laura pepe e danilo golin?xk sono adattamenti e tradurle è1pacco....se qualcuno mi può aiutare.............grazie!!
SuperGaara
SuperGaara - Mito - 120308 Punti
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Scrivi il titolo, l'autore e la prima e l'ultima riga della versione, così proviamo a cercarla!
_vegeta_
_vegeta_ - Erectus - 50 Punti
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TITOLO=fame e sete rendono cibi e bevande più gustosi
AUTORE=cicerone
PRIMA RIGA=darius in fuga, cum aquam turbidam et cadaveribus inquinatam bibisset,negavit umquam se bibisse iucundius............
ULTIMA RIGA=his enim rebus lacedaemoniorum epulae condiuntur.

TITOLO=le formiche di mida e le api di platone
AUTORE=valerio massimo
PRIMA RIGA=midae,illustri phrygiae regi,puero dormienti, formicae in os grana tritici congesserunt
ULTIMA RIGA=sed doctrinam virentem musarum in heliconis collibus habitantium

AUTORE= Valerio Massimo
TITOLO= La vecchia e il tiranno
PRIMA RIGA= Syracusis, omnes incolae Dionysii
ULTIMA RIGA= Tam facetam audaciam Dionysius non punivit et anus salva atque incolumis discessit

AUTORE= Curzio Rufo
TITOLO= Alessandro Magno in India
PRIMA RIGA= Alexander, Indiam et inde Oceanum petiturus...
ULTIMA RIGA= ...more Persarum, venerabundos ipsum salutare, prosternentes humi corposa
SuperGaara
SuperGaara - Mito - 120308 Punti
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Fame e sete rendono cibi e bevande più gustosi

Dario in fuga, dopo aver bevuto dell’acqua torbida e inquinata dai cadaveri, disse che non aveva mai bevuto con maggior piacere: certamente non doveva mai aver avuto tanta sete. E nemmeno Tolomeo affamato aveva mangiato; dopo che dei pastori gli diedero del pane scuro in una capanna mentre lui viaggiava per l’Egitto, disse che quel pane era per lui più piacevole di tutti i cibi più dolci. Socrate soleva passeggiare fino alla sera piuttosto a stecchetto e, quando alcuni gliene chiesero il perché, dicono che egli rispose: “Affinché possa cenare meglio: infatti passeggiando credo di procurarmi l’appetito”. Dopo aver cenato nelle filizie, il tiranno Dionisio dichiarò che non gli era per nulla piaciuto quel famoso brodetto nero, che costituiva il piatto principale del pranzo. Allora l’uomo che aveva cucinato quelle cose disse: “Non è per niente strano; infatti mancavano i condimenti”. “E quali sarebbero dunque?”, chiese Dionisio. “La fatica della caccia, il sudore, la corsa, la fame, la sete; con queste cose infatti sono conditi i banchetti degli Spartani”.

La vecchia e il tiranno

Iam illa non solum fortis, sed etiam urbana libertas. senectutis ultimae quaedam Syracusis omnibus Dionysii tyranni exitium propter nimiam morum acerbitatem et intolerabilia onera uotis expetentibus sola cotidie matutino tempore deos ut incolumis ac sibi superstes esset orabat. quod ubi is cognouit, non debitam sibi admiratus beniuolentiam arcessi<ui>t eam et quid ita hoc aut quo merito suo faceret interrogauit. tum illa 'certa est' inquit 'ratio propositi mei: puella enim, cum grauem tyrannum haberemus, carere eo cupiebam. quo interfecto aliquanto taetrior arcem occupauit. eius quoque finiri dominationem magni aestimabam. tertium te superioribus inportuniorem habere coepimus rectorem. itaque ne, si tu fueris absumptus, deterior in locum tuum su ccedat, caput meum pro tua salute deuoueo'. tam facetam audaciam Dionysius punire erubuit.

A Siracusa una donna di estrema vecchiaia, mentre tutti chiedevano insistentemente la morte del tiranno Dionisio a causa dell'eccessiva severità dei costumi e delle intollerabili imposte,da sola ogni giorno di buon mattina pregava gli dei affinchè (il tiranno) fosse illeso e le sopravvivesse.Quando egli lo seppe,non ammirando la debita benevolenza verso di sè,la chiamò e le chiese perchè facesse ciò e per quale suo beneficio.Allora quella:"é evidente-disse-la ragione del mio proposito:infatti da fanciulla,poichè avevamo un tiranno molesto,desideravo essere priva di lui.Quando fu ucciso,occupò la rocca un altro alquanto più feroce.Stimavo molto che fosse finito anche il suo dominio.Come terzo cominciammo ad avere te,governatore più insopportabile dei precedenti.Perciò,affinchè.se tu sarai ucciso,non succeda al tuo posto uno ancora peggiore,offro in sacrificio la mia testa in cambio della tua salvezza".Così Dionisio si vergognò di punire la spiritosa audacia.
Alessandro Magno in India

Trovi il testo d'autore qua, vedi tu le frasi che ti servono
IPPLALA
IPPLALA - Mito - 101142 Punti
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La seconda non la trovo... posta il testo...
_vegeta_
_vegeta_ - Erectus - 50 Punti
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grazie mille cmq le formike di mida e le api di platone nn mi serve più...piuttosto....avrei bisogno di queste altre....
TITOLO=ulisse naufrago nell'isola dei feaci fa ritorno in patria
AUTORE=igino
PRIMA RIGA=ulixes in insulam phaeacum venit, naufragus et neptuni odio vexatus
ULTIMA RIGA=postea Procos cum Telemacho filio et duobus servis interfecit sagittis

TITOLO=i due amici arcadi
AUTORE=Valerio massimo
PRIMA RIGA=duo familiares arcades, iter una facientes, Megaram venerunt, ubi alter hospitem...
ULTIMA RIGA=....et plaustrum in somnio demonstratum comprehendit cauponemque ad capitale supplicium perduxit

TITOLO=il suicidio di annibale
AUTORE=nepote
PRIMA RIGA=dum haec in asia geruntur, accidit casu ut legati regis Prusiae Romae apud Titum Quintum Flaminium cenarent.....
ULTIMA RIGA=postea, ne alieno arbitrio vitam suam dimitteret, memor pristinarum virtutum, venetum, quod semper secum habere consueverat, sumpsit.

TITOLO=vittoria romana sui veienti
AUTORE=livio
PRIMA RIGA=post Romanorum victoriam in fidenates, veientes in fines Romanos excucurrerunt populabundi magis quam iusti more belli
ULTIMA RIGA=cum a romanis agri parte multati essent in centum annos indutiae Veientibus datae sunt.

TITOLO=alessandro magno in india
AUTORE=curzio rufo
PRIMA RIGA=alexander, Indiam et inde Oceanum petiturus, imperavit ut ex omnibus provinciis multa milia iuniorum legerentur...
ULTIMA RIGA=......more persarum, venerabundos ipsum salutare, prosternentes humi corpora.

TITOLO=considerazioni di cicerone sulla divinizzazione di romolo
AUTORE=cicerone
PRIMA RIGA= romulus cum septem et triginta regnavisset annos, et haec egregia duo firmamenta rei publicae peperisset.....
ULTIMA RIGA=in id saeculum romuli cecidit aetas, cum iam plena graecia poetarum et musicorum esset, minorque fabulis haberetur fides.

GRAZIE!!
Mario
Mario - Genius - 37169 Punti
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Tum ad sirenam venit, quae partem superiorem muliebrem habebant, inferiorem autem gallinaceam. omnes nautae, earum cantum audientes, in naufragium deducebantur, sed ulixes, monitus a circe, sociis cera aures obturavit seque ad arborem malum constringi iussit et sic praetervectus est.
ulixes naufragio facto, sociis amissis, enatavit in insulam aeneam, ubi calypso atlantis filia nympha erat, quae,specie ulixis capta, anno toto eum retinuit neque a se dimittere voluit, donec mercurius, iovis iusso, denuntiavit nymphae ut eum dimitteret.et ibi, facta rate,calypso omnibus rebus ornatum eum dimisit eamque ratim neptunus fluctibus disiecit, quod cyclopem filium eius lumine privaverat.
inde in insulam phaeacum venit nudusque arborum foliis se obruit qua nausicaa, alcinoi regis filia, vestem ad flumen lavandam tulit. ille erepsit e foliis et ab ea petit ut sibi opem ferret; illa misericordia mota, pallio eum operuit et ad patrem suum eum adduxit.
alcinous hospitio liberaliter acceptum donisque decoratum in patriam ithacam dimisit.
post vicesimum annum sociis amissis solus in patriam rediit, et cum ab hominibus ignoraretum domumque suam attigisset, procos, qui penelopen in coniugium petebant, obsidentes vidit regiam seque hospitem simulavit.
et euryclia nutrix ipsius, dum pedes ei lavat, ex cicatrice ulixem esse cognovit. postea procos, minerva adjutrice, cum telemacho filio et duobus servis interfecit sagittis.

Allora giunse alle sirene, che avevano la parte superiore (del corpo) come una donna, e quella inferiore gallinacea. Tutti i marinai, che ascoltavano il loro canto, naufragavano, ma Ulisse, ammonito da Circe, otturò le orecchie ai compagni con la cera e ordinò che lui stesso fosse legato all'albero (della nave) e così fu trascinato via. Ulisse fatto il naufragio, persi i compagni, nuotò verso l'isola (aeneam), dove c'era la ninfa Calipso figlia di Atlante, che, presa dalla bellezza di Ulisse, lo trattenne per un anno e non volle lasciarlo andare, finchè Mercurio, per ordine di Giove, disse alla ninfa di lasciarlo andare. E così, costruita la zattera, Calipso lo lasciò equipaggiato di ogni cosa e Nettuno distrusse quella zattera con i flutti, perchè (Ulisse) aveva privato il figlio Ciclope della vista.
Poi giunse nell'isola dei Feaci e nudo si coprì con le foglie degli alberi perchè Nausica, figlia del re Alcinoo, portò le vesti a lavare al fiume. Quello uscì dalle siepi e chiese a quella che gli portasse (cerca opem); quella mossa a misericordia, lo coprì con il pallio e lo condusse da suo padre. Alcinoo accettò l'ospite liberamente e lo lasciò (partire) per la patria Itaca con doni (decorato con doni). Dopo venti anni persi i compagni ritornò da solo in patria, e essendo giunti a casa sua degli uomini, i Proci, che chiedevano in sposa Penelope, vide gli assediatori e finse di essere un ospite. Ma Eurice la sua nutrice, mentre gli lavava i piedi, riconobbe che era Ulisse da una cicatrice. Dopo uccise i Proci, con l'aiuto di Minerva, insieme al figlio Telemaco e a due servi con le frecce.

Duo(nom=due) Arcades familiares ad urbem Megaram una(avv.=insieme) adibant.Postquam in urbem pervenerant,unus ad cauponam devertit,alter ad hospitem.Sed media nocte unus,dum domi hospitis sui placide dormit,in somnio alterum vidit,qui flebat et sic amicum orabat:<< amice,succure mihi,quod caupo ob pecuniam meam me interficere vult!>>.Viro enim copiosa res miliaris erat et ille(<<egli>> ) magna cum imprudentia multos nummos ad longum iter secum(<<con sè>> ) tulerat.Tum amicus primum horruit et surrexit,dein,postquam somnium effluxerat,quievit et recubuit.Dum dormit,amicus in somnio rursus apparuit et dixit:<<Quia mihi vivo non subvenisti,nunc mortem meam quidem(almeno) vindica!Caupo enim me interfecit, in plaustrum coniecit et super corpus meum stercus terramque iniecit.Cras,cum illuxerit,interfector ex urbe cum plaustro exibit;tu prima lucee ad portam adi et rem magistrabus denuntia!>>.Mane amicus ad portam adiit et scelus denuntiavit:sic caupo turpis facinoris sui poenas solvit.

due familiari Arcadi andarono insieme alla città di Megara. Dopo che erano giunti in città, uno andò verso una osteria, l'altro verso (hospitem). Ma nel mezzo della notte uno, mentre dormiva tranquillamente a casa del suo ospite, vide l'altro in sogno, che piangeva e così pregava l'amico: O amico, aiutami, perchè l'oste mi vuole uccidere per il mio denato! All'uomo infatti era abbondante l'arte militare e egli con grande imprudenza aveva portato con sè molti soldi a lungo. Allora l'amico per prima cosa si spaventò e balzò, poi, dopo che aveva (effluxerat) il sogno, riposò e si stese. Mentre dorme, l'amico gli appare di nuovo in sogno e dice: Perchè non sei venuto in aiuto da vivo, ora almeno vendica la mia morte! L'oste infatti mi ha ucciso, mi ha gettato nel (plaustrum) e sopra il mio corpo ha getteto lo sterco e la terra. Domani, quando farà luce, l'uccisore uscirà dalla città con (plaustro). Tu all'alba vai alla porta e denuncia la cosa ai magistrati! Di mattina l'amico andò alla porta e denunciò il delitto: così l'oste pagò le pene del suo turpe delitto.
Quae dum in Asia geruntur, accidit casu, ut legati Prusiae Romae apud T. Quintium Flamininum consularem cenarent atque ibi de Hannibale mentione facta ex his unus diceret eum in Prusiae regno esse. Id postero die Flamininus senatui detulit. Patres conscripti, qui Hannibale vivo numquam se sine insidiis futuros existimarent, legatos in Bithyniam miserunt, in his Flamininum, qui ab rege peterent, ne inimicissimum suum secum haberet sibique dederet. His Prusia negare ausus non est: illud recusavit, ne id a se fieri postularent, quod adversus ius hospitii esset: ipsi, si possent, comprehenderent; locum ubi esset, facile inventuros. Hannibal enim uno loco se tenebat, in castello, quod ei a rege datum erat muneri, idque sic aedificarat, ut in omnibus partibus aedificii exitus haberet, scilicet verens, ne usu veniret, quod accidit. Huc cum legati Romanorum venissent ac multitudine domum eius circumdedissent, puer ab ianua prospiciens Hannibali dixit plures praeter consuetudinem armatos apparere. Qui imperavit ei, ut omnes fores aedificii circumiret ac propere sibi nuntiaret, num eodem modo undique obsideretur. Puer cum celeriter, quid esset, renuntiasset omnisque exitus occupatos ostendisset, sensit id non fortuito factum, sed se peti neque sibi diutius vitam esse retinendam. Quam ne alieno arbitrio dimitteret, memor pristinarum virtutum venenum, quod semper secum habere consuerat, sumpsit.

Mentre in Asia si svolgevano questi avvenimenti, il caso volle che gli ambasciatori di Prusia a Roma pranzassero presso l'ex console T. Quinzio Flaminino e che lì, caduto il discorso su Annibale, uno di loro dicesse che si trovava nel regno di Prusia. Il giorno dopo Flaminino riferì la cosa al senato. I senatori i quali credevano che finché fosse stato vivo Annibale, non sarebbero mai stati senza insidie, mandarono ambasciatori in Bitinia, fra questi Flaminino, per chieder al re che non tenesse presso di sé il loro mortale nemico e che lo consegnasse loro. A questi Prusia non seppe dire di no; ma un rifiuto lo oppose: non chiedessero che fosse fatta da lui un'azione che era contro il diritto d'ospitalità: loro stessi lo pigliassero se potessero: facilmente avrebbero trovato il luogo dove egli era. Annibale infatti in un sol luogo aveva dimora, in un castello che gli era stato dato in dono dal re e che aveva edificato in modo tale che in tutte le parti avesse delle uscite, temendo naturalmente che accadesse quello che in realtà avvenne. Qua giunsero gli inviati dei Romani e circondarono con gran moltitudine d'uomini la sua casa; un servo che osservava da una porta disse ad Annibale che si vedeva più gente del solito ed armata. Egli allora gli ordinò di fare il giro di tutte le porte dell'edificio e di riferirgli prontamente se fosse assediato alla stessa maniera da tutte le parti. Avendogli il servo prontamente riferito che cosa avveniva e mostrato che tutte le uscite erano bloccate, capì che questo non era avvenuto per caso ma che si cercava proprio lui e che per lui era giunta ormai l'ora di morire. E per non lasciare la sua vita all'arbitrio di altri, memore delle antiche virtù, prese il veleno che era solito portare sempre con sé.
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Ac Romulus cum septem et triginta regnavisset annos, et haec egregia duo firmamenta rei publicae peperisset, auspicia et senatum, tantum est consecutus, ut cum subito sole obscurato non conparuisset, deorum in numero conlocatus putaretur; quam opinionem nemo umquam mortalis adsequi potuit sine eximia virtutis gloria.
atque hoc eo magis est in Romulo admirandum, quod ceteri qui dii ex hominibus facti esse dicuntur, minus eruditis hominum saeculis fuerunt, ut fingendi proclivis esset ratio, cum imperiti facile ad credendum inpellerentur, Romuli autem aetatem minus his sescentis annis iam inveteratis litteris atque doctrinis omnique illo antiquo ex inculta hominum vita errore sublato fuisse cernimus. nam si, id quod Graecorum investigatur annalibus, Roma condita est secundo anno olympiadis septumae, in id saeculum Romuli cecidit aetas, cum iam plena Graecia poetarum et musicorum esset, minorque fabulis nisi de veteribus rebus haberetur fides. nam centum et octo annis postquam Lycurgus leges scribere instituit, prima posita est olympias, quam quidam nominis errore ab eodem Lycurgo constitutam putant; Homerum autem qui minimum dicunt Lycurgi aetati triginta annis anteponunt fere.

Avendo regnato Romolo per trentasett'anni e avendo posto questi due ottimi fondamenti allo Stato, gli auspicii e il Senato, scomparve durante un'improvvisa eclissi di sole e lo si considerò assurto alla divinità. Nessuno mai dei mortali poté essere onorato da una simile leggenda senza un alto splendore di virtù.
Ma quel ch'é più ammirevole in Romolo é che, mentre tutti gli altri che si vollero assurti alla divinità vissero in tempi assai meno colti, quando cioé una simile leggenda trovava nell'ignoranza comune un ben facile fondamento, Romolo, vissuto a seicent'anni appena da noi, si trovò in un'età in cui le lettere e la scienza avevano già un grande sviluppo e s'eran già dileguati da gran tempo dalla vita umana tutti gli antichi pregiudizi. Se si confrontano infatti gli annali dei Greci, si trova che Roma fu fondata nel secondo anno della settima olimpiade e che, all'età di Romolo, la Grecia era già piena di poeti e di musicisti e ben poco disposta a credere a favole se non trattandosi di pie tradizioni antichissime. La prima olimpiade s'ebbe cent'otto anni dopo che Licurgo ebbe dato le sue leggi, benché alcuni, tratti in inganno dal nome, credano le olimpiadi fondate dallo stesso Licurgo. Ma Omero é considerato anteriore per lo meno di trent'anni all'età di Licurgo.
bollicina93
bollicina93 - Erectus - 50 Punti
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so k il topic è vecchio ma vorrei postare ugualmente la versione k nn è stata trovata la seconda k aveva chiesto il ragazzo xchè anke io l'avevo cercata e nn l'ho trovata quindi me la sn tradotta tutta....spero di aiutare qualcuno!!!!!!!!!!

TITOLO=le formiche di mida e le api di platone
AUTORE=valerio massimo
PRIMA RIGA=midae,illustri phrygiae regi,puero dormienti, formicae in os grana tritici congesserunt
ULTIMA RIGA=sed doctrinam virentem musarum in heliconis collibus habitantium

a mida, illustre re della frigia, bambino che dormiva, le formiche posero nella bocca grani di frumento. in seguito gli auguri risposero ai genitori che indagavano su questo prodigio: "questo ragazzo sarà il più ricco tra tutti gli uomini". la profezia non fu vana: infatti mida superò per abbondanza le ricchezze di quasi tutti i re. tuttavia preferiamo alle formiche di mida le api di platone per diritto e merito: quelle infatti deboli e fragili, queste solide ed eterne furono indicate portatrici di felicità, avendo introdotto miele nelle labbra nella culla del bambino dormiente. avendo udito la cosa, gli interpreti di prodigi predissero: "certamente la singolare piacevolezza dell'eloquio si diffonderà dalla bocca del bambino". infatti quelle api non avevano gustato il fiore di timo, rigoglioso sul monte imetto, ma la vigorosa cultura delle muse abitanti il colle elicone.
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