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Un salto di sessant’anni ci porta ai giorni nostri

Un terzo capitolo che approda solo su console e poi la saga di Call of Duty ritorna nelle mani del suo paparino, Infinity Ward. Quando pensi che quattro capitoli siano abbastanza e che un franchise simile abbia ben poco da dire, ti ritrovi davanti a quello che non ti aspetti. Lo scenario della Seconda Guerra Mondiale, datazione a parte, comincia ad essere stantio e a puzzare di vecchio, quindi meglio fare un salto generazione di oltre mezzo secolo e arrivare ai giorni nostri. Niente più armi utilizzate dai nostri bisnonni, ma tecnologia imperante che si riflette da subito nell’economia di gioco. Call of Duty è diverso dai predecessori, ma questo non è certo un difetto.



Innanzitutto le paure che la campagna in singolo durasse cinque ore sono fugate, anche se alla fine della fiera dieci sono più che sufficienti per qualsiasi giocatore dotato di pollice opponibile per portare a termine la faccenda. Nulla di grave, perché CoD4 ripaga con un coinvolgimento ed una trama di primissimo livello (che prevede bombe nucleari, la solita minaccia islamiche e le paure classiche da TG delle otto), sul cui secondo fattore tacciamo per non rovinare la sorpresa al lettore. Call of Duty infatti mette sempre in scena una guerra, guerra vera. Guerra vera perché lo schermo è popolato da miriadi di nemici ed altrettanti compagni di squadra, ancor più vera per l’occasione perché l’intelligenza artificiale che li muove ha compiuto un degno passato in avanti. Non più comprimari che si lasciano impallinare come dei fessi, ma soldati reattivi, svegli, uomini duri pronti a tutto. La campagna sorprende innanzitutto per la varietà di situazioni proposte che sballottano il giocatore in una serie di locazioni dove è assente la ripetitività e mai si è costretti a fare la stessa cosa due volte (passando quindi per la campagna russa ed arrivando a cittadine fantasma nelle vicinanze di Chernobyl). Ciò è dovuto anche alla presenza di tre diversi personaggi, che verranno ovviamente alternati nell’utilizzo da parte del giocatore. Come tutti quei giochi che si risolvono tutti d’un fiato, CoD4 non annoia, ma coinvolge attaccando il giocatore allo schermo dall’inizio fino ai titoli di coda. A tal punto che si può benevolmente chiudere un occhio sulla linearità dei livelli, sull’impossibilità del controllo diretto dei compagni che ci affiancano, o su una regia tra le più scriptate della storia video ludica. Il gameplay quindi, a seconda dell’ambientazione, richiede un approccio ora stealth, ora più arrembante, rendendo quindi variegata l’esperienza di gioco.

Gli ostili, come anticipato poco sopra, vantano un’intelligenza migliorata rispetto al passato. Innanzitutto sono ostici da mandare al creatore, non tanto perché coriacei, quanto perché sempre pronti a cercare un riparo, perché dotati di una mira davvero niente male e perché senza troppe cerimonie utilizzano granate per stanarci quando troppo coperti. L’intensità della campagna, che soffre finalmente dell’assenza di tempi morti, è tale che questo quarto capitolo è quello che più si avvicina ad una sorta di film interattivo. Particolari sezioni poi a bordo di un elicottero, o di una jeep, completano un quadro ampiamente positivo, sempre tenendo conto della manciata di ore doverose per portare a termine il tutto. Fortuna che dal punto di vista multiplayer, ancora una volta la serie da il meglio di sé, imbastendo scontri divertentissimi che portano la longevità a vette inaudite.







E' disponibile su xbox360 ps3 e pc :hi:hi:hi
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