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SALVIAMO LE FONTANE

Le fontane in piazza sono come Balestrate. Sono una bella un’idea, un buon progetto travisato e ben presto affogato nella superficialità delle amministrazioni.

Fu durante quella di Di Benedetto che le due opere vennero costruite con una cifra di svariati milioni. Siamo nella seconda metà degli anni ’90 e non passò molto tempo per vederle abbandonate al loro destino. Il motivo è legato ad “un ‘incomprensione” tra l’architetto progettista e l’artista che pose quelle due sculture al centro delle vasche. La balestra e la seppia erano troppo alte rispetto alla larghezza delle vasche e così l’acqua fuoriusciva allagando la piazza. Non si potevano più aprire i rubinetti.

Verso la fine dell’amministrazione Tuzzo si decise di indirizzare una cifra di circa 25 mila euro al recupero delle fontane. Si installarono due “cappelli” per tentare di modificare il flusso e si aggiustarono i motori e le condutture. L’artista che aveva forgiato le sculture si irritò molto e attualmente è in corso un contenzioso: quei cappelli non erano previsti nel suo progetto iniziale. Per di più, siccome la fisica è fisica, il flusso d’acqua continuò a cadere fuori.

A ciò si sommarono diversi tentativi di sabotaggio, come chiodi nei motori, per distruggere, non si sa ancora bene perché, quelle due opere. La ditta che realizzò i lavori di recupero si fece carico di gestire la manutenzione per un certo periodo di tempo dopo i lavori ma venne penalizzata dai continui sabotaggi. In un modo o nell’altro, scaduto il contratto di questa ditta, il comune decise di affidare la manutenzione agli stessi operai comunali. Da quel momento ha avuto inizio il declino.

Attualmente i danni sono stati quantificati da alcuni esperti in una cifra che va da poche centinaia di euro a cinque-seimila euro: dipende dai motori, se sono bruciati o meno, dai cavi elettrici, che potrebbero essere staccati. Poi bisogna vedere se si è cumulato del calcare. Ma per evitare di fare fuoriuscire l’acqua, basterebbe chiudere il flusso dell’acqua che cade da sopra: accontentarsi, insomma, degli zampilli.

Quelle fontane sono costate troppi soldi. In euro, possiamo quantificarlo in circa 35 mila euro, forse di più. Sono il simbolo di un paese che potrebbe splendere ma che rimane giorno dopo giorno vittima della superficialità e dello sperpero di risorse che potrebbero invece servire in altri fondamentali settori della società balestratese.

Tante sono state le proposte, tra queste quella di riempire di fiori le fontane. Ma pensateci un po’ su: a parte la possibilità di sporcare ulteriormente la piazza, quelle sono fontane, sono il simbolo di un paese che sembra lì per lì per rilanciare la propria economia e che invece finisce proprio come quelle due opere, finisce sporco, abbandonato, accantonato.

Finisce per diventare qualcosa che non è: le fontane fioriere, Balestrate un paese senza giovani, senza un’estate viva come lo era nei decenni passati.

Signori, riuscire a recuperare queste fontane, non significa solo far funzionare nuovamente due opere pubbliche, ma conquistare una certezza, importantissima, per il proseguo del movimento Ugb e per ridare speranza a quanti, passando davanti quelle fontane, si chiedono quotidianamente che ne sarà di questo paese e quale sarà il suo futuro.

Noi ci stiamo provando. Le abbiamo ripulite, questa notte, mentre il paese dormiva.
Adesso il nostro obiettivo e rivederle funzionare. E ce la faremo.

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