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Alla Sapienza il bilancio del 2007 è stato chiuso con 40 milioni di euro di deficit. L’ex rettore Renato Guarini, in carica fino al mese scorso, aveva dunque annunciato un «notevole contenimento della spesa per il personale». Il proclama si è tradotto in una nuova infornata di cattedre: 186 solo quest’anno.

Qualcuno obietterà: su tutto si può lesinare ma non sulla ricerca. Giusto. Però solo in teoria, avverte Perotti: «La qualità dei professori in Italia è pessima, lavorano poco e guadagnano tanto. I concorsi sono una farsa che favorisce solo amici e parenti. Per molti avere il doppio degli insegnanti servirebbe solo a moltiplicare le tribù accademiche. D’altra parte, sono un errore anche i tagli indiscriminati del ministro Gelmini».

«Un colpo mortale a coloro che riescono, nonostante tutto, a fare ricerca di eccellenza» li ha definiti Ferdinando Di Iorio, rettore dell’ Università dell’Aquila, in lizza per la candidatura a governatore abruzzese con la Sinistra arcobaleno. Il suo ateneo, però, dicono le statistiche, non riluce di virtù: spende il 95,5 dei finanziamenti statali per il personale e ha un disavanzo di 12 milioni di euro. Eppure non centellina: vanta un corso per infermieri ad Avezzano, un altro in economia del turismo a Sulmona e quello, più disgraziato, in ingegneria agroindustriale a Celano, con soli otto iscritti.

I bilanci in rosso vengono fuori uno dopo l’altro. Alcuni rettori, sepolti dai debiti, invocano l’intervento dello Stato: «Si rischia una nuova Alitalia» ha detto il ministro Gelmini. Che a Panorama anticipa: «Non ci sarà alcun aiuto pubblico. Gli atenei dovranno predisporre piani di rientro sui quali vigileremo. E la lotta agli sprechi diventerà prioritaria. L’università italiana è indifendibile e chi lo fa danneggia solo i ragazzi. Molti corsi di laurea servono solo a moltiplicare le cattedre: elimineremo quelli non necessari».

Proposito, in verità, già annunciato da molti suoi predecessori e mai messo in pratica. Le novità, invece, riguardano soprattutto i bilanci: «A partire dal prossimo anno dovranno essere come quelli delle aziende. Bisogna evitare che siano compilati in modo creativo, cosa che è avvenuta spesso. Saranno poi certificati da società esterne, verificati da una commissione ministeriale e pubblicati su internet» dice il ministro, che ha deciso di inviare ispettori nelle università più a rischio. «Non è tollerabile che alcuni atenei interpretino l’autonomia in modo univoco: spendono senza controllo e sperano poi che arrivi qualcuno a ripianare i debiti».

Fonte: www.panorama n.44 30 ottobre 2008
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