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Perchè gli STUDENTI non protestato anche per gli "sprechi" delle soldi pubblici ?

Università Lezioni di crac

di Antonio Rossitto

Nessun controllo sulle spese, troppo personale, corsi di laurea con un solo iscritto e sedi distaccate inutili. Così negli atenei si producono deficit abissali, contando sull’aiuto dello Stato. Mentre i concorsi per le cattedre si moltiplicano.

Olio extravergine, Chianti classico, Vinsanto, Rosso toscano e grappa: roba di prima qualità quella con l’etichetta Villa Montepaldi. Prodotta con il sudore di esperti braccianti. L’azienda agricola, difatti, è foraggiata con generosità dall’ Università di Firenze, proprietaria di questi 40 ettari a San Casciano Val di Pesa, una ventina di chilometri dal capoluogo. Tenuta prestigiosa: fu degli Acciaoli, poi dei Medici, successivamente dei Corsini e infine dell’ateneo. Utilità? Discutibile: l’ultimo avvistamento di uno studente alla «fattoria dell’università», come la chiamano vezzosamente i professori, risale a qualche anno fa. E l’ azienda è in perenne perdita, nonostante i milioni di euro versati dall’ateneo. Che, tra un buon bicchiere di rosso e un crostino intinto in olio pregiato, ha un deficit di almeno una settantina di milioni di euro. Gorgo che rischia di raddoppiare nel 2010.

Nella vicina Siena le cose non vanno diversamente, così come in molti atenei italiani. I bilanci in rosso nascondono spese ormai fuori controllo: troppi dipendenti, corsi di laurea di dubbia utilità, concorsi banditi senza sosta, sprechi che si perpetuano. Mai come adesso l’università italiana sembra allo sfascio. I rettori lanciano furibondi allarmi, per scansare i tagli previsti dal ministro dell’Istruzione, Mariastella Gelmini. Gli studenti occupano le aule e sfilano per strada, protestando contro lo smantellamento del sistema pubblico. I conti però non tornano più.

Come non sono tornati ad Antonio Brancasi, che a Firenze insegna diritto amministrativo. «Caro rettore»: cominciava così la lettera indirizzata al magnifico di Firenze, Augusto Martinelli. Missiva in cui il docente contestava le incongruenze dell’ultimo bilancio. Faceva le pulci Brancasi: dati statistici contraddittori, vendite di immobili fittizie, spese incomprensibili. Come quella di 1,2 milioni di euro per trasformare la solita Villa Montepaldi in un agriturismo. Investimento di cui si è persa memoria.

L’ateneo adesso promette rigore. A Firenze si spendono praticamente tutti i finanziamenti statali per pagare il personale. Lo fanno in tanti. Le economie devono partire da lì. Eppure quest’anno l’università, nonostante la voragine in cui è cascata, ha già bandito 43 concorsi per ricercatore. Ha eliminato il superfluo, almeno? Non sembrerebbe.

A guardare bene gli ultimi dati ministeriali, si scopre che ci sono decine di corsi con meno di 20 iscritti. Un indubitabile primato lo detiene però la laurea in scienza delle religioni: zero iscritti. Seguita a ruota da scienze pedagogiche, dove il volonteroso è uno solo. E dalla scuola per assistenti sociali, bazzicata da altri due stoici.

Pier Luigi Celli, direttore generale della Luiss di Roma, è sferzante: «Classi con 20 studenti non potranno mai reggere economicamente: è una moltiplicazione di costi abnorme» dice. «Poi ci sono le sedi decentrate, centri di potere che servono solo a compiacere i politici locali. Il risultato è sconfortante: spese enormi, livello dei docenti modesto e studenti abituati a studiare sotto casa».

A Siena non sembrano essersi posti il problema. Negli ultimi anni, mentre l’ateneo accumulava passivi, sono stati aperti tre nuovi poli: a Colle Val d’Elsa, San Giovanni Valdarno e Follonica, che si aggiungono alla sede di Grosseto. E a quella di Arezzo: qui brillano i corsi di laurea in storia dell’antichità (tre iscritti) e in società, culture e istituzioni d’Europa (sette allievi). Del resto il vecchio rettore Piero Tosi, in carica fino al 2006, è uno che i centesimi non li ha mai guardati. «Una gestione che ha lasciato 160 milioni di debiti solo tra il 2002 e il 2005, anni in cui i bilanci sono stati chiaramente imbellettati» accusa Giovanni Grasso, professore di anatomia umana e storico antagonista di Tosi. «Hanno trasformato l’Università di Siena in un ente assistenziale ormai alla bancarotta».

Cosa si fa in situazioni del genere? Si taglia allo spasimo, ovvio. Eppure, nell’ultimo anno sono stati stabilizzati 300 amministrativi e sono stati banditi concorsi per 43 ricercatori.

«È chiaro che molti atenei chiudono i bilanci solo con i più spericolati artifici» attacca Roberto Perotti, economista della Bocconi e autore del libro L’università truccata. «Il disavanzo è sempre uguale a zero. Poi, a distanza di anni, vengono fuori i debiti».


Fonte: www.panorama n.44 30 ottobre 2008
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