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Cinisi, sfilano in migliaia per Peppino Impastato
Migliaia di persone si sono ritrovate in corso Vittorio Emanuele, a Terrasini, pochi chilometri a est di Palermo, dove si trovava la sede di Radio Aut. La Radio Aut di Peppino Impastato, ucciso dalla mafia, dalla mafia di don Tano Badalamenti, la notte dell’8 maggio di trent’anni fa. Impastato fu rapito, pestato, legato e poi fatto saltare col tritolo sui binari del treno. Prima parlarono di suicidio; poi, di fronte all’assurdità di quell’ipotesi, di un attentato finito male. Tutti sapevano la verità: tutti sapevano che la mafia lo voleva morto. Ma la verità giudiziaria è arrivata solo 23 anni dopo: Tano Badalamenti, il mandante fu condannato all’ergastolo e Vito Palazzolo, braccio destro di Badalamenti, a trent’anni. Il 9 Maggio 2008, a distanza di tanti anni, migliaia di ragazzi provenienti da tutta Italia, centri sociali, sindacati,associazioni e gente comune hanno percorso l’ultimo tragitto compiuto da Impastato quella notte. Il tragitto di chi ha scelto di seguire la strada dell’antimafia pagando quella scelta con la morte. Un percorso carico di significati, dunque. Un modo per riprendere quel cammino esattamente dal punto in cui era stato brutalmente interrotto. Tra i ragazzi arrivati c’era anche Luisa Impastato, nipote di Peppino, che ha passato la giornata a distribuire fiori ai manifestanti. E il fratello Giovanni: «Fra Terrasini e Cinisi - ha dichiarato commosso - non si era mai vista una manifestazione antimafia così grande». «E’ un giorno di ricordo e di festa - ha aggiunto Giovanni, con al suo fianco la moglie Felicia - Sto vedendo migliaia di persone». E c’era Don Luigi Ciotti: «Anche i bambini - ha detto il prete di Libera - possono fare qualcosa contro la mafia: possono, con l’aiuto dei loro insegnanti, conoscere la storia e le persone che l’hanno combattuta, come Peppino Impastato e Mauro Rostagno. Il suo punto di riferimento - ha sottolineato Don Ciotti - era un torinese trapiantato in Sicilia, Mauro Rostagno, anche lui assassinato da quella mafia che denunciava attraverso un’emittente televisiva». Tra i presenti anche l’ex presidente dell’antimafia Francesco Forgione, il sindaco di Cinisi, Salvatore Palazzolo, che ha annunciato che «l’aula del consiglio comunale sarà intitolata Peppino Impastato. Sono molto contento - ha aggiunto il primo cittadino - della riuscita della manifestazione per il trentennale. Finalmente Cinisi sarà conosciuto come il paese di Peppino Impastato e non quello del boss Badalamenti». E mentre le migliaia di persone sfilavano verso Cinisi, una radio, Primaradio, mandava in onda la musica e le parole di Impastato: Donovan, Fabrizio De Andrè, Pink Floyd e Guccini, intervallati da frammenti di «Onda Pazza», la trasmissione nella quale Cinisi diventava Mafiopoli, il corso Umberto I era corso Luciano Liggio, il sindaco Gero Di Stefano era Geronimo Stefanini e Gaetano Badalamenti era Tano Seduto. Insomma, il repertorio di denuncia di Peppino Impastato che tanto irritava e preoccupava i mafiosi. L’ultima parola spetta però a Riccardo Orioles, storico giornalista antimafia: «Nelle carte della repubblica Italiana i posteri troveranno scritto che un antimafioso fu ucciso da Badalamenti, che era amico di Spatola, che era (se non amico) almeno un interlocutore di Andreotti».

Le foto:.:: Officina Rebelde ::.
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