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ANSA.it - FIDEL: BOMBARDIERI RUSSI A CUBA? NIENTE SPIEGAZIONI A USA


L'AVANA - L'ipotesi che Cuba possa servire da base per una risposta militare di Mosca allo scudo spaziale che Washington vuole vicino alle frontiere russe ha risvegliato il timore di una possibile riedizione della Crisi dei Missili del 1962, e spinto ad intervenire anche l'ex presidente cubano Fidel Castro, unico protagonista superstite dell'epoca. In un intervento dal titolo 'La Strategia di Machiavelli' pubblicato oggi dalla stampa, il convalescente leader approva il riserbo del fratello che lo ha sostituito ai vertici dello Stato: "Molto bene ha fatto Raul a mantenere un dignitoso silenzio sulle dichiarazioni pubblicate il 21 luglio sulle Izvestia (...) di fronte all'ostinazione yankee" di installare uno scudo nucleare "vicino alla frontiera di questa grande potenza".

Castro mostra di aver compreso che gli Usa hanno preso sul serio l'ipotesi e cita al riguardo l'intervento del generale Norton Schwartz, futuro capo di Stato maggiore dell'aviazione militare statunitense che, dice, "ha dichiarato in Senato che se la Russia attuasse questo progetto sorpasserebbe la linea rossa, cosa che è inammissibile per la sicurezza americana". Ma per Castro, la linea corretta in questo contesto è quella di "non dare spiegazioni, né chiedere scuse o perdono", perché "l'Impero applica nei confronti di Cuba" la "strategia di Machiavelli: se dici sì, ti uccido. Se dici no, fa lo stesso, in ogni caso ti uccido". E conclude: "Quello di cui c'é bisogno sono nervi d'acciaio in questi tempi di genocidio, e Cuba ce li ha. L'Impero lo sa. Sabato 26 si compiranno 55 anni di una lotta senza tregua (il riferimento è all'attacco alla caserma della Moncada che avviò la rivoluzione vincitrice nel 1959)".

Da tempo la diplomazia russa manifesta la propria contrarietà all'installazione nella Repubblica ceca, e possibilmente in Polonia, di uno scudo formato da radar e missili, una irritazione riemersa durante la recente visita a Mosca del presidente venezuelano Hugo Chavez che ha stretto, prima con Vladimir Putin, e poi con Dmitri Medvedev, numerosi accordi economici e di vendita di armi. E' stato in questo contesto che le Izvestia hanno ipotizzato, citando "altissime fonti", una disponibilità cubana per ospitare i White Swans, bombardieri supersonici Tu-160. Ad imbrogliare la matassa diplomatica sono arrivate infine presunte dichiarazioni di Chavez, rilanciate dall'agenzia Interfax ma smentite da Caracas, riguardanti una disponibilità del Venezuela ad accogliere sul proprio territorio forze militari russe.


......FIDEL ...FIDEL .....che irriducibile, ancora non va in pensione :confused:
thebaymyth-votailprof
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Buon primo pomeriggio a tutti ragazzi!


""Elena De Gasperi"":
La sovranità esterna (o internazionale), invece, riguarda i rapporti dello Stato con gli altri Stati o organizzazioni internazionali e si concreta nell’affermazione dell’originarietà dell’ordinamento giuridico statale e della sua indipendenza. L’originarietà indica come ogni ordinamento statale, in quanto sovrano, trovi in sé il titolo di legittimazione della sua esistenza e del suo potere (non di una caratteristica storica, pertanto, si tratta, ma di una caratteristica giuridica). Indipendenza, poi, significa che lo Stato non riconosce alcuna autorità al di sopra di sé stesso, rifiuta nei confronti di soggetti estranei qualsiasi vincolo o subordinazione che non sia il frutto di un’accettazione volontaria e quindi di un’autolimitazione...Al giorno d’oggi, pertanto, la sovranità statale, seppur ancora assoluta in potenza, non risulta più tale di fatto, compressa nella prospettiva esterna da numerosi limiti riconosciuti (limiti giuridici) o semplicemente subiti (limiti “di fatto”). Alcuni studiosi hanno parlato a tal proposito di “fuga di sovranità” o di “abdicazione della sovranità”; chi scrive preferisce parlare di “sovranità limitata”, ma pur sempre sovranità: elemento costitutivo, imprescindibile ed irrinunciabile dello Stato.

""Massimo Borghesi"":
«è venuta prendendo forma una diversità rispetto agli Stati Uniti che non potrebbe essere più evidente. Mentre oltreoceano permangono un’idea e un esercizio forti della sovranità statale (la pena di morte ne è la manifestazione più paradigmatica), mentre lì guerra e democrazia, lungi dall’essere considerate degli opposti, sono viste non solo perfettamente compatibili ma, in un certo senso, addirittura complementari, da noi nulla di tutto ciò. Noi europei occidentali, ormai fuggiti disgustati dalla sovranità e dalla guerra, noi ormai riusciamo a pensare il “politico” solo in un’accezione debole, dove esso è sostanzialmente ridotto da un lato alle procedure e dall’altro alla sfera dei diritti (“umani”, individuali e sociali)».



Le memorie storiche sono forti.
La tutela dei propri confini tramite le armi è solo una forma manifesta di una concorrenza che dilaga nei rapporti fra nazioni.Diverse circostanze confermano come le odierne soluzioni diplomatiche siano blande.Esse rispondono al tentativo di uno Stato di bilanciare l'esigenza internazionale di una pace comune e la propria indipendenza.Le organizzazioni internazionali premono perchè sovranità e controllo sul territorio debbano arrendersi ad altruismo e generosità verso i paesi in via di sviluppo.
Fidel o no,la minaccia di nuovi conflitti tecnologici o bellici non cessa.La tregua USA-Unione sovietica è solo una consolazione.Le ostilità durano oggi anche se silenziose.


A presto!:ciaociao:
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