lordhagens-votailprof
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Il Primo Ministro Romano Prodi è stato battuto al Senato della Repubblica con 161 voti a 156.Come era ovvio si è dimesso consegnando le proprie dimissioni al Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano.
Adesso quale scenario vedete voi come migliore ai fini del paese?
Quale potrebbe essere il successore di Prodi alla guida del governo d'Italia?
rossy@80-votailprof
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Io sarei dell'idea del governo istituzionale,giusto per cambiare questa penosa legge elettorale... Con la soglia di sbarramento prevista dalla nuova legge elettorale si farebbe una bella pulizia di partiti minori che danneggiano il Paese...insomma votare in maniera più corretta e secondo le vere intenzioni del popolo.
folgore693-votailprof
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per ora godiamoci il tanto atteso trasloco di prodi...poi si pensa...finalmente LIBERI!!!!!!!!!
clash77-votailprof
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"FOLGORE693;134713":
per ora godiamoci il tanto atteso trasloco di prodi...poi si pensa...finalmente LIBERI!!!!!!!!!

Non scherziamo vabbene la mortadella e lo champagne in Senato ma la Libertà è una cosa seria e noi ci siamo liberati 60 anni addietro Da un duce e da un monarca,l'è Presidente del consiglio Prodi e sempre meno duce e monarca di del padrone-presidente dell'Italia.(Quindi secondo il tuo ragionamento tra poco torneremo schiavi di un nuovo padrone che cercherà di venderci Decoder con i soldi dello stato,e farà nuove leggi Cirelli,e condoni edilizzi,ma si guardera bene dal fare indulti quelli aspettera la sinistra per votarli)

Io non sono fiducioso nel Governo istituzionale l'attuale classe dirigente non è assolutamente in grado di riformare lo stato ,forse è il caso di tornare alle urne anche col Porcellum sapendo di perdere e per di più con Prodi Premier se dall'altra parte tirano fuori il Berlusca e pensare :che dopo 13 anni muore il centro-sinistra ,ironia della sorte muore prima di poter decretare la fine politica dell'attuale centro-destra non sono lontane le dichiarazioni : [SIZE=5]La CdL è un'ectoplasma [/SIZE]26 novembre 2007,[size=-1]Gli alleati ci hanno fatto perdere le elezioni [/size], e adesso tutti compatti attorno alla leadership di Berlusconi eccetto il polemico Casini che tra poco scioglierà le riserve ed incoronerà il nuovo Re del PdL e dell'Italia.

ethan-votailprof
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Io per adesso sono per il governo istituzionale...

Elezioni?? E chi votare? Io non ci penso proprio a rimettermi in casa Berlusconi!! Le coalizioni sono una cagata madornale, così sono sempre gli stessi, le stesse facce, le stesse idee ad avere la meglio. L'alternativa chi è? Veltroni? Ma per favore...

Alle elezioni io prevedo un'astensione e/o schede bianche almeno del 60%. Gli italiani sono affranti e non sanno più cosa pensare, DA CHI farsi guidare, sono stanchi degli stessi nomi!!!

Ovviamente questo grazie al fatto che SOLO IN ITALIA uno puo' fare il politico di professione!!! Abbiamo il Parlamento più anziano, o uno dei più anziani al mondo (il Senato è direttamente una casa di cura), con i deputati che (a parte tutti i privilegi) possono avere la loro poltrona per diversi mandati. Quindi una camera praticamente SBARRATA per i "giovani" politici.
E non è con vecchie facce e vecchie idee che si manda AVANTI un paese.

Fin'ora è stato così.
clash77-votailprof
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L'EDITORIALE

Molti meriti, molti errori

di MASSIMO GIANNINI



Stavolta è finita sul serio. Il "guerriero", come l'ha orgogliosamente ribattezzato Diliberto, si è arreso. Triste destino, quello di Romano Prodi. L'unico leader politico di centrosinistra che riesce a vincere contro Silvio Berlusconi per ben due volte, ma per una ragione o per l'altra non riesce a governare per più di 600 giorni. Il Professore ha combattuto fino all'ultimo, ridando uno straccio di orgoglio e un briciolo di dignità a quel pezzo di coalizione che l'ha sostenuto fino all'ultimo. Ma al Senato, il suo vero Vietnam, nulla ha potuto contro il "fuoco amico" dei proto-comunisti alla Turigliatto, dei soliti trasformisti alla Mastella, degli pseudo liberisti alla Dini.

Romano si è fermato a Ceppaloni. Si compie così il destino di un governo che ha finito per pagare un prezzo di immagine e di credibilità molto più alto dei suoi effettivi demeriti. Il risanamento dei conti pubblici in appena un anno e mezzo è un risultato vero, che già di per sé basterebbe a considerare tutt'altro che inutile la pur breve e rissosa stagione del "prodismo da combattimento".

Certo, Prodi ha commesso molti errori. Se dopo il voto della primavera 2006 avesse accettato l'idea di non aver stravinto una tornata elettorale sostanzialmente pareggiata, e avesse lasciato all'opposizione la presidenza di almeno un ramo del Parlamento, oggi forse racconteremmo un'altra storia. Se avesse saputo mettere in riga giganti e nanetti dell'Unione in conflitto permanente effettivo con la stessa grinta sfoderato in questi ultimi tre giorni di crisi, oggi forse non sarebbe caduto per mano dei suoi stessi alleati.


Se avesse compreso fino in fondo la strumentale irriducibilità della scelta ribaltonista consumata dalle truppe mastellate e dal manipolo diniano, oggi forse ci avrebbe risparmiato lo spettacolo, indecente per gli eletti e umiliante per gli elettori, di un Palazzo Madama trasformato in osteria, tra insulti, sputi e bocce di spumante.

Ma l'uomo è così. Alla fine ha prevalso la linea del "meglio perdere che perdersi". Meglio affrontare la sconfitta a viso aperto, offrendo in pasto al Paese il nome e il cognome dei congiurati che uccidono il governo, e degli sciagurati che hanno reso ingovernabile l'Italia, architettando alla fine della scorsa legislatura una riforma elettorale vergognosa che proprio ieri ha prodotto l'ultimo, insostenibile corto-circuito: la fiducia alla Camera, la sfiducia al Senato. Ora che il ciclo di Prodi è finito, quello che comincia è un'avventura in una terra incognita. È quella che Giulio Tremonti definisce la "crisi perfetta", quella dove nessuno controlla niente, e nessuno capisce come se ne possa uscire.

Sul terreno politico-istituzionale restano solo macerie. Per il Professore un reincarico è impensabile. Per un governo tecnico-istituzionale alla Marini i margini sono strettissimi. Per il centrosinistra non si vedono sbocchi unitari: la Cosa Rossa di Bertinotti e company riconquista l'allegra e irresponsabile adolescenza del non-governo e delle mani libere, il Pd di Veltroni sostiene il costo più alto precipitando nel baratro del governo, e rischiando di veder trasformata la sua legittima "vocazione maggioritaria" in una traversata nel deserto incerta e solitaria.

Per il centrodestra, in mille pezzi solo fino a due settimane fa, quando le mura della Casa delle libertà erano crollate sotto i colpi di piccone della "rivoluzione del predellino" del Cavaliere, si rivede invece un orizzonte unitario. E soprattutto si riapre la strada per Palazzo Chigi. Sarà difficile se non impossibile, perfino per il presidente Napolitano, fermare la "macchina da guerra" berlusconiana, che l'uomo di Arcore vuole lanciata a folle corsa verso il voto anticipato. Con tanti saluti alla crisi dei salari, al tracollo dei mercati, al referendum di Segni e Guzzetta. Sta per cominciare, temiamo, tutto un altro film. Berlusconi Tre. La vendetta. O l'eterno ritorno. Con la stessa legge elettorale, la "porcata" di Calderoli, che ha massacrato il sistema repubblicano. Con un'altra armata Brancaleone, che andrà dal neo-fascista Tilgher al catto-populista Mastella, incrociando l'eversore padano Bossi e forse lo stesso "traditore" toscano Dini. Con l'ennesima accozzaglia di mezzi partitoni e di micro-partitini che, per garantirsi la sopravvivenza, non esistano a tenere in ostaggio un'intera nazione.
Povera Italia. Meritava di più.

(24 gennaio 2008)
beltipo-votailprof
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Io francamente vorrei un governo tecnico, sbrigare gli affari correnti e andare al referendum..il problema è che il paese è in piena emergenza e non si può perdere tutto questo tempo...

Quindi, a malincuorissimo credo che ci vogliano nuove elezioni...o un governo che faccia una nuova legge elettorale in massimo tre mesi..
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