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MILANO - L’agenzia di rating Moody’s, nel suo rapporto annuale sull’Italia, scrive che la coalizione di governo uscita vincitrice dalle elezioni politiche del 2006 «è stata in grado di far approvare la legge Finanziaria per il 2007 e ha iniziato a ridare slancio alla competitività sui mercati produttivi malgrado le ridotte aspettative, dovute all’assenza di una forte maggioranza di governo e alle incertezze politiche dei primi mesi di quest’anno».
RIEQUILIBRIO DEI CONTI PUBBLICI - L'Italia ha «varato riforme fiscali che probabilmente contribuiranno a sostenere il riequilibrio credibile dei conti pubblici attualmente in corso» scrive l'agenzia di rating nel suo rapporto annuale sull'Italia. «Il riequilibrio dei conti pubblici previsto dalla Finanziaria 2007 è principalmente basato sulle entrate con la conseguenza di un lieve aumento della pressione fiscale» spiega la vice presidente Sara Bertin autrice del rapporto . «Ciononostante - prosegue l'analista - l'aumento dell'imposizione fiscale è stato concepito in modo da ridurne al minimo l'incidenza sulla crescita del Pil (calcolata pari allo 0,3%, all'interno del range del governo che stima fra lo 0,2 e lo 0,4%). Secondo le previsioni di Moody's si dovrebbe assistere a un ulteriore riequilibrio dei conti pubblici nel medio periodo».
PIL - Moody's prevede una crescita del Pil italiano del 2% nel 2007 contro l'1,9% del 2006, mentre nel 2008 l'aumento sarà dell'1,4%. È quanto si legge nel rapporto annuale stilato dall'agenzia di rating.
RATING - Il rating Aa2 assegnato alla Repubblica Italiana «rispecchia sia il calo, lento ma costante, del rapporto tra debito pubblico e Pil sia l'importanza dell'appartenenza all'area euro». È quanto scrive l'agenzia internazionale Moody's nel suo annuale rapporto sull'Italia. Il rating Aa2 che ha un outlookstabile è stato assegnato da Moody's all' Italia nel maggio 2002. Sara Bertin ha ricordato come «il rapporto fra debito pubblico e Pil è è sceso dal valore massimo del 123,8% del 1996 al 106,8% del 2006 aggiungendo come «a causa degli elevati indicatori di indebitamento, rivestono particolare importanza le questioni legate alla produzione potenziale e alla crescita del prodotto». «Un tasso di crescita superiore al 2% della produzione potenziale - rileva l'analista - consentirebbe all'Italia di generare un solido avanzo primario e ridurre il rapporto debito/Pil».







fonte Corriere.it 04 maggio 2007
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