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La loro sicurezza, la insicurezza della democrazia.

1. E´ ormai prossima la definitiva conversione in legge del decreto-legge 23
maggio 2008 , n. 92 recante misure urgenti in materia di sicurezza
. Una sentenza che
svuota di fatto la norma costituzionale secondo la quale "è punita ogni
violenza fisica e morale sulle persone comunque sottoposte a restrizioni di
libertà " ( Articolo 13 comma 3 della Costituzione italiana). Una norma che
nei centri di detenzione è stata già cancellata da tempo, anche se ancora
qualcuno si scandalizza quando si parla di lager o di galere etniche.

Tra breve, con i disegni di legge contenuti nel cd. pacchetto sicurezza,
saranno approvate altre norme che restringono le possibilità di
ricongiungimento familiare, inaspriscono le procedure per gli immigrati
costretti ad entrare irregolarmente, prolungando fino a 18 mesi la
detenzione amministrativa prima dell´espulsione (?), aggravano la procedura
per i richiedenti asilo e ne limitano ulteriormente la libertà di
circolazione, riducono la stessa libertà di circolazione per i cittadini
comunitari. E il sottosegretario al ministero dell´interno annuncia la
apertura di sette nuovi centri di detenzione, adesso denominati per decreto
CIE (centri di identificazione ed espulsione), entro qualche settimana, a
suo dire, senza peraltro indicare i siti ed i mezzi economici con i quali
affrontare questa ennesima emergenza indotta dalle scelte criminogene del
governo.

Il decreto legge sulla sicurezza viene convertito in legge mentre continuano
a mancare canali di ingresso regolare e si nega persino il diritto alla
regolarizzazione di quanti lo scorso anno si sono autodenunciati,
partecipando ai decreti flussi del 2007. Una occasione di regolarizzazione,
basata sull´ipocrita formula della richiesta da parte del datore di lavoro,
l´unica occasione offerta dal nostro ordinamento, che adesso potrebbe
rivelarsi una trappola per quanti hanno dichiarato, di fatto, la loro
presenza in Italia. Numerosi immigrati regolari vengono intanto licenziati
dai loro datori di lavoro e per effetto della legge Bossi- Fini ritornano in
una condizione di irregolarità. Mai come in questo periodo le leggi sull´immigrazione
avevano prodotto morte, esclusione, devianza e disperazione. Una frattura
sociale che rischia di avere effetti incontrollabili, in una società che si
avvia comunque ad essere caratterizzata dalla presenza degli immigrati, tra
qualche anno il dieci per cento della popolazione italiana.

Con il decreto legge decreto-legge 23 maggio 2008 , n. 92 il governo
introduceva misure che si riteneva potessero avere un qualche effetto
dissuasivo rispetto all´ingresso di immigrati irregolari. Ma gli sbarchi,
già nel mese di giugno, sono triplicati rispetto allo scorso anno, i
richiedenti asilo, la maggior parte dei cd. clandestini, faticano a trovare
un centro di accoglienza, il numero degli immigrati irregolari, alcuni nati
in Italia, altri, la maggior parte, residenti da diversi anni o appena
arrivati, è in continua ed inarrestabile crescita. Il sistema dei visti di
ingresso Schengen ( V.S.U.) con la libera circolazione per tre mesi negli
stati comunitari ed un mercato del lavoro che costituisce un irresistibile
fattore attrattivo per gli immigrati irregolari vanificano qualunque
inasprimento delle sanzioni penali e delle misure detentive, mentre mancano
serie politiche dell´immigrazione e dell´integrazione.

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2. Gli articoli 1 e 2 del maxiemendamento presentato dal governo in materia
di sicurezza modificano, meglio, stravolgono consolidati istituti del
diritto penale sostanziale e della procedura penale, introducendo la cd.
aggravante della clandestinità e stabilendo un rito speciale per i processi
nei quali siano coinvolti immigrati irregolari. Come ha osservato l´Associazione
studi giuridici sull´immigrazione in un suo recente documento, le norme
contenute nel pacchetto sicurezza e nel decreto legge che introduce
aggravanti per i reati commessi da immigrati irregolari e regole processuali
speciali " presentano vizi insuperabili di legittimità costituzionale,
internazionale o comunitaria e rendono più difficile, quando non
impossibile, l'effettivo esercizio di alcuni diritti fondamentali quali la
libertà personale, il diritto d'asilo, il diritto all'unità familiare, il
diritto alla difesa e la libertà di circolazione e di soggiorno dei
cittadini dell´UE e dei cittadini extracomunitari".

L´Unione delle Camere penali italiane e l´Associazione nazionale dei
magistrati, hanno rilevato come le norme contenute nel decreto sicurezza
avranno un effetto deterrente minimo, mentre ingolferanno di certo Tribunali
e carceri. Come osservano le Camere penali " la previsione della
obbligatorietà del giudizio direttissimo in caso di flagranza e confessione
, e del giudizio immediato quando vi sia evidenza di prova, prevedono in
effetti una obbligatorietà solo apparente perché subordinandola alla
condizione che non pregiudichino gravemente le indagini, rimette al giudizio
discrezionale del magistrato inquirente se adottare o meno questi riti
speciali". Per i magistrati vanno anche sottolineate " le gravissime
disfunzioni per il sistema giudiziario e per il sistema carcerario" che
deriverebbero dalla introduzione del reato di immigrazione clandestina,
passo successivo che il governo si accinge a compiere, ma i cui effetti sono
già in parte anticipati dalle norme del decreto sicurezza.

Le misure che prevedono un aggravamento di pena per i reati commessi da
immigrati irregolari producono una discriminazione evidente perché l´aggravamento
di pena è commesso ad una qualità soggettiva della persona e non corrisponde
ad un maggiore disvalore sociale del fatto commesso o ad una maggiore
pericolosità sociale della persona. Si tratta dunque di provvedimenti
illegittimi sotto il profilo del principio di uguaglianza con riguardo all´uguale
soggezione di tutti alla legge, inclusa la legge penale, senza
discriminazioni fondate sulla condizione personale (cfr. artt. 3, comma 1, e
25 Cost.). Come ha osservato in un suo recente documento l´ASGI "la
circostanza aggravante, anche per la dizione quanto mai vaga e lata del
termine "illegalmente", è collegata non già ad una condizione soggettiva di
facile accertamento (come potrebbe essere l´avvenuta adozione di un
provvedimento di espulsione o di allontanamento o di un provvedimento di
mandato d´arresto europeo), bensì ad una situazione giuridica (il trovarsi
illegalmente sul territorio) la cui valutazione merita di volta in volta
complessi approfondimenti giuridici, anche perché l´ordinamento giuridico
prevede talune ipotesi in cui è data discrezionalità all´autorità di
pubblica sicurezza circa il rilascio o meno di un titolo di soggiorno, sia
che si tratti di extracomunitario, sia che si tratti di comunitario. Così l´applicazione
da parte del giudice di una circostanza aggravante prevista dalla legge
finisce con il dipendere direttamente anche dalla discrezionalità dell´autorità
di pubblica sicurezza e ciò comporta che la disposizione è incostituzionale
perché viola la riserva assoluta di legge in materia penale e la tassatività
della norma penale, principi previsti dall´art. 25 Cost., e il fondamentale
principio della soggezione del giudice soltanto alla legge previsto dall´art.
101 Cost."

Non si deve dimenticare che procedendo in questo modo il governo otterrà
presto l´approvazione del disegno di legge si prevede e punisce come reato l´ingresso
illegale dello straniero extracomunitario nel territorio dello Stato, punito
con la reclusione da 6 mesi a 4 anni, corredata da arresto obbligatorio,
giudizio direttissimo ed espulsione dello straniero da parte del giudice con
la sentenza di condanna.

Secondo l´ASGI "La massa di centinaia di migliaia di potenziali migranti non
si fermerà certo con un simile deterrente, poiché è evidente che il reato
sarà applicato ad una piccola minoranza di immigrati clandestini. Infatti il
Paese non dispone delle strutture penitenziarie capaci ad ospitare simili
masse e le strutture giudiziarie di ogni ordine e grado sarebbero travolte
dalla massa gigantesca di giudizi che distoglierebbe energie preziose della
magistratura dalle esigenze investigative necessarie per perseguire e punire
ben più gravi reati. Peraltro i giudizi si trascinerebbero di grado in
grado per anni e con necessità di nomina di difensori d´ufficio, il che
comporterebbe un ingente spesa per il bilancio dello Stato, delle quale non
si conosce la copertura finanziaria che pure sarebbe necessaria ai sensi
dell´art. 81 Cost. Inoltre sarà comunque difficile dimostrare il dolo,
allorché si tratti di migranti che erano diretti via mare verso altro Stato
e che siano invece giunti per caso in Italia, magari soltanto a seguito di
naufragio o di soccorso prestato da navi italiane in presenza di naufragio o
per effetto di trasporti di organizzazioni criminali eventualmente bloccati
o direttati delle forze di polizia italiane".

E ancora, richiama l´ASGI, come "in ogni caso, trattandosi di reato, occorre
ricordare che in base all´art. 27 Cost. la sua pena deve consistere in un
trattamento non contrario al senso di umanità e deve mirare alla
rieducazione del condannato. Tali finalità costituzionali della pena
appaiono oggettivamente impossibili da raggiungere allorché un simile reato
sia compiuto da persone provenienti da Paesi in situazione di grave
sottosviluppo, per i quali l´emigrazione può essere comunque indispensabile
per raggiungere il sostentamento minimo per sé e per la propria famiglia,
sicché in mancanza di canali legali e realistici di ingresso regolare per
lavoro in Italia la presenza di una quota cospicua di possibilità di
svolgere attività di "lavoro nero" garantisce comunque una qualche minima
possibilità di guadagno altrimenti impossibile in Patria, pur in presenza di
un rischio (minimo) di arresto e detenzione nel Paese di emigrazione.

L´introduzione del reato di immigrazione illegale aumenterà inevitabilmente
le situazioni di sfruttamento degli stranieri irregolari impiegati come
lavoratori , rendendoli ancora più vulnerabili di fronte a fenomeni di abuso
e di sfruttamento, e potrebbe disincentivare gli stranieri entrati
irregolarmente ad accedere alle cure mediche ambulatoriali ed ospedaliere e
alle vaccinazioni obbligatorie ecc.., con indiscutibile danno per la salute
pubblica e privata, in violazione dell´art. 32 della Costituzione".

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3. Il nucleo centrale del pacchetto sicurezza ha evidenti connotati
ideologici ed è rivolto a quella parte dell´opinione pubblica italiana che è
ancora convinta che il tema della sicurezza sia la principale questione che
si debba affrontare, e che al centro di questa questione ci sia il
"problema" dell´immigrazione. Anche a scapito della questione sociale, del
riconoscimento dei diritti fondamentali e della dignità dell´uomo, dei
rapporti con gli altri paesi dell´Unione Europea.

Come imposto dalla Lega Nord, si attribuiscono poteri di polizia ai sindaci,
che potranno persino scegliere gli immigrati irregolari da espellere,
segnalandoli alle autorità di polizia. Si complicano poi le procedure per
le iscrizioni anagrafiche, si limitano le possibilità di acquisto della
cittadinanza per i coniugi stranieri di cittadini italiani e, soprattutto,
si inasprisce il trattamento sanzionatorio dell´ingresso e della permanenza
irregolari in Italia, con una sanzione penale per coloro che affittano
abitazioni agli immigrati irregolari. Per la maggior parte dei punti del
decreto sicurezza si tratta di misure già proposte lo scorso anno dal
ministro dell´interno Amato, che non erano state accolte per intero a causa
della opposizione di alcuni partiti della sinistra, oggi assenti dal
Parlamento. Qualcuno oggi dimentica che la pratica delle espulsioni
indiscriminate di rom era già avviata dai "patti per la sicurezza" nelle
città di Roma e Milano, dopo gli accordi tra Amato, Veltroni e la Moratti.
Come si dimentica che alcune proposte legislative di Violante (PD) con
riguardo agli immigrati irregolari risultavano peggiorative persino rispetto
alla legge Bossi-Fini.

L´art. 6 del maximendamento, presentato dal governo ed approvato dalla
Camera, sostituisce l´art. 54 del TU Enti locali, d.lgs. 267/2000,
introducendo nuove funzioni e competenze in capo al Sindaco, allargandone i
presupposti per l´intervento anche in relazione a nuovi concetti, peraltro
assai indefiniti, quali la sicurezza urbana e la ordinata convivenza. La
norma, come osserva l´ASGI, "amplia notevolmente e senza individuazione di
precisi e tassativi limiti la possibilità per il Sindaco di emanare
provvedimenti contingibili ed urgenti, ovverosia strumenti extra ordinem
(previsti nel caso in cui la situazione su cui si vuole intervenire non sia
già disciplinata da specifica norma). Se prima del DL 92 dette ordinanze era
consentite in relazione a "gravi pericoli che minacciano l´incolumità dei
cittadini", oggi possono essere emanate in riferimento a "gravi pericoli che
minacciano l´incolumità pubblica e la sicurezza urbana", laddove nessun
criterio viene indicato per definire in cosa consista "l´incolumità
pubblica" e la "sicurezza urbana". Il provvedimento dunque "si configura
inopportuno e lesivo di diritti fondamentali della persona, quali il diritto
alla non discriminazione, delineando una nuova figura di Sindaco che ricorda
sistemi autoritari del passato, nella misura in cui lascia alla mera
discrezionalità del capo dell´Ente locale la soluzione ad un fenomeno, l´immigrazione,
che è di stretta competenza statale". La disciplina dell´immigrazione rimane
così affidata a provvedimenti a carattere emergenziale, con una commistione
devastante tra discrezionalità amministrativa e sanzione penale, malgrado si
sia constato il fallimento delle politiche seguite a partire dalla legge
Bossi Fini, in qualche caso, purtroppo, nel solco della legge
Turco-Napolitano e delle misure in tema di sicurezza adottate dai governi D´Alema
e Amato.

L´aumento inarrestabile degli sbarchi a sud, e degli arrivi di migranti
irregolari nei porti dell´Adriatico, dimostra già adesso il fallimento dell´effetto
deterrente che si voleva attribuire a maggio al decreto legge sulla
sicurezza nella "lotta all´immigrazione illegale". L´effetto più vistoso,
finora, consiste nelle decine di cadaveri che sono dispersi nel mediterraneo
o che i mezzi di salvataggio hanno tardivamente raggiunto. Morti che
peseranno per sempre sulla coscienza di questi "imprenditori della
sicurezza" al governo, apprendisti stregoni incapaci di comprendere gli
stesi fenomeni che dovrebbero governare, capaci solo, come sono, di
rigurgiti xenofobi e razzisti, come nel caso del rilievo delle impronte
digitali ai bambini rom.

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4. Si spenderà sempre di più per militarizzare i territori e per tentare di
espellere gli immigrati irregolari, mentre sarà ridotta la spesa sociale
destinata all´integrazione degli immigrati, che subirà peraltro una forte
contrazione per il taglio dei finanziamenti statali agli enti locali. Con un
altro decreto legge, si stabilisce infatti la riduzione del Fondo nazionale
per l´inclusione sociale degli immigrati istituito all'articolo 1, comma
1267, della legge 27 dicembre 2006, n. 296. Così infatti dispone l´art. 5
del decreto-legge 27 maggio 2008, n. 93 (Disposizioni urgenti per
salvaguardare il potere di acquisto delle famiglie), prevedendo forti
riduzioni dei finanziamenti statali previsti in questo settore. Un prezzo da
pagare alle casse dello stato, non certo per migliorare il potere di
acquisto delle famiglie, mentre si finanziano con centinaia di milioni di
euro le politiche di espulsione e di detenzione amministrativa dei migranti
irregolari. Evidente comunque l´intenzione del governo di instaurare una
guerra tra poveri come se le risorse destinate all´integrazione dei migranti
fossero sottrarre alle famiglie italiane.

La riduzione delle spese statali per l´integrazione dei migranti costituisce
una misura che avrà conseguenze molto gravi perché comporterà la chiusura di
molti progetti di integrazione e la dispersione di anni di lavoro che,
soprattutto con le comunità rom, avevano prodotto importanti risultati nella
scolarizzazione dei minori e nelle attività di sostegno sociale,
assistenziale e legale generalmente rivolte a tutti gli immigrati.

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5. I provvedimenti sulla sicurezza entreranno in vigore in Italia mentre
manca ancora una politica europea dell´immigrazione. Dopo l´approvazione
della direttiva sui rimpatri, definita la "direttiva della vergogna", che dà
la possibilità di espellere i migranti, anche minori, nei paesi terzi di
transito ed estende sino a 18 mesi la detenzione amministrativa, continua la
farsa tragica delle operazioni di controllo congiunto delle frontiere
marittime meridionali.

Il moltiplicarsi delle stragi a mare, e le divergenze sulle regole di
ingaggio e di salvataggio tra le diverse marine militari dei paesi europei,
dimostrano il fallimento della Agenzia Europea per il controllo delle
frontiere esterne FRONTEX, malgrado le centinaia di milioni di euro versati
agli apparati militari ed alle burocrazie della sicurezza. Solo il
tempestivo intervento delle unità della nostra marina ha consentito nel
canale di Sicilia il salvataggio di migliaia di migranti, anche perché le
iniziative della magistratura contro i mezzi civili che intervengono in
attività di salvataggio hanno avuto un effetto dissuasivo che non sarà
facile contrastare. L´avvio dell´ultima missione FRONTEX da Malta, nel mese
di maggio, ha subito settimane di ritardo perché non erano chiare le basi
legali delle attività di respingimento in acque internazionali, né tantomeno
quale collaborazione avrebbero garantito gli stati rivieraschi del
nod-africa. Ad oggi non si hanno bilanci delle attività di Frontex nel
canale di Sicilia nel corso dell´ultimo anno. Una segretezza che puzza di
fallimento.

Che cosa possa migliorare in questo campo, dopo l´approvazione del decreto
sicurezza, sembra proprio difficile capire, anche per gli "esperti" che
supportano la propaganda di regime. Di certo nessuna misura che inasprisce
il trattamento degli immigrati irregolari, dopo che hanno fatto ingresso in
un paese, è mai servita in nessuna parte del mondo a ridurre l´immigrazione
"clandestina". Generalmente mutano le rotte, ed aumentano le vittime, ma
alla fine i migranti riescono comunque a raggiungere il paese di
destinazione ed a rimanervi. Sempre più esigua, del resto, anche in Italia
la percentuale degli immigrati che viene effettivamente espulsa, anche
perché i paesi di provenienza e di transito, nel loro complesso collaborano
sempre meno nel fornire i documenti di viaggio necessari al rimpatrio dei
loro cittadini. E non basterà certo il fumoso progetto di Unione
Euromediterranea lanciato da Sarkozy o il recente viaggio di Berlusconi da
Gheddafi a mutare questa situazione di stallo, dopo i progressi (?) nella
collaborazione italo-libica contro i migranti irregolari, fatti segnare
dalle missioni di D´Alema e di De Gennaro lo scorso anno.

Fulvio Vassallo Paleologo

Università di Palermo
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