cleoscorpio-votailprof
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Dopo l'esecuzione di Saddam Hussein ho letto e sentito troppe parole che non comndivido affatto sul tema e così ho scritto questo chilometrico post, per poi lasciare spazio alle riflessioni degli altri utenti...

Mi oppongo fermamente alla pena di morte, in termini generali e sulla base di considerazioni che non ammettono eccezioni di sorta, neanche per i cosiddetti crimini contro l’umanità.

Premetto che in generale il divieto “di sottoposizione a tortura o a trattamenti e a punizioni crudeli, inumani o degradanti” è previsto da diversi testi convenzionali internazionali, quali la Dichiarazione Universale dei diritti dell’uomo (art. 5), la Convenzione per la salvaguardia dei diritto dell’uomo e delle libertà fondamentali (art. 3) ed il Patto internazionale sui diritti civili e politici (art. 7). Il divieto di applicare la pena di morte è contemplato specificamente da altre norme convenzionali, quali il Protocollo n. 6 alla convenzione suddetta ed il Secondo protocollo al patto sopra citato.
Si tratta di norme internazionali che annoverano moltissimi Stati tra i loro firmatari; molte di esse sono state adottate dalle Nazioni Unite o sotto gli auspici delle stesse. Anche per tale motivo, sono largamente considerate ricognitive del diritto internazionale generale vigente in materia, ovvero di quelle norme consuetudinarie che fanno parte dei principi di diritto generalmente riconosciute e che si applicano a tutti i Paesi del mondo, a prescindere dalla loro adesione a tali testi convenzionali.
Il motivo per i quali tali principi, che cadono sotto la giurisdizione della Corte internazionale di giustizia, ed, in campo più limitato, della Corte europea per i diritti dell’uomo, spesso non vengono fatti valere in sede giudiziaria è –evidentemente- di natura prettamente politica.

Quello che intendo dire è che, anche se la legislazione di un Paese contempla una certa pena, questo non significa che la comunità internazionale non ne possa chiedere l’abolizione, qualora essa violi un principio generale del diritto internazionale: in tale pretesa non può vedersi alcuna lesione della sovranità dello Stato in questione.
Piccolo inciso: quanta ipocrisia c’è nel richiamare il “rispetto della sovranità dello Stato” da parte di chi ha avallato contro quello stesso Stato, la cui indipendenza di giudizio ora difende, addirittura un’aggressione armata illegale, dunque l’atto massimamente lesivo della sovranità medesima. Tornando al discorso principale, è sbagliato pensare che le norme siano sempre necessariamente “vuote” e “meramente formali”. Faccio un esempio di carattere storico, al centro della diatriba tra Hans Kelsen e Karl Schmitt: Hitler andò al potere con elezioni democratiche e cambiò una sola norma del codice penale tedesco, stabilendo che si commettesse reato mediante violazioni dello spirito del popolo tedesco, quale incarnato dalla volontà del Furher. A quel punto, dunque, qualunque cosa avesse deciso il Fuhrer medesimo, esso sarebbe stato legge. E’ un principio che ripugna a chiunque, ma dal punto di vista strettamente formale era stata compiuta un’operazione pienamente lecita.
Dunque smettiamola di pensare che, dal momento che il codice penale di uno Stato prevede una certa norma, ciò dia il diritto allo Stato medesimo di riempire quella norma di qualunque contenuto, anche in palese violazione dei principi di diritto internazionale generale.


Fatto questa premessa giuridica, passo a considerare la non giustificabilità delle pena capitale ala luce delle tre funzioni tradizionalmente riconosciute alle pene:

1) funzione general-preventiva: le pene servono a scoraggiare gli altri consociati dal commettere a loro volta delitti. Sotto questo punto di vista la pena di morte è inutile, in quanto le statistiche mostrano che la criminalità non diminuisce laddove tale pena è applicata. E ciò vale anche per i crimini contro l’umanità: un soggetto che si macchia di tale delitti non ha una razionalità tale da indurci a pensare che possa avere efficacia deterrente nei suoi confronti la minaccia della sanzione.

2) funzione special-preventiva: le pene servono ad evitare che chi vi è sottoposto commetta nuovi reati. Anche sotto questo punto di vista la pena di morte è inutile: basterebbe un ergastolo seriamente applicato ad evitare tale rischio. Sottolineare in maniera qualunquista che vi è pur sempre il rischio che un ergastolano venga rimesso in libertà significa confondere il problema della previsione delle pene con quello della loro applicazione e vuol dire cercare la soluzione di un problema attraverso un’altra, differente questione.

3) funzione redistributiva: la pena serve a “ridistribuire” il male compiuto dal reo, soddisfacendo il desiderio di vendetta della collettività. Questo principio è il retaggio di concezioni arcaiche ed avalla l’idea che le pene perseguano un scopo di vendetta e non di giustizia. Non si può lasciare alle persone offese dai reati commessi, ovvero alla collettività, la scelta della punizione. E non possiamo lasciare a nessuno la scelta sulla vita umana, che è un valore assoluto da salvaguardare. Le nostre leggi tutelano la vita fino al punto di punire l’omicidio del consenziente o l’eutanasia e di imporci di allacciare le cinture di sicurezza in auto. C’è una cosa che impone di ammettere un tale livello di tutela della vita umana anche all’interno del sistema giudiziario: si chiama coerenza.


A questo punto si possono fare una serie di considerazioni ulteriori:

-la pena di morte non lascia spazio agli errori giudiziari. O pensate che si possano resuscitare i cadaveri? Non sono pochi i casi di persone condannate e successivamente riconosciute innocenti. Ed è ben noto che i morti non possono essere né liberati, né risarciti (sul tema qualche anno fa Amnesty international ha pubblicato un libro intitolato “Un errore capitale”)

-mi ha sempre colpito molto l’argomento di Walter Benjamin sulla pena di morte. La pena capitale è un’aberrazione logica: si uccide un uomo reale per l’idea di un uomo migliore che non esiste. Si sacrifica il reale (cioè, la persona quale essa è) per l’ideale (cioè per la persona quale essa non è ma dovrebbe essere).

-altro vizio logico: con la pena di morte si uccide un uomo per il fatto di aver ucciso. La coerenza non è un’opinione: facciamo ad un essere umano la stessa cosa che lo accusiamo di aver fatto e per la quale lo condanniamo. Per di più, lo si fa sotto la bandiera della giustizia e della legalità (chiaramente, nell’esempio mi riferisco ad ipotesi di condanna per omicidio e altri reati contro la vita umana, che tuttavia non sono i soli a giustificare, nei sistemi penali dei vari Paesi, la pena capitale: essa è talvolta prevista anche per reati contro lo Stato o la morale).


Qualcuno obietterà che queste sono solo valutazioni generali e che i crimini di Saddam sono stati crimini “straordinari”.
Si potrebbe aggiungere che nel suo caso vi erano ragioni ulteriori per non ammettere la pena capitale, ragioni che vanno dalla dubbia legittimità del tribunale che lo ha condannato al fatto che giustiziandolo se ne è fatto un martire e si è destabilizzata, con un atto di violenza, una zona dall’equilibrio già precario, acuendo peraltro i sentimenti anti-occidentali nel mondo islamico.
Tuttavia non mi soffermerò su considerazioni simili, perché se lo facessi farei un discorso particolarista e darei implicitamente per esatto l’assunto di chi sostiene che la pena di morte nel caso di Saddam fosse giustificata, visti i crimini commessi.
Qui non si tratta di dibattere sul fatto che fosse giusto o meno applicare la pena di morte “all’uomo Saddam Hussein”. Qui si tratta di escludere in via generale una pena antiquata ed inaccettabile per un moderno Stato di diritto. Un’esclusione che non ammette eccezioni, nemmeno per i crimini contro l’umanità. Saddam Hussein era pur sempre un essere umano e solo perché tale nessuno aveva il diritto di togliergli la vita; senza considerare l’inutilità della sua esecuzione, come quella di qualunque altra esecuzione.
Il problema non è “se Saddam meritasse o meno la pena di morte”. Il problema è che non la merita nessun essere umano, mai e per nessuna ragione.


Con quanto ho scritto non voglio avallare in alcun modo i crimini di quest’uomo o di qualunque altra persona condannata a morte.
Non è vero che “Nessuno tocchi Caino” e le altre associazioni che lottano contro la pena di morte, quale “Amnesty international”, sostengono la linea del “Nessuno punisca il criminale”. E’ troppo facile, per quanto giusto, difendere Abele. Ma è più difficile difendere Caino, perché Caino è il fratello assassino e traditore. Difenderlo non significa sostenerne l’impunità, ma solo affermare con forza che anche lui ha diritto alla giustizia, la stessa giustizia che le sue vittime o i loro cari pretendono per sé.
Ed il fatto che Caino o Saddam o qualunque altro sia colpevole ci autorizza sì a punirlo mediante le vie previste, ma non ci autorizza ad ucciderlo. Se lo uccidiamo, o accettiamo un sistema che lo uccide, mi spiegate in cosa siamo diversi da lui?


Sono fiera di essere cittadina di un Paese che ha abolito la pena di morte già nel 1945. La Costituzione della Repubblica italiana prevede che “non è ammessa la pena di morte, se non nei casi previsti dalle leggi militari di guerra”. E nel 1994 la pena capitale è stata cancellata anche dal codice penale militare di guerra. Gli Stati Uniti troppo spesso credono di poterci insegnare molto in tema di civiltà, ma, sotto questo punto di vista, siamo davvero molto più progrediti e “civili” di loro.

Se mai sarò d’accordo con un’esecuzione, allora vi prego di sottopormi ad un processo e di farmi punire con la pena capitale, perché in qual caso sarei un’assassina, e la condanna a morte, per coerenza, la meriterei anch’io.
francescoaegee-votailprof
francescoaegee-votailprof - Ominide - 0 Punti
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Già l'inizo del post ne conferma la sostanza.
Se la pena di morte è sbagliata, lo è sempre e le eccezioni in questo caso non possono esistere.
Concordando con questa frase, ho comunque letto il resto... e non mi resta che fare altro.
Sottoscrivo tutto, dalla prima all'ultima parola, complimenti Cleroscopio, un bel post, lungo ma completo!
cleoscorpio-votailprof
cleoscorpio-votailprof - Ominide - 20 Punti
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Wow, Francesco che si esprime con quattro righe lineari ed è persino d'ccordo con me...un miracolo! Thanks Fra...
shawna-votailprof
shawna-votailprof - Ominide - 0 Punti
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mah,io nn so esprimermi al riguardo,davvero.c sn troppe troppe troppe cose da considerare e sebbene cleo abbia già fatto un ottimo lavoro ne restano ancora moltissime.
m viene naturale da essere umano con coscienza,dolcezza,amore,compassione e coerenza dire che sn contraria anzi contrarissimissima alla pena d morte.
ma l'uomo nn è logica nn è razionalità come si crede.e allora accendo la tv e nn capisco cosa succede. un uomo e una donna uccidono tre donne sgozzano un bambino e cercano d uccidere un altro uomo ancora prima di, per LOGICA, cercare di eliminare i corpi,il reato,dando a fuoco le povre vittime.
poi per COERENZA,avendo consumato credo moltissime energie, vanno a mangiare da MaC.tornano a casa e giustamente si soffermano davanti allo starzio che hanno lasciato chiedendo con RAZIONALITà cosa mai sia successo.ovviamente vanno a dormire scossi per quanto appreso e l'indomani si alzano e la loro vita continua come è giusto che sia.
beh hanno usato la stessa LOGICA,RAZIONALITà e COERENZA che ha usato saddam quando ha sterminato un villaggio con gas nervini quando faceva razionalmente uccidere davanti i suoi occhi i suoi nemici politici ,tra i quali parenti, o quando metteva delle cariche esplosive sulle sue vittime e le faceva esplodere lanciandole dai palazzi.
chi sono io per decidere della vita di un uomo?Dio?
io sono contro la pena di morte sempre e ovunque.
ma ho scritto senza logica, nè coerenza,nè razionalità,perchè sono solo un essere UMANO
francescoaegee-votailprof
francescoaegee-votailprof - Ominide - 0 Punti
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bel post shawna bel post :D
Un po forzato forse... :P
shawna-votailprof
shawna-votailprof - Ominide - 0 Punti
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si,forse forzato dall'emotività
beltipo-votailprof
beltipo-votailprof - Ominide - 0 Punti
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Anche io sono contro sempre e comunque la pena di morte. Si, certe volte l'istinto dice ammazza, fai giustizia, diventa una belva sanguinaria. Ma la ragione deve sempre prevalere, se no il diritto sparisce, e la società implode.

Piuttosto, sarebbe il caso che in Italia la galera non fosse una barzalletta, che se ammazzi uno al massimo ti fai 20 anni...
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