rara87
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studio teologia mi servirebbe un aiuto per la tesi :il cristianesimo in nietziesche..................
tiscali
tiscali - Tutor - 22610 Punti
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La critica della morale e la tra svalutazione dei valori
Il tema dell’accettazione della vita porta il filosofo a polemizzare aspramente contro la morale e il cristianesimo. Secondo Nietzsche la morale è sempre stata considerata come un fatto evidente che si auto-impone all’individuo. Di conseguenza, il primo passo da compiere nei confronti della morale è di mettere in discussione la morale stessa. Nietzsche intraprende un’analisi genealogica della morale, al fine di scoprirne la genesi psicologica effettiva. Nell’ambito di questo “viaggio” Nietzsche è guidato da una convinzione che in Ecce Homo esprime con un aforisma famoso: “Dove voi vedete le cose ideali, io vedo cose umane, ahi troppo umane”. Egli ritiene, infatti, che i valori trascendenti della morale e la morale stessa, siano nient’altro che una proiezione di determinate tendenze umane, che il filosofo ha il compito di svelare nei loro meccanismi segreti. La cosiddetta voce della coscienza è nient’altro che la presenza, in noi, delle autorità sociali da cui siamo stati educati. Per cui, la coscienza risulta “la voce di alcuni uomini nell’uomo”. In altre parole, la moralità è l’istinto del gregge nel singolo, ovvero il suo assoggettamento a determinate direttive fissate dagli esponenti delle élites dominanti. I valori etici sono il risultato di determinate prospettive di utilità per il mantenimento e il rafforzamento delle forme di dominio umano. Solo falsamente sono proiettati nell’essenza delle cose.
• In un primo momento, nel mondo classico: morale dei signori  risulta improntata ai valori vitali della forza, della salute, della fierezza, della gioia;
• In un secondo momento, con il cristianesimo: morale degli schiavi  appare improntata ai valori anti-vitali del disinteresse, dell’abnegazione, del sacrificio di sé.
Vittoria della morale degli schiavi  avvento di una maniera anti-vitale di rapportarsi alla vita perché la morale dei signori originariamente comprende in sé non solo l’etica dei guerrieri, ma anche quella dei sa-cerdoti. Ora, se il guerriero si rispecchia nelle virtù del corpo, il sacerdote tende a perseguire le virtù dello “spirito”. Ma il sacerdote non può fare a meno di provare un certo risentimento verso i guerrieri, ovvero una segreta invidia ed un latente desiderio di rivalsa nei loro confronti. Non potendo dominare la casta dei guerrieri sul loro stesso terreno, la casta sacerdotale cerca quindi di far valere sé medesima elaborando una tavola di valori antitetica a quella dei cavalieri. Questo rovesciamento di valori storicamente è rappresentato soprattutto dagli ebrei  un popolo sacerdotale per eccellenza.
Questo tipo di morale, nel momento in cui viene partecipata dalle masse, si trasforma in una vera potenza e mette capo al cristianesimo. In tal modo la Giudea, umiliata dai romani, capovolge i valori del mondo an-tico e conquista Roma stessa tramite il cristianesimo, ossia mediante una religione che è il frutto di un ri-sentimento dell’uomo debole verso la vita.
Il cristianesimo storico ha prodotto un tipo d’uomo malato e represso, in preda a continui “sensi di colpa”, che avvelenano la sua esistenza. Infatti, l’uomo cristiano, al di là della maschera di serenità, è psichicamente un auto-tormentato, che, nasconde in sé un’aggressività rabbiosa contro la vita ed uno spirito di vendetta contro il prossimo.
A tutte le negazioni della morale e del cristianesimo, Nietzsche contrappone quindi le più risolute ed entu-siastiche affermazioni (Così parlo Zarathustra  troviamo il leitmotiv: “Vi scongiuro, fratelli, rimanete fedeli alla terra e non credete a quelli che vi parlano di sovra terrene speranze!”).
Da ciò la proposta nietzschiana di una tramutazione o inversione di valori. Quando Nietzsche si proclama il “primo immoralista” non intende alludere all’abolizione di ogni criterio o valore, ma contrapporre ai valori anti-vitali della morale tradizionale una nuova tavola di valori a misura d’uomo e del suo carattere monda-no. Infatti, l’esistenza dell’uomo è un’esistenza interamente terrestre: l’uomo è nato per vivere sulla terra e non c’è altro mondo per lui; l’uomo è sostanzialmente corpo.
Questa rivendicazione della natura terrestre dell’uomo è implicita nell’accettazione totale della vita che è propria dello spirito dionisiaco. Il corpo cessa di essere prigione o tomba dell’anima e diviene il concreto modo di essere dell’uomo nel mondo.


Fonte: http://www.skuola.net/filosofia-moderna/nietzsche-friedrich4598x.html

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