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d33 - Ominide - 3 Punti
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l'evoluzione dell'educazione del bambino..Dal Medioevo fino ad oggi.
jessicabortuzzo
jessicabortuzzo - Sapiens Sapiens - 1551 Punti
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ediamo innanzi tutto l'evoluzione dell'essere-bambino nel corso della storia delle culture fino ad oggi.
Nell'antica Roma il padre era capo indiscusso di tutto il casato. Moglie, figli e schiavi gli erano sottomessi e lui esercitava su di loro la patria potestas, potere di natura vitalizia con facoltà le più ampie immaginabili oltre ad un potere punitivo che si estendeva fino alla vitae necisque potestas, al diritto di vita o di morte. L'arbitrarietà di questo potere illimitato veniva mitigata nella vita quotidiana dal "controllo sociale" dei rapporti familiari, convertendolo in una generica supremazia endofamiliare della figura del "pater". Il bambino risultava la semplice proiezione del volere del pater familias che conservava nei suoi confronti il ius exponendi, cioè la facoltà di abbandonare il figlio alla nascita in un luogo pubblico, oltre al ius noxae dandi, il diritto di consegnare, per liberarsi della responsabilità, il figlio (o lo schiavo, ed è interessante notare che figli e schiavi erano in qualche modo comparati) che si era reso colpevole di un'azione illecita ad altri per la punizione. Solo l'adolescenza apriva la porta al cursus onorum, alla preparazione all'età adulta (rito di iniziazione). Bisogna arrivare all'imperatore Adriano per vedere condannata l'uccisione finora legittimata del figlio.
Il Cristianesimo nascente conferisce una particolare dignità morale al bambino che si basa sulla venerazione della nascita e dell'infanzia di Gesù di Nazareth. La figura del bambino viene caricata di specifici valori, norme, credenze, sentimenti e ruoli, diventa simbolo: "Se non diventerete come bambini, non entrerete nel regno dei cieli". Poco sappiamo della reale consistenza di questa venerazione nella vita quotidiana e dobbiamo aspettare S. Agostino per avere un'indicazione più approfondita: lui, infatti, parla del bambino come "infirmus", cioè debole, ma capace di esprimere sentimenti propri.
L'epoca medioevale attribuisce al bambino un ruolo futuro, vale a dire, superata la prima infanzia contrassegnata da un'elevatissima mortalità infantile che condiziona persino il ritmo procreativo, si concretizzavano le speranze nel futuro sviluppo, nella continuità dell'esistenza della famiglia. Futuro che, però, era nuovamente segnato dalle mille difficoltà che aveva la famiglia di allevare i propri figli in condizioni di generale miseria, condizioni di vita instabili, condizioni di salute perennemente minacciate soprattutto dalle malattie infettive, invalidità acquisite o innate, ecc. che spesso comportavano l'abbandono del minore, accolto nella migliore delle ipotesi per pietà cristiana dalle istituzioni ecclesiastiche e perché rinnovassero costantemente la popolazione nei monasteri.
Nel Rinascimento il minore non è più la figura precaria del Medioevo e diventa "soggetto" di investimento per il futuro con il quale la famiglia potrà ottenere un posto più solido nella società civile e mercantile dell'epoca. E' il momento in cui inizia a delinearsi una maggiore sensibilità dell'adulto verso il bambino, sia all'interno della famiglia che verso il bambino abbandonato: vengono istituiti i primi brefotrofi come lo Spedale degli Innocenti a Firenze (1445) al quale seguono altri in tutta l'Europa. Il minore non è più un "oblato", affidato alla Chiesa che lo forma come religioso, ma viene consegnato ad istituzioni specifiche che gli permettono la sopravvivenza nonostante il tasso di mortalità infantile ancoro alta.
La Riforma Protestante porta ad un primo rudimentale tipo di scolarizzazione, aperto a tutti i bambini, che esercita un'educazione prevalentemente di tipo catechistica (il "Piccolo Catechismo" di Martin Luther in lingua tedesca, cioè nella lingua del popolo), alla quale risponde prontamente la Controriforma Cattolica con il Catechismo di Canisio nelle scuole e collegi dei Gesuiti che offrono ai figli dei ceti alti un'educazione non soltanto religiosa, ma anche morale e civica. L'educazione del fanciullo diventa oggetto di riflessioni da parte dei studioso dell'epoca e si basa sul buon uso della fisicità e della valorizzazione dell'indole infantile finalizzato a formare l'uomo futuro.
Con la crescente razionalizzazione della scienza medica durante l'Illuminismo il bambino diventa soggetto di osservazioni auxologiche e cliniche, ma anche psicologiche sempre più dettagliate; vengono pubblicati i primi manuali di puericultura, per lo più indirizzate alle famiglie agiate, e al bambino viene concesso di vivere un'intimità nello spazio domestico prima di essere affidato ad un'educazione affabile, discreta, non più punitiva. L'infanzia ispirata alla natura di Jean Jaques Rousseau segna un'investimento sempre più forte sul futuro del "bambino ideale", offrendogli un'educazione scolastica più moderna. Al miglioramento delle condizioni sociali e di salute nelle classi agiate con una maggiore probabilità di sopravvivenza alla nascita e i primi tentativi di una regolamentazione delle nascite si contrappone una situazione diametralmente opposta nei ceti bassi: mentre i figli della borghesia e della nobiltà godono di un'infanzia "felice" e di un'educazione laica, moderna, quelli del popolo vengono precocemente avviati al lavoro.

Nel XIX secolo il bambino divento soggetto degno di riflessioni umanistiche e scientifiche: dall' "originaria purezza" del bambino nella letteratura all'attenzione scientifica a lui riservata che portano ai primi studio in embriologia, allo studio della psicologia infantile, alla pedagogia scientifica di Pestalozzi e Tommaseo. Questa evoluzione è però fortemente influenzata dal contesto culturale fra grandi centri urbani e culture campestri per arrivare allo sfruttamento del lavoro minorile nella prima rivoluzione industriale. Tuttavia, lo statuto morale del bambino diviene sempre più visibile e gradatamente inizia a delinearsi nel 20° secolo lo statuto giuridico del minore fino ad arrivare alla "qualifica" di persona di oggi.
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