lorynzo2
lorynzo2 - Sapiens Sapiens - 1524 Punti
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Per domani dovevo fare un saggio breve sull'amicizia. Io volevo argomentarlo mettendoci anche qualcosa di filosofia.

1) Uno dei tanti filosofi è Epicuro; mi potreste spiegare che cosa afferma sull'amicizia?

2) E quali sono gli altri filosofi che parlano dell'amicizia? Che cosa affermano? Me li potreste spiegare?

GRAZIE ANTICIPATAMENTE!!!!

P.S.= Scusate per le domande nn sono strutturate bene. SPERO CHE RIUSCIATE A CAPIRE COSA VOLEVO DIRE? :hi:hi:hi:hi:hi:hi:hi:hi:hi
cinci
cinci - Mito - 35782 Punti
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Da quanto io ho trovato sul mio libro di filosofia ho visto che Epicuro considera l'amicizia come una delle fonti produttrici di felicità. Ma non vorrei fosse impreciso...
Francy1982
Francy1982 - Mito - 119085 Punti
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E' in ragione di quanto si è detto che la filosofia epicurea si costituisce come vero "farmaco" per l'anima (pharmakon significa "medicina";). Epicuro stila dunque una lista di quattro regole auree per la serenità dell'animo, il tetrafarmakon (altrimenti detto "quadrifarmaco";):

1. Se anche gli dei esistono, non si interessano comunque delle vicende umane;
2. Essendo disgregazione degli atomi del corpo, e quindi assenza di percezione, la morte, in sé, non costituisce dolore;
3. Il piacere è accessibile a tutti;
4. Se un dolore è acuto, allora conduce presto alla morte (che è assenza di percezione e quindi di dolore), se è breve, è sopportabile.

Ecco dunque il "breviario" della pratica epicurea: la prima regola permette di liberare l'uomo dal timore del castigo divino, la seconda lo libera dal timore della morte, la terza indica ad ogni uomo che può raggiungere la felicità, la quarta permette di affrontare con la giusta serenità il dolore fisico.

Esiste poi una scala dei piaceri che permette di discernere il piacere più autentico da quelli accessori, alla base vi sono i piaceri indispensabili ad una vita felice, oltre si pongono i piaceri che possono anche essere trascurati e non sono necessari per il conseguimento della felicità.

I piaceri fondamentali e necessari, senza i quali l'uomo non può essere felice, sono quelli naturali: l'amicizia, la libertà, la consolazione e il conforto del pensiero e della parola, ma anche un riparo per il corpo, del cibo, dei vestiti.

Giungono poi i piaceri naturali ma non del tutto necessari, quali, ad esempio, una grande dimora, uno stuolo di servitori, i banchetti, le terme, l'abbondanza delle portate, il lusso e la ricercatezza. Tali piaceri possono sia alla felicità che all'infelicità, in quanto si possono provare anche ignorando la verità circa la vera natura della vita felice.

Infine vi sono i piaceri del tutto accessori (i piaceri dei dissoluti), come, ad esempio, la fama, il potere e la gloria (i quali sono anche dannosi).

Un motto degli epicurei era "vivi nascosto": contrariamente agli stoici, che predicavano la partecipazione attiva alla vita pubblica, gli epicurei prediligevano la cura della propria anima. Epicuro non predicava quindi l'eccesso e l'abbondanza (come talora si può essere portati a credere secondo l'uso moderno del termine "epicureo";), ma la ricerca e il conforto del necessario.


7. Tre ingredienti per la felicità

L'amicizia. "Di tutti i beni che la saggezza procura per la completa felicità della vita il più grande di tutti è l'acquisto dell'amicizia."

Epicuro teneva in gran conto la vera amicizia. Il vero amico è colui che ama e rispetta l'altro per ciò che è e non per ciò che possiede. Tra veri amici si crea intimità, si condividono malinconie, ci si conforta. L'amicizia è in grado dare sicurezza nella misura in cui ci sentiamo compresi e accettati.

Sfidando i costumi, Epicuro e i suoi seguaci vissero in una grande casa priva di lusso e di decori, tuttavia coltivavano ciò di cui avevano bisogno per mangiare, e, cosa più importante, mangiavano assieme. "...dilaniare carni senza la compagnia di un amico è vita da leone e da lupo".

La libertà. L'uomo libero è già a un passo dalla vera felicità, l'uomo che si libera dalle opinioni altrui lo è ancora di più. Si è già visto come per Epicuro la libertà dal volere degli dei sia già di conforto, a maggior ragione la libertà dell'uomo di fronte al proprio destino o a qualsiasi destino imposto da altri uomini è motivo di felicità e di piacere.

Il pensiero, la parola e la scrittura consolatoria. La comunità epicurea era votata alla discussione dei problemi e alla riflessione. Molti degli amici di Epicuro erano scrittori e poeti. Epicuro amava discutere ed esaminare le proprie ansie legate al possesso del denaro, alle preoccupazioni legate alla salute, alla morte e all'aldilà. Discutere razionalmente della morte avrebbe aiutato, secondo il filosofo, ad alleviarne la paura. L'analisi lucida delle ansie e delle paure, sia per mezzo della discussione che della scrittura, se non è un rimedio assoluto, è tuttavia una consolazione, cosa che, a fini pratici, è tutt'altro che da sottovalutare.

"Ciò che al presente non ci turba, stoltamente ci addolora quanto è atteso". Questa frase riassume bene l'atteggiamento filosofico di Epicuro: la vita è pratica di felicità, non conviene pensare a ciò che potrà accadere in futuro se questo implica la rovina della propria serenità presente.
([url=http://209.85.135.104/search?q=cache:MkcPmJM6VykJ:www.forma-mentis.net/Filosofia/Epicuro.html+epicuro+amicizia&hl=it&ct=clnk&cd=1&gl=it]tratto da qui[/url])



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lorynzo2
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GRAZIE MILLE FRANCY1982 :hi:hi:hi:hi:hi;););););););)
Francy1982
Francy1982 - Mito - 119085 Punti
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prego lory alla prossima!
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