pecuniam
pecuniam - Habilis - 232 Punti
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Qualcuno mi potrebbe spiegare in un italiano semplice (perché non sono di madrelingua italiana) i filosofi: Talete, Annasimandro, Annasimene, Pitagora e i pitagorici, Eraclito, Parmenide e Zenone?
Grazie, perché ho perso qualche ora di lezione ;)
Achille95
Achille95 - Sapiens Sapiens - 1759 Punti
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Ciao pecuniam.

La filosofia nacque nell'antica Grecia,precisamente nell'Asia minore. Filosofia è un concetto particolare,poichè letteralmente dal greeco "Filosofo" significa "filos sofos", amante del sapere. In realta' non è un vero amante del sapere,ma un ricercatore di esso che si interroga sul mondo attorno a se. In realta',ognuno di noi è un po' filosofo,ogni volta che si fa una domanda. La scienza stessa nasce da una meditazone filosofica,in quanto tu per essere scienziato devi domandarti e interrogarti sul Fenomeno (ovvero cio' che si manifesta) per poterlo studiare. Come noterai,infatti,la maggior parte dei filosofi sara' anche scienziato,matematico,fisico,studioso. Come ad Esempio Talete,un grande astronomo, o Pitagora, il quale teorema tu lo studierai ancora oggi per la risoluzione del dato "ipotenusa" nascosto nel problema tipico di matematica che si svolge all'inizio del programma di geometria analitica. Filosofia è interrogarsi, interrogare,studiare e pensare alle possibili origini di cio' che è , era o sara', sull' ESSENZA delle cose sulle quali ci si interroga, e sulla loro APPARENZA. Moltoi filosofi ammirano il diialogo come forma massima di espansione della filosofia,come il piu' famoso filosofo greco,Socrate,il quale basava la sua filosofia sul discorso e sull'incontro. La filosofia è come una continua ricerca del sapere,che non finisce mai. E perchè non finisce mai secondo te? Semplice:il sapere è infinito. Perchè tutto cio' che è stato ed è e che sara' è illimitato,non ha un inizio e nee una fine, e non potrai mai sapere tutto cio' che fa parte della sapienza mondiale e universale. Ti spiego meglio: Tu,essendo un essere umano (credo tu lo sia,se non sei un umano molla gli studi e datti alla vita si Clark Kent) sei mortale,ovvero hai una vita finita,che termina con la tua morte. E siccome il tuo tempo è finito e la conoscenza è infinita non potrai mai sapere tutto,perchè essendo tu finito (ovvero destinato a morire prima o poi,ti auguro tardi ma è cosi') , non potrai mai inglobare nella tua conoscenza qualcosa di infinito. Ad esempio,Dio,che è un concetto infinito. Tu puoi crederci o non crederci,ma non potrai mai sapere se effettivamente esista o meno. Devi immaginare la conoscenza e il suo studio di essa come una passeggiata verso l'orizzonte: potrai fare tanti passi,conoscere tutto il percorso che compi,ma una volta che arriverai a quello che vedevi quando avrai iniziato,avrai un altro orizzonte a prospettarsi davanti ai tuoi occhi ,ovvero una nuova domanda,un nuovo obbiettivo da raggiungere, e questo si ripetera' per sempre. Questa è un'introduzione alla fiflosofia piuttosto semplice,che ti consiglio vivamente di integrare con la lettura del libro di testo e il suo studio =).


Ti spiego in modo schematico come funziona la testa dei filosofi in genere.


Studiano/osservano
Si indagano
trovano un principio primo
ne danno una spiegazione in base alla loro filosofia
creano diverse opere su di essa.



Ricordati sempre che OGNI FILOSOFO ha un Arkè,in greco, che significa "Principio",Che è il fulcro attorno al quale ruota la filosofia.

Ti scrivo dei riassunti significativi che mi sono interessati sui filosofi che mi hai chiesto.

TALETE

Talete fu il fondatore della scuola di Mileto. Visse tra la fine del VII secolo e la prima metà del VI secolo.
Nella sua vita oltre a fare il filosofo fu anche un uomo politico (spinse i Greci della Ionia ad unirsi in uno stato federativo con capitale Teo), fu un matematico (tutt'oggi esistono ancora e vengono utilizzati i suoi teoremi di geometria), un astronomo (predisse una eclissi solare, quella del 28 maggio 585 a.C.) e anche un fisico (scoprì le proprietà del magnete) .
Secondo Platone era un uomo sempre assorto nei suoi pensieri, infatti si dice che una volta cadde in un pozzo appunto perché assorto nei suoi profondi pensieri.
Secondo Aristotele fu un uomo d'affari; si dice che lui, prevedendo un abbondante raccolto di olive, affittò tutti i magazzini e poi li rivendette a prezzo più alto.




Ora TALETE,ANASSIMENE E ANASSIMANDRO


Questi tre filosofi si definiscono presocratici, e costituiscono la scuola di Mileto, colonia greca nell'asia minore. Essi hanno vissuto tra il 624 al 528 a.C, ed erano dei sapienti, ovvero conoscevano la matematica, l'astronomia ecc. Anassimandro era allieo di Talete, e Anassimene era allievo di Anassimandro.

Questi tre filosofi si chiedono da dove tutto derivi, da dove provenga, cercano un archè (in greco, appunto, principio) Talete questo archè lo vede nell' acqua, Anassimandro nell'infinito, e Anassimene nell'aria.

Tra i tre filosofi penso personalmente che bisonga approfondire di più Anassimandro, che è un po' più complesso. Anassimandro dice che tutto ciò che esiste deriva da un qualcosa di illimitato, infinito; e conia il termine apeiron (sempre dal greco). Egli pensa che tutto ciò che nasce, tutto ciò che esiste non può derivare da una materia concreta, al contrario di quel che pensa Talete. Inoltre Anassimandro promuove la dialettica dei contrari. Tutto ciò che ci circonda era contenuto nell'apeiron, che muovendosi ha sprigionato tutte le cose. Queste cose, per ristabilire una sorta di giustizia, si spingono nell'apeiron a vicenda creando un ciclo.

Si può dire che con Anassimene si faccia un passo indietro nella ricerca dell'archè, visto che lo trova in una materia come l'aria.


Pitagora
Fondò a Crotone una scuola che fu anche un’associazione politica e religiosa, diffusasi in tutte le regioni dell’Italia meridionale ed assunse il potere politico più volte esercitato poi in senso aristocratico. In questa setta si praticava anche la comunione dei beni ed alcuni riti purificatori, essa considerava Pitagora come il depositario del sapere,quindi era vietato apportare alla sua dottrina qualsiasi tipo di modifica. Le sedi delle scuola pitagoriche vennero poi distrutte quando nella Magna Grecia si determinò un movimento democratico che distrusse le istituzioni aristocratiche fondate dai pitagorici.
La filosofia dei pitagorici e di Pitagora era un riflesso della matematica che essi resero vera e propria scienza attraverso le dimostrazioni che tuttora la caratterizzano.Essi affermano che il numero è la sostanza delle cose: tutto è numero; il numero10, o meglio9+1,era ritenuto sacro in quanto poteva rappresentare la figura sacra della tatracktis, il triangolo.
Il concetto che sta alla base per cui le cose sono numeri è quello di un ordine misurabile, per cui quindi ogni cosa può essere misurata ed ordinata in maniera geometrica. Le opposizioni tra le cose si riducono dunque ad opposizioni tra numeri, e per questo nasce l’opposizione tra il pari ed il dispari, che si riflette poi in tutte le cose. Il dispari è un’entità limitata, ovvero perfetta; il pari invece, essendo illimitato, incompiuto risulta imperfetto. Anche i pitagorici seguivano il suo pensiero.




PARMENIDE
Parmenide visse fra il 550 a.c. e il 450 a.c. nell'Attica.
Il suo pensiero si fondava essenzialmente sulla considerazione del mondo e di ciò che fosse veramente vero e ciò che fosse solo apparente.
Se infatti l'uomo si soffermasse a osservare la realtà (la parte apparente) rimarrebbe imprigionato nella doxa che è l'illusione del reale, infatti egli divide la mente dell'uomo in aletheia(verità) e doxa(apparenza).
Scrisse un poema:ricerca sulla natura dove lui immaginava di trovarsi davanti a una Dea che lo esortava a incamminarsi con la ragione verso la realtà, perciò secondo lui per conoscere tutto ciò che è, è necessario usare la ragione.
Parmenide conclude che l'essere è un tutto unico, è un unicità, perciò anche la realtà è unica e tutto ciò che esiste costituisce un'unica realtà.

L'ESSERE
L'essere per Parmenide è totalità poiché è:
1- unico
2- ingenerato
3- immortale

Anche ciò che penso è, e quindi ciò che la ragione pensa assume una consistenza reale.

Parmenide è quindi un razionalista , per lui l'essere è immutabile poiché è:
1- unico
2- ingenerato
3- imperituro
4- immutabile
5- omogeneo



Il Non essere è l'esatto opposto,è cosa NON E'.

L 'ESSERE IN QUANTO ESSERE E' E NON PUO' NON ESSERE, E IL NON ESSERE IN QUANTO NON ESSERE NON E' E NON PUO' ESSERE.



ERACLITO
Filosofo greco nato ad Efeso in Asia Minore all’inizio del v secolo a.C. Eraclito ebbe rapporti molto stretti con la scuola ionica, tanto che esserne considerato, da alcuni storici, il prosecutore di tale scuola, pur distaccandosene per la sua mentalità più di metafisico che di scienziato (disprezzo per la polimathia a favore di un’intuizione unitaria dell’universale). Scrisse un opera sulla alla natura della quale ci restano alcuni frammenti in uno stile oscuro e suggestivo. Anche Eraclito cerca di determinare l’archè cioè il principio primo del cosmo e lo identifica nel fuoco (inteso come elemento in continuo mutamento), da cui tutto proviene e da cui tutto ritorna; ma lui insiste soprattutto nell’affermazione del divenire universale.La realtà è un flusso perenne; tutto scorre;non ci si può bagnare due volte nello stesso fiume o meglio non si può toccare più di due volte una sostanza nello stesso stato; la fissità e la stabilità sono mera apparenza. Il fuoco Eracliteo può essere interpretato come espressione o come simbolo di questa mobilità e dinamismo. D’altra parte, tale fluire non è scevro da urti e contrasti: anzi la legge di esso è l’opposizione dei contrari (vita o morte, vecchio o giovane, sveglio e dormiente ecc.) che si escludono e si implicano ad un tempo, conferendo un ritmo agitato e drammatico alla vicenda cosmica e umana. La lotta dice Eraclito è la regola del mondo, e la guerra è comune generatrice e signora di tutte le cose animate ed inanimate.


ZENONE (ACHILLE E LA TARTARUGA! AHAHAH)

Zenone, discepolo di Parmenide, nato e vissuto ad Elea, è una figura importante tra i filosofi Greci, poiché difende il suo maestro dagli attacchi degli altri filosofi; si può dire che il suo lavoro sia incentrato quasi esclusivamente su questo ZENONE. Zenone, discepolo di Parmenide, nato e vissuto ad Elea, è una figura importante tra i filosofi Greci, poiché difende il suo maestro dagli attacchi degli altri filosofi; si può dire che il suo lavoro sia incentrato quasi esclusivamente su questo. Inventa un tipo di strategia per difendere il maestro, la “dialettica”, ovvero il ragionamento per assurdo. Ha confutato la confutazione delle tesi degli avversari di Parmenide. Zenone ammetteva come vere le tesi non-Parmenidee, sviluppandole e arrivando a conclusioni assurde, difendendo quindi in modo in diretto il maestro. Le argomentazioni contro la pluralità (divisibilità, molteplicità). N° finito di parti (ad.es. A C B), C è l'elemento divisore di A e B. Questo processo (di divisione) va avanti all'infinito, ed è in contrasto con la condizione di partenza (n° finito di parti), poiché si verrebbero a creare un numero infinito di parti. N° infinito di parti: si dividono in: - estese; - non estese. Estese: se ogni particella contiene un numero infinito di parti le cose che da esse sono composte avrebbero grandezza infinita. Non estese: senza l'estensione le cose non possono esistere. - Le argomentazioni contro il movimento. Prima argomentazione: Lo stadio. Non è possibile andare da un'estremità all'altra dello stadio, poiché bisognerebbe arrivare prima alla metà di questo, e prima ancora alla metà della metà: questo ragionamento va avanti all'infinito. Non è però possibile percorrere in un tempo finito infinite parti di spazio. Seconda argomentazione: Achille. Se una tartaruga ha un passo di vantaggio su Achille “pié veloce”, non sarà mai raggiunta da questo. Infatti, prima di raggiungerla, Achille dovrà raggiungere la posizione precedentemente occupata dalla tartaruga, la quale, nel frattempo, si sarà spostata di un intervallo: continuando questo ragionamento, la distanza tra Achille e la tartaruga non sarà mai nulla, pur riducendosi continuamente. Terza argomentazione: La freccia. La freccia che appare in movimento è in realtà immobile: essa occuperà ad ogni istante soltanto uno spazio determinato, pari alla sua lunghezza; e poiché il tempo in cui essa si muove è costituito da infiniti istanti, in realtà la freccia sarà immobile. Quarta argomentazione: Le masse nello stadio. Questo afferma che in uno stadio, un punto mobile va ad una certa velocità e simultaneamente al doppio di essa, a seconda che sia rapportato ad un punto immobile oppure ad un punto che si muove in senso contrario alla stessa velocità. Concludendo, quindi, secondo Zenone la molteplicità ed il movimento sono delle assurdità, e di conseguenza, le tesi Parmenidee sono valide.


Il mio aiuto termina qui,spero di esserti stato utile,mi sono stati basilari alcuni riassunti gia' presenti su skuola che ho trovato semplici e scorrevoli. Ricordati che quella che ti ho dato è una mini mappa concettuale che devi INTEGRARE AL MANUALE DI STUDI. Io ho l'ABBAGNANO FORNERO, che se usi anche tu buon per te, è un gran libro,se non hai quello,ti consiglierei di acquistarlo su LIBRACCIO.IT,a prezzo bassissimo. Buona filosofia,non smettere mai di ricercare.
chialex
chialex - Sapiens - 498 Punti
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Allooora, te li spiego io in modo semplice:
1) Talete--> Aristotele nei suoi trattati indagava su ciò che era stato detto dai filosofi che c'erano prima di lui e tra i tanti che analizza troviamo appunto Talete. Egli poneva come principio di tutto l'acqua in quanto, basandosi sull'osservazione diretta della natura, vedeva che il nutrimento di tutte le cose è umido, che il caldo stesso deriva dall'acqua ecc.. insomma vede che l'acqua è presente in ogni cosa. Inoltre ci sono anche altri precedenti a lui che per primi svilupparono una spiegazione sul mondo divino basandosi sul mito di Oceano e Tetide (giuramento degli dei fatto sulle acque dello Stige--> acqua addirittura superiore agli dei)
2)Anassimando non l'ho fatto.
3)Annasimente neanche. (penso che però ponesse come principio di tutto l'aria)
4) Pitagora non so cosa ci sia da dire, ma riguardo i pitagorici mah, allora, per quanto ne so io, loro si basavano sulle operazioni matematiche e in particolare per loro era importante e simbolico il numero 4 in quanto proprio 4 sono i termini necessari per costituire una proporzione.
5)Eraclito--> i suoi frammenti mostrano una profonda relazione con il sapere di tipo mitico-religioso. Lui pone come principio di tutto diverse cose:nella prima parte dei frammenti si concentra sull'ignoranza umana. Nei frammenti 17-22 (seconda parte) lui concentra la sua attenzione sul logos e attribuisce a esso tre significati: a) discorso fatto da lui stesso, cioè la sua opera orale e scritta; b)il pensiero umano in generale cioè la ragione che è comune a tutti gli uomini; c)legge divina e universale che tutto governa.
Eraclito inoltre non accetta il principio di non contraddizione: egli infatti fa uso dell'identità dei contrari secondo cui gli opposti (i contrari quindi) sono la stessa cosa.
nella terza parte dei frammenti (23-32) parla appunto dell'identità dei contrari e si concentra sulla guerra che rappresenta ciò che divide gli schiavi dai mortali. Nell'ultima parte dei frammenti (37-41) Eraclito ci parla del fuoco e in particolare di come in esso lui veda il contrasto tra forze opposte che quindi pone come causa del divenire universale-->il fuoco infatti nasce dalla combustione, dalla distruzione di qualcosa che però non si annulla ma si trasforma in altra: rappresenta il ciclo della vita.


di parmenide e zenone te ne parlo in un altro messaggio così intanto leggi questo ahaha
chialex
chialex - Sapiens - 498 Punti
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6)Parmenide-->si può dire che sia un pensatore di transizione: da una cultura di oralità alla scrittura. Egli è diverso dai filosofi a lui precedenti in quanto nel definire il principio di tutto non ricorre a nessuno dei 4 elementi ma afferma che per lui è l'ESSERE. Scrive un poema in cui si concentra sul problema della verità. Il poema è strutturato così: POEMA -> PROEMIO:Parmenide compie un cammino che non è scelto da lui: la destinazione è stata scelta dalle dee del sole che persuadono dike (la dea della giustizia) ad aprire le porte ed è la giustizia che elenca ciò che Parmenide dovrà apprendere: egli non trova la verità sa dolo ma c'è una divinità che gliela spiega. 1)->VERITA'
2)->PENSIERI (Dopo il proemio ci sono due rami, uno è la verità, l'altro è quello dei pensieri)
Per quanto riguarda la VERITA': essa si suddivide in METODOLOGIA (in cui la dea presenta a Parmenide le tre vie: a)essere [quella giusta da prendere]; b)non essere[quella sbagliata]; c)essere e non essere[quella dei mortali detti "dalla doppia testa" perché non sanno prendere una decisione e oscillano tra l'essere e in non essere].) e in ONTOLOGIA (in cui Parmenide enuncia gli attributi dell'essere: esso è unico, intemporale, imperituro (che non muore mai), immobile, ingenerato (che non nasce mai)..è un concetto un po' difficile da capire all'inizio, ma se ci pensi: se l'essere fosse generato deriverebbe dal non essere, ma il non essere non esiste perciò non è possibile. E nel caso l'essere morisse diventerebbe non essere, che però come detto prima non esiste, perciò è impossibile.)

Per quanto riguarda la parte dei PENSIERI: possiamo distinguere due valori principali del termine ESSERE: a)predicativo-> unisce un predicato ad un soggetto; b)esistenziale-> afferma l'esistenza di qualcosa
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