shark
shark - Genius - 8072 Punti
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Ragazzi vorrei cerkare di sintetizzare marx il più possibile,. Chi mi aiuta???Ora vi scrivo i concetti CHE INTERESSANO AL MIO PROF, se potete scrivetemeli(io nn capisco una mazza sul mio libro)

LA CRITICA DELLA FILOSOFIA HEGELIANA

LA CRITICA A FEUERBACH

IL LAVORO ALIENATO E LA NUOVA NOZIONE DI MATERIA

IL MATERIALISMO STORICO

I MODI DI PRODUZIONE CHE PRECEDONO IL CAPITALISMO

L'ANALISI DEL CAPITALISMO

SOCIALISMO E COMUNOSMO


QUESTI SONO I CONCETTI CHE DOVREBBE CONTENERE LA "SINTESI".LA PROF CI HA FORNITO DEI RIASSUNTI, PERò CI SONO SOLO DELLE FRASI SCONNESSE, NON CAPISCO MOLTO ,PREFERISCO AFFIDARMI A SKUOLA.NET:):)....RAGà SE TROVATE QLK A ME SERVE IL "SUCCO" :)...TROPPO BRAVI.GRAZIE SKUOLA.NET.


PS HO TROVATO DEGLI APPUNTI SU SKUOLA.NET PERò DIKONO ALTRE COSE, NN QLL KE I INTERESSA. SOLO QST MI SEMBRAVA GIUSTO:
Critica a Feuerbach
La critica che Marx muove contro la filosofia di Feuerbach è espressa nelle 12 tesi su Feuerbach. Marx afferma che Feuerbach ha ragione a criticare l'idealismo poiché secondo la sua opinione tutto si risolve nel mondo reale e non in quello metafisico; Marx afferma anche, a differenza di Feuerbach, che l'essenza dell'uomo si manifesta nella classe sociale, nei rapporti sociali di produzione (contesto sociale); Marx afferma ancora che la religione non è l'alienazione dell'essenza dell'uomo in un essere metafisico ipostatizzato, ma si tratta di un sistema di produzione sbagliato che si è alienato; ultima tesi di Marx su Feuerbach afferma che "i filosofi hanno soltanto diversamente interpretato il mondo ma si tratta di trasformarlo", infatti Marx pensa che con Hegel la filosofia sia finita, allora bisogna uscire dalla filosofia e trasformare il mondo (lo stesso Marx si definisce un post-filosofo, un teorico della rivoluzione che studia la scienza della società: l'economia politica). "Non è la coscienza che determina l'essere sociale, ma è l'essere sociale che determina la coscienza" (Marx).
cichinella
cichinella - Genius - 5407 Punti
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ciao...

VITA
Karl Marx nacque a Treviri, in Germania, nel 1818 da una famiglia ebraica convertita al protestantesimo. Studiò a Bonn, a Berlino e a Jena, aderendo dapprincipio alla filosofia hegeliana, ma accogliendone ben presto le critiche di Feuerbach. Collaborò per un certo tempo con un giornale di Colonia e nel 1843 emigrò a Parigi, dove l'anno successivo conobbe Friedrich Engels, col quale strinse una profondissima amicizia ed una stretta collaborazione.
Espulso da Parigi nel 1845, Marx si trasferì dapprima a Bruxelles e poi a Londra, dove visse grazie al sostegno del suo ricco amico Engels. Con questi, nel 1848, pubblicò il Manifesto del partito comunista. Nel 1864 fondò l'Associazione internazionale dei lavoratori, poi nota come Prima Internazionale. Morì a Londra nel 1883.
PENSIERO
La critica a Hegel e a Feuerbach
La formazione filosofica di Marx è segnata soprattutto da Hegel e da Feuerbach. Il pensiero del primo è sottoposto a un'analisi serrata, nella quale, insieme alla denuncia della pretesa subordinazione della "società civile" allo "Stato politico", si smaschera l'errore logico che ha portato Hegel a spiegare la realtà particolare deducendola da un principio assoluto, considerando oggetto del sapere non i fatti e gli individui concreti, ma le categorie e i princìpi astratti. Se l'insistenza sul principio "positivo" dell'esperienza e la rivendicazione di una dialettica del concreto evidenziano l'influsso di Feuerbach sulla critica all'idealismo operata da Marx, questi però considera l'essere individuale, contrapposto all'astratta idea hegeliana, sempre nella relazione sociale. Così riprende da Feuerbach il concetto di alienazione religiosa e lo interpreta come conseguenza di una alienazione più ampia nella società e nello stato.
Marx individua la radice di ogni "autoestraneazione umana" nell'effettiva contraddizione storico-sociale tra le classi e interpreta la divisione della società in classi antagoniste come il risultato di una divisione diseguale del lavoro. L'individualismo capitalistico-borghese e la proprietà privata sono, pertanto, la "conseguenza necessaria" dell'alienazione del lavoro dell'operaio, il quale si vede espropriato sia dei prodotti da lui realizzati, sia della possibilità di determinare la propria attività. Invece il lavoro dovrebbe essere espressione dell'"attività libera e consapevole" di ogni essere umano in un contesto di appartenenza sociale e quindi realizzare la sintesi tra i fini individuali e quelli collettivi della specie. Questa condizione di lavoro può essere conseguita solo nella società comunista, la quale si prefigge anche la piena integrazione di uomo e natura, sebbene in realtà Marx, avverso a ogni forma di costruzione utopica, non la descriva dettagliatamente in nessuna sua opera.
Il materialismo storico
Alla astrattezza filosofica della sinistra hegeliana e di Feuerbach, tacciati di voler cambiare la realtà con la semplice critica delle idee, si contrappone la concezione materialistica della storia. La storia è vista come un processo materiale in cui "ciò che gli individui sono coincide immediatamente con la loro produzione, tanto con ciò che producono quanto col modo come producono". Vale a dire "ciò che gli individui sono dipende dalle condizioni materiali della loro produzione". Il motore della trasformazione storica risiede quindi nello sviluppo delle forze produttive (struttura) e nel fatto che esse entrano in contraddizione con i rapporti sociali già costituiti, con l'assetto di potere e con le idee dominanti (sovrastruttura). La rivoluzione comunista, allora, non è l'iniziativa di un gruppo di individui, ma il necessario esito di un preciso processo storico: l'esasperazione della sua condizione di sfruttamento nella società capitalistica porterà il proletariato a organizzarsi politicamente e a opporsi in modo rivoluzionario contro il sistema capitalistico per realizzare l'avvento finale della società comunista.
L'analisi economica del Capitale
L'opera maggiore di Marx è Il Capitale. Critica dell'economia politica. Questo si focalizza dapprima sull'analisi dell'economia politica classica per realizzare una vera e propria "anatomia" del sistema capitalistico. La forma capitalistico-borghese della produzione della ricchezza è caratterizzata dal fatto che il mezzo per crearla è diventato il "lavoro in generale", vale a dire il lavoro che prescinde da ogni sua caratteristica particolare e si presta a essere impiegato come pura forza-lavoro da offrire e acquistare come merce. Marx concorda con gli economisti classici (A. Smith, D. Ricardo) nel ritenere la società borghese come la più complessa organizzazione di produzione. Ciò che questi non accetta degli economisti classici, e critica come "ideologia", è l'attribuzione di una validità assoluta ed eterna a questi caratteri della società capitalistico-borghese, la quale altro non è che il risultato di un processo storico, di per sé mai definitivo. Tale sottolineatura del carattere storico del modo borghese di produzione apre la strada a un'economia di tipo diverso e a una compiuta teoria della rivoluzione proletaria. Infatti, dalla trattazione "scientifica" della merce - del suo valore come derivante dallo scambio dei beni secondo le astratte quantità di lavoro in essi contenute, del plusvalore come porzione del valore prodotto eccedente il salario corrisposto al lavoratore per riprodursi come forza-lavoro e incamerata come profitto, dei prezzi - Marx giunge a formulare la previsione del crollo del capitalismo sotto la pressione della crisi economica (diminuzione del tasso di profitto e sovrapproduzione) e della crisi sociale (povertà crescente e proletarizzazione generalizzata), grazie alla presa di coscienza ed all'attiva azione rivoluzionaria degli sfruttati.

Aggiunto 6 minuti più tardi:

la critica della filosofia hegeliana

Il vertice del pensiero filosofico tedesco è, secondo Marx, la filosofia del diritto e dello Stato di Hegel, di cui questa critica vuole semplicemente essere una "Introduzione": Hegel riuscì a fare una critica dello Stato moderno pur non vedendolo realizzato in Prussia. Questo perché "i tedeschi nella politica hanno pensato ciò che gli altri popoli hanno fatto"(p. 100). Ma tra pensiero ed azione Marx non vede contraddizioni di sostanza, in quanto i limiti pratici delle democrazie borghesi sono equivalenti ai limiti teorici della filosofia idealistica. Entrambe le realtà non hanno mai preso in considerazione l'uomo reale, totale (ib.).
Secondo Marx il problema cruciale per la Germania non è soltanto quello di sapere se per mezzo di una prassi rivoluzionaria essa sarà in grado di innalzarsi "al livello ufficiale dei popoli moderni" [che è quello politico-istituzionale dello Stato borghese], ma anche se sarà in grado di superare tale livello dal punto di vista umano o sociale (p. 101). "La critica della religione finisce con la dottrina per cui l'uomo è per l'uomo l'essere supremo, dunque con l'imperativo categorico di rovesciare tutti i rapporti nei quali l'uomo è un essere degradato, assoggettato, abbandonato, spregevole..."(ib.).
Marx qui si ricollega a quella rivoluzione fallita che fu la riforma protestante: un passato sì "rivoluzionario" ma "teorico" (p. 101), in quanto la guerra dei contadini: "il fatto più radicale della storia tedesca"(p. 102), s'infranse contro le esigenze conservatrici della teologia. Il parallelo tra Riforma e Rivoluzione sta nel fatto che le idee rivoluzionarie nascono nella testa degli intellettuali, ma la differenza deve stare nella loro applicazione, che deve riguardare le masse.
E' solo questo il vero problema, per Marx, poiché la Germania è molto arretrata politicamente. La domanda tuttavia è lecita: è possibile che i tedeschi si emancipino prima di rischiare una decadenza come nazione, provocata dal capitalismo delle altre nazioni? Certamente, Marx ne è consapevole, non verrà alcun aiuto da parte del governo prussiano, e per quanto riguarda la società civile il rischio è quello tipico delle rivoluzioni borghesi: cioè che venga tradita a cose fatte. (Va detto tuttavia che per Marx non esisteva nella Prussia di allora una classe che da sola, come p. es. in Francia, avrebbe potuto fare la rivoluzione).
Marx a questo punto fa la sua proposta politica: soggetto principale della rivoluzione dovrà essere una classe che concentri su di sé tutte le contraddizioni sociali, per le quali essa non possa nutrire un interesse particolare di liberazione e che quindi la sua istanza di liberazione coincida con quella di tutte le altre classi oppresse: questa classe è il proletariato industriale.
Marx chiede che in Germania non si faccia una liberazione progressiva, partendo da quella democratico-borghese per arrivare a quella socialista, ma che si salti il passaggio e si faccia subito la rivoluzione proletaria: "in Germania l'impossibilità della liberazione progressiva deve generare la libertà totale"(p. 107). La sua è una posizione molto esigente.
La descrizione del proletariato industriale tedesco è così intensa che merita d'essere riportata integralmente. La possibilità positiva dell'emancipazione tedesca sta "nella formazione di una classe con catene radicali, di una classe della società civile la quale non sia una classe della società civile, di uno stato che sia la dissoluzione di tutti gli stati, di una sfera che per i suoi dolori universali possieda un carattere universale e non rivendichi alcun diritto particolare, poiché contro di essa viene esercitato non una ingiustizia particolare bensì l'ingiustizia senz'altro, la quale può fare appello non più ad un titolo storico ma al titolo umano, che non si trova in contrasto unilaterale verso le conseguenze, ma in contrasto universale contro tutte le premesse del sistema politico tedesco, di una sfera, infine, che non può emancipare se stessa senza emanciparsi da tutte le rimanenti sfere della società e con ciò stesso emancipare tutte le rimanenti sfere della società, la quale, in una parola, è la perdita completa dell'uomo, e può dunque guadagnare nuovamente se stessa soltanto attraverso il completo riacquisto dell'uomo. Questa dissoluzione della società in quanto stato particolare è il proletariato"(p. 108).
Compito fondamentale di questo proletariato è "la negazione della proprietà privata"(p. 109). La filosofia tedesca può trasformarsi in prassi rivoluzionaria (sulle modalità della quale, operativamente, Marx non dice nulla) se si associa alle esigenze emancipative del proletariato industriale. "La filosofia non può realizzarsi senza l'eliminazione del proletariato, il proletariato non può eliminarsi senza la realizzazione della filosofia"(p. 110).
Quanto proletariato industriale esisteva nella Prussia di Marx? Lo sviluppo industriale della Germania cominciò ad avere un certo impulso a partire dalla seconda metà degli anni '30, soprattutto nella regione del Reno-Vestfalia, favorita dalla liquidazione degli ordinamenti feudali, già effettuata nel periodo del dominio francese. In Sassonia era molto sviluppata l'industria tessile. Berlino cominciò a diventare un centro industriale verso la metà degli anni '40: qui era concentrato 1/3 di tutta la produzione di macchine e dei cotonifici della Prussia; nel 1846, su 400.000 abitanti aveva circa 70.000 operai salariati. Nel 1847 in tutto il paese vi erano circa 1000 motori a vapore. La prima ferrovia fu inaugurata nel 1835. Nel complesso tuttavia l'industria si sviluppava a rilento e non era in grado di assorbire gli artigiani e i contadini impoveriti che affluivano nelle città, tant'è che negli anni 1846-47 furono costretti a emigrare dalla Germania circa 100.000 persone l'anno. Nella maggior parte della Germania prevaleva l'artigianato e la manifattura, specie quella sparsa.
I primi moti rivoluzionari si registrarono agli inizi degli anni '30, in Sassonia, nell'Assia-Cassel e in Baviera. A Essen nel 1830 scoppiò una rivolta contadina antifeudale, che fu duramente repressa. Nel 1832 nel castello di Hambach parteciparono 30.000 persone per chiedere riforme democratiche e l'unificazione nazionale. Nel 1833 a Francoforte sul Meno un gruppo di studenti tentò un colpo di stato per proclamare la repubblica. L'anno successivo fu chiusa dal governo l'"Associazione dei diritti dell'uomo" guidata da G. Büchner e dal pastore Weidig. Nel 1845 quasi tutti i Landtag (assemblee provinciali di stati) presentano al re la richiesta di una costituzione; i liberali borghesi vogliono anche l'allargamento dell'unione doganale e la liquidazione dei privilegi di casta della nobiltà. Il professore di economia dell'Università di Tubinga, F. List, chiedeva elevate tariffe doganali sui prodotti d'importazione e predicava la conquista di un mercato mondiale da parte della Germania unificata, anche a costo di scatenare la guerra.

Aggiunto 1 minuti più tardi:

il lavoro alienato

Alienazione era un termine messo in circolo dalla filosofia di Hegel, che letteralmente vuol dire il ‘diventare altro’ e quindi anche il cedere ad altri ciò che é proprio. Nella produzione capitalistica essa assume, stando a Marx, vari aspetti, connessi tra loro. In primis, essa riguarda il rapporto dell’operaio con il prodotto del suo lavoro: tale prodotto é per lui un ente estraneo, che non gli appartiene, ma é esclusivo possesso del capitalista, per il quale egli lavora. In secondo luogo, nell’attività produttiva l’operaio si estrania da sè, ovvero non considera il proprio lavoro come parte della sua vita reale. Questa si svolge altrove, a casa, fuori e indipendentemente dal lavoro, che si trova sotto il comando di un potere estraneo. Infine, nella produzione capitalistica l’operaio perde la sua essenza generica), ovvero ciò che propriamente contrassegna l’essenza dell’uomo. Con questo termine, impiegato anche da Feuerbach, Marx intende l’essere che si realizza storicamente nella sua appartenenza al genere di cui fa parte, ossia il genere umano: contrassegno decisivo di esso é il lavoro , che distingue l’uomo dall’animale e stabilisce un rapporto costitutivo con la natura; attraverso il lavoro in cui, sotto la spinta dei bisogni, oggettiva le sue capacità, l’uomo si appropria della natura stessa. Nella moderna produzione capitalistica, al contrario, il lavoro diventa solo un mezzo di sopravvivenza individuale, non l’espressione positiva della natura umana; il lavoro viene dunque visto da Marx come un qualcosa di altamente positivo, connesso alla natura stessa dell’uomo; esso diventa però negativo quando diventa lavoro alienato, sfruttamento. Ma in tal modo l’uomo si trova anche estraniato dall’altro uomo, perchè attraverso l’attività lavorativa l’uomo é legato da un rapporto sostanziale con gli altri uomini, costituisce con essi una comunità . Con l’alienazione l’uomo é pertanto privato anche della sua essenza sociale .

Aggiunto 3 minuti più tardi:

la nuova nozione di materia

filosofo che influenzò Carlo Marx è Ludwig Feuer­bach (1804-1872). Egli rovescia la dottrina hegeliana. Non "tutto è idea", come credeva Hegel, ma "tutto è materia", insegna Feuerbach. Per questa ragione, egli è considerato il padre del materialismo moderno.
Nell'elaborare la sua dottrina, Marx rifiuta l'idealismo hege­liano, ma di Hegel ritiene accettabile l'idea del movimento dialettico. Da Feuerbach accoglie il materialismo e, così facendo, dà vita al "materiali­smo dialettico".
Sulla scorta di questi dati, il cattolico deve essere in grado di comprendere i tratti essenziali del pensiero marxista riguardo la reli­gione.
Si è detto che per Marx tutto è materia. Tutto ciò che esiste è materia. Esiste soltanto la materia. Questa materia è eterna, cioè esiste da sempre ed esisterà eternamente. Non vi è un inizio della materia né vi sarà mai una fine.
Una convinzione di questo genere - lo si comprende bene - porta inevitabilmente ad escludere l'esistenza di Dio, dell'anima, dei valori spirituali che trascendono l'uomo. Dio e l'anima, poiché non sono realtà materiali, semplicemente non esistono. In tal modo, cominciamo a intrave­dere perché il marxismo sia in netta contrapposizione al Cristianesimo.
Quanto all'affermazione che la materia è eterna, ogni cattolico la potrà confutare facendo appello proprio alla scienza moderna. Stando alle ricerche più aggiornate, tutto l'universo, quindi tutta la materia, una volta semplicemente non esisteva. Ha avuto inizio tra i dieci e i venti miliardi di anni fa. Il marxismo, quindi, si fonda su una convinzione totalmente gratuita e falsa anche dal punto di vista scientifico.

Aggiunto 10 minuti più tardi:

socialismo

Generalmente con socialismo di stato si intende quella forma di socialismo basata sulla proprietà dei mezzi di produzione da parte dello Stato. Questa forma di socialismo viene indicata semplicemente come "socialismo" da parte dei marxisti; mentre il termine "di stato" viene solitamente aggiunto da coloro che non approvano una tale maniera di intendere il socialismo, come per esempio gli anarchici.
Gli anarchici si oppongono strenuamente a questa visione del socialismo, poiché esso è la negazione del principio di libertà e uguaglianza che accomuna tutto il mondo anarchico.
Per i marxisti la realizzazione di una società di liberi e uguali necessiterebbe di una fase transitoria in cui il socialismo verrebbe ad essere organizzato e pianificato dallo Stato proletario (vedi anarchismo e marxismo). Nei paesi dell’ex blocco sovietico ciò ha comportato lo sviluppo di una società burocratizzata, nella quale lo Stato ha attinto a piene mani ai “valori” del capitalismo. Infatti già molto prima che si compiessero i fatti della rivoluzione russa, Bakunin prevedete il pericolo della burocratizzazione della società socialista, spiegando che se pure fossero state applicate le idee del socialismo di Marx, molto probabilmente ciò avrebbe dato luogo alla nascita di uno Stato dispotico e autoritario. Per questo gli anarchici furono tra i primi critici ed più forti oppositori del regime bolscevico in Russia.
Il crollo dei regimi incentrati sul "socialismo di Stato" dimostrò che gli anarchici avevano ben visto i pericoli di quella gestione politica, dimostrando che non solo lo Stato non si estingue, come prevede la dottrina marxista, ma si riorganizza e si rafforza.
Attualmente molti partiti politici della sinistra europea, sostengono una forma di socialismo democratico in cui vengono viste con favore alcune forme di proprietà statale, senza però avanzare alcuna idea rivoluzionaria atta al rovesciamento dello "Stato capitalista", accettando quindi la prosecuzione del sistema capitalistico, seppur con una certa attenzione alle questioni sociali.
L’anarchismo in numerosi suoi aspetti si è sviluppato in contrapposizione al marxismo, in particolare alla corrente marxista-leninista. Essi, definendo il socialismo marxista come "socialismo di Stato", intendono sottolineare il loro favore alla proprietà collettiva dei mezzi di produzione senza intervento dello Stato.
L’anarchismo auspica la libera associazione e cooperazione tra individui, l'autogestione e la strutturazione orizzantale dei rapporti individuali, non rifiutando nella maggior parte l’appellativo di socialisti. D’altronde anche molti individualisti o comunque non collettivisti, come gli individualisti americani, definirono la loro dottrina come "socialismo individuale":

Aggiunto 4 minuti più tardi:

spero di averti aiutato....:)
shark
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Ke grande ke sei.grazie mille
cichinella
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:)
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