sciuz92
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per domani devo studiare diocleziano costantino teodosio e i longobardi...gli altri li so un po ma i longobardi proprio 0...voi sapete qualche sito dove sono spiegati bene?
Francy1982
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Ciao qui sono trattati bene: http://it.wikipedia.org/wiki/Longobardi
ciauuuuuuuuuuuu!!!!
sciuz92
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grazie
Francy1982
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€prego spero trovi quello che ti serve!!! sciauuu
sciuz92
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mi faro uno schema cosi lo studio meglio ;)
Francy1982
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ihihhihihi
sciuz92
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tanto prendero 4 lo stesso -.-
SuperGaara
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E giustiniano non lo fate...???
sciuz92
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diocleziano costantino odoacre teodorico gli ostrogoti giustiniamo e i longobardi...era oslo perhc enon volevo scriverli tutti
SuperGaara
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Già :lol:lol:lol:lol

Eccoti quello che mi ero preparato io su tutti questi argomenti:

I Longobardi – caratteristiche generali
I Longobardi erano una popolazione germanica, originaria della Scandinavia. Nel 568, guidati da Alboino, si insediarono in Italia, dove diedero vita a un regno indipendente e progressivamente estesero il proprio dominio a quasi tutta la parte continentale della Penisola. Cedettero, in rapida successione, Aquileia, Treviso, Vicenza, Verona. Nel 569 aprirono le porte Milano e Lucca. Dopo tre anni di assedio, nel 572, anche Pavia cadde e Alboino ne fece la capitale del suo regno. I Bizantini non riuscirono a resistere agli invasori perché erano carenti di truppe e perché erano impegnati in altri teatri operativi, ma conservarono alcune zone costiere dell'Italia continentale: l'Esarcato (la Romagna, con capitale Ravenna), la Pentapoli (comprendenti i territori costieri dell’Emilia-Romagna e delle Marche e le cinque città di Ancona, Pesaro, Fano, Senigallia e Rimini), parte del Lazio e dell’Italia meridionale (le città della costa campana, Salerno esclusa, la Puglia e la Calabria).
Giunti in Italia, i Longobardi in una prima fase respinsero ogni commistione con la massa della popolazione di origine latina e si arroccarono a difesa dei propri privilegi. Nettamente in minoranza, coltivarono i tratti che li distinguevano sia dai loro avversari Bizantini sia dai Romanici: la lingua germanica, la religione pagana o ariana, il monopolio del potere politico e militare. Il loro insediamento stravolse profondamente gli assetti fondiari della penisola, poiché numerosi latifondi furono confiscati per essere redistribuiti tra i nobili e gli arimanni longobardi. Una volta stabilizzata la presenza longobarda in Italia, nella struttura sociale del popolo iniziarono a manifestarsi segnali di evoluzione, registrati soprattutto nell'Editto di Rotari (L'Editto di Rotari fu la prima raccolta scritta delle leggi dei Longobardi). L'impronta guerriera, che portava con sé elementi di collettivismo militaresco, lasciò progressivamente il passo a una società differenziata, con una gerarchia legata anche alla maggiore o minore ampiezza delle proprietà fondiarie. La fine del nomadismo intensificò la differenziazione economica e sociale tra i Longobardi. La stratificazione sociale era riconosciuta dal sistema del guidrigildo, che calcolava l'ammontare dei risarcimenti alle persone offese seguendo un complesso sistema di valutazione della dignità individuale delle vittime. La distinzione fondamentale, comunque, restava quella tra i liberi (i Longobardi di ogni ceto sociale) e i non liberi; marginale, sostanzialmente, il ruolo dei semiliberi (gli aldi). Esponenti degli strati gerarchici inferiori potevano, con atto pubblico, essere "liberati" e considerati da quel momento in poi Longobardi a tutti gli effetti. Solo i liberi potevano usufruire liberamente della legge longobarda; l’accusato poteva discolparsi ricorrendo al giuramento solenne sui Vangeli o sulle armi.
Il ruolo di guida delle genti veniva affidato non secondo un principio gerarchico, ma in base ai meriti effettivi di una persona. Anche per questo motivo, vi furono spesso molte usurpazioni, tradimenti, assassini e colpi di mano.
L’economia longobarda si basava per lo più sull’agricoltura; i livelli di ricchezza, sulla proprietà di terre, servi e bestiame. Vi erano inoltre attività di caccia per soddisfare il fabbisogno della carne, e della raccolta di ghiande, miele e frutti. L’unica manodopera legata al commercio era costituita dai maestri comacini che si spostavano da città a città per restaurare o costruire edifici.

Storia longobardaAlboino era un grande combattente che, prima di intraprendere la discesa in Italia, aveva combattuto e sconfitto i Gepidi, sposando la figlia del loro re Rosmunda; questa non tardò a vendicare il padre nel 572, assassinando Alboino. Dopo la sua morte vi fu un periodo di anarchia militare, durante il quale nessuno si propose come guida del popolo Longobardo. Questa situazione portò ad un rafforzamento del potere dei Duchi e all’istituzione del ducato di Spoleto e Benevento. Il periodo di anarchia terminò con Autari, sotto il quale si ricompose l’autorità regia a scapito dei duchi che videro ridimensionarsi la loro potenza. Gli emissari che amministravano le terre sottratte ai ducati furono i gastaldi. Al fine di intraprendere dei legami con le altre popolazioni germaniche e con il mondo romano, Autari sposò la principessa bavara Teodolinda, di religione cattolica.

L’avvicinamento tra Longobardi e Romani
I Longobardi stanziatisi in Italia trovarono una situazione critica della penisola stessa, in seguito alle innumerevoli guerre alle quali fu sottoposta. Le attività commerciali si ridussero ad un’entità locale, mentre l’agricoltura risentì del calo demografico avvenuto.
I Longobardi esercitarono in Italia un governo duro, restio al dialogo e estraneo a compromessi. Le strutture amministrative furono cancellate e i sudditi romani considerati come non liberi. La stessa aristocrazia romana, che con i Goti aveva mantenuto una posizione di rilievo, fu abbattuta.
L’insediamento dei Longobardi nei territori italici si concretizzo sia nelle città che nelle campagne, in piccoli gruppo famigliari, aventi anche funzioni di unità militare (fare), alle quali siamo ricondotti tramite lo studio dell’architettura.
Nell’avvicinamento tra la cultura romana e quella longobarda giocò un ruolo importantissimo la religione. Autari fu da sempre ostile al cristianesimo e perciò restio da dialoghi. Ma già con il suo successore Agilulfo, l'opposizione al cattolicesimo si fece meno radicale, soprattutto per influsso di Teodolinda. La regina (che era in corrispondenza con papa Gregorio Magno) favorì sempre più l'ortodossia cattolica. Questo processo di conversione si concluse con Ariperto (653-661), il quale sconfessò definitivamente l’arianesimo e aderì alla religione cattolica.

L’impero bizantino e Costantinopoli Nel V secolo l’impero Romano d’Occidente cadeva sotto i colpi delle popolazioni germaniche, mentre l’Oriente Romano rafforzava le proprie. Dall’imperatore orientale Zenone (474-491) fu seguita una politica pacifista: il suo regno non intraprese nessun intervento d’aiuto nei confronti dell’Occidente ma lasciò quella parte dell’impero ad un lento ed inesorabile declino. L’impero di Costantinopoli attraversò indenne il periodo di crisi che attanagliò l’Occidente, tanto che resistette per altri 10 secoli. In questo periodò fiorì la cultura bizantina, il cui nome deriva dall’antica Bisanzio. I bizantini si ritenevano gli unici diretti discendenti dei Romani, addirittura negando l’appartenenza a tal cultura di quei Romani sconfitti dalle popolazioni barbariche. L’ideale di espansione dell’impero bizantino spesso coincideva con quello espansionistico del cristianesimo, religione universale. Il mondo bizantino era caratterizzato dalle operazione mercantili di commercio, facilitate dai collegamenti tra le numerose città sparse in tutto il territorio, e dal molto fiorente artigianato. Inoltre fu decisiva l’innovazione della seta, la cui tecnica di produzione fu importata dai cinesi. L’agricoltura rimaneva comunque la principale fonte di approvvigionamento per la popolazione, con le viti e gli ulivi. Sotto il punto di vista amministrativo, l’impero bizantino appariva organizzato su strutture complesse rispetto ai precari regni romano-barbarici. Il personale burocratico, formato in scuole di retorica e legge, gestiva il patrimonio del diritto Romano; vi era un esercito stabile e una flotta efficiente. La figura di riferimento per la cultura bizantina era quella dell’imperatore, il cui culto era articolato in rituali precisi quali ad esempio la proscinesi, quell’atto con cui i sudditi si prostravano al suolo al suo passaggio. Nelle udienze ufficiali sedeva in appositi troni a due posti, del quale occupava la destra nei giorni feriali e la sinistra nei festivi per permettere la presenza simbolica di Cristo rappresentato dalla Croce; nelle cerimonie solenni, invece, era sito in nicchie come una statua divina. Tutto ciò che apparteneva all’imperatore era sacro, sia il suo palazzo, sia i vestiti di porpora che indossava. Oltre al tradizionale potere politico, l’imperatore bizantino veniva considerato un’autorità anche in campo religioso, secondo il rapporto tra Stato e Chiesa chiamato cesaropapismo. Nella società bizantina punto di riferimento importante era la capitale, prima fra tutte le città. Quivi vigeva un’amministrazione del tutto simile alla Romana, se non per il fatto che non vi era mediazione tra l’imperatore ed il popolo; questo parlava alla gente in ritrovi occasionali all’ippodromo, luogo anche di eventi sportivi degli aurighi. La plebe di Costantinopoli iscritta alle liste civiche godeva delle distribuzioni alimentari, soprattutto per il pane; essa viveva nella tipica condizione dell’urbanesimo antico, con masse di cittadini poveri privi di un’occupazione stabile.

Giustiniano (527-565) – Parte I
Giustiniano fu una figura importantissima per la storia di Costantinopoli del VI secolo. Il suo progetto era mirato alla riconquista dei territori Occidentali per espandere il dominio bizantino e, ad esso collegato, per diffondere il cristianesimo e abbattere definitivamente le forme di eresia e paganesimo ancora esistenti. Per prima cosa dovette risolvere una controversia religiosa interna, nata tra i nestoriani, i seguaci del patriarca Nestore che reputavano ci fossero due personalità distinte in Cristo, una umana, l’altra divina, e i monofisiti, coloro che affermavano l’unica natura di Cristo era divina. Nel 544 emanò l’editto dei Tre capitoli, con il quale condannava in parte la dottrina nestoriana. Ma tal iniziativa si rivelò catastrofica poiché non solo non accontentò i monofisiti, ma creò una frattura all’interno della Chiesa Cristiana. Papa Vigilio, rifiutatosi di ratificare l’editto, fu catturato e deportato a Costantinopoli e in seguito costretto a confermarne la validità, provocando così il malcontento dei vescovi italiani.
Nel 533 Giustiniano fece la sua prima mossa espansionistica: il generale Belisario attaccò l’Africa dei Vandali, distruggendo la città e estinguendo il regno barbarico nel territorio. Sull’onda del successo, attuò la seconda parte del suo progetto, ovvero la conquista dell’Italia.

Il regno gotico
La popolazione germanica di origini scandinave dei Goti, mandata nel 488 dall’imperatore d’Oriente Zenone, occupò definitivamente nel 493 l’Italia, con la sconfitta e l’uccisione di Odoacre per mano di Teodorico (493-526). Inizialmente prigioniero di Costantinopoli, Teodorico ebbe modo di formarsi secondo la cultura bizantina: essendone affascinato, cercò sempre di trasmetterla alle popolazioni da lui conquistate. Dopo la conquista della penisola italica, il suo operato consistette nel tentativo di unificare la civiltà gotica con quella romana: inizialmente procedette ad un contatto limitato, entrando nelle regioni della Pianura Padana, in Ravenna, poi capitale dell’impero dei Goti, e nelle sue circoscrizioni territoriali. Nell’interazione tra Romani e Goti fu decisiva la figura di Cassiodoro, ministro di Teodorico, capace di perseverare nell’intenzione sebbene vi fossero periodi di crisi, come ad esempio avvenne con la morte di Boezio. Teodorico governava sulla penisola italica per delega dell’imperatore bizantino, anche se si considerò sempre come re autonomo. La capitale dell’impero Gotico era Ravenna, che fiorì considerevolmente in questo periodo sotto il profilo artistico.
Il progetto di Teodorico era molto ambizioso e poteva essere attuato solo da un grande politico. C’era bisogno di un sovrano colto, autorevole, capace di trattare sia con l’aristocrazia romana che con i nobili Goti e abile nel mantenere buoni rapporti con la potenza bizantina. Teodorico rispose a tutti questi parametri, e può giustamente essere considerato uno tra i più grandi imperatori della sua epoca; i suoi successori, però, non furono altrettanto all’altezza. Dopo Teodorico salì al trono Atalarico (526-534), bambino di soli 10 anni per il quale esercitò il potere la madre Amalasunta. La donna non era ben accetta dall’aristocrazia gotica a causa del suo orientamento filo-romanico. La situazione di tensione preoccupò Amalasunta che segretamente chiese l’intervento di protezione di Giustiniano. Nel 534 Atalarico morì e Amalasunta sposò il cugino Teodato (534-536). Quest’ultimo si pose alla guida dell’opposizione gotica, depose ed esiliò la regina che successivamente fu uccisa da un sicario. Protestando per l’uccisione della donna, Giustiniano affidò al generale Belisario l’opera di riconquista dei territori italici. Una dopo l’altra caddero sotto i colpi dei bizantini tutte le città meridionali. Di fronte alla situazione di emergenza i Goti deposero dal trono Teodato, considerato incapace e inaffidabile, per eleggere come nuova guida Vitige (536-540). Questo riuscì a frenare l’avanzata bizantina, ma non a fermarla del tutto, e alla fine fu lui stesso deportato a Costantinopoli. Il nuovo sovrano dei Goti fu Totila (541-552) che organizzò con abilità la resistenza: per avere il consenso della popolazione italica liberò gli schiavi e donò le terre ai contadini, contrapponendoli perciò all’aristocrazia latina favorevole ai bizantini. La lotta fu aspra, ma si concluse nel 552 quando il generale orientale Narsete sconfisse e uccide il re dei Goti a Gualdo Tadino. Il regno gotico risultò così annientato, ma il territorio dell’Italia devastato, impoverito e stremato dalle continue guerre.

La prammatica sanzione
Nel 544 Giustiniano emanò la Prammatica sanzione, ovvero un editto con il quale si proponeva la restaurazione degli antichi rapporti sociali e conferire all’Italia una nuova amministrazione. Fu restituito ai padroni il patrimonio fondiario delle terre, greggi e schiavi; vi fu la restituzione delle terre confiscate alla Chiesa cattolica; il territorio venne diviso in distretti affidandone l’amministrazione civile ai giudici e quella militare ai generali; fu applicata anche una riforma del sistema fiscale, con recuperi di tasse arretrate e tagli della spesa pubblica. Tutto ciò portò, però, all’insorgere del malcontento tra la popolazione e all’indebolimento del dominio bizantino in Italia.

Guerre orientali
L’impero bizantino si trovò nel VI secolo immerso in conflitti sia in Occidente, con la questione italica, sia in Oriente, poiché si facevano sempre maggiori le pressioni della potenza persiana e di altre popolazioni asiatiche. Inizialmente, per poter concentrare le forze in Occidente, Giustiniano aveva stipulato un accordo nel 533 con il re dei Persiani Cosroe I (531-579) che prevedeva una pace tra le due potenze in cambio di un ingente tributo che i bizantini avrebbero pagato ai Persiani. Questo patto si rivelò controproducente per i bizantini, poiché indebolì l’economia del proprio impero andando invece a rafforzare la potenza nemica. Forte di ciò, Cosroe I attaccò nel 540 la Siria, distruggendo Antiochia, la seconda città bizantina per importanza, e saccheggiando l’Armenia. Contemporaneamente alla minaccia persiana, i bizantini dovettero sostenere la penetrazione nei loro territori dei Bulgari e degli Slavi, oltre che degli Gepidi.

Giustiniano (527-565) – Parte II
La figura di Giustiniano fu messa sotto accusa sia dagli storici moderni che dagli storici suoi contemporanei. Per primo, infatti, fu Procopio a criticarne il suo essere spregevole e pieno di vizi con l’opera la Storia segreta. Sebbene influenzata da delusioni subite da parte di Giustiniano, l’opera di Procopio fa riflettere in merito. Analizzando obiettivamente la politica di Giustiniano si notano alcuni aspetti negativi, quali la sospettosità, la crudeltà, il favore mostrato nei confronti di funzionari corrotti e incapaci. Particolarmente discutibili furono poi gli esiti delle sue campagne militari che, anziché rafforzare l’impero, lo indebolirono sotto il profilo economico e umano e portarono solo vittorie effimere. Importante per l’affermazione di Giustiniano, fu la figura della moglie Teodora, donna dall’eccezionale intuito politico e dal grande coraggio. Giustiniano viene ricordato soprattutto per la composizione della sua opera legislativa Corpus iuris civilis.

L’impero bizantino dopo Giustiniano
In seguito alla morte di Giustiniano, l’impero bizantino si vede restringere i suoi orizzonti allo scenario balcanico e mediorientale. I successori di Giustiniano sono incapaci di gestire con autorevolezza la situazione vissuta dall’impero. La pressione degli Slavi e dei Bulgari si fecero sempre maggiori. L’imperatore Maurizio (582-602) venne deposto e assassinato durante la rivolta scatenata dal sottoufficiale Foca; questo coincise con un nuovo attacco persiano operato dal re Cosroe II, il quale penetrò in Asia Minore conquistando Antiochia (613), Gerusalemme (614) e Alessandria d’Egitto (619).
La riscossa bizantina fu avviata dal nuovo imperatore Eraclio (610-641) tramite la riforma militare e amministrativa dell’impero. Il territorio venne diviso in circoscrizioni, dette temi, al comando delle quali furono posti dei comandanti dalle funzioni civili e militari, detti strateghi. Questo favorì la diffusione dei militari su tutto il territorio imperiale, trasformando i mercenari in soldati-contadini difensori delle proprie terre. Con il nuovo ordinamento, la situazione migliorò notevolmente e fra il 626 e il 630 i Bizantini sconfissero definitivamente i loro nemici, impossessandosi di tutte quelle terre perse nei decenni di lotte ai quali furono sottoposti.
Superata la crisi militare, vi era un ulteriore problema in territorio bizantino: la controversia religiosa non risolta indusse il patriarca di Costantinopoli Sergio a sostenere la dottrina del monotelismo, che riteneva la presenza di due entità interiori in Cristo, unite da una sola volontà). Prima accettata, poi respinta dalla Chiesa di Roma, fu reputata eretica.
Il greco divenne la lingua ufficiale dell’impero bizantino, mentre il titolo di imperatore fu sostituito da quello di basileus.
Verso la fine del VII secolo furono incentivate delle opere di riconquista dei territori della penisola balcanica: si attuò una politica del terrore, alternata a periodi di evangelizzazione, al fine di contenere l’espansionismo delle popolazioni Slavo-Bulgare. In questo senso importantissima fu l’opera di cristianizzazione dei due missionari bizantini Cirillo e Metodio (IX secolo).
Alla fine del VII secolo l’impero bizantino era ridotto a circa un terzo dell’estensione territoriale avuta al tempo di Giustiniano: le regioni interessate erano quelle dell’attuale Turchia, parte della Tracia orientale e parte dell’Italia.

Gli ultimi Antonini Impero collegiale:
- Marco Aurelio: preferiva la pace, lo studio, l’attività dell’amministratore illuminato (161-180)
- Lucio Vero (161-169)
162 = Romani vs Parti  peste bubbonica
- Commodo (180-192)

Dinastia dei Severi
- Settimio Severo (197-211):  cura dell’esercito
 annona militare: tributo destinato all’approvvigionamento dei soldati
- Caracolla (211-217):  editto: cittadinanza romana a tutti i sudditi dell’Impero
- Macrino  ex prefetto al pretorio
- Elagabalo (218-222): quattordicenne
- Severo Alessandro (222-235)

- Massimino il Trace (235-238): rude guerriero di origini mezze barbare
 attuò la persecuzione sistematica dei cristiani
- Gordiano III (238-244): appena tredicenne
 arruolamento dei barbari: i federati
- Filippo l’Arabo (244-249): assassinato
- Decio (149-251): muore contro i Goti
- Valeriano (253-260)
- Gallieno (260-268): divise l’impero in 3 parti; pose fine alle persecuzioni inutili
- Claudio II (268-270)
- Aureliano (170-275)
- Aurelio Probo (276-282)
- Diocleziano (285-305)

Il Cristianesimo
La figura di Gesù
Gesù nacque in Giudea sotto il Principato di Augusto; nel 33 circa fu arrestato a Gerusalemme poiché era visto come un corruttore della religione e dopo un processo di fronte a Ponzio Pilato fu crocefisso. Le origini della predicazione di Gesù vanno ricercate all'interno della tradizione ebraica, durante il dominio romano della Palestina. La figura di Gesù prosegue la tradizione dei profeti dell'Antico testamento. Molti videro in lui oltre che il portatore di un messaggio religioso anche una guida politica contro i Romani, ma lui rifiutò il ruolo politico attribuitogli dando alla sua predicazione unicamente un contesto religioso, infatti affermava di essere il Messia da sempre atteso dal popolo ebraico, il figlio di Dio. Il Cristianesimo in origine fu una delle sette ebraiche diffuse in Palestina.
La figura di San Paolo
Con Paolo di Tarso (S.Paolo), un ebreo convertito, il Cristianesimo si diffuse in molte regioni dell'impero, infatti grazie ai suoi viaggi missionari in Asia Minore (Antiochia, Efeso), Grecia (Corinto), Africa (Alessandria e Cartagine), Italia (Roma), furono fondate le prime comunità cristiane e il cristianesimo divenne una religione rivolta a tutta l'umanità.
La Chiesa primitiva
La Chiesa inizialmente era numericamente insignificante, ma crebbe in continuazione. Le comunità di cristiani si riunivano a pregare sotto la direzione di presbiteri (o anziani) e le comunità locali erano controllate dai vescovi eletti dai fedeli; si diventava cristiani attraverso il battesimo (un rito purificatorio). Le varie comunità nel mondo erano in contatto tra loro e tra tutti i vescovi ebbe una particolare autorità il vescovo di Roma (diretto discendente di Pietro: è il primo passo verso il papato). I Fedeli versavano un contributo alla comunità che serviva a mantenere i presbiteri ed i vescovi e ad assistere i più poveri e a riscattare i prigionieri cristiani. Vi era una vera e propria organizzazione ecclesiastica gerarchica: a capo di ciascuna comunità c’era il vescovo, da cui dipendevano i diaconi e alcuni presbiteri.
Il distacco dalla società
I pagani vedevano i cristiani come una comunità isolata e segreta, venivano definiti dalla società come gente solitaria che evita la luce del giorno; inoltre il cristianesimo aveva creato anche problemi nelle famiglie: c'era chi aveva aderito ad esso e chi lo rifiutava, quindi nei periodi di crisi divennero il "capro espiatorio", il bersaglio di tutti; erano odiati e visti la causa di ogni disgrazia.
Tolleranza e repressione verso i cristiani
Inizialmente, nonostante la società romana fosse ostile verso i romani, lo stato mostrò una certa tolleranza, a parte le crudeli persecuzioni eseguite da Nerone, disapprovate, però, dagli stessi pagani; nonostante tutte le difficoltà, i cristiani aumentarono enormemente durante il III secolo d.C. e questo cominciò a costituire un problema e le persecuzioni aumentarono, soprattutto sotto Decio e Diocleziano. Lo Stato romano, che era aperto ad ogni forma di culto, perseguitò i cristiani perché politicamente formavano quasi uno stato dentro lo stato.
I primi tempi, inoltre, i cristiani si rifiutarono di prestare il servizio militare e di fare carriera politica e cosa ancor più grave si rifiutavano di scarificare davanti all'imperatore in segno di fedeltà e questo prevedeva la condanna a morte e la prigione.
Un contesto di crisi culturale e religiosa
Il Cristianesimo si diffuse perché c'era bisogno di una spiritualità diversa in un'epoca di angoscia, c'era il bisogno di un rapporto più intimo tra uomo e Dio e soprattutto le religioni precedenti non davano risposte adeguate per la vita nell'aldilà. La religione ufficiale dell’impero si era ormai definita in un formalismo rituale, dove le preghiere tendevano ad assumere il valore di contratto con la divinità. Era, poi, lasciato poco spazio alla sfera religiosa personale, in quanto tutti i culti avevano carattere pubblico e collettivo. Per questo il cristianesimo trovò sempre più fedeli che potevano trovare risposte e rassicurazioni nel nuovo culto. Durante l'epoca imperiale progredirono anche altre religioni in Oriente (Iside e Mitra). Il carattere della religione nell'epoca imperiale era il "sincretismo", cioè la fusione dell'antica religione romana con le dottrine orientali.
Aspetti fondamentali del Cristianesimo e diversità dall’ebraismo
Nelle prime comunità cristiane vi era un rito di preghiera in comune, dove i precetti fondamentali e le feste erano le medesime di quelle giudaiche. La differenziazione tra ebraismo e cristianesimo consiste principalmente nel diverso giorno della settimana atto al culto (da sabato alla domenica) e nel tipo di letture e testi sacri (i cristiani leggevano e commentavano i discorsi e l’operato di Gesù).
Per essere membri della comunità cristiana bisognava esser stati battezzati: questo rito, assai differente dall’odierno, era celebrato in età adulta e segnava la liberazione dai peccati fin qui commessi e la fede in Dio. Fu preceduto in seguito dalla catechesi, corso di formazione religiosa di 3 anni durante i quali i catecumeni erano preparati al sacramento. Solo i battezzati prendevano parte all’eucaristia. I luoghi adibiti al culto cristiano erano le ampie domus ecclesiae o, successivamente, le basiliche; le catacombe erano vere e proprie necropoli sotterranee.
La morale cristiana
La morale cristiana era basata sull’ascesi e sulla mortificazione. I fedeli praticavano la preghiera, il digiuno, la castità, la carità, santificavano il matrimonio e la vita familiare e si astenevano da qualsiasi contatto con il credo pagano.

La crisi dell’Impero Romano La crisi del terzo secolo è il nome comunemente usato per un epoca della storia dell'impero romano tra il 235 ed il 284, durante il quale si ebbero simultaneamente situazioni estremamente problematiche in diversi campi e che si possono riassumere nell'aumentata pressione militare sui confini, spesso accompagnata da secessioni e disordini interni, e nella crisi del tradizionale sistema economico. Durante i circa 50 anni della crisi più di una ventina di imperatori si succedettero sul trono, regnando a volte contemporaneamente su parti diverse del territorio. Si trattava in genere di comandanti militari che venivano proclamati imperatori dalle proprie legioni e riuscivano a mantenere il potere per una media di due o tre anni, prima di essere a loro volta assassinati dal loro successore.
Crisi militare
Il periodo si considera iniziare nel 235, quando l'imperatore Alessandro Severo fu assassinato dai soldati durante una campagna contro i Sassanidi in Persia. La pressione dei barbari alle frontiere e dei Sassanidi in Oriente, si era intensificata e molti degli imperatori che venivano via via proclamati dalle legioni, non riuscirono neanche a mettere piede a Roma, né tanto meno a mettere mano a riforme interne durante i loro brevissimi regni, perché permanentemente occupati nelle lotte contro altri pretendenti al trono imperiale o a difesa del territorio contro i nemici esterni.
Crisi istituzionale
A causa della sempre maggiore importanza assunta dalle legioni che dovevano difendere l'impero, il Senato di Roma aveva progressivamente perso il proprio potere ed aveva finito con l'essere escluso dal comando militare: gli imperatori non provenivano più dai suoi ranghi ma erano i generali che avevano fatto carriera nell'esercito ed erano stati proclamati dai soldati, ottenendo il potere dopo aver combattuto contro altri comandanti.
Crisi economica
L'economia dell'impero romano nei primi due secoli si era basata sulla conquista militare di nuovi territori e sullo sfruttamento schiavistico delle campagne: in mancanza di nuove conquiste e dei bottini di guerra le spese dello stato, sempre più impellenti per poter far fronte alle pressioni esterne, furono coperte con un progressivo aumento delle tassazioni, proprio quando la diminuzione del numero di schiavi minava le possibilità economiche dei cittadini. La pressione fiscale divenne insostenibili per molti piccoli proprietari, costretti a indebitarsi e quindi a vendere le proprie terre, per andare a lavorare in condizioni di semischiavitù sotto i grandi proprietari. Per questo fenomeno e per il calo demografico determinato dalle perdite umane nei numerosi conflitti, molte terre furono abbandonate e cessarono di essere produttive.
La crisi era aggravata dall'iperinflazione causata da anni di svalutazione della moneta. Questa si era resa necessaria già sotto gli imperatori della dinastia dei Severi, che per far fronte alle necessità militari avevano ampliato l'esercito di un quarto e raddoppiata la paga base. Gli imperatori successivi, il cui potere dipendeva interamente dall'esercito, erano costretti a continue nuove emissioni per pagare i soldati ed effettuare i tradizionali donativi: il metallo effettivamente presente nelle monete si ridusse progressivamente, pur conservando queste lo stesso valore teorico. Ciò ebbe l'effetto prevedibile di causare un'inflazione galoppante
Crisi commerciale
Con la crisi del terzo secolo, tuttavia, l’ampia rete commerciale dell’impero fu rotta. L'agitazione civile e i conflitti la resero non più sufficientemente sicura per permettere ai commercianti di viaggiare come prima e la crisi monetaria rese gli scambi molto difficili.
Crisi sociale
La crisi economica aveva comportato una diversa suddivisione della società; dalle tre classi tradizionali dei senatori, dei cavalieri e dei plebei: i senatori e cavalieri (grandi proprietari terrieri e militari, che disponevano della proprietà terriera e delle riserve di monete d'oro) erano divenuti una classe privilegiata, mentre artigiani e piccoli commercianti, toccati dalle difficoltà economiche e dalla svalutazione della moneta d'argento, erano confluiti in quella classe che andava man mano perdendo i propri diritti. Benché anche nei secoli precedenti erano presenti profonde diseguaglianze economiche tra la popolazione dell'Impero, la peculiarità della crisi sociale del III secolo risiede nella legittimazione giuridica di questa situazione, in quanto erano previste pene diverse in relazione ai diversi ranghi sociali, e le possibilità di scalata sociale erano fortemente ridotte rispetto a prima.

Le riforme di Diocleziano (285-305)
Le riforme volute da Diocleziano e i successi militari ottenuti, consentirono di ridare pace e sicurezza all'impero, che continuò in Occidente per altri due secoli e ancora per un millennio in Oriente; le riforme attuate furono:
- l’ordinamento tetrarchico, che tentò di introdurre un sistema di avvicendamento al trono imperiale che evitasse le lotte per la successione: vennero creati quattro imperatori, due augusti e due cesari, destinati a succedere ai primi come augusti e a scegliere quindi a loro volta i propri successori nominando dei nuovi cesari;
- riorganizzazione e potenziamento dell’esercito, al cui scopo Diocleziano permise l’arruolamento dei barbari e attuò la divisione in due gruppi: i limitanei (soldati-coloni) e i comitatenses (reparto mobile si soldati specializzati);
- divisione dell’impero in 12 diocesi, tranne Roma;
- introduzione del tributo di capitazione, che prevedeva il calcolo della tassa in base al rapporto qualità suoli / numero coltivatori e espansione terra.
sciuz92
sciuz92 - Genius - 48927 Punti
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:O_o me la leggo domani mattina se andiamo a informatica:lol dato che e prima di storia me la ripasso qui...grazzie 1000
Mario
Mario - Genius - 37169 Punti
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Divertiti a leggerla tutta!:lol:lol:lol
sciuz92
sciuz92 - Genius - 48927 Punti
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:loltanto il mio compagno dorme sempre
SuperGaara
SuperGaara - Mito - 120308 Punti
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Io l'ho messa lo stesso, ma tieni presente che tutta questa roba è solo un riassunto di ciò che abbiamo fatto in ben 4 mesi di storia....:lol:lol:lol:lol:lol
Mario
Mario - Genius - 37169 Punti
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;):lol

Pagine: 12

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