lollo4ever
lollo4ever - Sapiens Sapiens - 1211 Punti
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Buonasera ragazzi!! Ancora una volta mi affido a voi!! Tra gli esercizi svolti, ne ho tralasciati alcuni in cui proprio non sò che scrivere, mi blocco. Spero che qualcuno mi possa gentilmente dare una mano!1 Grazie

1) Esprimi liberamente, in forma scritta, le impressioni suscitate dal seguente frammento: "Se non spera non troverà l'insperato: non v'è ricerca che vi conduca nè via"
L'avrò letto non sò quante volte, ma proprio non riesco a dir nient!!

2) Parmenide è il fondatore della scuola eleatica. Nel suo poema "Sulla Natura" racconta come, nel corso del suo viaggio verso la Verità, abbia oltrepassato una porta che separa la città in due parti. Spiega i significati metaforici di tale immagine rispondendo alle seguenti domande:
a) a che cosa corrispondono le due zone della città?
b) perchè sono separat così rigidamente?

3) Metti a confronto le tesi di Eraclito e Parmenide riguardo:
- al valore che, rispettivamente, attribuiscono alla conoscenza sensibile e a quella razionale
- alle diverse immagini del mondo offerte dai sensi e ragione


Grazie mille in anticipo, non saprei cosa farei senza di voi!!
Francy1982
Francy1982 - Mito - 119085 Punti
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1) il primo frammento è di Eraclito: "Se non spera non troverà l'insperato: non v'è ricerca che vi conduca nè via" Se non si spera l'uomo non saprà mai cosa non si è sperato perchè non si sa cosa si spera e quindi neanche il suo contrario questo riconduce all'identità dei contrari di Eraclito: secondo cui i concetti opposti sono tr aloro dipendenti in questo caso lo sperare e il non sperare, i contrari per Eraclito sono in conflitto tra loro ma non possono fare a meno l'uno dell'altro.
E' proprio dei filosofi per Eraclito cogliere il senso delle cose, i filosofi indagano nella loro anima che è illimitata e per questo li apre ad una ricerca altrettanto illimitato.

2) a - I due mondi rappresentano quello quello della verità con un palazzo bellissimo davanti al quale lo attendeva la dea della Giustizia, che fa entrare solo chi ritiene giusto che possa entrare, all'interno della città c'era la dea Necessità, poichè tutto ciò che accade è necessario che accada. Dalle parola della dea Parmenide apprende l'insegnamento che: "Solo l'essere è e non può non essere, il non essere non è e non può essere". Il mondo della della verità è il mondo dell'Unità, dell'Uno Parmenideo, che è statico eterno e senza tempo. Solo l'essere può essere pensato ed espresso.
E il secondo mondo è quello dell'opinione è quello in cui l'uomo percepice il divenire ome qualcosa di realmente esistente è il mondo sensibile.
b- Perchè egli tra i due mondi non ammette mediazioni come invece farà Platone ti cito questa spiegazione:
"Così Parmenide dipinge la terza obiezione: mentre nel mondo delle cose il servo avrà rapporto con il padrone, nel mondo delle idee il rapporto sarà tra le idee corrispondenti.La partecipazione e separazione, che sin dall’inizio del dialogo, sono indicate come due proprietà esclusive appartenenti alle idee, complementari e coesistenti, sono messe, con il trascorrere dei dubbi e delle obiezioni di Parmenide, piuttosto in un rapporto di esclusione reciproca, di autodistruzione: partecipazione ‘o’ separazione.Ma postulare tale esclusione costituirebbe ai fini della filosofia platonica un danno irreversibile, un attacco fatale al mondo delle idee, il taglio del cordone ombelicale che lega i due mondi. Chi se ne assumerebbe la responsabilità?
Platone è consapevole di tale esito a cui porterebbe la lucida analisi che fin qui egli ha fatto sostenere a Parmenide, e coraggiosamente ne valuta le conseguenze: se le idee non possono essere presso di noi, ne deriva che non le possiamo conoscere. Cosicché per l’uomo non potrà essere accessibile la conoscenza delle cose in sé, appunto della vera scienza. “La scienza in sé, sarà scienza […] di ciò che è realmente”[55], ovvero dell’idea, esclusivo appannaggio del mondo intelligibile. Mentre “invece la scienza che è presso di noi sarà scienza di ciò che è presso di noi”[56]. Da noi non è conosciuta nessuna delle idee, dal momento che non partecipiamo della scienza in sè.
Sul piano epistemologico la conseguenza che intravede Platone è dunque la più terribile, lo scacco matto: “sono dunque inconoscibili a noi il Bello in sé, ciò che è realmente Bello, e il Bene e tutti gli oggetti che noi appunto assumiamo come idee esistenti in sé.”[57]
La conoscenza, in ultima analisi, è l’obiettivo della terza critica di Parmenide. Come sintetizza il Ross : “ la forma, se ci sono forme, devono essere per noi in conoscibili.”[58]L’uomo è confinato nel mondo del divenire. Quel sottile filo conduttore instaurato dalla partecipazione è spezzato dalla problematica associazione di quest’ultima con la separazione delle idee". ([url=http://209.85.135.104/search?q=cache:G0WvLHxpNxgJ:www.riflessioni.it/angolo_filosofico/testi/parmenide_platonico.htm+parmenide+mondi+separati&hl=it&ct=clnk&cd=1&gl=it]tratto da qui[/url])

3) a - Per Parmenide la conoscenza sensibile induce l'uomo all'errore, poiché o sensi danno una conoscenza soggettiva, un'opinione fallace. una stessa cosa da ad individui sensazioni diverse. La conoscenza razionale: è quella giusta che fa pensare alll'uomo che l'essere non è molteplic ma è uno e immutabile, tale concezione contrasta con quella di Eraclito che è il filosofo del divenire del "panta rei" (tutto scorre), per lui ogni conoscenza doveva derivare dai sensi e da qui poi doveva diventiare una ricerca sempre più approfondita della realtà, Eraclito stesso dice neel frammento 14 che: "E' necessario che coloro che parlano adoperando la mente si basino su ciò che è comune a tutti, come la città sulla legge, ed in modo ancora più saldo. Tutte le leggi umane infatti traggono alimento dall'unica legge divina: giacché essa domina tanto quanto vuole e basta per tutte le cose e ne avanza per di più". Egli divide la conoscenza dei sensi da quella razionale: una cosa per Eraclito è conoscere con la ragione e un'altra tramite i sensi, che non fanno cpaire la realtà, ma permettono solo che essa venga percepita: i sensi ci fanno percepire che tutto scorre,, ma è la conoscenza razionale a capirlo a cercare in esso una legge, egli infatit parlerà di lògos inteso come una legge secondo cui tutte le cose accadono.
b) Allora Parmenide fa spazio alla visione dei due mondi: opinione e sensi, il mondo dei sensi è ingannevole, Quello di Eraclito è una visione in cui tutto scorre, tutto diviene, dipinto dall'immagine dle fuoco, la fiamma non è mai uguale a se stessa ma cambia in continuazione....
lollo4ever
lollo4ever - Sapiens Sapiens - 1211 Punti
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Grazie mille Francy, sono andati benissimo,e mi sono molto utili!!!
Raga.. avrei però un'altro problema: leggendo Parmenide,Eraclito e Lao-Tzu dovrei provare a scrivere un aforisma, solo che non sò proprio come cominciare!! Qualcuno ha qualche idea? Grazie
Francy1982
Francy1982 - Mito - 119085 Punti
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un'aforisma su che argomento??
lollo4ever
lollo4ever - Sapiens Sapiens - 1211 Punti
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Non ho un tema preciso, un aforisma in generale ovviamente di senso compiuto! Magari mettendo determinate cose e i suoi contrari..
Francy1982
Francy1982 - Mito - 119085 Punti
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nessuna cosa sarebbe potrebbe essere se non esistesse anche il suo contrario...
che ne dici è ispirata all'identità dei contrar
i....
lollo4ever
lollo4ever - Sapiens Sapiens - 1211 Punti
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Mmmm interessante.. in alternativa che elementi potrei inserire secondo te?
Francy1982
Francy1982 - Mito - 119085 Punti
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ma l'esclusione di Parmenide ti rifai all'essere che è e il non essere che non è...
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