00volley
00volley - Habilis - 280 Punti
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Ciao! Allora per scuola stiamo studiando lucrezio con il Rerum Natura e Seneca con le sue opere tra cui il De oTio. Proprio in quest'ultimo Seneca parla del ritira dalla vita pubblica del saggio e dei motivi che lo spingono a questa scelta.
Ora io non riescoa capire le differenze e le somiglianze tra queste due scuole filosofiche.. Perchè mi sembrano molto simili.. Cioè l'epicureismo dal momento che ha posto il suo scopo principale nel raggiungim del piacere visto cm assenza dei turbamenti si ritira perchè cmq lo stato è corrotto o mi sbaglio? Invece lo stoicismo vuole che il sapiens partecipi alla vita politica a meno che non intervenga cosa?
Se qualcuno me le potesse spiegare in parole semplici gli sarei molto grata....

Questa risposta è stata cambiata da paraskeuazo (17-03-08 12:39, 8 anni 8 mesi 23 giorni )
paraskeuazo
paraskeuazo - Genius - 74901 Punti
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L'ho spostato in sezione filosofia, è una domanda che riguarda più questa disciplina che la letteratura latina ;)
00volley
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ok grazie mille...:D
Francy1982
Francy1982 - Mito - 119085 Punti
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Allora per farla semplice diciamo che per Epicuro la politica turbava l'uomo e quindi si distaccava dalla sua filosofia dei piaceri, egli infatti consiglia una vita ritirata dalla politica, ma nn per questo isolata, egli consiglia di vivere e avere rapporto con gli amici, ma lontano dalle corruzioni politiche....
Per gli stoici invece il Sapiens sa controllare le sue passioni, il sapiens stoico è una figura presentata da Seneca, più in generale gli stoici non hanno problemi sulla politica i maggiori stoici infatti sono uomini politici pensa a Marco Aurelio, tuttavia la politica penso che nn deve contraddire l'etica stoica che i basa essenzialmente sull'autorealizzzione del singolo ente.

per approfondimento e conferma di quello che ti ho scritto ti do questo ink riassuntivo che ti aiuta a capire lo stoicismo:
http://www.skuola.net/materiale/stoicismo.pdf

e un riassunto sull'epicureismo:
L’Epicureismo viene considerato uno dei più importanti indirizzi filosofici dell’età ellenistica, fu fondato da un filosofo greco, Epicuro.
Epicuro: Su di Epicuro abbiamo pochissime testimonianze scritte dirette, ma molte testimonianze indirette, basta pensare nel mondo latino a Lucrezio e al suo poema De Rerum Natura.
Dopo aver a lungo viaggiato, andò ad Atene dove acquisto una casa con il celebre “Giardino di Epicureo”, dove visse e insegnò aprendo le porte a tutti, dotti e ignoranti, uomini e donne, liberi e schiavi, in una comunità di vita basata sulla ricerca della felicità.
Le malattie dell’uomo-Tetrafarmaco nella filosofia epicurea: Secondo Epicuro le malattie fondamentali dell’uomo sono le paure, quindi bisogna trovare un farmaco per curare le paure della morte, degli dei, del dolore, della sofferenza e raggiungere la felicità e queste malattie vengono curate con la teoria del tetrafarmaco, che comprende quattro verità da tenere sempre presenti in quanto capaci di allontanare le principali paure cui l’uomo è sempre stato soggetto:
1. Gli dei non sono da temere in quanto per loro natura non si interessano delle vicende umane;
2. Non si deve temere la morte poiché quando c’è lei non ci siamo noi;
3. Il bene è facile da procurarsi;
4. Il male è facile a tollerarsi poiché il dolore è una condizione provvisoria e di breve durata.
L’etica del piacere: Tutta la riflessione metafisica e gnoseologica di Epicuro ha come centro l’etica che consiste nella ricerca del piacere. Il piacere da ricercare e da raggiungere è essenzialmente assenza di dolore (aponia) e assenza di turbamento (atarassia). Il piacere è per Epicuro il fine cui tende naturalmente l’uomo. I piaceri possono essere:
* naturali
* non naturali
* necessari
* non necessari
Si devono evitare quelli non naturali e, tra quelli naturali, vanno cercati solo quelli necessari: questi infatti sono catastematico, cioè stabili e tranquilli, senza dolore ne turbamento. Nel piacere catastematico consiste, quindi, la felicità.
Autosufficienza e amicizia: Il saggio disciplina i desideri e i bisogni seguendo la naturan è quindi in balìa di desideri e aspirazioni che possono turbarlo. Non si affida alla fortuna, ma ripone in se stesso e non in altro la causa degli avvenimenti che lo riguardano. Il saggio afferma, in entrambi i modi, la propria libertà dimostrando di essere padrone di se stesso e di bastare a se stesso.
Ciò non vuol dire che il saggio debba vivere isolato, sdegnando ogni rapporto con gli altri uomini. Solo nelle loro piccole comunità filosofiche i saggi possono realizzare e coltivare amicizia, che costituisce il vero, autentico legame umano, che è insieme, condivisione di studio e riflessione, ma anche concordia, aiuto e reciproco sostegno.
Epicuro suggerisce il distacco dalla vita politica, perché portatrice di affanni, consiglia infatti a tal proposito il “vivi nascosto”, ma non il rifiuto della società e dello Stato. Di una società e di uno stato, infatti, l’uomo ha bisogno anche se non è affatto un “animale politico”.
Lo stato nasce solo sulla base dell’utile reciproco, quindi per la necessità di porre fine all’insicurezza e al bisogno in cui gli individui si trovavano prima. Quanto al saggio, solo se lo Stato riesce a garantire la pace e l’ordine politico e sociale egli può realizzare in tranquillità il modello di vita che la dottrina epicurea propone.
Atomismo e sensismo: Alla riflessione e alle ricerca morale sono subordinate le altre due componenti della filosofia di Epicuro:
* una fisica che riprende e sviluppa l’atomismo di Democrito
* una teoria della conoscenza fondata sulla sensibilità.
Atomismo e il clinamen: L’atomismo meglio di altre concezioni del mondo aiuta a vivere liberi dalle paure degli dei e dell’aldilà.
Epicuro si oppone quindi alla metafisica platonica e aristotelica, di cui respinge in particolare tre assunti:
* l’esistenza di una realtà soprasensibile (tutto è costituito da atomi = tutto è materia)
* la svalutazione della materia
* la concezione finalistica, cioè l’idea che la natura sia regolata da un ordine provvidenziale (sostituita dalle teoria dle cliname).
Per Epicuro, tutto è atomo e composto di atomi.
“Nulla nasce dal nulla”, quindi l’universo è sempre stato.
Gli atomi sono indivisibili e si muovono nel vuoto, essi non potrebbero muoversi se il vuoto non esistesse; ma, poiché il movimento esiste, deve esistere anche il vuoto, inteso come spazio di movimento degli atomi e non come "nulla".
Infiniti mondi incessantemente si formano, mediante aggregazioni atomiche, e successivamente si scompongono.
E poiché anche il cielo e gli astri sono composti di atomi, è del tutto errato pensare (come aveva fatto Aristotele) che il mondo celeste sia totalmente diverso da quello terrestre e che abbia natura divina.
Epicuro corregge la teoria di Democrito su due punti:
* Gli atomi sono caratterizzati dal peso: è il peso a determinare il loro moto verso il basso
* Le aggregazioni atomiche si possono realizzare solo grazie a una devinazione casuale degli atomi detta clinamen, cioè a una deviazione degli atomi rispetto al loro moto rettilineo, che produce gli urti tra gli atomi stessi e poi la loro aggregazione
Il primato della sensibilità: Anche la teoria della conoscenza, e cioè la ricerca del canone, insieme delle regole per una buona conoscenza, conferma la possibilità di liberare l’uomo dalle paure, liberandolo anzitutto dalle conoscenze infondate e dalle false opinioni.
Per Epicuro la conoscenza è basata sui sensi. Egli sostiene (al contrario di Socrate, Platone e Aristotele) il primato del senso sull’intelletto: le sensazioni rispecchiano la realtà, se sono la rappresentazione evidente e sono quindi di per sé vere.
Nemmeno il ragionamento può confutarle, poiché dipende esso stesso dalle sensazioni.
In seguito a ripetute sensazioni, e cioè attraverso la memoria di ciò che più volte è percepito, si determina a noi lo “schema generale” di una determinata realtà, un anticipazione (prolessi).
Tale schema permette all’individuo di anticipare i caratteri di quella realtà senza che essa sia direttamente percepita. Tali anticipazioni sono, pertanto, alla base di ogni attività razionale e del linguaggio.
Epicuro, infine, ritiene che anche i sentimenti costituiscano un criterio di verità. In particolare, i sentimenti di piacere e dolore ci permettono di capire quali cose siano da cercare, in quanto portatrici di piacere, e quali da evitare.
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