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  • ENNESIMO QUESTIONARIO SU GIOLITTI :(

sober
sober - Sapiens - 340 Punti
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1.Quali furono le conquiste sociali dell'eta' giolittiana?
2.Cos'è il decollo industriale dell'Italia?
3.Quali furono le linee della politica estera di Giolitti(FARE RIFERIMENTO A GUERRA DI LIBIA E ATTENUAZIONE DELLA TRIPLICE ALLEANZA)?
4.Perche' il periodo storico di Giolitti fu definito "età giolittiana"?
5.Cos'è il "Patto Gentiloni"?
6.Quale fu la politica per il sud di Giolitti?
7.Quale fu il giudizio di Gaetano Salvemini sul cosiddetto TRASFORMISMO?
8.Quale fu la posizione di Giolitti alla vigilia della 1 Guerra Mondiale?
9.Cos'è il colonialismo e la posizione dell'Italia all'inizio del secolo su questo problema?
10.Cos'è lo scandalo della Banca Romana?
11.Quale fu la politica di Giolitti verso la triplice alleanza?
12.Cos'è il concetto di "PACE SOCIALE" voluto da Giolitti?
13.Cos'è la "Settimana Rossa"?
14.Perche' la 1 Guerra Mondiale fu chiamata "Guerra di Logoramento"?
15.Cos'erano le trincee?
Daniele
Daniele - Blogger - 27608 Punti
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vai qui: [url=http://216.239.59.104/search?q=cache:eo8a97Uiz_gJ:www.storiafilosofia.it/storia/giolitti_crispi/giolitti_6.php+et%C3%A0+giolittiana&hl=it&ct=clnk&cd=3&gl=it]qui[/url]
mitraglietta
mitraglietta - Mito - 62599 Punti
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ti posso dare la risp alla 8)
Giolitti era contrario all'entrata in guerra dell'Italia perchè secondo lui nn era economicamente e militarmente pronta ad affrontare un conflitto bellico di vaste proporzioni e di lungo periodo che avrebbero distrutto il sistema economico di altre nazioni più sviluppate dell'italia.
Francy1982
Francy1982 - Mito - 119085 Punti
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1.Quali furono le conquiste sociali dell'eta' giolittiana?
Egli era convinto che il miglioramento delle condizioni di vita dei lavoratori avrebbe avvantaggiato tutto il corpo sociale e che ogni classe avesse il diritto di esprimere le proprie esigenze; inoltre credeva che lo Stato dovesse essere neutrale nelle contrattazioni tra borghesi e proletari e rappresentare un’entità superiore. Per questo motivo concesse la libertà di sciopero e ogni volta che essa venne esercitata si limitò a mantenere l’ordine pubblico. Giolitti attuò un’avanzata legislazione sociale, a tutela delle categorie più deboli attuando numerose riforme:
●norme in favore di anziani, infortunati e invalidi,
●norme per la protezione di donne e bambini,
●istruzione elementare obbligatoria fino a 12 anni,
●diritto al riposo settimanale,
●provvidenze assistenziali,
●indennità parlamentare: compenso ai deputati per le spese sostenute per svolgere il proprio compito che serviva per offrire anche ai lavoratori la possibilità effettiva di candidarsi,
●migliori retribuzioni (aumenta la possibilità di acquisto dei lavoratori→ maggiore richiesta di beni di consumo→ aumento produzione),
●norme in favore delle condizioni igienico-sanitarie (distribuzione gratuita del chinino contro la malaria)→ miglioramento condizioni di vita. Tutto questo permise il risanamento dell’economia nazionale e quindi un notevole incremento delle entrate dello Stato; inoltre l’oculata amministrazione del bilancio statale di Giolitti incrementò il valore della moneta italiana e agevolò il risparmio e i depositi presso le banche che finanziarono l’attività industriale e agricola (bonifiche, irrigazioni e uso di concimi chimici) ma anche l’industria meccanica, chimica, tessile e alimentare. (Automobili Fiat→Agnelli, gomme→Pirelli). Giolitti incrementò le opere pubbliche (traforo del Sempione e acquedotto pugliese) e la rete ferroviaria che venne nazionalizzata ad eccezione di piccoli tratti che rimasero ai privati (s erano dimostrati poco efficienti), ampliata e unificata nelle attrezzature; inoltre istituì il monopolio statale nel settore delle assicurazioni sulla vita, fino ad allora gestite da privati (Istituto Nazionale per le Assicurazioni). Il suo lungo governo lasciò comunque irrisolti alcuni gravi problemi che affliggevano l’Italia: analfabetismo, tubercolosi, malaria, miseria e disoccupazione dilagante soprattutto al Sud.
(presa da un appunto sul nostro sito)

2.Cos'è il decollo industriale dell'Italia?
La politica interna di Giolitti fu caratterizzata certamente da una serie di successi verso la democrazia, tanto che, se per Cavour si parlava di stato liberale, ora si può usare la definizione di stato liberal-democratico. La sua attività nell'interno fu caratterizzata da un particolare interesse verso l'aspetto economico, che è poi, soprattutto in questo periodo, quello fondamentale. I ministeri Giolitti si collocano infatti all'interno del cosiddetto "decollo industriale" (1896-1913), che richiedeva necessariamente un appoggio da parte della classe politica, volto a favorire l'attività produttiva. Nel primo ministero il governo approvò la statalizzazione delle ferrovie, problema che aveva messo in crisi più di una volta la classe politica, soprattutto quella di Sinistra, per l'opposizione delle sezioni toscane. Ricondurre la gestione delle ferrovie nelle mani dello stato significò rendere possibile una maggior organizzazione del servizio e una sua più accurata manutenzione. Significato profondamente economico ebbe anche la riduzione della rendita nazionale dal 5% al 3.5%, riducendo così gli interessi sui titoli di stato riconosciuti al cittadino-creditore. Questa manovra, estremamente pericolosa, perché i detentori dei titoli avrebbero potuto chiedere la restituzione immediata dei depositi, fu invece un eccellente successo, poiché lo stato poté recuperare facilmente una quantità enorme di denaro. Ma ciò avvenne perché il governo riceveva la fiducia della popolazione, come quest'ultima poté dimostrare in occasiona delle consultazioni elettorali, anche se comunque i creditori dello stato non potevano che essere persone con una certa disponibilità finanziaria, cioè, in definitiva, borghesi. Nel suo terzo ministero, Giolitti mise a segno un'altra manovra economica che era stata proposta già alcuni anni addietro, e cioè la statalizzazione delle assicurazioni sulla vita. Queste, che prima erano gestite da agenzie private, ora diventano monopolio assoluto dello stato, il che significa da un lato vantaggio economico pubblico, dall'altro impossibilità di speculazione da parte di privati. Un ultimo elemento ricorderemo a proposito della politica interna giolittiana, e cioè quello del suffragio "universale". Con questa riforma elettorale, che garantiva diritto di voto a chiunque avesse compiuto i trent'anni di età e fosse di sesso maschile, oltre che a coloro che già rientravano nelle categorie della riforma di Depretis, segna sicuramente il momento culminante della politica democratica di Giolitti. Gli elettori passano improvvisamente da 3-4 milioni a 9 milioni, con vantaggio soprattutto dei partiti cattolico e socialista.
I limiti della politica giolittiana vanno invece individuati nella conservazione e accentuazione del divario tra Nord e Sud, nel disimpegno e disinteresse verso un ammodernamento dell'amministrazione, che permetteva una facile manipolazione da parte del Governo dei prefetti, che a loro volta eleggevano i sindaci. Non va poi dimenticato che l'emigrazione toccò livelli altissimi proprio durante i governi di Giolitti, e che il protezionismo, attuato anche nel primo Novecento, se da un lato favoriva l'economia interna, dall'altro gravava principalmente sulla popolazione più povera.
Le accuse rivolte a Giolitti, sia all'epoca che oggi, sono quelle che lo ritengono responsabile di una politica conservatrice, inerte di fronte ai gravi problemi sociali e fortemente ambigua. Ma questo, che trova la sua sintesi nella nota vignetta pubblicata sulla rivista "L'Asino", fu precisamente nelle intenzioni di Giolitti, che cercò costantemente di barcamenarsi fra le diverse forze politiche, avendo compreso che il potere si può mantenere soltanto basandosi su di un vasto e differenziato consenso. Infine, l'acutezza che Giolitti dimostrò nella comprensione di leggi dell'economia che solo oggi appaiono ovvie, come quella della domanda e dell'offerta, della mobilità dei capitali, della necessità di un certo controllo dei mercati da parte dello stato, fanno di lui sicuramente un personaggio all'altezza dei tempi e della situazione in cui operò.
([url=http://209.85.135.104/search?q=cache:GD1Ff5nRnBgJ:www.artemotore.com/temisvolti/giolitti.htm+giolitti+decollo+industriale&hl=it&ct=clnk&cd=2&gl=it]tratto da qui[/url])

3.Quali furono le linee della politica estera di Giolitti(FARE RIFERIMENTO A GUERRA DI LIBIA E ATTENUAZIONE DELLA TRIPLICE ALLEANZA)?
In politica estera Giolitti cercò di eliminare la sottomissione dell'Italia alla Germania, realizzando un progressivo avvicinamento alla Russia e alla Francia, con quest'ultima stabilì un accordo per sfere d'influenza in Africa (Marocco alla Francia e Libia all'Italia); si vennero a creare in questo modo dei problemi con la Triplice Alleanza. Inoltre, per accontentare anche i nazionalisti, riuscì a portare a compimento la conquista della Libia, con la sconfitta della Turchia nel 1911. Con questa guerra però mise in crisi i suoi rapporti con la sinistra, quindi cercò l'appoggio dei cattolici con il "Patto Gentiloni" del 1913; grazie a questo patto i cattolici promisero di votare per lui in funzione antisocialista in cambio di non far passare leggi antiecclesiastiche, come ad esempio quella sul divorzio.
(tratto da [url=http://209.85.135.104/search?q=cache:ATjmMF3k_JcJ:www.artemotore.com/temisvolti/periodo.giolittiano.htm+giolitti+politica+estera&hl=it&ct=clnk&cd=3&gl=it]qui[/url])

4.Perche' il periodo storico di Giolitti fu definito "età giolittiana"?
èperchè egli è un riformista e cambia molto l'Itlaia in questo periodo

5.Cos'è il "Patto Gentiloni"?
[url=http://209.85.135.104/search?q=cache:16_Jn_Ze-n8J:it.wikipedia.org/wiki/Patto_Gentiloni+giolitti+patto+gentiloni&hl=it&ct=clnk&cd=1&gl=it]vai qui[/url]

6.Quale fu la politica per il sud di Giolitti?
Giolitti attuò un modo di fare politica chiamato del doppio volto: un volto democratico e aperto nell’affrontare i problemi del nord, e un volto spregiudicato nel trarre vantaggio dalla situazione del sud. Egli per quanto riguarda il Nord non impedì gli scioperi, ma fece in modo che si svolgessero in modo civile, migliorò le norme che regolano il lavoro, ricostruì la cassa nazionale per l’invalidità, tutelò la maternità delle lavoratrici. Invece per il Sud sfruttò la situazione, controllò le elezioni politiche, per far eleggere uomini a lui fedeli a volte Giolitti si servì anche della malavita. La principale riforma dell’Età Giolittiana fu l’approvazione di una nuova legge elettorale, la quale prevedeva il suffragio universale maschile cioè la concessione del diritto di voto a tutti i cittadini maschi, mentre per le donne il diritto di voto fu conquistato nel 1946.
(preso dagli appunti sul sito)

7.Quale fu il giudizio di Gaetano Salvemini sul cosiddetto TRASFORMISMO?
[url=http://209.85.135.104/search?q=cache:gkHXNtoknHwJ:www.instoria.it/home/gaetano_salvemini.htm+salvemini+e+trasformismo&hl=it&ct=clnk&cd=3&gl=it]clicca qui[/url]

8.Quale fu la posizione di Giolitti alla vigilia della 1 Guerra Mondiale?
[url=http://209.85.135.104/search?q=cache:w-iy3JmeEcEJ:cronologia.leonardo.it/storia/a1919g.htm+giolitti+prima+guerra+mondiale&hl=it&ct=clnk&cd=5&gl=it]clicca[/url]

9.Cos'è il colonialismo e la posizione dell'Italia all'inizio del secolo su questo problema?
Per Crispi, un modello da imitare era Bismark: egli ai valori risorgimentali aggiunge il conservatorismo e il nazionalismo. I punti cardine della sua riforma furono la nascita del nuovo Codice Penale e l'abolizione della pena di morte. Tra le varie leggi che fece, sono da ricordare: La nuova legge comunale e provinciale, che comprendeva l'elettività del sindaco. Il nuovo codice penale che prevedeva l'abolizione della pena di morte e maggiori garanzie per i lavoratori (libertà di associazione, pensiero, sciopero). L'inasprimento dei rapporti con la Chiesa e il conflitto doganale con la Francia.
Per tentare di risolvere i problemi relativi alla povertà nel mezzogiorno, riprende l'attività coloniale e firma il trattato di Uccialli con Menelik, in base al quale era riconosciuto il controllo italiano in Eritrea ed un ambiguo protettorato sull'Etiopia.
A causa della crisi economica cade Crispi e sale Giolitti (1892).
A sud intanto, prendono corpo i fasci dei lavoratori, che chiedevano un contratto di lavoro e una soluzione riguardante la questione dello zolfo siciliano, invenduto appannaggio di quello americano. Giolitti non interviene, neanche quando la situazione degenera in guerriglia.
A contribuire al suo declino interviene lo scandalo della Banca Romana, anche se in realtà anche Crispi ne fu colpevole. Travolto dallo scandalo, Giolitti si dimette e nel frattempo nasceva la Banca d'Italia. Crispi tornò al governo con fare autoritario: represse nel sangue rivolte in Sicilia, tolse il diritto di voto a 800.000 persone e si attirò perplessità sul suo operato.
L'ambiguità del trattato con Menelik fece scoppiare una guerra che si concluse con la disfatta italiana ad Adua, nel 1896, e con le dimissioni di Crispi.
(tratto da [url=http://209.85.135.104/search?q=cache:dDjQVaOgM2AJ:www.storiafilosofia.it/storia/giolitti_crispi/crispi_colonialismo_3.php+giolitti+colonialismo&hl=it&ct=clnk&cd=3&gl=it]qui[/url])

10.Cos'è lo scandalo della Banca Romana?
Una delle banche più esposte verso il boom edilizio fu la Banca Romana che aveva assecondato la speculazione oltre ilimiti consentiti e si era ritrovata come e più delle altre con clienti insolventi. Per far fronte a questi problemi il direttoredella banca Tanlongo aveva avviato una pratica che negli anni futuri avrebbe fatto illustri proseliti e riscosso grandesuccesso: l'emissione di banconote illegali. La Banca Romana, quale banca di emissione, poteva coniare e quindi farcircolare una quota di banconote che stabiliva il Parlamento del Regno. Già nel 1889 fu accertato che le "officine romane"eccedevano le quote stabilite e di fatti avevano emesso 25 milioni di banconote oltre il consentito. In concreto, la BancaRomana copriva ammanchi di cassa mettendo in circolazione nuove banconote clandestinamente. Ovvero, tali milioni dibanconote clandestine erano banconote regolarmente in Inghilterra ma con impressi i numeri di serie di venti anni prima,quando l'Istituto faceva parte dello Stato Pontificio (adducendo come scusa la necessità della loro sostituzione in ragionedel logorio fisico). In un secondo momento Tanlongo ed il capo-cassiere Lazzaroni le autenticavano in gran segretostampandovi il timbro-firma del vecchio governatore pontificio ormai deceduto (che di solito firmava i biglietti a mano). Mala Politica, allora, era intervenuta per insabbiare la vicenda, poiché in un modo o nell'altro erano diverse le personalitàillustre coinvolte. La Banca Romana finanziava le campagne elettorali dei politici ed i politici chiudevano un occhio. Cosìtale pratica continuò, il bubbone finanziario crebbe fino a raggiungere dimensioni epidemiche e la Banca Romana,autorizzata a stampare 60 milioni di lire, alla fine del 1893 ne aveva stampato e messo in circolazione ben 113 milioni(come risultò al momento dell'ispezione). Lo scandalo scoppia trascinando l'istituto in una delle crisi bancarie e politichepiù devastanti della storia italiana.Una truffa complessa e faticosa quanto semplice da scoprire se vi fosse stata la volontà politica di effettuare controlli.Infatti, nonostante i libri contabili della Banca venissero sistematicamente e grossolanamente falsificati, anche la timidarelazione Finali attesterà che il volume delle banconote in circolazione era circa il doppio del consentito e che cinquantamilioni erano stati perduti in speculazioni sbagliate, malversazione e corruzione. La commissione di inchiesta dell'93 inseguito accerterà anche un buco di cassa di 20 milioni. Di fronte al dilagare degli scandali il Governo prese due decisioni:la liquidazione della Banca Romana e la legge che istituiva dal 1° gennaio '94 la Banca d'Italia. Lazzaroni finì mortosuicida, Tanlongo in carcere e Giolitti, che nel 1889 era ministro del Tesoro ed ora Primo Ministro, dovette rassegnare ledimissioni. A nulla valsero le pur pesanti omissioni, le sottrazioni di documenti e le manomissioni che fece o fece fare,Giolitti non riuscì a placare la verità delle accuse circa il silenzio mantenuto sui risultati dell'inchiesta del 1889 e soprattuttocirca la corruzione che riguardava la sua persona (bustarelle, debiti verso la banca fino a venti volte il suo stipendio dapresidente), la sua famiglia (prestiti congiunti) ed altri noti politici come Crispi
([url=http://209.85.135.104/search?q=cache:ZR-8qmFerL0J:www.lalente.net/index2.php%3Foption%3Dcom_content%26do_pdf%3D1%26id%3D936+giolitti+scandalo+banca+di+roma&hl=it&ct=clnk&cd=4&gl=it]tratto da qui[/url])

11.Quale fu la politica di Giolitti verso la triplice alleanza?
Giolitti introdusse anche normative per favorire il superamento del bracciantato agricolo con la piccola proprietà o con cooperative e trovò su questi punti il consenso del mondo cattolico. Infatti quando decise di allargare il suffragio maschile rendendolo universale, pur mantenendo il sistema dei collegi uninominali, fece un patto con il Conte Gentiloni, presidente delle Associazioni Cattoliche, ottenendo il voto dei cattolici per i suoi candidati, in cambio della presenza nelle liste di deputati cattolici tra cui Filippo Meda, futuro Ministro del Tesoro.
Tramite Zanardelli rivisitò, rendendolo più umano, il codice penale e di Procedura penale. Egli vide avvicinarsi la tempesta di una guerra in Europa e legato com’era alla Triplice Alleanza con la Germania e l’Austria, criticatissima da tutti i nazionalisti, volle cogliere l’opportunità di far vedere che anche l’Italia era forte, dichiarando guerra alla Turchia per conquistare la Libia. La guerra scoppiò nel 1911 e sollevò violente proteste soprattutto nella sinistra italiana. I socialisti guidati da Mussolini, poiché Turati era stato messo in minoranza, e i Repubblicani capeggiati da Nenni, sollevarono in Romagna la popolazione per impedire la partenza dei coscritti. Giolitti reagì con molta prudenza, ci furono purtroppo delle perdite umane, anche se poche, e Nenni e Mussolini passarono un po’ di mesi in prigione. Alla fine la Libia fu conquistata, anche se permase una guerriglia che durò a lungo. La guerra, però, non ottenne lo scopo di placare i nazionalisti e invece condusse la sinistra esasperata a commettere un attentato, che fallì, nei confronti del Re: venne infatti ferito, in modo non grave, soltanto un corazziere.
Giolitti capì, anche se aveva vinto le elezioni, che a causa dell’attentato il Re non aveva più nei suoi confronti la stessa fiducia di prima e nel 1913 passò la mano ad un moderato della sua coalizione, l’onorevole Salandra. Purtroppo nessuno poteva sapere che l’incombente guerra europea si sarebbe scatenata di lì a poco e che Salandra avrebbe tenuto all’oscuro perfino Giolitti, capo della maggioranza parlamentare, di tutto ciò che accadeva nelle trattative internazionali. L’Italia di Salandra e di Sonnino entrò in guerra e l’era di Giolitti finì per sempre, anche se rimasero nella storia le grandi riforme sociali e le opere da lui compiute.
([url=http://209.85.135.104/search?q=cache:V5tWOb5tZQcJ:www.no-thing.it/litalia-giolittiana.php+Giolitti+introdusse+anche+normative+per+favorire+il+superamento+del+bracciantato+agricolo&hl=it&ct=clnk&cd=1&gl=it]tratto da qui[/url])

12.Cos'è il concetto di "PACE SOCIALE" voluto da Giolitti?
L’alleanza elettorale con i cattolici divenne sempre più necessaria al sistema giolittiano quanto più esso perdeva la sua capacità di garantire l’equilibrio e la pace sociale. Negli ultimi anni del governo di Giolitti lo scontro sociale e politico nel paese si andò radicalizzando. Nel fronte imprenditoriale (dove nacque la confindustria, l’associazione di categoria degli industriali), prevalsero tendenze favorevoli ad un rapporto conflittuale con il movimento sindacale. D’altra parte, nel partito socialista il riformismo turatiano incontrava crescenti difficoltà nel tenere unito il partito in cui si fronteggiavano due ali estreme: la destra d’Ivanoe Bonomi, che professava una linea di tipo laburista, escludendo la prospettiva di una trasformazione socialista della società; dall’altro lato la corrente rivoluzionaria( in cui emerse un nuovo leader, Benito Mussolini, segretario della federazione di Forlì)che nel congresso di Reggio Emilia conquistò la maggioranza. A Mussolini fu affidata la direzione dell’”Avanti!”, il quotidiano del partito.
([url=http://209.85.135.104/search?q=cache:JUuGD0BHxpYJ:www.interruzioni.com/etagiolittiana.htm+giolitti+pace+sociale&hl=it&ct=clnk&cd=1&gl=it]tratto da qui[/url])

13.Cos'è la "Settimana Rossa"?
[url=http://209.85.135.104/search?q=cache:OW_emlYjZeEJ:cronologia.leonardo.it/storia/a1913d.htm+giolitti+settimana+rossa&hl=it&ct=clnk&cd=1&gl=it]clicca[/url]

14.Perche' la 1 Guerra Mondiale fu chiamata "Guerra di Logoramento"?
La G.g. come guerra di logoramento o di trincea: un aspetto nuovo e caratterizzante della G.g. fu il suo evolversi da un iniziale condizione di "guerra di movimento" a quella di "guerra di trincea" o "logoramento". Con guerra di trincea si intende
([url=http://209.85.135.104/search?q=cache:3RfX83V9Sx8J:web.tiscali.it/divulgator/storia/prima%2520guerra%2520mondiale.htm+prima+guerra+mondiale+guerra+d+logoramento&hl=it&ct=clnk&cd=2&gl=it]tratto da qui[/url])

15.Cos'erano le trincee?
[url=http://209.85.135.104/search?q=cache:VO5VjZEdsDoJ:www.biblio-net.com/storia/1gm_la_trincea.htm+trincea&hl=it&ct=clnk&cd=5&gl=it]trincea[/url]
[url=http://209.85.135.104/search?q=cache:atHIeTuqqQQJ:it.wikipedia.org/wiki/Guerra_di_trincea+trincee&hl=it&ct=clnk&cd=1&gl=it]Guerra di Trincea[/url]
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