• Filosofia
  • devo svolgere un tema sull'infinito in linea generale basandosi per lo più sulla filosofia scrivo la traccia mi aiutate??? mi serve per domani

angy187
angy187 - Erectus - 50 Punti
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prendendo in considerazione, il tema dell'infinito espressione del romanticismo,analizza l'importanza che evve nell'800,e sviluppa le tue considerazioni personali
Francy1982
Francy1982 - Mito - 119085 Punti
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ciao benvenuta nel sito

allora ti suggerisco di sviluppare così il tema:

intro: introduzione di come l'infinito è visto in epoca romantica; http://it.wikipedia.org/wiki/Romanticismo

sviluppo: come è stato ripreso questo tema in filosofia? riprendi i filosofi che hai studiato e approfondisci il tema dell'infinito, che filosofi hai fatto? se me li scrivi ti aiuto...

consclusione: tue riflessioni sul tema...
cichinella
cichinella - Genius - 5407 Punti
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-Con il romanticismo, corrente culturale che si diffonde in tutta Europa nei primi decenni dell’800, si ha una nuova considerazione dell’infinito: associato infatti alla ragione, assume il nuovo significato di onnipotenza, di forza assoluta in grado di controllare il mondo, divenendo così un movimento dinamico che dà origine alle cose e alla nostra esistenza. In aggiunta l’infinito viene inteso come attività libera amorfa e di sentimento. L’idea di assoluto è alla base del pensiero filosofico romantico cosicché diviene fonte d’esame il come si può giungere alla conoscenza di tale concetto. Tanto noi, quanto la Natura siamo fatti di Assoluto: lo possiamo cercare in noi, come un qualche cosa che ci appartiene, oppure lo si può ritrovare nella Natura: il filosofo romantico scorge in essa i segni, li interpreta con l'aiuto della sua emotività.

-La filosofia di Hegel costituisce indubbiamente una delle più originali filosofie positive dell’infinito nell’età moderna, di stampo romantico. Nella suo panteismo idealistico l’infinito si realizza completamente nella molteplicità dei finiti, consiste nella molteplicità delle determinazioni della realtà (le cose finite, ciascuna delle quali costituisce un momento dell’Assoluto), e si attua completamente nel divenire del mondo come razionalità infinita: soprattutto in questo sta la novità. Finito e infinito sono due aspetti complementari della realtà e il primo si riferisce continuamente alla totalità del secondo, e si identifica con essa.
L’infinito potenziale è una ‘cattiva infinità’, nel senso che non si realizza mai, e non è che un prodotto dell’intelletto astraente, illuministico, che non è capace di comprendere la trama dinamica e complessa della realtà, le relazioni che legano tra loro le cose. L’intelletto viene superato dalla ragione, che è invece in grado di attingere alla realtà in sè: tutto ciò che è reale è razionale, e vi è identità tra ragione e realtà. La ragione è l’autocoscienza della realtà nella sua razionalità, e la realtà è Assoluto. Comprendere l’Assoluto vuol dire ricostruire il processo logico razionale di sviluppo della realtà. E poiché la realtà è caratterizzata da contrapposizioni e dal loro superamento, anche la ragione è una ragione dialettica, in grado di cogliere l’antitesi e di ricomporla insieme alla tesi nella sintesi.
La realtà è l’intero, la totalità che supera ogni opposizione: é l’infinito, sintesi di tutte le determinazioni finite. Il problema più grosso, per Hegel, è quello di superare la scissione tra il finito e l’infinito, che sembra caratterizzare la realtà. Nella ‘Fenomenologia dello Spirito’ la coscienza diventa infelice perché é consapevole della limitatezza dell’individuo, del finito, rispetto all’eternità e all’infinità del divino. L’uomo si sente nulla dinnanzi all’assoluto, ed è convinto dell’impossibilità di superare questa scissione.
L’infinito non si manifesta adeguatamente nella natura, e neppure l’arte e la religione sono i luoghi privilegiati dell’infinito: la prima si limita ad intuirlo, e la seconda - pur orientando il finito nella direzione dell’infinito - non riesce ad eliminare il carattere trascendente di quest’ultimo.
E’ solo nella filosofia, territorio della ragione dialettica, che si può raggiungere e comprendere l’Assoluto, ricostruendo - attraverso il movimento dialettico - il processo di realizzazione della ragione stessa nella realtà (e quindi anche dell’Assoluto, in cui è compresente il divino e il razionale).
Il percorso seguito dall’Assoluto per conoscere sè stesso giunge a compimento: l’infinito, nella sua verità, nella sua realtà, nella sua razionalità, nella sua totalità, nella sua divinità, è finalmente pienamente autoconsapevole di sè, e la scissione tra finito e infinito è superata
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