indovina
indovina - Genius - 5427 Punti
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Ciao
potete farmi capire la concezione spazio\tempo con degli esempi per
KANT
LEIBNIZ
NEWTON

grazie
Francy1982
Francy1982 - Mito - 119085 Punti
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KANT:
Lo spazio e il tempo sono i pilastri su cui poggia la sensibilità umana, ovvero la facoltà umana di percepire i fenomeni.Per Kant lo spazio e il tempo sono:
* "forme" pure indipendenti dall'esperienza = i dati carpiti dall'intuizione sono già parzializzati e temporizzati
* sono trascendentali, non derivano dall'esperienza ma ad essa si limitano
* sono necessari
* sono universali = di tutti gli uomini e per tutti concepiti nello stesso modo

LEIBNIZ:
per lui il tempo è una relazione, lo spazio e il tempo nn sono universali come per Kant ma elativi:“ho osservato più di una volta che considero lo spazio come qualcosa di puramente relativo, così come il tempo: è un ordine delle coesistenze, al pari del tempo, che è un ordine delle successioni” (III lettera a S. Clarke del 1716, par. 4).

NEWTON:
Per Newton ti cito uno stralcio di una sua opera preso dal sito filosofico.net:
All’inizio dei Principi matematici della filosofia naturale Newton ci presenta una serie di definizioni ed assiomi che trattano dei concetti fondamentali della meccanica. Al tempo, allo spazio e al moto egli dedica uno Scolio, in cui espone la sua dottrina del tempo, spazio e moto assoluti “senza relazione ad alcunché di esterno”. Essi sono indispensabili alla sua legge di gravitazione universale e a tutta la fisica classica, ma sono anche empiricamente indefinibili. Per cui Berkeley lo accuserà di aver reintrodotto la metafisica nella scienza.
I. Newton, Princípi matematici della filosofia naturale, Scolio
Fin qui è stato indicato in quale senso da intendere, nel seguito, parole non comunemente note. Non definisco, invece, tempo, spazio, luogo e moto, in quanto notissimi a tutti. Va notato tuttavia, come comunemente non si concepiscano queste quantità che in relazione a cose sensibili. Di qui nascono i vari pregiudizi, per eliminare i quali conviene distinguere le medesime cose in assolute e relative, vere e apparenti, matematiche e volgari.
I. Il tempo assoluto, vero, matematico, in sé e per sua natura senza relazione ad alcunché di esterno, scorre uniformemente, e con altro nome è chiamato durata; quello relativo, apparente e volgare, è una misura (accurata oppure approssimativa) sensibile ed esterna della durata per mezzo del moto, che comunemente viene impiegata al posto del vero tempo: tali sono l’ora, il giorno, il mese, l’anno.
II. Lo spazio assoluto, per sua natura senza relazione ad alcunché di esterno, rimane sempre uguale ed immobile; lo spazio relativo è una dimensione mobile o misura dello spazio assoluto, che i nostri sensi definiscono in relazione alla sua posizione rispetto ai corpi, ed è comunemente preso come lo spazio immobile; cosí la dimensione di uno spazio sotterraneo o aereo o celeste viene determinata dalla sua posizione rispetto alla terra. Lo spazio assoluto e lo spazio relativo sono identici per grandezza e specie, ma non sempre permangono identici quanto al numero. Infatti se la Terra, per esempio, si muove, lo spazio della nostra aria, che relativamente alla Terra rimane sempre identico, sarà ora una parte dello spazio assoluto attraverso cui l’aria passa, ora un’altra parte di esso; e cosí muterà assolutamente in perpetuo.
III. Il luogo è la parte dello spazio occupata dal corpo, e in relazione allo spazio può essere assoluto o relativo. [...]
IV. Il moto assoluto è la traslazione del corpo da un luogo assoluto in un luogo assoluto, il relativo da un luogo relativo in un luogo relativo. [...]
Definiamo, infatti, tutti i luoghi dalle distanze e dalle posizioni delle cose rispetto a un qualche corpo, che assumiamo come immobile; ed in seguito con riferimento ai luoghi predetti valutiamo tutti i moti, in quanto consideriamo i corpi come trasferiti da quei medesimi luoghi in altri. Cosí, invece dei luoghi e dei moti assoluti usiamo i relativi; né ciò riesce scomodo nelle cose umane: ma nella filosofia occorre astrarre dai sensi.
I. Newton, Principi matematici della filosofia naturale, UTET, Torino, 1965, pagg. 104-108, 110 (tratto da www.filosofico.net)
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