fatina5
fatina5 - Erectus - 50 Punti
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Ragazzi aiutoooooo mi servirebbero le risposte a queste domande se riuscite grazie in anticipo
1. le due esigenze spirituali a cui rispondevano le religioni misteriche?
2.che cosa nel divenire dell'universo rimane stabile?
3.Che significato aveva nella cultura arcaica il termine sofista??
4.spiega il significato dell'affermazione di protagora l'uomo è misura di tutte le cose ed esplicita a quali conseguenza conducono nel campo della conoscenza.
5.per quale motivo secondo platone non è possibile raggiungere una conoscenza certa degli oggetti che cogliamo con i sensi?specifica quali aspetti della realtà possiamo cogliere con questo tipo di conoscenza.
6.come viene spiegata nel fedro la possibilità per l'uomo di conoscere le idee?
7.qual'è la novià introdotta nel mito di er rispetto alla concezione della vita umana???Quale l'aspetto vicino ai valori della tradizione greca?
8.che ruolo rivestono i miti all'interno dei dialoghi platonici? quando vi ricorre il filosofo?che grado di verità attribuisce a queste narrazzioni?
9.Nel timeo platone affronta la questione dell'origine del mondo attraverso un mito filosofico:per quale motivo?perchè non ha affrontato questo problema da un punto di vista dialettico-razionale?che valore attribuisce platone alla narrazione mitica in questo contesto???

Vi prego è urgente fate presto....grazieeeeeeeeeeee :)
Francy1982
Francy1982 - Mito - 119085 Punti
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1) "La genesi e lo sviluppo storico delle religioni misteriche è avvenuto prevalentemente in ambito agricolo, nel quale il ciclo vita-morte-rinascita trova il fondamento nell'analogia del ritmo stagionale della vegetazione con la sorte dell'uomo che rinasce a nuova vita. Attraverso la rappresentazione drammatica, simbolica e spirituale dell'alternanza periodica dei fenomeni naturali, attuata nei riti di iniziazione, i proseliti raggiungono il compimento delle loro esigenze escatologiche e soteriologiche, Altra caratteristica principale delle religioni di mistero è quella di avere carattere salvifico. L'azione iniziatica è destinata a realizzare una realtà liberatrice offerta al singolo in risposta ai problemi esistenziali concernenti la vita e la morte. Attraverso vari stadi di iniziazione gli adepti pervengono alla visione della divinità, che, essendo morta e rinata, garantisce loro la liberazione. Ovvero il superamento dello stato umano, della limitazione individuale che la morte e resurrezione del dio simboleggia. La "resurrezione" indica una nascita nell' aldilà dalla morte a questo mondo che automaticamente non consisteva nella sopravvivenza." (tratto da wikipedia)

2) La seconda domanda a quale corrente/momento si riferisce?

3) in antichità il termine sophistés significava il sapiente ed era sinonimo di sophos, il saggio. Il termine si riferiva ad una persona dotata di vasta cultura e che era anche un esperto conoscitore di pratiche specifiche e particolari. Dal V secolo, il termine sofista comincia a designare quei pensatori che impartivano le loro lezioni dietro compenso, ed il termine assunse un significato negativo, visto che per la culture dell'epoca impartire lezioni dietro compenso era considrato a dir poco "scandaloso".

4) essitono 3 interpretazioni:
- per Platone, l'individuo, mentre il termine cosa, designerebbe gli oggetti che l'individuo conosce tramite i SENSI. Si evince che la realtà è differente per le varie persone che la percepiscono, tanto che egli continua dicendo che «quali le singole cose appaiono a me, tali sono per me e quali appaiono a te, tali sono per te: giacché uomo sei tu e uomo sono io».
- Nel 900 tale frase ha subito una nuova interpretazione (uomo = comunità, e cose = ideali) = ognuno giudica le cose che lo circondano in base ai valori, agli ideali della comunità a cui appartiene.
- Una terza interpretazione vede nella parola "uomo" come l’umanità, e "cose" come la realtà intesa in senso generale = gli uomini giudicano «la realtà secondo parametri comuni tipici della specie razionale cui appartengono, cioè l'Umanità» (Abbagnano-Fornero).

Ne deriva che reale è solo cioè che i sensi percepiscono, il solo criterio per giudicare la realtà è la percezione soggettiva del singolo individuo, che passa attraverso i sensi. Non esiste una sola verità visto che la stessa "cosa" può essere percepita diversamente da individui diversi, giudizi diversi costituiscono quindi realtà diverse seppur relative e soggettive.

5) Perchè i sensi ci fanno conoscere la cosa come appare, la sua copia imperfetta non la cosa in sé che è rappresentata dall'idea di quella determinata cosa, in Platone la conoscenza è un conoscere meglio se stessi, riportando alla luce dell’intelletto ciò che l’anima ha dimenticato nel momento della reincarnazione (fedro vedi il mito della biga alata). « Su queste cose non c'è un mio scritto, né ci sarà mai. In effetti la conoscenza della verità non è affatto comunicabile come le altre conoscenze, ma, dopo molte discussioni fatte su questi temi, e dopo una comunanza di vita, improvvisamente, come luce che si accende dallo scoccare di una scintilla, essa nasce dall'anima e da se stessa si alimenta». (Platone Lettera VII 341 B - 342 A)

6) attraverso il mito della biga alata:
Mito: Per spiegare il rapporto tra l’uomo e il mondo delle idee Platone ricorre al mito della Biga Alata: Platone paragona l’anima dell’uomo ad una biga trainata da due cavalli gestiti da un auriga.
Un cavallo è nero ed uno è bianco, la biga sta nel mondo delle idee e ruota in senso circolare attorno ad esse. Il cavallo bianco tende a rimanere nel mondo delle idee, mentre quello nero spinge la biga verso il mondo sensibile. L’auriga cerca di tenere l’equilibrio, ma dopo un po’ cede al cavallo nero e la biga si incarna in un corpo. A secondo di quanto la biga è rimasta nel mondo delle Idee avrà visto una quantità maggiore o minore di Idee,. Nel momento dell’incarnazione l’anima dimentica la sua vita passata, ciò che ha visto nel mondo delle idee, ma tali ricordi non sono cancellati del tutto: nella vita empirica l’uomo deve sforzarsi di ricordare ciò che era prima di nascere e ciò che si aveva visto nel mondo delle idee.
Analisi del mito:
* Cavallo Nero: è la parte dell’anima che tende al mondo empirico, senza la quale però l’uomo non potrebbe nascere, ma se avesse solo il cavallo nero non avrebbe il senso della realtà.
* Cavallo Bianco: Parte che eleva l’uomo al mondo delle idee., se l’uomo fosse solo il cavallo bianco non nascerebbe mai e quindi non sarebbe mai un uomo.

7) il mito id ER dice che l'anima è eterna, nel mito si parla di un guerriero della Panfilia morto in battagli, secondo l'USANZA GRECA viene arso sul rogo. Prima di essere messo sul rogo, si sveglia e racconta che la sua anima era stato nell'Al di Là e racconta quello che ha visto: c'erano 4 passaggi :le anime buone finivano in una sorta di Paradiso, quelle cattive in una sorta di Purgatorio (l'Inferno era un fatto raro,destinato solo ai più malvagi). Er racconta che la la sua anima era stata messa in un prato al cui centro vi era una Parca che nel grembo aveva i destini di tutti gli uomini che erano con lui sul prato, agli uomini vengono gettati a caso dei numeri e a seconda del numero che il caso ha affidato agli uomini, le persone hanno il diritto di scegliersi il destino: il numero uno ha il diritto di scegliere per primo il suo destino e così via…tuttavia anche l’ultimo uomo potrà scegliere perché i destini sono superiori alle anime.
Spiegazione del mito: Il fatto che sono le anime a scegliere il loro destino vuol dire che l’uomo è libero, ed è l'artefice del proprio destino. Il mito di Er è perciò simbolo della libertà che ha l’uomo di Platone.

8) Per spiegare le cose in maniera più semplice possibile. Per Platone il mito è un espediente didattico-espositivo per comunicare contenuti filosofici particolarmente ardui e impegnativi; il mito ha inoltre anche una funzione allegorica,e fa da supporto ai discorsi razionali quando questi sembrano spingersi oltre i limiti della pensabilità dei problemi affrontati. Un mito è un racconto puramente fantastico, che serve a chiarire e rappresentare i pensieri dell'autore. "Il mito platonico è simile alla parabola ebraica: favorisce una metafora del pensiero di Platone. Quindi il mito rende più esplicito un pensiero ed è in grado di esporre certe intuizioni platoniche, di cui Platone non è in grado di esplicitarle in modo più chiaro, quindi di pensieri che non si possono analizzare in maniera chiara" (cit. appunti si Skuola.net).

9) http://it.wikipedia.org/wiki/Demiurgo


Se hai dubbi posta di seguito!!!! spero esserti stata utile!
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