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  • Analisi Testo argomentativo di filosofia!! "innocente o colpevol

fabios92
fabios92 - Sapiens - 537 Punti
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Mi aiutate ad analizzare un testo argomentativo Innocente o colpevole di Gorgia di lentini!!aiutatemi perfavore..(Encomio di elena in sofisti).
Francy1982
Francy1982 - Mito - 119085 Punti
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L'encomio di Elena

Purtroppo nno ho tempo per fartelo io ma ti posso dare cmq un aiuto spero basti una questa come introduzione:
"La difesa di Elena. Per finire, Gorgia si impegnò in una difesa di Elena di Troia, scrisse addirittura un Encomio di Elena. Elena, ai tempi di Gorgia, era considerata una fedigrafa, il casus belli della guerra tra gli achei e i troiani, a lei fu addossata la colpa delle vittime. Gorgia spiegò che la colpa non era tanto di Elena, quanto dell’abilità oratoria di Paride, che, grazie al potere ammaliatore della sue parole, ipnotizzò Elena e la rese schiava di un sortilegio che la spinse a tradire il marito Menelao e a mettere così in moto gli eventi successivi. Dunque Elena di Troia fu una vittima, e non la colpevole. In sostanza, Gorgia riconosceva alla parola il potere di ipnotizzare l'interlocutore fino a fargli perdere la ragione, una tecnica che il sofista conosceva molto bene" ([url=http://209.85.135.104/search?q=cache:T1y0j_-rm8IJ:www.forma-mentis.net/Filosofia/Sofisti.html+gorgia+dialettica&hl=it&ct=clnk&cd=1&gl=it]tratto da qui[/url]).

Poi unisci questa cosa che ti ho scritto ai link che ti ho messo di seguito:
Nel discorso in difesa di Elena, Gorgia, mostra la sua abilità retorica, in esso egli affronta tuti i punti di vista possibili della vicenda tranne uno il fatto che lei potesse opporsi al rapimento di Paride.
Elena come donna libera poteva scegliere, ma tuttavia l'unica scelta possibile era di chi diventare chiava: di Menelao, o di Paride,quest'ultimo abitava in una terra che non era la sua e tra persone che non era no la sua gente in terra straniera, tra persone che potevano anche esserle ostili.
Gorgia dice che Elena ha seguito Paride per 4 ragioni:
1. volontà divina
2. violenza
3. persuasa e ingannata dai discorsi amorosi di Paride
4. per necessità.
Qui il logos di Paride è inteso più come una voce che Elena sente dentro di sé
"Mi pare che la risposta più plausibile sia questa: sia che si creda agli dei, sia non vi si creda, la condizione umana è tale per cui a Elena risultava necessario, ovvero indispensabile, pena la vita stessa, seguire Paride. Ne sarebbe morta, o fisicamente o spiritualmente, se non l'avesse fatto.
Questo argomento è il più sottile ed il più razionale, per quanto sembri riconoscere l'irrazionalità dei sentimenti.
Anzi, è tanto più razionale in quanto riconosce l'irrazionale. In questo sta il suo valore. Per quanti sforzi l'uomo possa fare per ordinare il mondo ed i costumi secondo leggi, norme e consuetudini, verrà sempre il momento nel quale una qualsiasi Elena ed un qualsiasi Paride, violeranno queste regole per loro necessità vitale.
Il filosofo razionalista rischia di non capire; il moralista fa naufragio, l'uomo comune condanna e persino si accinge a tirar pietre per la lapidazione". ([url=http://209.85.135.104/search?q=cache:WsrCJAEAkxkJ:digilander.libero.it/moses/gorgia.html+Innocente+o+colpevole+di+Gorgia&hl=it&ct=clnk&cd=2&gl=it]tratto da qui[/url])


ti incollo anche un altro commento sulla parte finale del discorso:
"Rileggiamo la conclusione dell'Elogio di Elena:
"Così con le parole ho liberato la donna dalla sua cattiva fama secondo la premessa del mio discorso: e sforzandomi di distruggere l'ingiustizia di un'infamia e l'ignoranza di una opinione, questo discorso ho voluto scrivere, non solo per elogiare Elena, ma perché fosse a me di passatempo".

Sul valore che Gorgia attribuisce al passatempo, allo scherzo, abbiamo una nota di Aristotele, inquadrata con altre e che forse sono traccia di una seconda trattazione sulla Poetica, a noi non pervenuta:

"Su ciò che fa ridere, dal momento che esso sembra avere una sua utilità nei dibattiti, e che Gorgia ha detto, e ha detto bene, che occorre distruggere la serietà degli avversari con il riso e il riso con la serietà, quante siano le forme del comico si è detto negli scritti sulla poetica: di queste l'una si adatta all'uomo libero, l'altra no, e si deve scegliere quel che meglio si adatta".

La lezione di Gorgia è tra quelle immortali dei classici, ed in generale è tra le più alte lezioni dell'ingegno umano. Per noi immortale vuol dire davvero rileggere Gorgia con attenzione; pare oggi un esercizio nuovo l'ascoltare, a saper meglio valutare la enorme mole di informazioni - che in molti hanno interesse a che venga intesa tutta come cultura - che ci circonda. Ricordiamo un aneddoto grazioso che si narra a proposito del famoso viaggio di Gorgia in Atene. Lì egli arringò a lungo la folla, facendo risaltare la differenza di temperamento che sussisteva tra gli abitanti della Sicilia e della Magna Grecia, e tutti gli altri, definiti barbari. I barbari, diceva Gorgia, vivono nella discordia perché vivono tra loro senza armonia. L'armonia sarebbe stata, secondo l'oratore, il segno distintivo della superiorità greca sui nemici, e ciò avrebbe accresciuto la stima ed il timore dei barbari nei confronti dei greci. A questo punto uno della folla, un anonimo saccente, volle appuntare a Gorgia una annotazione sulla sua situazione familiare.

"Noi siamo in tanti, Gorgia", disse l'uomo, "e ci suggerisci di andare d'accordo e in armonia; tutti sanno però che a casa tua siete in tre, tu tua moglie ed il servo, e litigate da mane a sera. Non credi che avrebbero più effetto i tuoi discorsi se si sapesse che voi tre non recate molestia ai vicini?" ([url=http://209.85.135.104/search?q=cache:SUDFKgLgHzgJ:www.filosofico.net/gorgia.html+elogio+di+elena+Gorgia&hl=it&ct=clnk&cd=1&gl=it]trstto da qui[/url])


Se inoltre vuoi rendere più completo il tuo commento potresti anche mettere sullaun'introduzione del corrente filosofica in cui Gorgia si inserisce:

Gorgia
Gorgia di Leontini, in Sicilia, vissuto tra il 484 ed il 376 a.C., nel 427 ad Atene chiese aiuto contro i Siracusani. In quell'occasione molti uomini famosi lo ammirarono.
Egli ribadisce ed approfondisce il tema della capacità persuasiva, psicagogica dell'oratoria. E' necessario scegliere però il momento opportuno in cui rivolgere il discorso opportuno alla persona opportuna. Ciò è capace di compiere opere divine.
In maniera simile la poesia produce inganno, facendo credere reali fatti e cose irreali: ma è saggio chi si lascia ingannare poiché così può provare emozioni e subire il fascino della dolce malattia più piacevole della salute.
In tal senso i suoi encomi di Elena e di Palamede, considerati traditori nell'epica greca, mostrano come il discorso, come il destino, l'amore, la volontà degli dei, la violenza, conduca dove non si vuole e faccia smarrire la colpa, la responsabilità, la volontà di far male.
Del suo Della Natura o Del non essere abbiamo solo delle parafrasi (pseudo Aristotele e Sesto Empirico): egli sostiene 1) che nulla esiste, 2) che anche se qualcosa esistesse non sarebbe conoscibile e 3) che anche se fosse conoscibile non sarebbe comunicabile.
1) Il non essere non c'è perché altrimenti sarebbe essere e ci troveremmo di fronte ad una contraddizione. L'essere non può essere eterno perché se così fosse dovrebbe essere infinito e l'infinito non sarebbe in nessun luogo e quindi non sarebbe affatto; non può essere generato perché verrebbe dal non essere quando dal non essere nulla nasce o dall'essere ed in tal caso non ci sarebbe generazione; non può essere generato ed eterno perché è una contraddizione.
2) Anche se l'essere ci fosse non può essere pensato; ciò che viene pensato non esiste (altrimenti esisterebbero tutte le assurdità inventate dagli uomini) e quindi ciò che esiste non è pensato. Perciò se qualcosa esiste non è conoscibile.
3) Noi con la parola non comunichiamo l'essere poiché la parola non è l'essere, comunichiamo solo parole. L'essere quindi è incomunicabile.
Sofisma, espressione estrema di scetticismo o espressione di una conversione dal naturalismo alla retorica, quest'espressione mostra la critica alle teorie parmenidee dell'essere. Di fatto si è ipotizzato un iter che avrebbe condotto Gorgia da posizioni naturalistiche (la tradizione lo vuole discepolo di Empedocle) a tesi eleatiche fino alla crisi di quest'idea, con una successiva fase finale retorica.
L'ho preso dai nostri appunti su Skuola....
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