theghost
theghost - Erectus - 80 Punti
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ciao a tutti...
ci sarebbe qualcuno tanto gentile da spiegarmi le cose importanti di marx???
(es. robe sulla classe sociale, natura economica etc.)
Francy1982
Francy1982 - Mito - 119085 Punti
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qui è spiegato tutto sinteticamente:
http://www.skuola.net/filosofia-moderna/marx-karl-pensiero-ed-opere.html
zeppolinotto
zeppolinotto - Sapiens Sapiens - 1605 Punti
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comunque è il meglio perkè è stato uno tra i poki a ricercare la felicità dell'uomo
Cronih
Cronih - Genius - 23969 Punti
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KARL MARX


Marx nasce a Treviri, da famiglia di origine ebraica, malgrado ciò non fu educato alla fede in quanto il padre, in seguito alle leggi razziali, preferì non aderire alla religione per poter esercitare la professione di avvocato.
Marx studiò a Bonn e poi a Berlino. Nel 1841 si laureò in filosofia. Dedicatosi alla carriera giornalistica, fu redattore della "Gazzetta Renana" ma in seguito alla censura e in conseguenza delle sue idee rivoluzionarie si vide costretto a trasferirsi a Parigi. Qui conobbe Engels, Proudhon, e Bakunin, ovvero anarchici e precursori di quel più vasto e organico movimento politico che fu il socialismo (e quindi il comunismo).
Nel 1848, assieme ad Engels (che diventerà il suo più stretto collaboratore), pubblica a Bruxelles il Manifesto del partito comunista. Espulso anche da Bruxelles si trasferì definitivamente a Londra, dove per mantenere la famiglia si vide costretto ad accettare gli aiuti economici del compagno Engels.
Nel 1864 fondò la Prima Internazionale dei lavoratori, a conferma del suo attivo impegno politico in favore degli operai e delle classi meno abbienti. Nel 1867 vide la stampa il primo libro del Capitale, la sua più celebre e monumentale opera, pubblicata interamente in tre volumi (1885 il secondo, 1894 il terzo).
Morì a Londra nel 1883.

Opere principali: Differenza tra le filosofie della natura di Democrito e di Epicuro (sua tesi di laurea, 1841); Tesi su Feuerbach (1845); La sacra famiglia (1845); L'ideologia tedesca (1846); Miseria della filosofia (1847); Manifesto del partito comunista (1848); Critica dell'economia politica (1859); Il Capitale (1867-1894).

L'alienazione alla base del sistema capitalista

Gli uomini producono beni per soddisfare i propri bisogni. Tali beni hanno quindi un valore d'uso, ovvero hanno un significato in rapporto all'uso che se ne fa (l'uomo produce pane per mangiarlo, produce vestiti per indossarli, produce edifici per abitarli). Nel sistema capitalista il valore d'uso viene trasformato in valore di scambio, per cui il pane non è più prodotto solamente per soddisfare il bisogno del cibo, ma viene prodotto per essere scambiato, il pane viene prodotto per ricevere in cambio non la sazietà ma la moneta, allo stesso modo in cui un'industria edilizia produce case non per farvi abitare i propri costruttori ma per venderli ad altre persone.
In questo meccanismo si avverte una separazione tra l'oggetto prodotto e l'uso per cui è stato costruito. Chi lo produce non è più nemmeno proprietario dell'oggetto stesso, in quanto il lavoratore vende la propria capacità lavorativa al datore di lavoro (il lavoratore vende le sue capacità al capitalista, il quale risulta il vero proprietario dell'oggetto prodotto dai suoi dipendenti).
Non solo il produttore reale di un oggetto non è più il suo proprietario, ma non è nemmeno proprietario dei mezzi che servono a produrre l'oggetto. Questa separazione tra l'oggetto prodotto e la sua proprietà è l'alienazione, per cui l'oggetto acquista vita propria e autonoma rispetto al produttore: il prodotto non ha più la sua funzione originaria di soddisfare direttamente e in modo immediato il bisogno di chi lo produce. Il lavoratore, poi, non è nemmeno in grado di ricevere l'esatto e diretto compenso derivante dalla sua produzione ma riceve invece in cambio un salario definito dal proprietario del suo lavoro.
L'alienazione è quindi la separazione tra proprietario e bene prodotto che genera disinteresse per la cosa prodotta e iniquità, poiché sarebbe equo che il produttore di un bene ne ricevesse in cambio il pieno valore di scambio invece di ricevere una parte minore di quel valore sottoforma di salario.


Il plusvalore: le cause economiche dello sviluppo storico

L'iniquità che si viene a creare nel sistema capitalista presenta una necessità economica, determinata quindi da aspetti pratici ed empirici.
Nel sistema capitalista l'obiettivo di chi detiene i mezzi di produzione (fabbrica, macchinari e operai) è quello di ridurre al minimo i costi in modo tale da avere un maggiore plusvalore. Cosa significa? In sostanza, il valore di un bene prodotto è determinato in varia misura da due tipi di costi: una parte è il costo dei macchinari (il capitale costante), l'altra parte il costo dei salari (il capitale variabile).
Per ottenere un guadagno reale, l'imprenditore deve aggiungere quanto più plusvalore possibile al bene prodotto sempre restando però nell'ambito di un prezzo determinato dal gioco della domanda e dell'offerta. Quando il prezzo determinato da questo gioco raggiunge un tetto limite oltre al quale rimane fuori dal mercato, l'unica soluzione per aumentare il plusvalore è abbassare i costi variabili (ovvero la forza lavoro, gli operai). L'imprenditore cercherà allora di abbassare i salari e sostituire gli operai con nuovi macchinari, dato che il progresso scientifico rende le macchine sempre più efficienti rispetto agli uomini, e questo impone all'industriale di investire in capitale costante.
Vista dalla parte dell'operaio la situazione è questa: egli vede ridurre sempre di più il suo mercato e il suo salario, è costretto quindi a lavorare per aumentare sempre di più un plusvalore di cui non sarà mai il beneficiario.
E' su questa contraddizione che si fonda la crisi del capitalismo: chi detiene i mezzi di produzione esaspera sempre di più la ricerca del plusvalore così da minimizzare i salari e massimizzare il profitto. Questa corsa al profitto ha come conseguenza un impoverimento del proletariato a fronte di un aumento incessante delle quantità di merci prodotte. Ma a fronte di una riduzione infinita dei salari viene a mancare fatalmente anche la domanda, e il mercato va in crisi di sovrapproduzione: si produce di più senza avere la possibilità di vendere. In sostanza, a fronte di una veloce crescita della forza produttiva, del ritmo di produzione, non corrisponde un'eguale velocità della diffusione del benessere, della redistribuzione del profitto.
Inoltre la continua competitività del mercato esaspererà la lotta tra le varie industrie, le quali tenderanno a monopolizzare i rispettivi mercati a scapito dei concorrenti: tutto ciò porterà, secondo Marx, ad una situazione sociale in cui vi saranno pochi capitalisti e un'enorme massa di proletari sfruttati potenzialmente distruttiva. Ecco perché la storia porterà il capitalismo ad annullarsi nel comunismo, la forma di società che rappresenta il culmine dello sviluppo storico umano.
E' da notare, ancora una volta, come il sistema filosofico di Marx trae origine dalla considerazione degli aspetti pratici dell'esistenza: è una legge economica, e non teorica, come era in Hegel nella dialettica dello Spirito Assoluto, a permettere alla storia di svilupparsi in un determinato modo.


Il superamento del capitalismo: il comunismo

Per capire ciò che Marx intende per comunismo, termine oggi più che caricatosi di molteplici significati in forza di una enorme sovraesposizione politica, occorre analizzare l'essenza di quel capitalismo che nel comunismo troverà la sua opposizione più radicale.
Come si è visto, l'essenza del capitalismo è l'alienazione: il capitalismo separa l'oggetto prodotto dal produttore, determinando così una separazione nello stesso tessuto sociale, nel quale gli uomini si dividono in detentori dei mezzi di produzione (classi dominanti) e forza lavoro (classi dominate). Questa divisione porta fatalmente a delle crisi, per i motivi esposti nei capitoli 5 e 6.
La soluzione al capitalismo, la nuova tappa dello sviluppo storico promossa dalle classi subordinate, è il comunismo. Esso si configura come estremità opposta al sistema di produzione capitalista: nella società comunista non esisteranno più classi e lotta di classe, non esisterà più separazione tra oggetto prodotto e produttore, i mezzi di produzione saranno di proprietà comune.
Da questo ne deriva che anche la sovrastruttura ideologica della società, da sempre espressione del sistema economico guidato dalle classi dominanti, verrà definitivamente smantellata, per cui non saranno più necessari ne lo Stato ne la religione, ne qualsiasi altra espressione del dominio di una classe sull'altra. "Il comunismo è cioè la sintesi suprema in cui viene rimossa ogni contraddizione sociale e, insieme, è la liberazione concreta dell'individuo umano." (E. Severino, La filosofia contemporanea).
Il comunismo, per Marx, è una legge necessaria, una tappa obbligata dello sviluppo storico che non trae origine da ideali astratti presenti arbitrariamente nella coscienza degli uomini, ma trae la sua legge dall'evidenza stessa dei dati pratico empirici dell'economia. Secondo Marx il comunismo è quindi la naturale e necessaria soluzione del capitalismo in un nuovo e definitivo sistema socio-economico finalmente egualitario, dopo secoli di lotte e disuguaglianze.

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