mikyventu99
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ciao mi servirebbe il riassunto di....---> " 1) Circa 18-20 milioni di anni fa, nel Miocene, la foresta africana cominciò a popolarsi di scimmie antropomorfe che probabilmente riuscivano a stare in posizione eretta: tra queste i ramapitechi, ormai estinti, raccoglitori di frutta e foglie, di cui sappiamo ben poco. Quando il grande sistema di fratture della Rift Valley divise il territorio dell’Africa orientale in due parti, in quella occidentale si conservarono le foreste, mentre il quella orientale, a causa di un cambiamento del clima, si diffusero le savane. Alcune popolazioni di ramapitechi vi rimasero isolate e iniziarono una diversa evoluzione “giù dagli alberi”.

2) Probabilmente dalle popolazioni di scimmie antropomorfe delle foreste hanno avuto origine le scimmie antropomorfe attuali (gorilla, scimpanzè, bonobo,..) e da quelle delle savane la linea evolutiva che comprendeva gli australopitechi, oggi estinti, e l’uomo.
Gli australopitechi mostrano caratteri intermedi tra quelli delle scimmie e dell’uomo: hanno una statura modesta, ma una capacità cranica di 650 cm cubici, la dentatura tipicamente umana, mani ben sviluppate e la stazione eretta.

Dagli stessi antenati degli australopitechi ebbe probabilmente origine il ramo evolutivo che portò al genere Homo, di cui fa parte anche l’uomo moderno. La necessità di cacciare negli spazi aperti della savana, oltre a favorire la posizione eretta, portò allo sviluppo di alcuni adattamenti che permettevano un migliore avvistamento della preda e dei predatori e una maggiore capacità manuale; il genere Homo si differenziò sempre di più dalle scimmie antropomorfe per l’aumento della capacità cranica.

3) L’abilis (una volta veniva chiamato Homo abilis, ma ora, per cautela si preferisce chiamarlo solo abilis, in quanto non presenta tutte le caratteristiche comuni al genere Homo) visse nell’Africa orientale tra 2,8 e 1 milione di anni fa e aveva capacità cranica superiore a quella degli australopitechi (780 cm cubici). Sapeva afferrare e manipolare (lavorare un oggetto): dunque è per questo che viene considerato il primo uomo.

4) Prima della sua scomparsa comparve l’Homo erectus, che sopravvisse fino a 300.000 anni fa. Ne sono stati trovati esemplari in Africa (Tanzania), in Indonesia, in Cina. Aveva corporatura robusta, cranio massiccio con ossa spesse e capacità cranica di circa 1000 cm cubici. Seppe costruire strumenti abbastanza raffinati, forse capanne ed era organizzato in bande. Probabilmente comunicava già con una forma di linguaggio articolato. Sapeva dominare l fuoco e questo gli consentì di spingersi nelle regioni più fredde, di allungare le ore di luce, cambiando il ritmo naturale del giorno e della notte, di cuocere i cibi. Il focolare rappresentò inoltre un importante punto di riferimento per la vita familiare e sociale.

La cottura del cibo con il fuoco fu di enorme importanza perché:
- rese possibile la riduzione delle mascelle e dei denti a favore di un maggiore sviluppo della scatola cranica;
- liberando aminoacidi e zuccheri facilmente assimilabili, ridusse notevolmente il tempo necessario per mangiare e per digerire;
- l’uomo ebbe molto più tempo per dedicarsi alla caccia, alla raccolta, alla preparazione degli strumenti, all’addestramento dei piccoli.

Nel Pleistocene l’Europa si trovò più volte in buona parte coperta dai ghiacci: è l’epoca delle glaciazioni, separate da periodi interglaciali, più caldi e asciutti; l’Italia era abitata da una tipica fauna adatta al freddo con uccelli simili a pinguini, alci, renne e mammut. La flora e la fauna si modificarono più volte fino ad assumere l’aspetto e la distribuzione attuali con la fine delle glaciazioni. La Terra conosce la rapida evoluzione e diffusione dell’uomo.

L’Homo neanderthalensis comparve circa 400.000 mila anni fa. Viveva in Europa occidentale, in un periodo freddissimo (glaciazione di Wurm); aveva una corporatura tozza (adatta per lo più a conservare il calore del corpo nelle proibitive condizioni ambientali in cui viveva), capacità cranica di 1400-1500 cm cubici, fronte sfuggente e bassa, grandi arcate sopracciliari sporgenti congiunte a formare una sorta di visiera ossea, mandibola grande e robusta, mento sfuggente, orbite grandi e circolari.
Praticava il culto dei morti.
Viene definito l’uomo sapiens antico.
Esso convisse per 10000 anni con l’uomo sapiens moderno, cioè con l’Homo sapiens (noi).
Homo neanderthalensis e Homo sapiens sono due specie differenti, ma affini. Ciò porta a pensare che si siano avuti degli incroci tra di loro, durante la loro convivenza in Europa, ma non sono stati rinvenuti fossili di ibridi. Da recenti studi, comunque, (vedi Neanderthal è dentro di noi da Focus storia 2010) è emerso che dentro di noi “vive”, anche se in piccola parte, l’uomo di Neanderthal: in una misura che varia, da persona a persona, dall’1% al 4% del patrimonio genetico.
I neandertaliani si estinsero inspiegabilmente circa 30.000 anni fa, forse perchè poco adatti al clima che ormai era diventato più mite, o per le lotte instauratesi tra essi e i sapiens per l’accaparramento delle risorse.

5) L’Homo sapiens sapiens o anche solo Homo sapiens, detto anche uomo di Cro-Magnon era del tutto simile nell’aspetto all’uomo attuale. Comparve circa 100.000 anni fa. Era dotato di intelligenza superiore rispetto ai neandertaliani ed era in grado di adattarsi ad ogni ambiente. La popolazione crebbe molto rapidamente e la raccolta, la pesca e la caccia non furono più sufficienti; l’uomo imparò allora a coltivare la terra e ad allevare il bestiame sviluppando l’agricoltura e l’allevamento. Nel Paleolitico superiore si spinse alla conquista della Terra fino ad arrivare in Australia, in Siberia e, attraverso lo stretto di Bering, raggiunse il Nord America durante l’ultima glaciazione, probabilmente circa 30.000 anni fa.

L’uomo moderno, come già detto, appartiene alla specie Homo sapiens a cui fisicamente somiglia ancora. Tuttavia negli ultimi quarantamila anni ha subito un’evoluzione che non ha interessato le sue caratteristiche fisiche ma l’insieme delle conoscenze che vengono trasmesse di generazione in generazione attraverso un processo di comunicazione mediato dal linguaggio. A queste conoscenze acquisite si dà il nome di cultura. L’evoluzione dell’uomo è quindi un’evoluzione culturale, intendendo l’insieme dei progressi, dei cambiamenti nell’ambito della conoscenza, della tecnologia, dell’arte, della religione." è ugente, vi prego, mi serve per la tesina!!
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