• Chimica
  • Ricerca: il microscopio ?

dolce.nuvoletta
dolce.nuvoletta - Habilis - 200 Punti
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ciao!!! mi potreste aiutare a fare una piccola ricerca sul microscopio ...molto semplice e breve ...
devo sviluppare i seguenti punti:
- cosa è?
- da chi è stato inventato
- da cosa è composto?
- i vari pezzi a cosa servono?
-l' unità di misura
- quali tipi ci sono

e qualche altra informazione ...per favore mi aiutate.....conto sul vostro aiuto...please:P
sciuz92
sciuz92 - Genius - 48927 Punti
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http://it.wikipedia.org/wiki/Microscopio
Jello Biafra
Jello Biafra - Genius - 8205 Punti
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IL MICROSCOPIO e uno strumento capace di fornire un’immagine ingrandita di un piccolo oggetto osservato attraverso di esso. A seconda della radiazione utilizzata per “illuminare” il campione, si distinguono due tipi principali di microscopio, quello ottico e quello elettronico: nel primo si impiega radiazione visibile (luce), nel secondo un fascio di elettroni accelerati.
Il microscopio ottico fu inventato tra il XVI e il XVII secolo; la sua paternità è controversa, ma la maggior parte delle fonti la attribuisce all’olandese Zacharias Jansen, che avrebbe costruito il primo esemplare nel 1595. Per l’invenzione del microscopio elettronico, invece, che vanta prestazioni di gran lunga superiori a quello ottico, si è dovuto aspettare la messa a punto della tecnologia elettronica: la sua invenzione risale al 1931. I principali parametri che caratterizzano un microscopio sono il potere di ingrandimento e il potere di risoluzione. Il primo è definito come il rapporto tra la dimensione dell’immagine ingrandita e quella dell’oggetto osservato. Il secondo è il reciproco della distanza minima tra due punti del campione che lo strumento è in grado di far apparire come distinti; tale distanza, secondo la formula empirica di Ernst Abbe, è data dal prodotto di una costante opportuna per la lunghezza d’onda della radiazione utilizzata. Quindi, per avere una risoluzione migliore, è necessario impiegare radiazione con lunghezza d’onda piccola.
In realtà, esiste un limite intrinseco al potere di risoluzione di un microscopio. Tale limite è posto dal fenomeno della diffrazione, che rende impossibile percepire distintamente un oggetto di dimensioni paragonabili a quelle della lunghezza d’onda della radiazione impiegata.
Si ricorda che anche per il microscopio elettronico si può parlare di lunghezza d’onda, in quanto, in accordo con i principi della meccanica ondulatoria, un fascio di particelle può essere visto come radiazione corpuscolare di lunghezza d’onda pari al rapporto tra la costante di Planck h e la quantità di moto p della particella (λ = h/p).
È proprio per migliorare il potere di risoluzione che è stato ideato il principio della microscopia elettronica e, più tardi, il metodo della scansione, applicato sia alla microscopia elettronica che a quella ottica.
IL MICROSCOPIO OTTICO
Il nome completo del microscopio ottico è “microscopio ottico composto” (MOC), denominazione che permette di distinguerlo dal cosiddetto microscopio semplice, lo strumento ottico meglio noto come lente di ingrandimento.
Nella sua forma più essenziale, il microscopio composto è costituito da una combinazione di due lenti convergenti – l’obiettivo e l’oculare – montate a distanza fissa alle estremità di un tubo chiuso. L’obiettivo raccoglie la luce proveniente dal campione e ne fornisce un’immagine reale, capovolta e ingrandita; l’oculare riceve questa immagine nel proprio fuoco e la trasforma nell’immagine finale, che è virtuale, capovolta e ingrandita rispetto all’immagine reale.
Quella descritta è la struttura essenziale del microscopio composto. Va tenuto presente, tuttavia, che nella realtà l’obiettivo e l’oculare non sono singole lenti, ma più complicati sistemi di lenti combinate, che nel complesso producono l’effetto di singole lenti convergenti, prive dei difetti di aberrazione cromatica. Il tubo che porta l’ottica del microscopio è montato su una struttura chiamata statore. L'attrezzatura accessoria di un microscopio comprende inoltre il piano portacampioni e alcuni dispositivi di regolazione della distanza dell'obiettivo dall'oggetto, per la messa a fuoco. In genere il campione da osservare viene posto fra due vetrini sottili e fissato al portacampioni. La luce che lo illumina può provenire da una sorgente diretta o da uno specchio che la indirizza sul campione. I modelli più sofisticati sono provvisti inoltre di un sistema di viti micrometriche per la regolazione fine della posizione del campione, e di tre o più obiettivi montati su una testa girevole, che consentono di variare rapidamente il potere di ingrandimento dello strumento.
Nel caso in cui il microscopio venga utilizzato per realizzare microfotografie, è predisposto per ospitare l’oculare di una macchina fotografica. Per questa applicazione il sistema è studiato in modo che l’immagine che impressiona l’emulsione fotografica sia reale, e non virtuale. Si utilizza quindi direttamente l’immagine fornita dall’obiettivo che, appunto, è reale, capovolta e ingrandita.

:hi:hi
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