Mikelino4987
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Perché Giovanni Falcone Per Combattere la mafia venne ucciso?
Anthrax606
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Allora:
'Ecco perché fu ucciso Giovanni Falcone'

IL REGIME carcerario speciale era stato immaginato da Falcone durante la sua permanenza alla direzione degli Affari penali del ministero della Giustizia, ma non era mai stato varato. Dopo la sua morte, il governo corse ai ripari e lo introdusse con un decreto legge dell' 8 giugno 1992. Il 41 bis non trovò, però, applicazione immediata. Soltanto all' indomani della strage di via d' Amelio furono rotti gli indugi e, nel giro di pochi giorni, 369 decreti applicativi del regime speciale furono emessi dal ministro della Giustizia Claudio Martelli nei confronti di altrettanti detenuti mafiosi. Né va dimenticato che, nella notte del 20 luglio, ben 156 mafiosi furono trasferiti in fretta e furia dalle carceri che li ospitavano a quelle situate sulle isole di Pianosa e Asinara. La definitiva conversione in legge del decreto dell' 8 giugno andò poi in porto senza soverchie difficoltà ai primi di agosto. Esce oggi in libreria "Troppe coincidenze" (Mondadori, 169 pagine, 12 euro) il nuovo libro di Giuseppe Ayala nel quale l' ex pm del maxiprocesso ricostruisce, tra l' altro, il contesto in cui maturarono le stragi. Anticipiamo qui un brano del libro ÈDEL tutto evidente quanto preminente fosse per la mafia l' interesse alla cancellazione di quella norma. Risulta, quindi, assai verosimile che il tentativo di conseguire quell' obiettivo abbia comportato la scelta di consumare le successive stragi terroristiche del 1993, con la finalità di innalzare il proprio potere contrattuale, intimorendo il «terminale istituzionale» per indurlo a più miti consigli. Il 1993 era cominciato male per Cosa nostra. Il 15 gennaio, dopo decenni di latitanza, era stato catturato il «capo dei capi» Salvatore Riina (...). La guida di Cosa nostra, da quel momento, passò in esclusiva all' altro latitante ultradecennale, Bernardo Provenzano, descritto da molti collaboratori di giustizia come l' uomo della mediazione e dell' equilibrio. Ciò malgrado, fu proprio sotto la sua guida che furono consumate le stragi del 1993. (...) Il 23 gennaio 1994, in occasione di un incontro di calcio allo Stadio olimpico di Roma, una Lancia Thema carica di esplosivo venne parcheggiata nella zona di passaggio della folla dei tifosi. Secondo la ricostruzione degli inquirenti, quella bomba non esplose solo per un difetto nell' innesco. Cosa nostra dovette così rinunciare ad apporre la propria firma su quella che sarebbe stata una delle più agghiaccianti carneficine dell' intera storia repubblicana. Dopodiché, fine delle stragi. Sorge spontanea una domanda: perché Cosa nostra decise di rinunciare all' attacco terroristico allo Stato? I casi sono due e due soltanto: o dovette prendere atto che quella strategia non portava a nulla, oppure, invece, poteva essere abbandonata per l' avvento di una qualche novità che lasciava ben sperare senza bisogno di dover ricorrere ancora alle bombe. Avessi la risposta! Propendo, però, decisamente per la seconda ipotesi. Vale la pena, a questo punto, di richiamare alcuni brani della condivisibile relazione della commissione parlamentare antimafia presieduta dal senatore Giuseppe Pisanu: «È del tutto evidente, come hanno stabilito i magistrati e come ha confermato l' incerta copia del misterioso "papello", che l' obiettivo essenziale, il fine ultimo pratico delle stragi del 1992-1993 era quello di costringere lo Stato ad abolire il 41 bis e a ridimensionare tutte le attività di prevenzione e repressione... Per questo motivo Cosa nostra tratta o cerca di trattare». Condivido il riferimento alle stragi del 1993. Meno quello all' attentato di Capaci. Le stragi del 1992, infatti, hanno una matrice più complessa alla quale non era affatto estranea la previsione della conclusione negativa per Cosa nostra del maxiprocesso in Cassazione. Falcone, poco dopo il suo insediamento al ministero della Giustizia, aveva immaginato una sorta di «monitoraggio» delle sentenze della prima sezione della Cassazione, in considerazione delle polemiche che alcune di queste avevano sollevato, tanto da indurre i giornali a ribattezzare il suo presidente, Corrado Carnevale, con il nomignolo di «ammazzasentenze». La conseguenza fu che il primo presidente della Cassazione decise la «rotazione» dei presidenti di sezione. La novità dovette suscitare nel mondo mafioso una grande preoccupazione, che si rivelerà fondata. Il maxiprocesso, infatti, fu giudicato da una corte presieduta non dall' »ammazzasentenze», ma da un altro magistrato, Arnaldo Valente. L' esito fu disastroso per gli imputati. I quali certamente ritennero che, se non ci fosse stato il «monitoraggio» voluto da Falcone, non ci sarebbe stata la «rotazione» dei presidenti e, magari, il verdetto sarebbe stato meno severo. A tacer d' altro, va ricordata un' apprezzabile sentenza, passata in giudicato, della Corte d' assise d' appello di Catania, pronunciata in sede di rinvio della corte di Cassazione che, sulla base dei dati processuali a disposizione, ha stabilito che la decisione di uccidere sia Falcone che Borsellino fu presa dai massimi organi di vertice di Cosa nostra sin dalla fine del 1991 (novembre-dicembre). Il collegamento con il 41 bis risulta, perciò, debole in relazione al 23 maggio, posto che questo comparve sulla scena l' 8 giugno 1992 e fu concretamente applicato solo subito dopo la strage di via d' Amelio. In relazione alla quale, invece, è più che probabile che possa aver avuto un peso rilevante, ove si tenga conto del già avvenuto avvio della «trattativa» della quale Borsellino, peraltro, era stato informato dalla dottoressa Liliana Ferraro il 28 giugno. Si tratterebbe, cioè, di un movente in più, venuto in essere, per quanto è dato sapere, a deliberazione adottata ma a esecuzione non ancora avvenuta e, proprio per quella ragione, accelerata. L' evocazione della solita «mera coincidenza» risulta, insomma, ancora una volta del tutto fuorviante. La commissione antimafia, poi, si sofferma, opportunamente, sulla «singolare corrispondenza di date» tra le stragi del 1993 e la scadenza di numerosi decreti applicativi del 41 bis emessi dal ministro della Giustizia nell' anno precedente. I primi 325 vennero, tuttavia, prorogati per un altro anno. il successivo primo novembre andavano in scadenza altri decreti, e questa volta, invece, il ministro Giovanni Conso decise di non prorogarne ben 140. In un' audizione presso la commissione antimafia del novembre 2010 Conso ha precisato che «nel momento in cui si poteva replicare o no l' esercizio di questo potere discrezionale è stato deciso di non farlo e me ne assumo piena responsabilità in un' ottica, diciamo così, non di pacificazione ... ma con lo scopo di frenare la minaccia di altre stragi». L' intimidazione questa volta aveva funzionato. La levatura morale e professionale di Conso e la sua storia personale inducono, sino a prova contraria, a escludere che possa essersi macchiato non dico di connivenza, ma neanche di reticenza. D' altra parte, può mai essere plausibile ipotizzare che Cosa nostra abbia ritenuto premiata, tanto da decidere di abbandonarla, la tremenda strategia sino ad allora adottata per il mancato rinnovo di 140 decreti applicativi del 41 bis? La conferma della fragilità dell' ipotesi può essere ricavata dall' exploit di cui si rese protagonista il mafioso Leoluca Bagarella davanti alla Corte d' assise di Trapani durante l' udienza del 13 luglio 2002, allorché diede pubblica lettura di un documento intriso di argomentazioni giuridiche contro il 41 bis. Una plateale protesta che si concluse con una subdola affermazione: «Siamo stanchi di essere strumentalizzati dalla classe politica, le promesse non sono state mantenute». A chi si riferiva? Certo è che la sortita di Bagarella non ci sarebbe stata se l' odiato «regime speciale» non avesse continuato a pesare sino all' intollerabilità anche dopo nove anni di sostanziale «pax mafiosa». Siamo nel 2002, governo Berlusconi, l' anno in cui venne per la prima volta introdotto stabilmente nel nostro ordinamento l' articolo 41 bis dell' ordinamento penitenziario. Un' altra coincidenza?

http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2012/02/07/ecco-perche-fu-ucciso-giovanni-falcone.html

È un po' lunghetto, ma c'è scritto perché fu ucciso ;)


Spero di averti aiutato!!
Ciaooo :hi
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Tony83

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