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kli
kli - Genius - 21785 Punti Segnala un abuso
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ciaoo
mi serve assolutamente il riassunto di tutta la storia di re artù..
ho provato a cercare su google ma nn ho trovato niente..
pukketta
pukketta - Mito - 72505 Punti Segnala un abuso
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hai visto tra i nstri appunti?
kli
kli - Genius - 21785 Punti Segnala un abuso
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sì, ma nn ho trovato niente..c'è solo la storia di tristano e isotta..a me servirebbe tutto..
Francy1982
Francy1982 - Mito - 119084 Punti Segnala un abuso
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Ma vooi nello specifico il libro di Malory o vuoi quello che è nelle Nebbie di Avalon (Bradley) dove artù è visto dagli occhi della fata Morgana?Intanto ti incollo quello che ho trovato:


INGHILTERRA DEL SUD: SULLE TRACCE DI RE ARTU'
Sbarcando in Inghilterra, e ancor oggi l'arrivo via mare è il più usuale per chi giunge dal continente europeo, si può decidere di perdersi nel caos multietnico e regale della metropoli londinese oppure di avventurarsi verso Ovest. Non si tratta certo di percorsi obbligati, ma, per motivi pratici, chi vuole visitare la Scozia e il Nord prevede anticipatamente, nella maggior parte dei casi, il viaggio in aereo, mentre chi intende fermarsi a Sud solitamente sceglie solo uno dei due percorsi. Forse perché si tratta di mondi totalmente diversi, di due microcosmi a se stanti e forse perché i fasti postmoderni di una capitale sempre all'avanguardia, seppure con radici storiche profondissime, si contrappongono nettamente alla serena tranquillità della campagna e della costa.

di Donatella Sasso


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Eppure l'Inghilterra del Sud non può essere definita un luogo noioso e uniforme, a cui dedicare una vacanza di assoluto riposo. È piuttosto una zona ricchissima di memorie appartenenti ad epoche storiche molto distanti, in cui sembrano fronteggiarsi un ambiente solare, moderno, costruito per lo svago e il divertimento e un territorio più cupo e misterioso, abitato da figure magiche, cavalieri leggendari e miti folletti. Qui si incontrano tracce visibili di leggende fantastiche e di storie che si perdono nella remota antichità e contemporaneamente centri di villeggiatura sontuosi, che rammentano il recente passato imperiale della Gran Bretagna. Bisogna solo lasciarsi guidare dalle proprie inclinazioni.
Se si desidera andare molto indietro nel tempo, non sarà difficile trovare uno dei monumenti più antichi presenti in Europa: Stonehenge, i giganteschi cerchi concentrici di monoliti, situati nella piana di Salisbury. Nel 1600 si era accreditata l'ipotesi che si trattasse di un monumento di origine romana del III sec. d. C., mentre nel 1800 si diffuse la convinzione che fosse un tempio sacro celtico, costruito dai sacerdoti Druidi. Recenti ricerche hanno, invece, stabilito con certezza scientifica che i monoliti di Stonehenge furono realizzati e sistemati in più fasi fra il 2800 e il 1550 a. C. e che furono opera di una civiltà misteriosa, di cui si è persa quasi ogni traccia.

Nonostante il riscontro di carattere storico-temporale, permangono quindi molti lati oscuri riguardo la destinazione e l'uso del monumento. Nel 1771 l'archeologo John Smith, da tempo affascinato da Stonehenge, giunse ad una scoperta sorprendente, ancor oggi ritenuta valida. All'alba del 21 giugno di quell'anno, giorno del solstizio d'estate, postosi accanto all'Altar Stone, la pietra lunga 5 metri che giace al centro del cerchio più interno, vide sorgere il sole esattamente sopra alla Heel Stone, la pietra situata in mezzo al viale d'ingresso. Si trattava dunque di un precisissimo osservatorio astronomico, che rivelò avere anche altre funzioni. I colonnati, costituiti da una serie di "porte", servivano ad inquadrare il sole nelle diverse fasi del suo ciclo.
Queste scoperte non escludono, però, che Stonehenge fungesse anche da tempio sacro dedicato al culto degli astri. Sebbene non vi siano riscontri, si può facilmente intuire che, in un'epoca preistorica così lontana, fede e scienza, rigore matematico e devozione spirituale si fondessero in un unico atteggiamento reverenziale verso le forze celesti.
Ai giorni nostri parte dell'aura di mistero che avvolgeva il monumento è andata perduta a causa della vicinanza di una rumorosa autostrada e dell'afflusso incessante di folle di turisti. Una recinzione metallica impedisce ormai di avvicinarsi ai megaliti, ma un walkman fornito all'ingresso a tutti i visitatori, disponibile in quasi tutte le lingue più parlate al mondo, illumina e chiarisce una visita, che altrimenti rimarrebbe oscura e poco significativa. La voce narrante invita i turisti a guardare con attenzione la disposizione delle pietre giganti per comprenderne il senso oppure indirizza il loro sguardo verso il panorama circostante. Nella verde pianura emergono qua e là piccole collinette tonde: si tratta di antichissimi tumuli dove venivano sepolti i capi e le personalità eminenti della misteriosa civiltà autrice di Stonehenge.
Dal racconto emerge infine un elemento davvero curioso e un po' inquietante. Le Bluestones, le piccole pietre blu poste in circolo fra i due colonnati, sono sicuramente originarie delle montagne Presely in Galles, a 385 km di distanza dalla piana di Salisbury.
Come sia stato possibile il trasporto rimane uno dei misteri più oscuri. Eppure questo particolare doveva già essere noto almeno a partire dal XII secolo. Goeffrey di Monmouth, storico e fantasioso narratore della saga di Re Artù, autore della Prophetia Merlini e della Historia Regum Britanniae, battezzò Stonehenge la "Danza dei Giganti" e azzardò la teoria secondo cui le pietre sarebbero state trasportate dall'Irlanda grazie ad un incantesimo di Merlino. Già allora il mistero attorno ai megaliti era fitto e si tentava di dirimerlo attraverso le narrazioni fantastiche.

Nei testi di Goeffrey si trovano altre interessanti congetture circa le storie legate a Re Artù, per la prima volta sistemate in un racconto organico. Di un certo Arthur, che combatté contro i Sassoni a fianco dei Britanni fra il 400 e il 500, aveva già scritto il monaco Nennio attorno all'VIII e al IX secolo ed erano poi seguite altre citazioni più o meno leggendarie. Goeffrey aveva riassunto e arricchito le fonti precedenti, identificando Artù come nipote di Re Costantino, nato a Tintagel in Cornovaglia grazie ad un incantesimo di Merlino, in seguito grande conquistatore in Francia e Irlanda.
Nel 1155 Robert Wace, nel Roman de Brut, introdusse nella leggenda la Tavola rotonda, così costruita per non creare disuguaglianze fra i cavalieri. Qualche anno più tardi Chrétien de Troyes diede vita ad un ciclo di avventure arturiane, che privilegiavano le vicende galanti fra Tristano e Isotta e Ginevra e Lancillotto e che collocavano la corte del Re nella mitica Camelot. Molte altre sono state le narrazioni legate a queste leggende e la loro rimane ancor oggi una piacevole lettura, anche perché molti dei luoghi in esse citati esistono realmente, sparsi in Inghilterra.
A Tintagel, in Cornovaglia, si trovano i resti di un maestoso castello, in cui secondo Goeffrey nacque re Artù. Gli storici affermano che la fortezza risale al XII secolo e attualmente non ne sono rimaste che poche tracce, eppure neanche questi evidenti ostacoli impediscono a migliaia di turisti ogni anno di giungere al castello, alla ricerca di segni della leggenda. La visita si svolge fra bassi muretti, che un tempo segnavano la divisione in stanze, arroccati sulle ripide coste affacciate sull'Oceano, sempre mosso e minaccioso. Alla base delle alte scogliere si trova una grotta, l'antro misterioso di Merlino probabilmente, in cui si può entrare solo durante la bassa marea. Il panorama e le suggestioni che il luogo offre sono assolutamente emozionanti, ma a chi non bastassero si consiglia di passare al King Arthur's Great Halls, dove, a un modico prezzo, si possono ammirare le riproduzioni della Tavola rotonda e della Spada nella roccia.
Il gusto per le ricostruzioni qui è molto diffuso e, se a volte può divertire, molte altre scade nel kitsch più appariscente. Va, comunque, riconosciuto che gli Inglesi non lasciano nulla all'improvvisazione e curano ogni dettaglio. A Canterbury nel Kent c'è un museo in cui sono state riprodotte alcune scene dei Canterbury Tales, i famosi racconti che Chaucer, autore trecentesco, lasciò narrare ad un gruppo di arguti pellegrini. Le ambientazioni medievali sono precisissime: costumi, strade, suppellettili e oggetti di uso quotidiano, ma anche suoni, voci e odori.
A Winchester, però, non molto lontano da Londra, c'è una autentica Tavola rotonda, conservata nella Great Hall, l'unica area rimasta di un antico castello normanno. È appesa su una parete, da cui è perfettamente visibile la sua suddivisione in 25 sezioni, destinate a 24 cavalieri, di cui sono citati i nomi e fra i quali spiccano Lancelot deu Lake e Prcivale, e una per lo stesso Re Artù. Tenuto conto di questi interessanti particolari e del fatto che nel XIII secolo Thomas Malory nel suo romanzo La mort Darthur, collocò Camelot, il mitico regno di Artù, proprio a Winchester, la fantasia del viaggiatore arturiano non può che decollare. Eppure a Glastonbury, nel Somerset, si trova qualcosa di ancora più affascinante ovvero le spoglie di Artù, documentate da un'iscrizione inequivocabile: "Hic Iacet Sepultus Inclitus Rex Arturius In Insula Avalonia", che ci è pervenuta attraverso alcuni disegni. Glastonbury era dunque la mitica Avalon, l'isola di cristallo, porta magica verso il mondo spirituale? Di certo ancora oggi conserva una fonte di acqua miracolosa, ricca di ferro, e un pozzo in cui sarebbe nascosto il Sacro Graal.

L'Inghilterra non ha certo il monopolio della saga arturiana, che, nel corso dei secoli, non solo ha varcato la Manica e si è insediata in Bretagna, ma è giunta fino in Sud Italia. Infatti nella foresta di Paimpont, nei pressi di Nantes, c'è una tomba attribuita a Merlino e in un mosaico della Cattedrale di Otranto appare Re Artù. Potere della fantasia che trascina le leggende di terra in terra, di epoca in epoca. In ogni caso l'Inghilterra rimane la patria più accreditata di Artù sia per la quantità di segni che conserva, sia perché la leggenda si innesta sulla verosimile esigenza di creare un eroe guerriero, difensore della Britannia dagli invasori stranieri. Ultima motivazione di tanto successo è anche l'ambientazione naturale che l'Inghilterra offre: un territorio in gran parte ancora selvaggio e intatto.
Soprattutto la Cornovaglia merita una visita per le sue brughiere e per la coste pietrose a picco sul mare, che costituirebbero la giusta ambientazione per Cime tempestose, se non fosse che il celebre romanzo di Emily Brontë sia ambientato nello Yorkshire. La meta più interessante della zona è certamente Land's end, la punta estrema del mondo, la fine della terra conosciuta. Vi si arriva dopo un viaggio attraverso la campagna, costellata di antiche case in pietra e di terreni coltivati, rigorosamente suddivisi da siepi o bassi muretti. Land's end è un promontorio aperto su un orizzonte infinito, spesso inondato da violente mareggiate. Su questo estremo punto di terra si trova un albergo in perfetto stile inglese, che i turisti italiani non tarderanno a riconoscere. Si tratta del romantico hotel in cui Carlo Verdone e Margherita Buy, nel film Maledetto il giorno che ti ho incontrato, trascorrono una notte appassionata prima di essere scoperti dal fidanzato di lei. Eppure la finzione cinematografica è ben lontana dalla realtà, perché l'albergo non solo non è isolato e tranquillo, ma è immerso in un caotico parco di divertimenti con tanto di trenini, simulatore di viaggi in sommergibile, fattoria con animali di tutti i tipi e rumorosi fast food.
Gli Inglesi sono specialisti nel creare spazi di svago e divertimento. Non a caso due secoli fa Re Giorgio IV trasformò il piccolo villaggio di Brighton nella lussuosa località balneare, che ancor oggi mantiene il suo indubitabile fascino. Città caotica, con un lungomare affollatissimo, conserva la più grande stravaganza voluta da Re Giorgio: il Royal Pavilion, un edificio eclettico, originato da una mescolanza di diversi stili orientali. Qui si trovano anche lussuosi hotel affacciati sul mare, locali originali e curiosi, come un ristorante che riproduce quasi perfettamente il bar del film Casablanca. Sulla Marina Parade, questo è il nome del lungomare, si accede a diversi moli, fra cui il più suggestivo è il Place Pier, che ospita giostre e attrazioni di ogni tipo, slot-machine, un acquario e un delfinario. Brighton, che è anche sede universitaria, non rallenta mai il suo ritmo frastornante, che in certi momenti la fa assomigliare ad una metropoli travolta dal traffico.
Lungo la costa ci sono altre città altrettanto frequentate, soprattutto nei mesi estivi. Bournemouth, di impronta vittoriana, dotata di immensi giardini, Torbay, con le sue caratteristiche coste rossicce, Plymouth, il porto di Sir Francis Drake. In ogni città non manca un luna-park, in alcune anche solo una piccola giostra per bambini, che almeno assicuri un po' di divertimento ai più piccoli.
Infine, non si deve tralasciare un viaggio fino a Bath, la raffinata città termale di origine romana, situata nell'Avon. Oltre ai resti delle terme del 1° secolo d. C., riadattate fino al 1800, merita attenzione The Circus, la vasta piazza circolare in stile neoclassico, realizzata dall'architetto John Wood nel 1727. Il figlio, John Wood junior, alcuni decenni dopo, collegò, il centro della città fin dentro la natura, con la costruzione di Brock Street, una lunga via che arriva fino al complesso rurale Royal Crescent.
Giunti alla fine del viaggio nel Sud della Gran Bretagna, può capitare di essere un po' frastornati dalla quantità di curiosità e attrazioni incontrate. Forse non è neppure più valida la netta distinzione proposta all'inizio fra un'Inghilterra tetra ed enigmatica e una lussuosa e frivola.
Se capiterete a Tintagel in una giornata di sole, vi sembrerà di essere in un immenso parco giochi piuttosto che in un misterioso luogo magico, depositario di sinistri presagi. E forse Brighton vi indurrà a malinconiche riflessioni, se vi perderete a guardare uno dei tanti moli sul mare, ormai abbandonato e cadente, che, in controluce, ricorda un sottile tempio indiano.(tratto da [url=http://209.85.135.104/search?q=cache:SPzXM3w1T2kJ:guide.dada.net/giallo_e_noir/interventi/2005/01/195530.shtml+re+art%C3%B9+riassunto&hl=it&ct=clnk&cd=1&gl=it]qui[/url])






La leggenda di Re Artù e del Sacro Graal



La tradizione medioevale narra di un grande re dei Britanni che sconfigge i nemici Sassoni, unifica il proprio paese, fonda l'Ordine dei Cavalieri della Tavola Rotonda e costituisce un governo ideale a Camelot (la reggia di Artù è stata identificata da alcuni studiosi con la fortezza neolitica di Cadbury, ai confini tra il Somerset e il Dorset, da altri con il castello di Greenan, a nord di Glasgow).



Per alcuni studiosi, Artù è un personaggio ispirato a Cu Chulainn , protagonista di poemi epici irlandesi; per altri un dio del pantheon celtico, forse il simbolo della terra stessa (Art = roccia, da cui Earth ), poi trasformato dalla leggenda in un essere umano. C'è invece chi ritiene che sia esistito veramente: nel VI secolo d.C. fu forse il re o il capo di una tribù britannica impegnata nella resistenza contro gli invasori Sassoni. Purtroppo dell'Artù storico - se mai c'è stato - si conosce ben poco: lo stesso nome "Arthur", in inglese, non fornisce indicazioni sulla sua origine. Potrebbe derivare dal latino Artorius (in tal caso Artù era forse un Comes Britanniarum , ovvero un rappresentante locale dell'Impero Romano), dal gaelico Arth Gwyr ("Uomo Orso";), o ancora dal già citato Art (Roccia in irlandese). Un principe britanno chiamato "Arturius, figlio di Aedàn mac Gabrain Re di Dalriada" è citato dall'agiografo Adomnan da Iona nella "Vita di San Colombano" (VIII° secolo); nella "Historia brittonum" (IX° secolo) lo storico Nennio racconta che il dux bellorum Artorius era il comandante dei Britanni durante la battaglia contro i sassoni al Mons Badonis (Bath?); gli "Annales Cambriae" (X° secolo) descrivono la sua morte e quella del traditore Medraut ("Mordred";) nella battaglia di Camlann nell' "anno 93" (539 d.C.?); ma altri storici dell'epoca, tra cui Gildas e il Venerabile Beda, non fanno alcun cenno a un condottiero chiamato Artù. All'Artù storico sono stati attribuiti convenzionalmente una data di nascita e di morte (475-542 d.C.), ma c'è chi lo identifica con personaggi più antichi.


Arthur diventa protagonista o comprimario di narrazioni gallesi intorno al 600 d.C. Nell'XI° secolo era considerato dagli inglesi un eroe nazionale, e le sue imprese - diffuse dalle canzoni dei Bardi - erano note non solo in Gran Bretagna, in Irlanda, nel nord della Francia, ma anche nella lontana Italia: lo dimostra un bassorilievo sulla "Porta della Pescheria" del Duomo di Modena realizzato intorno al 1120 (e cioè con almeno dieci anni di anticipo sul ciclo di narrazioni scritte cui dette l'avvio Chretien de Troyes, il più grande scrittore medioevale di romanzi arturiani, originario della Champagne, attivo tra il 1130 e il 1190).

Ma l'Artù celtico-britannico era un personaggio che i romani avrebbero definito "un barbaro": un re robusto e coraggioso quanto rozzo e incolto. La sua notorietà internazionale impose quella che oggi definiremmo un'operazione di "rinnovamento dell'immagine" allo scopo di nobilitare la sua figura e farne il signore di Camelot.


Fu l'inglese Geoffrey di Monmouth a dare il via al processo che avrebbe trasformato Re Artù da monarca "barbaro" a simbolo messianico di Re-Sacerdote e i suoi cavalieri in un perfetto modello per le istituzioni cavalleresche medioevali (la Tavola Rotonda). Tra il 1130 e il 1150, nell' "Historia Regum Britanniae", nelle "Prophetiae Merlini" e nella "Vita Merlini", Geoffrey tracciò una precisa quanto fantasiosa genealogia del sovrano, recuperò e interpretò in chiave cristiana (e non più celtica) Merlino e gli altri comprimari, e pose alcuni capisaldi del futuro ciclo, battezzando, per esempio, "Avalon" il sepolcro da cui Artù sarebbe risorto " quando l'Inghilterra avrebbe avuto ancora bisogno di lui ".

Merlino

La denominazione Merlinus venne utilizzata per la prima volta da Geoffrey di Monmouth, ma il personaggio era già noto nelle tradizioni celtiche come Myrddyn , dal nome della città di Caermyrddyn dove era nato; nella latinizzazione, Geoffrey sostituì la "d" con una "l", altrimenti ne sarebbe uscito un appellativo scatologico.
Il Merlino storico visse probabilmente nel VI secolo; era un Bardo gallese - identificato da alcuni storici con un altro famoso Bardo, Taliesin - specializzato in testi profetici. La sua vita - almeno secondo le incerte cronologie del basso medioevo - fu incredibilmente lunga, tanto che certi commentatori ritengono che siano esistiti due Merlini diversi. Myrddyn era stato infatti consigliere del Re gallese Vortirgern, personaggio storico che regnò intorno alla metà del V secolo, e, più di cent'anni dopo, aveva combattuto a fianco di Re Gwenddolau contro Rhydderch il Generoso nella battaglia (perduta) di Arfderydd (575), dopo la quale, secondo la tradizione, il mago, impazzito dal dolore per la sconfitta, si sarebbe ritirato in una foresta per non mostrarsi più tra gli uomini.
Secondo Geoffrey, i poteri magici di Merlino hanno un'origine diabolica. Un assemblea infernale - racconta la "Vita Merlini" - ordisce un complotto per generare una sorta di Anticristo destinato a diffondere il male nel genere umano. A questo scopo la figlia di un ricco mercante viene posseduta nel sonno da un "Incubo", ma rivela quanto è accaduto al confessore: questi traccia sul suo corpo il segno della croce, così, quando il bimbo nasce, è irsuto come un demone, ma non ha il desiderio di fare del male. Dal padre Satana, Merlino ha ereditato la capacità di conoscere il passato; Dio stesso, attraverso la madre, gli ha conferito il potere di prevedere il futuro. Molti anni più tardi, diventa consigliere di Re Vortingern, che libera da due draghi, poi di Re Uther Pendragon; questi si innamora della virtuosa Ygraine, moglie del Duca di Tintagel, la quale non ricambia le sue attenzioni. Il mago fa allora in modo che il suo protetto assuma magicamente l'aspetto del Duca: così, grazie a questo inganno, Uther concepisce Artù che Merlino prende sotto la sua tutela. Sarebbe con l'aiuto di Merlino che Artù riesce a compiere un prodigio, estrarre una spada misteriosamente conficcata nella roccia, facendosi così riconoscere quale re dei Britanni. Dopo l'unificazione dell'Inghilterra, Merlino rivela al sovrano la sua missione più importante, la ricerca del Graal. Viene poi imprigionato in una tomba di cristallo da Nimue o Viviana, la "Signora del Lago" (da alcuni "unificata" con Morgana), ma continua a vivere "su un altro piano" dopo la morte di Artù. Secondo Geoffrey, Merlino è anche il responsabile della presenza del complesso megalitico di Stonehenge nella piana di Salisbury, dove l'avrebbe trasportato per mezzo delle sue arti magiche, anche se in realtà il complesso è ritenuto molto più antico rispetto all'epoca in cui dovrebbe essere vissuto il mago.

Secondo alcune dottrine esoteriche Merlino sarebbe uno dei "Superiori Sconosciuti" di Agharthi (etimologicamente "l'inaccessibile", centro spirituale del pianeta che si troverebbe nelle viscere della terra, popolato da esseri semidivini, governato dal re del Mondo, descritto, per la prima volta da Ferdinand Antoni Ossendowski in "Bestie, Uomini e Dei",1923): ad Artù, il suo discepolo prediletto, avrebbe affidato il compito di portare avanti l'antica tradizione magico-religiosa del leggendario regno sotterraneo. Per l'occultista inglese Dion Fortune (1891-1946), Myrddyn proveniva da Lyonesse, l' insediamento sprofondato al largo della Cornovaglia, da molti ritenuto una delle città di Atlantide; dal Continente Perduto avrebbe importato culti esoterici e superiori conoscenze tecniche, diffusi poi tra i Celti dal discepolo Artù e dai suoi successori.

Morgana

Morgana è personaggio direttamente derivato dalle divinità Morrighan, Macha e Modron (la grande madre celtica) e compare per la prima volta nella "Vita Merlini" di Geoffrey; fa parte di un gruppo di nove fate (a loro volta di tradizione celtica) che vivono ad Avalon e aiuta Artù a guarire dalle sue mortali ferite. Nelle narrazioni successive Morgana è la nipote o la sorellastra di Re Artù, con cui concepisce Mordred, e assume connotati sempre più negativi, fino a diventare l'implacabile nemica del sovrano, di Merlino e dei Cavalieri della Tavola Rotonda. Nelle opere tardo medioevali, dimenticate le origini semidivine, viene presentata come una perfida seduttrice, tanto bella quanto malvagia: il prototipo, insomma, della "donna sessuata" - la strega - aborrita e temuta dalla Chiesa cattolica.

Escalibur

La spada denominata Escalibur, il cui nome è stato recentemente interpretato da insigni celtisti come una sorta di crasi delle parole latine, ossia ensis caliburnus, cioè la "spada calibica" , cioè forgiata dai Calibi (antica e mitica popolazione della Scizia, di cui si dice, scoprirono il ferro e ne portarono l’uso fra gli uomini).

Massimo Valerio Manfredi, storico del mondo antico e scrittore di successo, nel suo ultimo romanzo "L'ultima legione", che ruota intorno ad un gruppo di soldati romani lealisti che si assumono il compito di far fuggire e portare in salvo in Britannia l'ultimo imperatore romano, Romolo Augusto, deposto nel 476 d.C. da Odoacre, insieme al suo precettore Meridius Ambrosinus, immagina che Romolo Augusto rifugiatosi in Britannia divenga re con il nome di Pendragon e abbia un figlio di nome Artù, mentre in Meridius Ambrosinus adombra Myrdin o Merlino. Quanto a Escalibur il suo significato sarebbe "Cai.Iul.Caes.Ensis Caliburnus", cioè la spada Calibica di Giulio Cesare, che, ritrovata casualmente da Romolo e portata in Britannia sarebbe stata scagliata lontano dallo stesso Romolo (Pendragon) in segno di pace, si sarebbe conficcata in una roccia e qui, esposta alle intemperie, avrebbe finito per lasciar leggere solo alcune lettere dell'iscrizione, e cioè: E S CALIBUR.

Ma non ci si può addentrare nelle leggende arturiane senza parlare del "Sacro Graal".
(Tratto da [url=http://209.85.135.104/search?q=cache:qmyYobKnVlUJ:xoomer.alice.it/mp.vannucchi/la_%2520leggenda_di_re_artu.htm+leggenda+di+re+art%C3%B9&hl=it&ct=clnk&cd=3&gl=it]qui[/url])
IPPLALA
IPPLALA - Mito - 101142 Punti Segnala un abuso
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Alla faccia del riassunto.... :O_o
Francy1982
Francy1982 - Mito - 119084 Punti Segnala un abuso
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...effettivamente...:lol
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