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  • Geo. Economica: "Centri e periferie, aree dominanti e aree dominate"? c'entra Wallerstein?

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niere
niere - Ominide - 37 Punti
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Di geografia economica non riesco a capire bene quello che chiede il programma di scuola, dovrei fare:

SISTEMA MONDO:
- la visione eurocentrica del mondo
- centri e periferie, aree dominanti e aree dominate
- il bipolarismo e i grandi cambiamenti degli anni 80/90, il crollo della potenza sovietica e il capitalismo come unico modello economico
- gli squilibri nord - sud
- classificazione secondo i livello di sviluppo: PEA, PVS, NIC
- terzo e quarto mondo
- la situazione attuale

E' per un esame di idoneità e devo più o meno sapere questi argomenti..ma sono nel panico più totale..

Queste cose non le trovo sul libro..ho problemi soprattutto in:
- Centri e periferie, aree dominanti e aree dominate: a cosa può riferirsi? Al centro e periferie del Mondo, oppure alla città e la relativa periferia? C'entra mica Immanuel Wallerstein? con la sua teoria sistema-mondo?
- i grandi cambiamenti degli anni 80 e 90 e il capitalismo...dovrei spiegarlo evidenziando la parte economica dei fatti giusto? io più che dire brevemente cos'è il bipolarismo (usa/urss), il crollo nel 1990 dell'URSS non so che dire..non è nemmeno storia, è geografia economica :\ per i grandi cambiamenti negli anni 80 e 90 non so quali sono, e il capitalismo come unico modello economico dovrei trovare una spiegazione chiara e diciamo sintetica..
- la situazione attuale non ne ho la più pallida idea...


grazie mille a chi mi aiuterà....
Aleksej
Aleksej - Mito - 20002 Punti
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ti scrivo alcuni miei appunti di geografia economica.

1 - Il modello centro-periferia
Il sistema mondiale come paesi centrali e periferici, resa celebre da
Wallerstein, risale probabilmente a Meier e Baldwin (1957), i quali
individuano
– i paesi del centro, con un ruolo attivo e dominante nel commercio: paesi
con una ricca economia di mercato di tipo industriale o agricolo-industriale
che generano significativi flussi commerciali e finanziari (America
settentrionale, Europa, l’allora Unione Sovietica (oggi Csi), Giappone,
Australia e Nuova Zelanda
– i paesi periferici, con un ruolo passivo o marginale nel commercio: al di là
di un’economia povera, dipendono dal centro come fonte di importazioni e
di capitali (America Latina, Africa, Medio Oriente, Asia Meridionale e Sud Orientale.
Alcune osservazioniLa metafora centro-periferia, per quanto datata e oggetto di numerose
critiche (privilegia la prospettiva di osservazione “del centro”),
continua a rappresentare il cuore di molte tassonomie.
Vandermotten e Marissal (2003), usano molteplici criteri statistici: Pil
procapite, quota del settore secondario sul Pil, esportazione di beni ad
alto contenuto tecnologico, Pil in esportazioni, speranza di vita alla
nascita e percentuale di popolazione alfabetizzata.
Il risultato conferma sempre le medesime rappresentazioni, anche se
introduce una distinzione fra periferie integrate e non integrate (per
esempio, l’India, la cui produzione è essenzialmente orientata al
mercato interno, e non ai circuiti economici mondiali, a differenza della Cina)
2 - “Nord” e “Sud”La rappresentazione più nota è quella del Rapporto Brandt, nella quale si distinguono “Nord” e “Sud”:
Nord: America settentrionale, Europa, l’allora Unione Sovietica (oggi Csi),
Giappone, Australia e Nuova Zelanda
Sud: America Latina, Africa, Medio Oriente, Asia Meridionale e Sud
Orientale
Il Nord comprende solo un quarto della popolazione, ma quattro quinti del
reddito.
Il Rapporto poneva in luce (in maniera relativamente innovativa) anche le
differenze in termini di possibilità di sviluppo: il 90% dell’industria mondiale,
la maggior parte dei brevetti, della nuova tecnologia e degli investimenti si
localizzava nel nord.
Nord - Sud del Mondo Una eccessiva semplificazione[/b
Questa classificazione, anche se molto utilizzata nel linguaggio comune, non è sufficiente a descrivere la complessa organizzazione del pianeta, che presenta una vasta gamma di situazioni locali.
In particolare è stata messa in discussione dall'incredibile sviluppo registrato negli ultimi decenni da alcuni paesi e dal crollo economico e politico dell'ex Unione Sovietica.
Un’altra situazione è rappresentata dai paesi produttori di petrolio, alcuni dei quali hanno accumulato capitali sufficienti ad avviare profonde trasformazioni economiche.
I paesi arabi produttori di petrolio, hanno a disposizione molte ricchezze che le loro popolazioni potrebbero disporre, teoricamente, di un reddito pro capite tra i più alti del mondo.

Aggiunto 1 minuti più tardi:

NIC - Newly Industrialized Countries

I nuovi paesi industrializzati rispondono alla logica della divisione internazionale del lavoro, che ha avuto inizio con il trasferimento nei paesi sottosviluppati di quei settori produttivi che richiedono manodopera abbondante, non specializzata e a basso costo. La strategia adottata dai NIC per uscire dal sottosviluppo è stata quella di assumere un nuovo ruolo importante nella divisione internazionale del lavoro, abbandonando la specializzazione nelle materie prime per passare a una produzione industriale diversificata.
Questa strategia, nota in economia come "sostituzione delle importazioni", è molto
difficile da realizzare, perché è necessaria una grande quantità di capitali di
avviamento. Alcuni di questi paesi (Corea del Sud, soprattutto) fanno ormai
concorrenza alle nazioni di antica industrializzazione

Aggiunto 6 minuti più tardi:

Le “Tigri” dell’Oriente.
I paesi di nuova industrializzazione appartengono ad alcune specifiche aree
geografiche. Innanzi tutto il Sud-Est asiatico e, in misura minore, il Messico,
l'Argentina e il Brasile in America Latina.
Il Sud-Est asiatico, per le sue caratteristiche umane (alta densità di
popolazione) e storiche (urbanesimo di antica tradizione): Taiwan, Corea del
Sud, Singapore e Hong Kong. Ad esse si stanno aggiungendo, in anni più recenti,
Filippine, Malaysia, Indonesia e la stessa Cina.

3- Le periferie di Reylauld
Nell’interpretazione di Reynauld, a differenza dei teorici del sistema mondo, la struttura centro-periferia è statica e immobile.
Il concetto di periferia deve però essere sempre contestualizzato con riferimento ad aree e scale geografiche: per esempio, sia le regioni statunitensi più arretrate, sia paesi in via di sviluppo come la Bolivia o il Vietnam possono essere considerati ambiti geografici “periferici”.
Reynauld distingue fra:
– periferia dominata, che fornisce flussi utili al centro (materie prime, capitali,
forza lavoro),
– periferia integrata, luogo di valorizzazione di questi flussi a beneficio del
centro (es.: luoghi di destinazione degli investimenti provenienti dal centro).
A seconda che le periferie riescano a utilizzare (o almeno tentino) i capitali
nazionali e sovranazionali per finanziare il proprio sviluppo, si individueranno paesi con spirito d’impresa che contano sulle proprie forze e paesi dominati in senso stretto.


4 - La semiperiferia

La contrapposizione fra due tipologie di paesi appariva alquanto semplicistica, e
si impose una nuova categoria, la “semiperiferia”.
La ripartizione in “centro”, “semiperiferia” e “periferia” si fondò sui lavori di
Wallerstein e sulla teoria del sistema-mondo. Si riferisce al differente ruolo che i diversi paesi hanno in riferimento alla divisione internazionale del lavoro, al
commercio mondiale, all’innovazione tecnologica ecc.
Appartengono alla semiperiferia i paesi con situazioni economiche intermedie
(paesi che sovente “sfruttano” i paesi periferici, ma sono al contempo controllati
da quelli del centro).
Ne deriva una gerarchia fra paesi del centro, semiperiferici e periferici. Questi
paesi hanno un rapporto dinamico (cioè alcuni paesi potranno migliorare la
propria posizione, mentre altri peggioreranno).
La metafora è stata utilizzata in innumerevoli rappresentazioni cartografiche e
ripresa da organismi internazionali come ONU, Banca mondiale, Ocse.

Aggiunto 5 minuti più tardi:

Modello Centro – Periferia - Semiperiferia

• Centro: ruolo attivo e dominante nell'economia mondiale. Sistemi statali
politicamente forti, grandi esportatori e importatori, grandi mercati interni,
una produzione ad alta retribuzione e alto contenuto di capitale, maggior
parte dei brevetti, della nuova tecnologia, degli investimenti mondiali e del
commercio internazionale.
• Periferia: basso prodotto nazionale lordo, ruolo passivo o secondario nel
commercio mondiale, sistemi statali politicamente deboli. una produzione a
bassa retribuzione e ad alto contenuto di lavoro, una tecnologia più
rudimentale, un mix produttivo poco diversificato. Dipendono dal centro
come fonte di importazioni e di prestiti, e come destinazione delle
esportazione.
• Semi-periferia: economie in crescita ma ancora dipendenti dai paesi centrali.


5 - Il terzo mondo

La classificazione nelle tre tipologie del centro, periferia e semiperiferia si
sovrappone con la metafora del “primo”, “secondo” e “terzo mondo”.
Nata intorno alla fine degli anni Cinquanta negli ambienti francesi, non si
riferiva tanto ai livelli di sviluppo economico, quanto agli allineamenti
politici dei paesi (economie di mercato, blocco comunista, paesi non
allineati).
Con il tempo ha assunto una valenza economica, individuando nel terzo
mondo le situazioni di povertà e di arretratezza; “primo”, “secondo” e
“terzo mondo” sono generalmente sinonimi di “centro”, “periferia” e
“semiperiferia”.
Il dibattito geografico si poggia in larga misura sul contributo del geografo
francese Yves Lacoste, che pose il problema della concreta individuazione dei confini del terzo mondo, affidandosi a parametri economici.


Primo - Secondo - Terzo Mondo
(durante la Guerra Fredda)
• Primo Mondo: paesi sviluppati a economia di mercato o capitalistici
• Secondo Mondo: paesi sviluppati a economia pianificata o comunisti
• Terzo Mondo: (Sauvy, 1952) non allineati,paesi sotto-sviluppati

Aggiunto 30 minuti più tardi:

6 - Il quarto mondo

In anni più recenti si è affiancata la metafora di un quarto mondo – situazioni di maggior povertà e arretratezza.
L’espressione quarto mondo è italiana: nella letteratura anglosassone si riferisce a gruppi umani slegati dai confini amministrativi del territorio in cui vivono (come gli indiani d’America). Il termine risale al libro di G. Manuel The Fourth World. An Indian Reality del 1974.
La letteratura anglosassone e le Nazioni Unite prediligono l’espressione paesi meno
avanzati (least developed countries): 50 paesi (comprendenti del 2002 l’11% della
popolazione e lo 0,6% del Pil mondiale), come Afghanistan, Bangladesh, Congo, Liberia, Sierra Leone e Sudan.
I criteri dell’Onu riguardano Pil pro capite, qualità della vita (nutrizione, salute, scolarizzazione) e vulnerabilità economica (instabilità produzione agricola ed esportazioni, peso dei settori non tradizionali, ecc.).
I paesi di questa categoria godono di privilegi e aiuti finanziari concessi da Nazioni Unite e Wto. Inquadramento geografico: Hanno una popolazione di oltre 630 milioni di persone → circa il 10% della popolazione mondiale, con meno dell’1% del reddito totale mondiale.
Durante gli ultimi 30 anni, il loro numero é cresciuto da 25 a 49 → la maggior parte (34), si trova in Africa. Caratteristiche:
Bassa qualità della vita. Basso reddito pro capite, forte disuguaglianza interna,
bassi livelli di sussistenza, precarie condizioni igenico-sanitarie e bassi livelli di istruzione.
Elevata pressione demografica. Non esistono politiche demografiche o di
pianificazione famigliare; l’enorme pressione demografica neutralizza ogni sforzo
per lo sviluppo economico e sociale.
Diffusa disoccupazione. Scarsità di capitali o di capacità professionali (bassi
livelli di istruzione primaria e professionale).
Elevata dipendenza economica. Forte dipendenza dai paesi più avanzati.
Carenza di capitali e forte indebitamento. Cronica insufficienza di capitali, a
causa della mancanza di risparmio dovuta al basso livello di reddito. Ciò ha
causato il forte indebitamento con i paesi sviluppati.
Debolezza istituzionale. Inadeguatezza delle istituzioni pubbliche, corruzione.
Forte instabilità del sistema economico e l'incapacità di soddisfare i bisogni essenziali della popolazione.

7 - Tassonomia di Hettne
La varietà di situazioni geografiche nelle aree sottosviluppate ha spinto a
elaborare ulteriori tassonomie.
Bjorn Hettne (1990) ribadisce la necessità di superare le metafore e i modelli
semplicistici, che accomunano un vasto insieme di situazioni geografiche,
proponendo visioni maggiormente complesse e poliedriche:
– il terzo mondo è mutato negli anni (come evidente nel caso dei paesi di
nuova industrializzazione);
– è necessario pervenire a interpretazioni maggiormente “contestuali” dello
sviluppo.
Hettne discute come alcuni paesi siano destinati a integrarsi nell’economia del
centro, mentre altri dipenderanno inesorabilmente da centri di rilievo internazionale o regionale.
La scomposizione del Terzo mondo secondo Hettne
Hettne B. (1990), Development Theory and the Three Worlds, Longman, Harlow
Si riferisce a realtà meno svantaggiate grazie a fattori come:
– grandi dimensioni demografiche (come l’India) o elevato potenziale militare;
– dotazione di risorse strategiche (come il petrolio in Medio Oriente);
– rapida espansione industriale (come nel Sud Est asiatico).
L’intersezione fra queste tre tipologie individua i paesi con maggiori probabilità di uscire dal sottosviluppo (come Cina e Tigri asiatiche).

La scomposizione del Terzo mondo secondo Hettne
Hettne B. (1990), Development Theory and the Three Worlds, Longman, Harlow
Si riferisce ai casi più drammatici; la classificazione riguarda dimensioni
economiche e geografiche - paesi senza accesso al mare (es. Nepal) e piccoli stati
insulari (es. Fiji, Samoa, Capo Verde). Queste due categorie geografiche
accomunano situazioni di isolamento dai circuiti economici mondiali, tanto che nei
rapporti delle Nazioni Uniti sono presentate specifiche statiche per questi paesi
mitraglietta
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mitico ale :clap ti dò il voto per miglior risposta..
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