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i sistemi economici ki sn e km si classificano?x favore mi serve x domani
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Questo mio appunto credo che faccia al caso tuo!

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Sistema economico – aspetti generali
Ogni attività economica si svolge all’interno di un’organizzazione sociale ed è, di conseguenza, influenzata dalle condizioni tecniche, naturali, scientifiche sociali e politiche che caratterizzano ogni comunità. Queste condizioni mutano nel tempo e provocano cambiamenti nello svolgimento dell’attività economica. Si pensi ad esempio ai cambiamenti indotti dall’invenzione della macchina a vapore. Questa invenzione di carattere scientifico ha reso possibile il passaggio dalla produzione manifatturiera, quantitativamente limitata, alla produzione industriale su larga scala con tutte le implicazioni economiche e sociali che ne sono derivate. Sintetizzando si può affermare che l’attività si svolge in un contesto, che tende costantemente a modificarsi. Intendiamo per sistema economico, i modi con cui gli uomini, le donne, le istituzioni di una società organizzano la produzione, la distribuzione, il consumo della ricchezza. E intuibile come tali modalità organizzative risentano continuamente delle aspirazioni, degli ideali, degli interessi dei diversi gruppi che compongono la società stessa e siano perciò mutevoli nel tempo. Individuiamo ora quali sono i problemi che i soggetti economici si trovano quotidianamente nella necessità di risolvere per realizzare il soddisfacimento dei bisogni della collettività utilizzando in modo razionale le scarse risorse disponibili.

1) Che cosa produrre? In genere i tipi di beni e servizi da produrre sono definiti sulla base dei gusti e dell'evoluzione tecnico-scientifica ma anche sulla base della capacità dell'impresa di influenzare le scelte dei consumatori.
2) Come produrre? Si attiene ai modi della produzione ossia alla scelta di combinazioni differenti dei fattori della produzione (capitale, lavoro). Ogni imprenditore nei limiti delle tecniche produttive correnti realizza la combinazione produttiva che gli sembra più conveniente o che è possibile realizzare in base alla disponibilità di risorse e normative vigenti.
3) Per chi produrre? L'ultimo problema a cui il sistema economico è chiamato a dare una risposta riguarda i criteri di distribuzione della ricchezza produttiva. I soggetti economici partecipano a vario titolo allo svolgimento dell'attività produttiva e in cambio ricevono una remunerazione stabilita secondo le modalità elaborate dal sistema economico. In generale chi detiene la proprietà dei mezzi di produzione ha maggiori probabilità di condizionare le modalità di impiego dei fattori produttivi e influire significativamente sulle risposte alle tre domande individuate. Il tipo di proprietà dei mezzi di produzione rappresenta un nodo crociale e decisivo che caratterizza in modo importante ogni sistema economico si intenda realizzare.

L'ORGANIZZAZIONE SOCIALE E IL MODO DI PRODURRE NELLE SOCIETA MODERNE
A seguito di particolari avvenimenti verificatesi nell'Inghilterra di Cronwell (Rivoluzione Inglese 1642-1649) nella Francia di fine Settecento (Rivoluzione Francese) e specialmente a causa del processo di industrializzazione (rivoluzione industriale della seconda metà del XVIII secolo); l'economia subisce un radicale processo di trasformazione. Si consolida in Europa occidentale del tempo la nuova organizzazione sociale ed economica del sistema capitalistico-industriale. Gli elementi che identificano la nuova organizzazione riguardano:
– il riconoscimento della libertà di impresa e commercio e il superamento dei precetti di derivazione feudale che imponevano limiti pesanti all'esercizio dell'attività economica sia per quanto riguarda le tecniche di produzione che per quanto concerne la circolazione delle merci e delle persone.
– L'emancipazione dei soggetti da vincoli giuridici connessi alla posizione economica o all'attività svolta: essi possono instaurare liberamente rapporti economici avendo come unico riferimento l'interesse personale e la convenienza.
– Il riconoscimento della proprietà privata dei mezzi di produzione ossia le attività economiche sono organizzate e gestite dai privati mentre allo Stato è riservato il compito di assicurare il corretto funzionamento dei mercati.
Le figure storiche del sistema capitalistico ottocentesco sono i capitalisti, i lavoratori salariati e i proprietari fondiari. I capitalisti sono gli eredi dei banchieri, dei ricchi mercanti e degli artigiani che sono riusciti ad accumulare capitale, costituiscono la figura centrale del sistema in quanto controllano i mezzi di produzione e di conseguenza influenzano l'andamento dell'economia.
I lavoratori salariati sono i discendenti dei servi della gleba o di artigiani o mercanti falliti. Dispongono della sola capacità lavorativa e per vivere la devono vendere in cambio di un salario. I proprietari dei fondi sono i nobili che hanno mantenuto la proprietà dei terreni. In questo nuovo sistema economico assumono un rilievo marginale. Poiché il fondamento del sistema economico capitalistico è l'iniziativa economica dei privati che agiscono in concorrenza fra loro alla continua ricerca delle posizioni più remunerative, i teorici del capitalismo considerano che i problemi economici possano essere risolti spontaneamente dal mercato sulla base dei prezzi che si formano nel libero gioco della domanda e offerta di beni. Nella versione liberista del sistema economico a forma capitalista non è prevista l'assunzione di alcun ruolo economico per lo Stato, la cui azione è considerata disorientante o addirittura distruttiva. Lo Stato deve garantire il funzionamento del sistema e tutelare le libertà economiche (iniziativa economica e proprietà).

Economia pianificata
Il sistema collettivistico nasce come reazione a gravi fenomeni di ingiustizia sociale che il capitalismo ottocentesco non era in grado di affrontare. In tutti i Paesi capitalistici, parallelamente all'affermarsi dell'industria, emerge una questione sociale che denuncia le precarie condizioni di vita delle masse dei lavoratori concentrate nei centri manufatturieri. All'inizio del XIX secolo i lavoratori si organizzano per rivendicare i loro diritti, nella seconda metà dello stesso secolo Marx e Engels elaborano una radicale critica al capitalismo e alla sua teoria economica (Il Capitale) mentre cominciano a nascere partiti politici e sindacati di classe. Un'esperienza di sistema economico collettivista sarà poi realizzata per la prima volta nella Russia postrivoluzionaria ma in condizioni alquanto diverse da quelle previste da Marx. Gli elementi fondamentali che caratterizzano il sistema collettivistico e che lo differenziano in modo fondamentale dal sistema capitalistico sono:
– abolizione della proprietà privata dei mezzi di produzione che vengono concentrati nelle mani dello Stato il quale si fa interprete delle esigenze colletive.
– Abolizione della libertà di impresa e di commercio. L'attività economica è organizzata e gestita dallo Stato attraverso imprese pubbliche che attuano le direttive e i programmi decisi a livello politico (la pianificazione).
– Eliminazione della differenza di reddito e di ricchezza fondata sul possesso dei mezzi di produzione.
– Abolizione del mercato quale luogo di spontanea soluzione dei problemi economici e sua sostituzione con l'attività di coordinamento del piano definito dallo Stato socialista.
In realtà il sistema economico collettivista ha evidenziato una significativa difficoltà di funzionamento. Le economie in questione hanno dovuto scontare la presenza di una netta forbice tra le scelte dell'autorità di pianificazione e le aspettative dei consumatori. Tentativi di conciliare mercato e proprietà collettiva dei mezzi di produzione non hanno mai dato significativi risultati se non procedendo ad un radicale ridimensionamento delle funzioni della pianificazione. La cina della grande modernizzazione è un paese comunista che si è aperto alle influenze del mercato e così la Russia per citare solo il nome di due grandi paesi ad economia pianificata.

Economia mista
Nei primi decenni del novecento le disfunzioni del capitalismo avevano anche prodotto una critica interna al sistema. Effettivamente l'economia di mercato aveva fatto registrare fenomeni gravi quali la disoccupazione, ricorrenti crisi economiche, ingiustizie sociali, formazione di monopoli. Per impedire che questi fenomeni si aggravassero fino a creare condizioni sociali ed economiche distruttive la teoria elabora un nuovo modello organizzativo conosciuto con il nome di sistema economico interventista o misto. Lo studioso che elaborò tale teoria fu l'economista inglese Keynes. Viene considerato necessario l'intervento dello Stato nell'economia e conseguentemente anche la proprietà pubblica dei mezzi di produzione. Lo Stato attraverso la gestione diretta di alcune particolari attività economiche (per la produzione di beni di interesse collettivo) o utilizzando strumenti di controllo o di indirizzo, come la moneta o le imposte, rimedia ai fallimenti del mercato e garantisce un funzionamento più stabile dell'economia, accompagnato da rapporti sociali di produzione più equi. Il sistema economico interventista si è affermato soprattutto nei paesi europei nel periodo successivo alla seconda guerra mondiale dando origine ad una lunga fase di crescita economica relativamente stabile e ad un'ampia diffusione del benessere. L'interventismo economico favorisce la nascita dello stato sociale. Fra l'altro lo stato sociale ha manifestato i primi segni di crisi negli anni Settanta del XX secolo. La lievitazione della spesa pubblica, il gigantismo statale, e gli sprechi sono aspetti degenerativi dello stato de benessere (Welfare State). La vera scommessa pare essere di individuare una giusta misura di intervento dello Stato nell'economia, abbandonando campi e ambiti che non gli sono propri. Il nostro paese è stato caratterizzato per molti decenni da un sistema particolarmente accentrato di economia mista. L'intervento dello Stato era attraverso:
– gli enti pubblici economici quali l'Ente ferrovie dello Stato, ENEL (ente nazionale energia elettrica); IMI ( istituto mobiliare italiano); INA (istituto nazionale assicurazioni); IRI (istituto ricostruzione industriale); ENI (ente nazionale idrocarburi); e EFIM (ente per il finanziamento dell'industria manifatturiera). Ai quali vanno aggiunti gli istituti bancari di diritto pubblico (BNL, Banco di Napoli, Banco di Sicilia, Banco di Sardegna).
– Le partecipazioni statali cioè il controllo del capitale di molte società operanti nei settori più disparati attuato attraverso gli enti pubblici di gestione già citati sopra.
Oggi gli enti pubblici sono stati messi in liquidazione o sono stati trasformati in società per azioni. Le società facenti parte delle partecipazioni statali sono state cedute a privati (politica di privatizzazioni). Il sussistere di un'economia mista che peraltro ancora caratterizza il sistema italiano, trova i suoi fondamenti nella Costituzione da cui emerge che l'intervento pubblico deve avere una funzione antimonopolistica e un'utilità economico-sociale
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