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dove posso trovare appunti di storia dell'arte????gli appunti che cerco sono i seguenti:

Velasquez
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Artemisia Gentileschi
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ary94 - Sapiens Sapiens - 1174 Punti
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Velasquez nacque a Siviglia nel 1599 da una famiglia nobile e benestante. All’età di 8 anni, manifestando spiccate doti per la pittura e il disegno, il padre lo affiancò ad un grande pittore dell’epoca: Francisco de Herrera. Ma l’intesa tra insegnante e allievo non fu delle migliori.
Il piccolo Diego entrò in seguito nella bottega di Francisco Pacheco, con il quale suo padre stipulò un contratto di sei anni dove il pittore doveva insegnare i segreti dell’arte ( come era uso all’epoca ) e fornirgli vitto, alloggio, vestiario ed eventuali cure mediche. A 16 anni Diego ottenne il meritatissimo “Diploma di Belle Arti” che gli permise di aprire un suo studio e dipingere per luoghi pubblici e chiese. A 18 anni venne iscritto, dopo un severo esame, alla corporazione dei pittori sivigliani che gli permise di dipingere su tutti i territori della Spagna.A 19 anni si sposò con Juana, figlia di Pacheco e 13 mesi dopo nacque la loro bambina Francisca e dopo 2 anni nacque Ignacia, che morì molto giovane.Nel 1622 Diego abbandonò Siviglia per Madrid con 2 progetti in testa: quello di studiare da vicino le opere custodite nelle sale del palazzo reale e quello di dipingere il re.
Tramite conoscenze del suocero a corte, Diego riuscì a farsi conoscere tramite i suoi ritratti e ad avere una udienza dal giovane re, Filippo IV.
Un anno dopo venne nominato “ Pittore del re ” ed ebbe anche l’occasione di incontrare Rubens, giunto in Spagna per attività diplomatiche, il quale gli parlò delle bellezze dell’Italia e in Diego si risvegliò un desiderio del passato. A 30 anni partì per il suo primo viaggio in Italia, sbarcò a Genova per poi andare a Milano e nella sospirata Venezia, proseguì per Roma e poi per Napoli. Dopo 2 anni ritornò A Madrid dove lo attese un lungo lavoro tra ritratti e dipinti vari da parte del re.All’età di 50 anni Velasquez ritornò in Italia e l’anno successivo fece il ritratto a Papa Innocenzo X. A 61 anni era all’apice della carriera artistica e l’anno successivo morì improvvisamente, tutta la nobiltà madrilena ne rimase commossa. Dopo una settimana la fedele moglie si spense silenziosamente come era vissuta.

Jan VERMEER , detto VERMEER DI DELFT è un pittore olandese del seicento (Delft, 1632 - Delft, 1675). Ebbe in vita una fama riconosciuta, senza per tanto apparire maestro e cadde piuttosto velocemente nell' oblio. Fu il francese Etienne Thoré che lo riscoprì nel 1866 e che pubblicò, sotto il nome di William Bürger, uno studio appassionato che suscitò l'interesse degli storici d'arte e procurò a Vermeer una gloria postuma splendida. Ammirata da parecchi pittori impressionisti, la sua opera - specialmente la Veduta di Delft - , ispirò successivamente Proust e Claudel. Lo scandalo clamoroso provocato dal falsario Van Meegeren il cui processo ebbe luogo nel 1947 contribuì a rendere popolare il nome e l'opera di Vermeer. Gli specialisti sono d'accordo nell'attribuirgli 36 opere, ma la sua vita è mal conosciuta: figlio di un tessitore, fu battezzato a Delft nel 1632; inizialmente allievo di Leonaert Bramer, avrebbe successivamente lavarato con C. Fabritius, che lo influenzò notevolmente. Nel 1653, si sposò e con tutta probabilità, si convertì al cattolicesimo; lo stesso anno, fu nominato maestro alla corporazione di Antwerpen e successivamente, per ben due volte, ne fu vice presidente (1662 e 1669). Fu anche probabile commerciante di quadri e di stampe, ma a partire dal 1672 si trovò ad attraversare gravi difficoltà economiche. Lavorava di sicuro lentamente e ciò spiega, in parte, il numero limitato delle sue opere. Dai primi dipinti che gli si attribuiscono emerge che inizialmente si dedicò alla pittura di tipo "storico". Dipinse in fatti Diana e le ninfe (c.1654 - 1656); Cristo con Marta e Maria (c.1654-1656) e Santa Prassede (c.1655), opere che denotano il suo interesse per la pittura italiana, in particolare veneziana, cosi come un certo legame con i soggetti della storia di Metsu; in queste composizioni ampie, la fluidità della materia e l'uso di volumi dai larghi spazi, generano un effetto di mobilità.

I soggetti considerati in seguito si inseriscono nella tradizione della pittura di genere olandese; in verità, il suo repertorio tematico differisce poco da quelli di Pieter di Hooch, F. Van Mieris, G. Metsu e talvolta Maes, tuttavia il registro espressivo adottato, e la perfezione dei mezzi impiegati fanno apparire la sua profonda originalità. Nelle uniche viste esteriori che conosciamo di lui, la Veduta di Delft (c.1661), che aveva già provocato l'ammirazione dei suoi contemporanei, e La stradina (c.1661), la resa dello spazio, della luce e del colore raggiungono un raro grado di precisione naturalistica (si presume che facesse uso di una camera oscura, per realizzare le sue composizioni) le investono al tempo stesso di una dimensione poetica. Ebbe la tendenza, tuttavia, a limitarsi a rappresentare scene appartenenti ad universi chiusi: interni la cui unica fonte di luce è spesso una finestra posta sulla sinistra. Una delle sue scene di genere La mezzana (1656), fa pensare dal tema e dalla composizione (mezze figure), ai caravagisti di Utrecht: lo spazio è poco approfondito e ricche armonie cromatiche valorizzano i vari giochi di luce su stoffe, oggetti ed altri materiali. Con Giovane donna assopita (c.1657) si precisa il suo orientamento; dipingerà quasi esclusivamente delle fanciulle in un interno borghese. Due temi ricorrono con insistenza : quello della donna occupata a leggere o a scrivere una lettera ( Fanciulla che legge una lettera presso la finestra, c.1659; Donna in blu, c.1662-1665; Signora che scrive, c.1666; Signora che scrive una lettera in presenza della domestica, c.1671; La padrona e la serva, c.1666-1667), ), e quello della donna talvolta in galante compagnia ( Militare con fanciulla che sorride, c.1658; La signora col bicchiere di vino, c.1660-1661; La coquette, c.1662), occupata a fare musica ( Donna con liuto, c.1662; Il concerto, c.1664; La lezione di musica , c.1664; La ragazza con la chitarra, c.1671-1672; Giovane signora alla spinetta, c.1674-1675; Signora in piedi alla spinetta, c.1670; La lezione di musica interrotta , c.1660-1661) , i temi della musica e della lettera appaiono talvolta contemporaneamente come in La lettera d'amore (c.1667).Rappresentò raramente la donna occupata in un lavoro quotidiano preciso, salvo in La lattaia (c.1660-1661) e in La merlettaia (c.1670-1671), opere in cui riuscì ad esprimere un' estrema concentrazione; ma il più delle volte le scene sono assai imprecise ed evocano un clima d'ozio sognatore. ( La donna con la brocca, c.1662; Donna con collana di perle, c.1662-1665; Donna con la bilancia, c.1662-1665). L'estrema economia del gesto e la riservatezza dell' espressione concorrono a creare un' atmosfera spesso nostalgica e misteriosa, carica di sottintesi; allusioni d'amore, di cui danno testimonianza oggetti e quadri che, moltiplicando i significati connessi, amplificano il tema, caricandolo d'una dimensione simbolica talvolta morale : strumenti di musica simboli dell' amor profano, rappresentazione di Giudizii Universali, d'un Cupido, etc. Inoltre Vermeer dipinse qualche soggetto allegorico, in particolare due quadri dove figura eccezionalamente un unico personaggio maschile e che procedono in parte dalla scena di genere. (L’astronomo, c.1668 e Il geografo, c.1669, che rappresenterebbero il primo la terra e l'altro il cielo.), L’arte della pittura (c.1662-1665) e L'allegoria della fede (c.1672-1674).Le sue composizioni si basano su un senso molto meditato dell' organizzazione spaziale, in cui i rapporti fra i personaggi, gli oggetti e lo spazio circostante vengono strettamente analizzati. Evitò l'accumulazione pittorica degli oggetti e attribuì ad ogni motivo una funzione strutturale nell' insieme della composizione, senza pertanto astenersi dagli effetti decorativi (tovaglie o tendine dai ricchi tessuti) e neppure dalla minuziosa descrizione. Le sue composizioni si basano su equilibri geometrici nei quali predominano l'uso di angoli retti, i contrasti tra linee orizzontali e di verticali spesso interrotte da una diagonale (linee di pavimenti, finestre, porte, quadri alle pareti, angoli di tavoli e sedie), e la cura dell' illuminazione che contribuisce all'armonia dell'insieme e all'emergere di una grandissima varietà di effetti di luce. Contrariamente da Rembrandt, Vermeer modulò la luce in piena chiarezza, da cui la luminosità e la limpidezza dei suoi quadri. Analizzò i cambiamenti della luce secondo i materiali su cui si riflette; rese cosi sensibile le qualità tattile della materia, la sua composizione (stoffe brillanti, tessuti pesanti, legno, ottone, stagno, cristallo, porcellana, madreperla, ecc.) mescolando il colore secondo diverse tecniche: utilizzando uno dopo l'altro e talvolta simultanamente con tocco saldo, piccole quantità di materia creando un effetto grumoso (La lattaia ), punteggiando rese finemente l'idea della luce ( La merlettaia), e sfumando creò l'effetto di vetri e specchi. Questa modificazione della sua tecnica con la stilizzazione crescente delle sue opere, si accordò a forme sempre più spoglie, quasi schematizzate ( La ragazza con la chitarra). Da qui un aspetto soffice, una consistenza quasi oleosa o liscia e madreperlacea della materia. Creò degli accordi preziosi di tonalità fredde, segnate di blu e di giallo.Questa raffinatezza tecnica che gli permise di sfumare l'atmosfera corrispose alla sottigliezza con cui espresse i sentimenti umani i più tenui, cosi come ne danno testimonianza i suoi ritratti femminili.( La ragazza con l'orecchino di perla, c.1665-1666; Ritratto di giovane signora, c.1672-1674; Giovane ragazza con flauto; Ragazza con cappello rosso, c.1668). Se la maggior parte delle sue opere denota poco inventivita per quanto riguarda i soggetti (gli bastò il più delle volte eseguire variazioni su uno stesso tema), la pulizia formale, però e lo spessore psicologico, resero significativo il gesto più semplice, l'oggetto più banale, e caricarono d'intensità espressiva un viso ad occhi chiusi. È per questa congiunzione di rigore formale e di risonanza poetica che è adesso considerato come uno dei più grandi pittori del seicento.

RubensFiammingo (Siegen, Vestfalia, 1577 - Anversa, 1640)
Di antica famiglia belga, emigrata in Germania per sottrarsi alle persecuzioni contro i protestanti, egli poté rientrare con la madre ad Anversa alla morte del padre. Dopo aver ricevuto un'ottima educazione, si dedicò alla pittura, allievo prima di T. Verhaegt, quindi di A. Van Noort ed O. Voenius, quest'ultimo, uno dei più noti "romanisti" del tempo, lo indirizzò allo studio del nudo ed alla pittura allegorica.
Nel 1600, dopo aver ottenuto ad Anversa il titolo di maestro, venne in Italia, prima a Venezia, poi a Mantova, alla corte di Vincenzo Gonzaga, e più tardi a Roma e Genova, ovunque lasciando tracce della sua arte ispirata ai maestri italiani, specialmente al Mantegna, al Tiziano, al Domenichino ed al Caravaggio (Il Cristo morto, L'ultima comunione di S. Francesco, ecc.). Tornato ad Anversa sposò Isabella Brant, si fece costruire un grandioso palazzo ancora in parte esistente e, si dedicò ad un lavoro frenetico per far fronte alle numerose ordinazioni che da ogni parte gli prevenivano. La sua attività fu veramente prodigiosa, dipinti di ogni genere, cartoni per arazzi, frontespizi ed illustrazioni di libri, progetti architettonici. E' l'epoca della Erezione e della Discesa della croce, dell'Adorazione dei Magi, del Colpo della lancia, dei cartoni per gli arazzi con la Storia di decio Mure. Nel 1620-21 progetta e disegna la decorazione della chiesa dei Gesuiti di Anversa (quasi completamente distrutta nell'incendio del 1718). Dal '21 al '25 esegue per Maria de' Medici i dipinti destinati al palazzo del Lussemburgo e l'anno successivo prepara i cartoni per gli arazzi dei Trionfi della religione. Altre sue opere di gran pregio, sono: la Sacra conversione per la chiesa degli agostiniani di Anversa, i soffitti della White Hall di Londra, il postergale di Ildefonso di Bruxelles, quindi le decorazioni a Torre de la Parada, i dipinti di cacce per Filippo IV di Spagna, la lunga serie di nudi dell'ultimo periodo nei quali talvolta ha come modella la giovanissima seconda moglie Elena Forment, da lui sposata nel 1630 dopo la morte di Isabella. Tra gli ultimi suoi dipinti, ormai ricolmo di onori e di ricchezze, vanno segnalati specialmente La società elegante del Prado e la Grande Kermesse del Louvre, per l'evidente influenza da essi esercitata a lungo sulla produzione francese dei secoli successivi.

Artemisia Gentileschi è una delle poche protagoniste femminili della Storia dell'arte europea. Ma è anche la protagonista di una torbida vicenda a tinte fosche o, per meglio dire, "caravaggesche", infarcita di elementi sentimentali, erotici, patetici e fantastici, in una brillante fusione romanzesca, insomma Artemisia è la protagonista ideale del romanzo ideale (e infatti svariati romanzi si sono ispirati alla sua vita).

Certamente la carriera artistica (come qualsiasi altra carriera) è sempre stata pressoché impraticabile per le donne, costrette nei limiti che la società imponeva loro, limiti di natura culturale (assenza pressoché totale di una preparazione scolastica) e familiare (nelle famiglie patriarcali la donna era preposta all'accudimento di tutti i suoi numerosi elementi).

Artemisia Gentileschi, che ebbe modo di fare fruttare il suo talento, è stata una delle poche donne "sfuggite" tra le maglie di questo rigidissimo sistema sociale, tuttavia la sua sofferta vicenda privata si è spesso sovrapposta a quella di pittrice generando molte ambiguità.Negli anni Settanta la sua popolarità ha raggiunto il vertice soprattutto per via della vicenda che la vide accusare il suo violentatore (al punto da sottoporsi allo schiacciamento dei pollici per confermare l'attendibilità delle sue accuse, cosa che per lei, pittrice, non dovette essere solo un dolore fisico). Artemisia è divenuta così il simbolo del femminismo e del desiderio di ribellarsi al potere maschile: tuttavia questo fatto le fece un grande torto: l'avere spostato l'attenzione (ed averle attribuito un particolare successo) sulla vicenda dello stupro, mettendo in ombra i suoi meriti professionali, ormai ampiamente riconosciuti dalla critica, a partire da Roberto Longhi e dal suo pionieristico articolo del 1916 Gentileschi padre e figlia.A volte questa lettura "a senso unico" della pittrice ha creato giusti malumori: per Camille Paglia, a volte Artemisia è diventata un'etichetta da utilizzare anacronisticamente per avanzare rivendicazioni infarcite di retorica femminista.
Negli anni Settanta la Gentileschi divenne un vero e proprio simbolo del femminismo internazionale: associazioni e cooperative le si intitolarono - a Berlino l'albergo "Artemisia" accoglieva esclusivamente la clientela femminile - riconoscendo in essa una figura culto, sia come rappresentante del diritto all'identificazione col proprio lavoro, sia come paradigma della sofferenza, dell'affermazione e dell'indipendenza della donna.Per la nota polemista e leader del movimento femminista internazionale Germaine Greer Artemisia Gentileschi fu la grande pittrice della guerra tra i sessi, affermazione, di fatto, estremamente riduttiva: un pittore con tanto talento come la Gentileschi non può limitarsi a un messaggio ideologico.
lino17
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