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Chi può aiutarmi con l'argomento "Graffitismo"?
Mi servirebbero informazioni per la tesina
ary94
ary94 - Sapiens Sapiens - 1174 Punti
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WRTING.
Una prima riflessione sul writing
Spesso la gente tende a non distinguere i writers dai semplici vandali. La differenza c'è ed è molto evidente. Il writer ha come unico obiettivo il perseguire la propria arte, l'esprimere se stesso con un disegno e, possibilmente, abbellire quelle zone grige, cupe e in degrado della propria città. Un buon writer ha un codice di autoregolamentazione: non imbratta muri in buono stato, chiese, luoghi sacri o monumenti. Il monumento per il writer è opera di un altro artista e come tale non va toccata. Così il writer non copre o non rovina opere di un altro. Il vandalo non ha ritegno, scrive ovunque capita, senza preoccuparsi di nulla e scrive messaggi politici, sportivi (i classici W Toro, Juve..), amorosi ma non intende con quelli fare arte. Arte è la parola più importante per un writer, è la parola che permette a ognuno di confrontarsi con artisti del calibro di Leonardo o di Van Gogh. E' questo il bello dell'arte: chiunque può creare...
Il writing ha origini lontane e non è facile trovare dei riferimenti per poterne scrivere l'esatta storia. Si ritiene che, originariamente, fosse una pratica utilizzata a Los Angeles dai lustrascarpe che, per contrassegnare il proprio posto, usavano scrivervi il proprio nome che, successivamente, ognuno di loro prese a differenziare. Sempre a Los Angeles, le bande si impadronirono dell'uso di dipingere il nome della gang (inizialmente a pennello) per segnare il proprio territorio. Ogni gang cominciò poi ad adottare stili di scrittura diversi. Il primo di essi era quello legato all'alfabeto gotico. Le lettere erano ancora molto semplici, qualcosa come i blocchi o i pezzi logo di oggi e non erano concepite come forma d'arte: lo scopo era esclusivamente quello di delimitare i confini della propria gang. La diffusione del writing e la nascita dell'aerosol art è avvenuta anni dopo a New York. Tutto, pare, ebbe inizio quando un giovane portoricano, Julio 204, inizò a scrivere il proprio nome e non quello della gang senza curarsi dei confini altrui. Inizialmente suscitò le ostilita delle varie bande, ma poi venne ammirato per il suo coraggio. A lui si unirono altri ragazzi, tra cui Taki 183, un ragazzo greco che per primo firmò all'interno di un vagone della metropolitana di New York. Stayhigh 149 invece, scrisse sulle lamiere esterne. Ancorà però si trattava di lettere semplici e monocromatiche disegnate velocemente con bombolette spray: le prime a tracciare lettere colorate furono Barbara 62 e Eva 62 che realizzarono le loro tag con un doppio tratto di colori diversi. Lo scopo è comunque ancora quello di segnare più territori possibile badando quindi alla quantità e non alla qualità (ciò che ancora oggi fanno I bombers realizzando velocemente decine di trow-up in posti ben in vista). Dal 1972 ci fu una vera e propria rivoluzione dell'aerosol art: Superkool 223 realizzò un grande pezzo su un vagone della metropolitana usando tre colori diversi, utilizzando lettere tridimensionali e disegnando anche uno sfondo. quel momento si incominciò a realizzare pezzi con stili sempre più evoluti, e si sono diffusi fino ad oggi. Negli anni Ottanta cominciò anche la ricerca dei writers da parte delle autorià e i media, che coniarono il termine "graffiti". L'aerosol art divenne una delle forme di espressione della cultura Hip Hop. Italia, l'Aereosol art si diffuse dagli anni Ottanta e partì dalla città di Milano. Il fatto che il writing abbia un'origine fra le gang americane, non deve indurre a pensare che esso e il resto dell'hip hop vi siano legati. è un errore che si fa spesso. Da non confondere, sono i pezzi con i murales, completamente diversi come storia e come tecniche.

Keith Haring
Stroncato dall'aids a 32 anni
è celebre per il suo stile fantasioso
Una sua opera vale tra i centocinquanta e i novecento milioni di lire. Nessuno meglio di Keith Haring simboleggia la parabola artistica e sociale del graffitismo anni Ottanta. Peter Pan dell'arte, rapper dello sberleffo, antidivo e imprendibile pittore americano della new wave artistica newyorkese, Haring sintetizzava il suo modo di essere dicendo "un muro è fatto per essere disegnato, un sabato sera per far baldoria e la vita è fatta per essere celebrata". Protagonista di un modo di vita "esagerato", stroncato a 32 anni dall'Aids, questo giovane e gracile artista viveva in un universo visionario - naif e violento - fatto di ominidi in frenetico movimento, un bestiario fantastico, popolato di piramidi e dischi volanti. Il suo "radiant baby", un infante aureolato di raggi, abitava scene fantastiche con astronavi, strani strumenti offensivi e simboli arcaici, dalla piramide alla croce. La storia di Haring comincia nel 1958 a Kutztown, Pennsylvania. Nasce in una famiglia della middle class protestante e cresce con la televisione, i fumetti di Disney e i Peanuts di Shultz. A diciotto anni si trasferisce a Pittsburgh dove frequenta l'Ivy School of Art. Ma la scuola gli sta stretta e dopo sei mesi comincia a viaggiare seguendo il suo gruppo rock preferito, i Grateful Dead. Nell'autunno del '78 si trasferisce a New York, la sua terra promessa, e si iscrive alla School of Visual Art. Si appassiona agli scritti di Umberto Eco e Roland Barthes, segue corsi di semiotica, sperimenta la tecnica del videotape, si lancia alla scoperta della "libertà creativa e sessuale newyorkese". Partecipa alle collettive alla Times Square Show, quelle che lanceranno la generazione dell'East Village. Cominciano le scorribande notturne alla ricerca di pannelli neri da ricoprire con graffiti tracciati con i gessetti bianchi. Nasce il "vocabolario e la pratica nomade di Keith Haring" che presto diventerà un fenomeno. Nel '83 Haring attraversa l'Oceano e fa la sua prima apparizione in Europa. Espone alla Biennale di Venezia, dipinge un pezzo del Muro di Berlino. Haring si occupa anche di teatro realizzando, tra l'altro, scenografie per i balletti di Roland Petit e Yoko Ono. Compie incursioni nel mondo della moda e del design, firmando stoffe per la stilista Vivienne Westwood, disegnando colorate t-shirt e orologi pazzi per la Swatch. Apre due negozi, i Pop Shop di New York e Tokyo dove vende i suoi oggetti realizzati in serie. Per due volte, nel 1983 e nel 1989, è in trasferta in Italia: decora le pareti del negozio di Fiorucci a Milano, poi inventa un murale permanente sull'esterno della chiesa di Sant'Antonio a Pisa. "L'arte deve essere qualcosa che libera l'anima, che provoca l'immaginazione e incoraggia le persone ad andare lontano con la fantasia". Ora le sue opere sono in musei e collezioni particolari. In videocassette è conservata invece la sua arte "intrasportabile": i murales realizzati ai quattro angoli del mondo, le incursioni per le strade di New York e gli esperimenti di animazioni in cui coinvolgeva i bambini.
Bansky
.È uno dei maggiori esponenti della street art. Si sa di lui che è cresciuto a Bristol ma la sua vera identità è tenuta nascosta. Le sue opere sono spesso a sfondo satirico e riguardano argomenti come la politica, la cultura e l'etica. La tecnica che preferisce per i suoi lavori di guerrilla art è da sempre lo stencil, che proprio con Banksy è arrivato a riscuotere un successo sempre maggiore presso street artists di tutto il mondo. I suoi stencil hanno cominciato ad apparire proprio a Bristol, poi a Londra, in particolare nelle zone a nordest, e a seguire nelle maggiori capitali europee, notevolmente non solo sui muri delle strade, ma anche nei posti più impensati come le gabbie dello zoo di Barcellona. Nonostante la recente fama mondiale, e le notevoli quotazioni delle sue opere, Banksy continua a rimanere fuori dallo starsystem e a preferire la sua arte in mezzo alla gente comune.Banksy iniziò la sua carriera di artista alla fine degli anni ottanta nella crew "Bristol's DryBreadZ" (DBZ), firmandosi Kato e Tes. Nel 1998 organizzò l'enorme raduno di graffitari Walls On Fire, insieme all'amico di Bristol e leggenda dei graffiti Inkie. Il lungo weekend di eventi, richiamò artisti da tutto il Regno Unito e da tutt'Europa, e quest'organizzazione dell'evento pose il suo nome nello starsystem dei graffiti europeo.Gli stencil di Banksy sono caratterizzati da immagini singolari ed umoristiche, a volte accompagnate da slogan. Il messaggio di solito è contro la guerra, anti-capitalistico, anti-istituzionale e a favore della pace. I soggetti sono animali come scimmie e ratti, ma anche poliziotti, soldati, bambini e anziani. Fa anche adesivi e sculture, come la famosa "cabina telefonica assassinata".

Eron

« Il vandalo é colui che imbratta senza sapere ciò che sta facendo... Il writer è un vandalo con creatività, gusto estetico, rispetto per l'arte e consapevolezza di ciò che sta facendo »
(Eron)
Davide Salvadei, meglio conosciuto con lo pseudonimo Eron (Rimini, 1973), è un writer italiano.
Dopo aver studiato all'istituto d'arte di Urbino e poi a quello di Riccione, nel 1987 conosce il writing che affina negli anni propendendo per la creazione di ritratti e paesaggi, durante gli anni 1990 viene eletto "miglior spray-artist italiano" da un sondaggio eseguito dalla rivista AL Magazine, anche grazie ai lavori per la Fiera internazionale della musica di Francoforte (1993), alla copertina per il disco live Fragili fiori di Ivan Graziani (1995) e l'opera per il novantesimo anniversario del Grand Hotel di Rimini.
Nell'autunno del 1998 la Canon gli assegna il "Premio alla creatività" in occasione del concorso d'arte allo SMAU. In questo periodo inizia a d essere recensito da importanti riviste artistiche, nel 2000 crea diversi disegni per la linea di abbigliamento "Outlinez" insieme a Phase2. Tra il 2002 ed il 2003 la Coca Cola Italia acquista diverse sue opere, e Luciano Ligabue lo fa partecipare per la cura delle scenografie al film Da zero a dieci. Mentre nel 2004 è tra i vincitori del premio Arte 2004 indetto dalla Mondadori, esponendo poi al Palazzo della Permanente di Milano. Nel 2008 a Roma ha vinto il "Premio Terna per l'Arte Contemporanea".
Tra il 2005 e la primavera 2007 partecipa a diverse mostre:
"Stay with us", primavera 2005, Galleria Fabjbasaglia di Rimini.
"Senza trucco", estate 2005, Galleria BoxArt di Verona, assieme a Mimmo Rotella, Marco Neri, Wainer Vaccari, Marco Cingolani, Laboratorio Saccardi, Giovanni Frangi.
"Street art, sweet art", dal 7 marzo al 25 aprile 2007, Padiglione d'Arte Contemporanea di Milano, con artisti selezionati dal curatore Alessandro Riva e dall'assessore alla cultura di Milano Vittorio Sgarbi.
Biennale del muro dipinto, dal 13 settembre al 4 novembre 2007 a Dozza
Attualmente sta lavorando ad un'opera all'interno della chiesa di San Martino a Viserba, e ad un altro lavoro di riqualificazione della zona portuale di Rimini, commissionato dallo stesso Comune. L'anno scorso ha condiviso con il rapper riminese Word diverse esperienze artistiche comuni tra cui un video clip che la Edizioni Musicali Casadei Sonora ha realizzato assieme ai due artisti dal titolo Genuvino.


Illegalità
Sono nati anche per questo. Per sfidare la legalità e l'ordine metropolitano. I graffiti sono diventati un'emergenza per le maggiori capitali del mondo. Tra criminalizzazione e integrazione, le amministrazioni metropolitane devono fare i conti con le bande, i teppisti, gli artisti. New York, Parigi e Londra hanno messo a disposizione vecchi muri e palazzi dove si possono realizzare i graffiti. Ma il problema resta perché i tags non possono essere recintati ed invadono continuamente spazi. Ogni anno i bilanci comunali devono destinare svariati miliardi per pulire strade e metro. A Los Angeles, è stato creato un distretto di polizia incaricato proprio di lottare contro i graffiti. Si chiama TAGNET, ovvero "tagger and graffiti network enforcement team", ed è un gruppo di repressione capace di decifrare e scovare i graffitisti di tutto il Sud California. In Italia, il pubblico dei graffiti è diviso. "Arte o crimine? Giudicate voi" è scritto su un muro della stazione San Pietro di Roma. A Milano nel '94 sono stati devoluti ben quattro miliardi per ridipingere i muri "bombardati". Due anni fa, il ministro ai Beni culturali Alberto Ronchey, aveva ingaggiato una sua personale battaglia presentando un apposito disegno di legge contro questa forma di "vandalismo". Nel giugno '94 un pretore del tribunale di Milano ha invece assolto due giovani accusati secondo i termini giuridici, di "avere imbrattato con l'uso di vernice spray le gallerie della fermata metropolitana di San Donato". Per il giudice "il fatto non sussisteva". Indirettamente il pretore ha riconosciuto il valore artistico dei disegni dipinti costringendo ad un clamoroso dietrofront l'azienda municipali di trasporti, l'Atm. Per tutta risposta le ferrovie del capoluogo lombardo (che ogni anno spendono 6 miliardi per ripulire i treni) hanno invece organizzato nell'estate '95 un'insolita iniziativa: ad una decina di writers è stato permesso di dipingere interamente due vagoni ferroviari. Qualche mese prima, il museo della Scienza della Tecnica di Milano aveva esposto immagini e tele di famosi graffitisti.


In Italia
La diffusione massiccia della cultura hip-hop avviene negli anni Ottanta, prima nel Nord e poi nel Centro-Italia. Ma è il movimento studentesco "Pantera" che nel '90 trasporta il graffitismo nel fulcro della loro espressione: i centri sociali. Si tende a privilegiare il messaggio rispetto ad un discorso più strettamente artistico. I graffiti nei centri sociali sono quasi sempre in italiano. Il rapporto con i graffitisti italiani è contrastato (vedi scheda "illegalità";). Alcuni comuni (Arezzo, Rozzano, Ancona e Padova) hanno messo a disposizione spazi permanenti. Fra i nomi famosi ci sono "Rendo" di Milano, "Damage" e Zero T" di Firenze, "One art" di Rimini, "Damage" e "Zart" di Ancona. A Roma, "Clown", "Soho", "Maelo", "Manjar", "Crash Kid". Inghilterra. I graffiti a Londra si sono sviluppati diversamente rispetto al resto d'Europa. Gli inglesi fin dall'inizio hanno preferito i muri ai treni. Scritte di argomento politico proliferavano negli anni '60 e verso la metà degli anni '70, quando bande come i "Clash" e i "Sex Pistol" usavano graffitare i muri dei locali nei quali si esibivano. Francia. Parigi viene considerata il centro europeo dei graffiti. In Europa i parigini sono i primi a passare dalla scritta ad un disegno più completo. All'università di Saint Denis "Cultura Pop e graffiti" sono diventati materia d'esame. Anche i parigini hanno alle spalle la cultura hip-hop ma molti si ritrovano nel rap degli immigrati africani di seconda generazione. I più bravi graffitisti francesi sono "Mode 2", "Band˜", "Skki", "Color 2", "Slice". Germania. La città di Dortmud è diventata famosa perchè nessun treno è scampato alla vernice. Anche Monaco occupa un posto importante nella mappa dei graffiti europei. Il writer tedesco più famoso è "Loomit", considerato addirittura uno dei più bravi d'Europa. Altri artisti sono "Katmando", "Gawki", "Odeon", "Abc". Olanda. Ad Amsterdam c'è un signore che si chiama Yaki Kornblit. Nell'83 decise di organizzare un'esibizione dal vivo di graffitisti cittadini. Su autobus, treni, metropolitana e, grazie ad uno spesso strato di ghiaccio anche sui muri che costeggiavano i canali, dalla notte al giorno spuntarono i graffiti. Attualmente i graffitisti più attivi sono "Delta", "Gasp", "Done". Spagna. L'hip-hop è arrivato più tardi che nel resto d'Europa. I graffiti politici hanno proliferato nell'era post-franchista ma la diffusione di graffiti in stile newyorkese è stata limitata. Quel poco che esiste in fatto di graffiti è concentrato nelle metro.


Il futuro
I graffiti ritornano nel ghetto? Passato il decennio dell'immagine, i discorsi iconici formulati con pennarello, spray, vernici istantanee, colori acrilici, aerografi, tornano ad essere un fenomeno mediatico, sociologico: non più arte. Perché lo sono stato, un fenomeno artistico, quei lampi multicromatici sul grigiore del cemento di periferia o sulle lamiere della metropolitana. La storia di vent'anni di clandestinità e illegalità, subisce una svolta a metà degli anni Ottanta, quando la "Graffiti Art" decolla sotto l'ala protettrice dell'onda hip-hop newyorkese. Giovani ribelli, i writers perseguitati vengono adottati dal grande business e entrano nel circuito di gallerie e musei. Keith Haring e Jean Michel Basquiat, due vite simbolo di quella cultura urbana alternativa immaginata nella Graffiti Art, ma anche nel rap e nella break dance (che poi sono l'altra faccia della stessa medaglia: il pop), diventano delle star. "Sarebbe stupido relegare l'arte nei musei" dice Haring nell'81. Ma già un anno dopo, l'enfant terrible americano espone alla Shafrazi Gallery e organizza assieme ai suoi amici Kenny Sharf, John Sex, Basquiat, ai Futura 2000 e LA 2, mostre nella discoteca Club 57, rassegne al Time Square, al New York Museum e al Ps One Museum. Nel '86 Haring inaugura il suo "New York Pop Shop", un negozio che vende graffiti stampati su orologi, magliette, poster, felpe e gadget d'ogni tipo. Le firme dei grafittisti, i "tags", rimbalzano dai muri di strada ai salotti. Lo spirito underground e trasgressivo scompare per lasciare spazio a mondanità e spettacolo. Haring organizza delle vere e proprie esibizioni, anche in Italia, in cui migliaia di seguaci assistono alla creazione dei suoi affreschi a ritmo di musica rap. Non c'è più bisogno di scappare. Al posto dell'illegalità, del Bronx, dei poliziotti, delle multe - della paura - c'è un universo accogliente, la Factory artistica di Andy Wharol, guru del pop e grande padrino dell'avanguardia artistica anni Ottanta. Le capitali sono invase da queste moderne opere d'arte estemporanee. Ma presto il processo di museificazione batte in velocità l'artista. Finendo per ammazzare l'opera. Nell'88 e nel '92 muoiono Basquiat e Haring. La parabola della sfida - alla città e alla comunicazione urbana - si conclude. Perché la stessa New York vitalisticamente trasgressiva, in un clima di liberazione sessuale e omosessuale, di affermazione della diversità entro i ritmi convulsi della musica, assume nei primi anni Novanta ben altri e agghiaccianti valori, di sconfitta, di morte. La sfida si conclude forse anche perché, esaurita la spinta di rottura illegale delle tradizionali forme visive, il graffitismo non si è perfezionato come fenomeno artistico ed è rimasto legato ad un effimero recupero dell'immagine. Abbandonate le luci della ribalta, l'"arte di frontiera" rapidamente svilita e mercificata dal mercato internazionale, torna ad essere "una rivolta contro il ghetto imposto dalla semiocrazia del potere urbano e televisivo", come scriveva il sociologo francese Jean Baudrillard ("I graffiti di New York, ovvero l'insurrezione attraverso i segni" 1974). Rimangono tracce sparse nella comunicazione pubblicitaria e musicale, rimangono la protesta, le grida di rabbia, le bande, il teppismo. E un linguaggio trasversale, che forse non era indelebile.
La tag è lo pseudonimo di ogni graffitista, il suo alter-ego. La tag viene scelta dal writer stesso, partendo da giochi di parole sulla propria identità, o semplicemente scegliendo la parola che più lo aggrada.In alcuni casi la tag è seguita da suffissi come "one", "ski","Rock", "em", "er". I primi writer del Bronx usavano unire un numero al nome, come fece John 137 per primo, indicando che il suo numero civico nel quartiere fosse proprio 137. L'elaborazione della tag segue lo stesso percorso stilistico che intraprende un calligrafo nella definizione della sua calligrafia, con l'aggiunta di grazie o svolazzi. Attualmente si è assunta una direzione maggiormente volta alla logotipia ed alla tipografia.
Una crew è un gruppo di amici, necessariamente legati dalla cultura hip-hop, non esclusivamente writer. Sinonimi sono il francesismo "clique", lo slang salentino "ballotta", l'americano "squad", l'inglese "connection". Una crew è basata prima di tutto sulla stima e sul rispetto reciproco che si instaura tra i suoi componenti, spesso amici di vecchia data. Non si è nuovi comunque a raggruppamenti fatti ad hoc, come furono i "TFP" di Cope2: potevano rientrare tra i "The Fantastic Partners" solamente i migliori studenti dell'ambiente newyorchese, che dimostrassero di esser "king", re incontrastati, in materia di writing.
Il nome di una crew viene scelto in base agli interessi del gruppo di amici, generalmente accordandosi sulla precisa connotazione che si vuole dare alla propria, futura,immagine. Molte volte il nome di una crew è un acronimo, che può avere diversi significati, come ad esempio FIA (Fuck It All), FAC (Free Age Crew), PED (Paradiso & Dolce), MDF (Morti De Fame), ARF (A Royal Foundation), TMC (The Minds Criminal Crew) , KD (King Destroyers o Killa Dogz) , FS (Free Style o Fuori Servizio). Esempio invece di "diminutivo" lo troviamo con i VMD (Vimodrone).
La tag corrisponde quindi in tutto ad una firma. Evoluzione della tag è il throw up, disegno stilizzato di facile esecuzione, senza riempimento, grande più o meno 1,5mt x 1,5mt, spesso ripetuto sei o sette volte di seguito sulla stessa superficie. Di dimensioni maggiori il bombing, anche lungo 10 metri, colorato a tinta unita bianco e nero, o argento e nero, di facile esecuzione ripetuto uguale numerose volte su diverse superfici per instaurare una certa presenza territoriale. L'obbiettivo del "bomber" è la fama, far girare vagoni dipinti da lui sulla propria linea in modo che tutto e tutti possano vedere il "pannello", e quindi espandersi fino a classificare tutte le metro o tutti i treni d'Europa.
Queste tre espressioni sono i livelli stilistici più bassi del fenomeno writing, spesso sovraesposti dai media, ma del tutto trascurabili dal punto di vista artistico. Nella comunità è infatti emarginato abbastanza velocemente il writer che non riesce ad esprimersi in forme stilisticamente più valide, e generalmente marcato come "toy". Nelle generazioni successive di writer, questo genere di modalità espressive viene utilizzato da adepti provenienti da diversi movimenti, quali il punk o il metal, che hanno poco in comune con le basi della cultura di partenza, quella hip-hop, che ha come cardini il rispetto dell'operato altrui ed un'adorazione quasi divina per il "king".
DIZIONARIO

Bombing. Ovvero bombardare di vernice un muro, un vagone. L'esecuzione non dura più di un paio d'ore e consiste in un primo "schizzo", poi riempito di colori.
Bubble style. Ingrandimento esagerato e deformazione delle lettere dei messaggi che compongono il disegno. Tecnica inventata dai mitici "Phase 2" di New York.
Block style. Graffiti in cui le lettere sono dritte, semplici e squadrate, con effetto blocco (genere opposto al più confuso "wild style";).
Caps. Sono i tappi delle bombolette. Ce ne sono di differenti misure a seconda dell'effetto che si vuole ottenere. I "fat caps" servono ad ottenere una riga larga mentre per linee più sottili si utilizzano i "thin caps".
Outline. Contorno delle lettere.
Piece. E' l'opera, il "pezzo" realizzato dal graffitista. Se è di dimensioni molto importanti si chiama "masterpiece".
Puppets. Sono i graffiti che rappresentano pupazzi, ispirati spesso alla cultura dei fumetti.
Nitex. La migliore marca di bombolette spray per dipingere.
Tag. E' il marchio che dà la paternità di un graffito al suo autore. Spesso serve anche per delimitare i territori delle bande aerosol.
Throw up. L'esecuzione più semplice, la scritta è comprensibile ed eseguita molto velocemente.
Wild Style. Il genere, nato negli anni '70, più complicato da leggere. Le lettere vengono deformate, colorate e si inseriscono ombre, tagli, spirali, frecce, bolli, rettangoli.
Writers. E' il termine che si sono dati i graffitisti newyorkesi. Di solito riconoscono nel loro messaggio anche un'espressione artistica.
coltina
coltina - Genius - 11957 Punti
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sempre utile citare le fonti vero?????
http://www.liceopertini.net/progetti/crisi_anni_70-80/GRAFFITISMO.htm

guarda questi siti:
in questo ci sono dei video interessanti
http://www.quadreria.com/2007/12/16/nascita-del-graffitismo-a-new-york-haring-basquiat/

http://glossario-arte.pittart.com/graffito-graffitismo-gruppo-58-ambulanti-otto-guazzo-happening.htm

http://www.kom-pa.net/index.php?option=com_content&task=view&id=430&Itemid=43
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