rubens
rubens - Erectus - 50 Punti
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amici vi prego di aiutarmi..........mi servono per domaniiiiiiiiiii

i passi sono questi

cap 5

It was on a dreary night of November that I beheld the accomplishment of my toils. With an anxiety that almost amounted to agony, I collected the instruments of life around me, that I might infuse a spark of being into the lifeless thing that lay at my feet. It was already one in the morning; the rain pattered dismally against the panes, and my candle was nearly burnt out, when, by the glimmer of the half-extinguished light, I saw the dull yellow eye of the creature open; it breathed hard, and a convulsive motion agitated its limbs.
How can I describe my emotions at this catastrophe, or how delineate the wretch whom with such infinite pains and care I had endeavoured to form? His limbs were in proportion, and I had selected his features as beautiful. Beautiful! Great God! His yellow skin scarcely covered the work of muscles and arteries beneath; his hair was of a lustrous black, and flowing; his teeth of a pearly whiteness; but these luxuriances only formed a more horrid contrast with his watery eyes, that seemed almost of the same colour as the dun-white sockets in which they were set, his shrivelled complexion and straight black lips.
The different accidents of life are not so changeable as the feelings of human nature. I had worked hard for nearly two years, for the sole purpose of infusing life into an inanimate body. For this I had deprived myself of rest and health. I had desired it with an ardour that far exceeded moderation; but now that I had finished, the beauty of the dream vanished, and breathless horror and disgust filled my heart. Unable to endure the aspect of the being I had created, I rushed out of the room and continued a long time traversing my bed-chamber, unable to compose my mind to sleep.



e poi del cap 7


As I could not pass through the town, I was obliged to cross the lake in a boat to arrive at Plainpalais. During this short voyage I saw the lightning playing on the summit of Mont Blanc in the most beautiful figures. The storm appeared to approach rapidly, and, on landing, I ascended a low hill, that I might observe its progress. It advanced; the heavens were clouded, and I soon felt the rain coming slowly in large drops, but its violence quickly increased.
I quitted my seat, and walked on, although the darkness and storm increased every minute, and the thunder burst with a terrific crash over my head. It was echoed from Saleve, the Juras, and the Alps of Savoy; vivid flashes of lightning dazzled my eyes, illuminating the lake, making it appear like a vast sheet of fire; then for an instant every thing seemed of a pitchy darkness, until the eye recovered itself from the preceding flash. The storm, as is often the case in Switzerland, appeared at once in various parts of the heavens. The most violent storm hung exactly north of the town, over the part of the lake which lies between the promontory of Belrive and the village of Copet. Another storm enlightened Jura with faint flashes; and another darkened and sometimes disclosed the Mole, a peaked mountain to the east of the lake.
While I watched the tempest, so beautiful yet terrific, I wandered on with a hasty step. This noble war in the sky elevated my spirits; I clasped my hands, and exclaimed aloud, “William, dear angel! this is thy funeral, this thy dirge!” As I said these words, I perceived in the gloom a figure which stole from behind a clump of trees near me; I stood fixed, gazing intently: I could not be mistaken. A flash of lightning illuminated the object, and discovered its shape plainly to me; its gigantic stature, and the deformity of its aspect more hideous than belongs to humanity, instantly informed me that it was the wretch, the filthy daemon, to whom I had given life. What did he there? Could he be (I shuddered at the conception) the murderer of my brother? No sooner did that idea cross my imagination, than I became convinced of its truth; my teeth chattered, and I was forced to lean against a tree for support. The figure passed me quickly, and I lost it in the gloom.
Nothing in human shape could have destroyed the fair child. HE was the murderer! I could not doubt it.



aiutatemiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiii
Aleksej
Aleksej - Mito - 20002 Punti
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spero ti possa ancora servire:

cap. 3
Fu durante un’uggiosa notte di novembre che vidi la realizzazione del mio duro lavoro.Con un’ansia che diventava quasi agonia raccolsi gli strumenti della vita intorno a me che potrei infondere una scintilla di vita alla cosa esanime che giaceva ai miei piedi. Era quasi l’una del mattino; la pioggia picchiettava tristemente contro i vetri, e la candela era quasi esaurita, quando dal barlume della luce quasi estinta, vidi aperto l’occhio giallo opaco della creatura; respirava affannosamente e un gesto convulso agitava i suoi arti.
Come posso descrivere le emozioni di questo cataclisma, o come posso delineare lo sventurato che con tali infiniti tormenti e attenzioni mi ero sforzato di formare ? I suoi arti erano proporzionati, e avevo selezionato le sue caratteristiche in quanto a bellezza. Bellezza! O mio Dio!La sua pelle gialla copriva appena il lavoro sottostante dei muscoli e delle arterie. I suoi capelli erano di un nero lucente e fluenti. I suoi denti di un bianco perlaceo; ma questi lussi formavano solo un più orrendo contrasto con i suoi occhi lacrimosi , che sembravano quasi dello stesso colore del bianco cupo delle orbite in cui erano stati collocati, con la sua carnagione raggrinzita e le labbra nere rettilinee.
I diversi casi della vita non sono così mutevoli come i sentimenti della natura umana. Avevo lavorato duro per quasi due anni, al solo scopo di infondere la vita in un corpo inanimato. Per questo mi ero privato del riposo e della salute. Lo avevo desiderato con un ardore che superava di gran lunga la moderazione, ma ora che avevo finito, la bellezza del sogno era svanita, e un orrore ansimante e un disgusto riempivano il mio cuore. Incapace di sopportare l'aspetto dell’essere che avevo creato,corsi fuori dalla stanza e continuai a lungo ad attraversare la mia camera da letto, incapace di ricomporre la mia mente per dormire.

cap. 7

Poiché non potevo attraversare la città, fui obbligato ad attraversare il lago in barca per arrivare a Plainpalais . Durante il breve viaggio vidi il lampo che puntava sulla cima del monte bianco in bellissime forme. Il temporale sembrava avvicinarsi rapidamente, e sbarcando salii una bassa collina per osservare il suo progregredire. Avanzava, il cielo era nuvoloso e sentii subito arrivare gradualmente la pioggia a grandi gocce, ma la sua violenza aumentò rapidamente. Lasciai quel posto, e proseguii, sebbene il buio e il temporale aumentassero ogni minuto, il tuono scoppio con un terrificante fragore sopra la mia testa; echeggiò dal Salve, il Giura, e le Alpi della Savoia. I miei occhi erano abbagliati da vividi lampi di luce, che illuminavano il lago facendolo apparire come una grande lastra di fuoco. Poi per un istante le cose sembravano di un buio fuligginoso, finchè gli occhi si riprendevano dal precedente lampo. Il temporale, come spesso accadeva in Svizzera, appariva contemporaneamente in varie parti del cielo. Il temporale più violento scese esattamente a nord della città, sulla parte del lago che si trova tra il promontorio di Belrive e il paese di Copet.Un altro temporale illuminava il Giura con deboli lampi, un altro oscurava e qualche volta rendeva visibile la Mole, un’alta montagna a est del lago. Mentre osservavo la tempesta, così magnifica seppure terrificante, girovagavo con passo frettoloso. Questa nobile battaglia nel cielo elevava il mio spirito, strinsi le mie mani ed esclamai ad alta voce” Wlliam, caro angelo! questo è il tuo funerale. Mentre dicevo queste parole, percepii nell’oscurità, una forma che usciva furtivamente da dietro un gruppo di alberi vicino a me. Mi fermai fisso, osservando attentamente: non poteva essere un errore.Un lampo di luce illuminò l’oggetto, e scoprii chiaramente la sua forma, la sua gigantesca statura, e la deformità del suo aspetto molto orrendo più che appartenente all’umanità, istantaneamente mi informò che era lo sventurato, il turpe demone al quale io avevo dato la vita. Cosa faceva là? Poteva essere lui ( rabbrividivo all’idea) l’assassino di mio fratello? Non appena quell’idea attraversò la mia mente, mi convinsi che era vero. I miei denti battevano, e fui costretto ad appoggiarmi contro un albero per sostenermi. La figura mi sorpassò velocemente, e la persi nell’oscurità. Niente dalla forma umana avrebbe potuto distruggere il bambino. Era l’assassino, non potevo avere dubbi.

Questa risposta è stata cambiata da alessica (20-09-08 12:20, 8 anni 2 mesi 17 giorni )
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