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Mayer e il principio di conservazione dell'energia

Mayer intuì il principio di conservazione dell’energia come principio.
fondamentale della descrizione della realtà fisica, affermò per primo che ogni energia messa in moto sulla terra dagli esseri viventi proviene dai raggi solari che vengono immagazzinati dalle piante sotto forma di energia chimica, introdusse osservazioni molto dettagliate sulla fisiologia a partire dagli alimenti che forniscono l’energia chimica necessaria per l’attività degli animali e dell’uomo, calcolò il rapporto esistente tra il lavoro meccanico fatto da uomini e animali e il calore di combustione degli alimenti. Nelle sue pubblicazioni sono presenti anche numerose altre considerazioni prive di fondamento.
Mayer non era un accademico, e il mondo accademico non lo prese mai seriamente in considerazione, anzi ne fece l’oggetto di attacchi durissimi per il suo modo di procedere ad onor del vero poco conforme ai metodi classici della fisica.

L’isolamento non gli giovò, anzi iniziò a minarlo nel fisico, procurandogli disturbi nervosi e psichici. Fu anche internato in manicomio, perse tutta la sua clientela, e morì povero e abbandonato da tutti.
Il riconoscimento dei meriti di Mayer venne non dalla Germania, ma dalla Gran
Bretagna, dove il fisico irlandese Tyndall, in polemica con Joule, assegnò al medico tedesco la priorità della scoperta dell’equivalenza tra calore e lavoro. In Germania Mayer fu trattato con disprezzo soprattutto da Helmoltz, il formulatore del principio di conservazione dell’energia: Helmoltz sosteneva che le belle idee possono essere di chiunque, e Mayer ebbe belle idee, ma non le sostenne mai con prove.

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