Quando si esegue la misurazione di una grandezza, il valore ottenuto non è il valore vero, bensì è il valore misurato. nessuna misurazione può infatti dare il valore esatto di una grandezza, perché, indipendentemente dalla raffinatezza dello strumento usato e dal procedimento impiegato, ogni misura è sempre condizionata da un certo grado di incertezza o errore assoluto di misura.
Quando si utilizza uno strumento di misura si possono commettere due tipi di errori: errori sistematici e errori casuali (o accidentali). Gli errori sistematici sono dovuti di solito a difetti costruttivi degli strumenti e si chiamano così perché si ripetono sistematicamente ogni volta che si effettua la misura. Essi possono dipendere anche dal fatto che gli strumenti non sono ben tarati. Gli errori sistematici non si possono eliminare del tutto, ma si possono limitare.
Gli errori casuali o accidentali sono dovuti alle cause più disparate, non sono controllabili ed è quasi impossibile eliminarli nelle misurazioni. Essi a loro volta si suddividono in:

1) errori di lettura o di sensibilità dello strumento
2) errori statistici

Agli errori sistematici è associato il concetto di accuratezza, mentre a quelli casuali è associato il concetto di precisione. Una misura si considera accurata quando chi la esegue si pone nelle condizioni sperimentali migliori, usando gli strumenti più idonei. Una misura è invece precisa quando l'incertezza dovuta agli errori casuali è relativamente piccola.
Esempio di una misura completa:
errore assoluto (Ea) righello: 1 mm
dimensioni oggetto: 113 mm
misura completa: 113 mm ± 1 mm oppure: (113 ± 1) mm

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