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La relatività generale

Dopo aver elaborato, nel 1905, la teoria della relatività ristretta, Einstein la sviluppò ulteriormente giungendo ad una teoria della relatività generale che estendeva il principio della relatività ristretta ad ogni sistema di riferimento, permettendo anche la descrizione dei fenomeni gravitazionali. Le novità introdotte non si limitarono ad influenzare la fisica teorica, ma anche filosofia in merito al rapporto tra spazio e tempo.
Einstein affermò l'impossibilità di distinguere accelerazione e gravità in maniera oggettiva: l'affermazione è sostenuta da calcoli matematici molto complessi, ma può essere resa comprensibile con due semplici esempi.
Si immagini un'astronave che si muove nello spazio con una forza di accelerazione verso l'alto uguale alla gravità terrestre (1G): se all'interno dell'astronave venisse lasciata cadere una palla la si vedrebbe giungere al pavimento esattamente come avviene sulla terra. L'eventuale osservatore esterno che potesse guardare cosa accade sull'astronave vedrebbe, però, la palla ferma e il pavimento dell'astronave che le va incontro colpendola.

Allo stesso modo se gli occupanti dell'astronave salissero su una bilancia avrebbero un peso uguale a quello che hanno sulla terra, ma chi osservasse dall'esterno vedrebbe la bilancia premere verso l'alto. Tali esempi ci fanno comprendere perché non sia possibile una distinzione oggettiva tra accelerazione e movimento e che mostrano che lo spazio che noi vediamo è determinato da raggi di luce che si propagano nel vuoto in linea retta e le cui traiettorie vengono deviate dai campi gravitazionali dei corpi celesti divenendo linee curve.
Nel 1919, pochi anni dopo l'elaborazione di questa teoria, un'eclissi di sole dimostrò che quest'ultimo poteva deviare i raggi luminosi delle altre stelle: una nuova idea di spazio era nata dalla teoria della relatività generale.

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