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Il rifiuto delle teorie generali


Jules-Henri Poincaré non elaborò alcuna filosofia compiuta; si limitò a studi specifici, sia pure di grande respiro teorico, su problemi posti da sviluppi scientifici particolari, ottenendo risultati che egli non volle utilizzare per costruire una concezione generale della scienza e del metodo scientifico. Le sue indagini tuttavia consentirono alla filosofia di penetrare nelle pieghe della scienza, di metterne a nudo dall'interno le procedure nascoste.

La scelta di non enunciare teorie generali fu dettata a Poincaré, oltre che da un atteggiamento di ordine psicologico, da una convinzione teorica: è impossibile svolgere un discorso generale sul metodo della scienza, perché la scienza si presenta profondamente differenziata al suo interno. Il metodo dell'aritmetica è ben diverso da quello della geometria, e quest'ultimo si differenzia dalla fisica.

II criterio di comodità


Poincaré conclude che l'esperienza non potrà mai costringerci a scegliere una geometria a preferenza di un'altra, essendo noi sempre in grado, adottando una metrica invece di un'altra, di spiegare i risultati delle misurazioni in base a qualsiasi sistema geometrico.
Non ha dunque senso porsi il problema di quale sia la geometria vera, poiché l'esperienza non ci consente di scegliere in modo definitivo. Certo, le scelte si possono fare, ma non in base a un criterio di verità empirica, bensì di comodità: secondo Poincaré gli uomini hanno scelto e continueranno a scegliere di descrivere il mondo in termini euclidei, assumendo l'ipotesi della perfetta rigidità e invariabilità dei corpi solidi impiegati come regoli, solo perché questa è la scelta che consente di edificare una fisica più semplice e più comoda di quelle che potremmo costruire adottando geometrie non euclidee e metriche differenti.

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