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Concezione di Vico sull'uomo

In contrapposizione alla dottrina di Cartesio, secondo il quale l’essenza vera e profonda della natura umana è la razionalità, Vico afferma che l’uomo non è costituito soltanto di ragione ma anche di fantasia, di sentimento, di impulsi spontanei e immediati – tutti elementi irriflessi-, per cui esso va considerato non unilateralmente, bensì nella sua integrale realtà.
Dalla premessa cartesiana deriva che è scienza solo ciò che è razionale, cioè riducibile e, quindi, riconducibile a idee chiare e distinte, mentre è indegno di interesse filosofico ciò che è oscuro e incontrollabile e sfugge ad ogni interpretazione logica e matematica, come l’oratoria, la retorica, la poesia, la storia. Esse non devono e non possono essere oggetto di speculazione filosofica, perché sono fondate non sulla logica e sulla ragione umana, bensì sulle abilità ed il sapere non scientifico.

Dalle affermazione di Vico, invece, consegue che non sono oggetto di vera scienza proprio quelle attività umane che rivelano irrazionalità, in quanto manifestazioni di sentimenti e di passioni, quei fatti catalogati nella sfera dell’arbitrio, del probabile e del verosimile, in quanto espressioni di impulsi e di istinti, che costituiscono la storia dell’uomo e dell’umanità.

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