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Thomas Hobbes e John Locke

Locke è il padre dell’empirismo inglese, e partendo dall’empirismo inglese arriverà ad un punto d’approdo scettico.

Contesto storico
Nell’arco di tempo che intercorre tra Thomas Hobbes (1598-1679), autore del 600, e Yum, autore del 700 (muore nel 1776), la Gran Bretagna conosce eventi eccezionali, passa da assolutismo monarchico di Giacomo Stuart ad una monarchia costituzionale. Il passaggio da monarchia assoluta a monarchia costituzionale avviene attraverso due rivoluzioni:
1. rivoluzione del 1642, sanguinosa che porterà anche alla decapitazione del sovrano.
Scontro sia religioso che politico, i puritani conducono la rivoluzione. La questione religiosa aveva interessato tutta l’Europa fino a portare alla guerra dei 30 anni che si conclude con la pace di Vestfalia. Quest’ultima segna una svolta dal punto di vista europeo, perché da una parte pone fine alle guerre di religione in Europa e afferma la libertà di culto in materia religiosa. La pace segna anche l’inizio della laicizzazione della politica. Nonostante le ostilità del Papa, il trattato di Vestfalia e il principio di laicizzazione della politica vennero sottoscritti anche dagli stati cattolicissimi (Austria e Spagna).

2. La gloriosa rivoluzione del 1689, si conclude con il giuramento da parte dei sovrani di sottostare alla costituzione e al parlamento. Poi, dalla metà del 700 in inghilterra inizia la Rivoluzione Industriale.
Nel periodo della rivoluzione del 1642 in Inghilterra abbiamo l’affermazione della borghesia, ceto animato da un forte spirito imprenditoriale, in inghilterra ai borghesi viene riconosciuto anche un potere politico.
La rivoluzione scientifica porta con se, oltre allo sviluppo della scienza, anche l'eliminazione dal campo del sapere saperi inutili che non producono un sapere pratico, cioè teologia, metafisica.
Quindi la rivoluzione scientifica attribuisce grande importanza alla matematica, tutto il pensiero moderno pone attenzione sulla distinzione tra aspetti qualitativi, qualità primarie e secondarie, puntando sulla qualità primarie, cioè sugli aspetti oggettivi. Si tende a tralasciare deliberatamente le cause finali, il teologismo, la metafisica delle cose, sfuggono a questa quantizazzione del sapere.
Quindi si tratta in fondo di una nuova forma di sapere, nuova conoscenza che era stata de teorizzata da Bacone il quale diceva il sapere è potere ma intendendolo un sapere che può tradursi poi in qualcosa di pratico, qualcosa che incentivi lo sviluppo e il progresso dell’umanità. Su questo filone continueranno sia Newton che Locke.

Thomas Hobbes
È a metà tra razionalismo ed empirismo, nonostante lui avesse un contenzioso aperto con cartesio perché per molto aspetti si distanzia molto ma infondo attinge anche dal razionalismo cartesiano. Hobbes viene definito come un materialista.
Materialismo: ogni teoria che considera tutti gli aspetti della realtà riconducibili ad aspetti materiali e non spirituali.
Hobbes ha anche una visione meccanicista del mondo quindi l’oggetto della conoscenza è la materia e un aspetto che è la chiave per spiegare tutto ciò che accade nell’universo è il movimento, la chiave di lettura di tutto è il movimento.
Pur essendo anticartesiano, il suo metodo di procedere è come quello di cartesio cioè rigorosamente deduttivo, cioè fissa degli assiomi generali principali da cui dedurre tutto il resto.
Non si basa sull’esperienza (perché richiederebbe un metodo induttivo, tutto l’opposto).

Fisica deduttiva
Anche Hobbes introduce un’ipotesi per spiegare il suo ragionamento: immaginiamo che ad un certo punto che il mondo sparisca, annichilimento del mondo, rimarrebbero soltanto tre cose:
1. materia;
2. movimento;
3. leggi naturali.
Usa questo espediente perché vuole rintracciare i principi primi per poi dedurre tutto il resto, quindi queste tre cose le fissa come principi (da questi tre elementi deduce tutto il suo pensiero).
Si allontana dall’esperienza, la elimina. Da questi principi trae la vita di ogni cosa, l’esistenza del mondo.

Due principi fondamentali: il materialismo ed il fenomenismo.
1. Le cose esistono fuori da noi (materialismo: esistenza della materia che poi prende forma delle cose);
2. noi non possiamo conoscere le cose così come sono, esistono ma noi non le possiamo conoscere, da questo punto di vista c’è il superamento del realismo.
Per Hobbes tutto è materia ma non conosciamo l’oggetto com’è me ne abbiamo una rappresentazione, noi non possiamo conoscere questi fenomeni in sé ma unicamente come fenomeni della nostra mente o fantasmi (fenomenismo, è questo ritenere che noi conosciamo i fantasmi, la mente si fa un’immagine mentale. Il mondo che esiste fuori di noi non lo conosciamo effettivamente e non è nemmeno possibile conoscerlo, di ciò conosciamo solo l’immagine (sostiene che il primato della conoscenza spetta ai sensi, lui critica l’esperienza e appunto sui sensi non può fondarsi nessuna conoscenza certa e quindi per avere una conoscenza bisogna dedurla rigorosamente).

Dai principi fondamentali si deducono i quattro principi necessari per ricostruire il mondo
Per ricostruire il mondo, dopo averlo distrutto, quante evidenze bisogna ammettere?
1. esistenza di corpi materiali;
2. esistenza dello spazio, se le cose sono esterne a noi devono stare in uno spazio;
3. esistenza del tempo, le cose fuori di noi occupano posizioni successive nello spazio secondo le relazioni del prima e del poi;
4. movimento.
Per Cartesio lo spazio era identificato con la materia invece Hobbes dice che lo spazio e il tempo non sono corpi che esistono fuori di me ma sono rappresentazioni mentali.
Sia lo spazio che il tempo sono fenomeni (etimologia greca: ciò che appare a me), spazio e tempo non sono realtà sussistenti di per sé, ci sono perché io li penso, immagini mentali, e necessari per rappresentarmi le cose, non riesco ad immaginare una cosa se non so spazio e tempo.

Sempre proseguendo con l’ipotesi della ricostruzione del mondo: i corpi esistono effettivamente fuori di me, indipendentemente da me che lo penso.
Cos’è l’esperienza: essendo l’esperienza l’insieme delle nostre idee non potrebbe dimostrare nulla di oggettivo (idee soggettive). Quindi il corpo e il tempo non possono essere dedotte sulla base dell’esperienza ma sulla base della pura deduzione razionale ammesso come assioma fondamentale il materialismo.
L'ipotesi dell'anichilimento del mondo serve a Hobbes per ricostruire il mondo partendo da questi elementi. Non fa cenno all'esperienza in questo discorso anche se dice che le sensazioni sono le uniche cose certe che abbiamo. Esiste un mondo, la materia, ma questo non arriva a dirlo tramite l'esperienza, inizialmente elimina l'esperienza e parte dal principio che debba esistere qualcosa al di fuori di noi, lo pone come principio, come assioma. Lui è convinto che tutto sia materia e che questa materia esista fuori di noi, questo però lo pone come un principio, come una verità. Le cose cioè non sono un nostro prodotto, sono qualcosa che è dato e che è fuori di noi, questo è il materialismo di Hobbes, il mondo esiste indipendentemente da noi, indipendentemente da se io lo penso o no, io posso anche non esistere ma il mondo c'è. Noi questo mondo che è fuori di noi non lo possiamo conoscere così com'è, ma lo possiamo conoscere tramite le idee(rappresentazioni mentali che ci facciamo del mondo). Per fare questa rappresentazione mentale ho bisogno dello spazio e del tempo, di queste due coordinate, che non esistono come realtà, ma sono rappresentazioni mentali, cioè non esistono senza di me. Lo spazio mi serve per collocare un determinato oggetto, il tempo mi serve per rappresentarlo secondo una relazione del prima e del dopo. Questo materialismo è dedotto da Hobbes, sulla base della possibilità che lui ha di ricostruire la realtà, ma dal punto di vista razionale, non sulla base dell'esperienza, infatti per Hobbes l'esperienza non è altro che l'insime di tutte le nostre idee. Tramite l'esperienza non possiamo dimostrare l'esistenza di nessuna cosa oggettiva, perchè le idee sono soggettive. Cos'è che non è soggettivo? I corpi e il loro movimento che stanno come fondamento dell'intero sistema. Pone questi corpi come principio, ma dice che per conoscerli usiamo i sensi. Sembrerebbe una contraddizione, ma in realtà perchè fa tutto questo discorso della fisica deduttiva se poi dice che noi il mondo lo conosciamo attraverso i sensi? Perchè i sensi sono uno strumento limitato, che per quanto sia l'unico strumento che abbiamo per conoscere la natura, è legato allo spazio e al tempo, e le esperienze sono soggettive, non posso mai generalizzare, l'esperienza ha un limite intrinseco, che è quello che non mi consente mai di passare da un certo numero(per quanto elevato sia) di casi, alla legge generale. Quando entriamo a contatto con un corpo, riceviamo una sensazione, la sensazione, è l'unico modo che abbiamo per conoscere il mondo esterno a noi. Hobbes propone due metodi diversi per raggiungere una conoscenza, perchè lui per via deduttiva ha dato la definizione di corpi, però ora si parla di una conoscenza sensoriale. Quindi c'è una via deduttiva ed un via sensoriale (induttiva). Nella via sensoriale non procedo con la deduzione, perchè quando provo una sensazione, faccio esperienza di un qualcosa di particolare, di unico, che non posso generalizzare. La fisica usa entrambi questi due metodi della conoscenza. Quando uso i sensi parto dalle esperienze, per poi arrivare a principi generali. Lui non poteva fondare un sistema, basandosi sull induzione (esperienza, sensi), infatti lo fonda per via deduttiva. Questi metodi hanno sia dei pregi che dei difetti. Il metodo deduttivo ha delle conclusioni necessarie, che non potrebbero essere diverse da come sono, pensiamo alla geometria, che Hobbes vede come un modello metodologico da estendere agli altri saperi. Questa fisica deduttiva non è detto che corrisponda alla realtà al di fuori di noi, è un modello ipotetico, che serve per ricavare un meccanicismo rigoroso, cioè tutto ciò che succede ha una causa, anche la vita spirituale, anche quello che è immateriale, come il pensiero, ha delle cause. E deriva da queste particelle invisibili che si separano dai corpi, colpiscono un nostro organo di senso, se colpiscono l'occhio diventato luce, se colpiscono l'olfatto diventano odore. Quindi Hobbes è convinto che anche i comportamento sia associabile a delle cause di tipo fisico, anche le sensazioni e i movimenti interni al nostro io, trovano una spiegazione dall'urto di queste particelle con gli organi di senso del nostro corpo, che producono delle modificazioni nel nostro corpo, cioè delle sensazioni. Il problema è che la sensazione non ci dà una conoscenza vera della realtà, perchè ha un limite, cioè non ci permette di formulare delle proposizioni universali. Infatti tramite la sensazione, conosciamo solo ciò che appare a noi (in greco fenomeno), e quindi il fenomeno è sempre legato a quei casi particolari. La sensazione deriva dal cambiamento degli organi di senso, provocato dal movimento di questi atomi che provengono dai corpi percepiti e quindi la sensazione, non è altro che la risposta(reazione) del nostro organo di senso a queste particelle che lo colpiscono. Quindi noi non sentiamo gli oggetti, ma avvertiamo i cambiamenti che sono indotti da questi oggetti nel nostro corpo. Quando lo stimolo sensoriale cessa, rimane in noi una sensazione che non è più tanto forte, ma è indebolita, inlanguidita, da questa sensazione nascono quelle che Hobbes chiama le IMMAGINI, e dalle immagini sorge il PENSIERO. Quindi il pensiero non è altro che questo flusso di immagini. Questo pensiero può essere casuale, cioè ti vengono in mente immagini per caso, o può essere un pensiero regolato da un desiderio. Quando desideriamo qualcosa, cerchiamo l'impulso che ci spinge a desiderare quella tale cosa, e provo poi a realizzarlo. Questo è quello che fanno anche gli animali, seguendo l'istinto. L'uomo è capace di fare qualcosa di più cioè può immaginare una causa e chiedersi quali siano i possibili effetti di questa causa e questo gli animali non riescono a farlo. Questo collegamento tra causa ed effetto, è potenziato dall'uomo dall'uso del linguaggio, perchè usando parole, termini generali, sappiamo che si riferiscono ad una classe di oggetti, anche se i termini generali non esistono in realtà, però usando termini generali, riusciamo a costruire dei discorsi. Hobbes distingue i nomi propri che indicano individui concreti, dai nomi comuni che corrispondono all'insieme di tutti gli individui. Noi tramite l'esperienza cogliamo solo i nomi propri, ma grazie al linguaggio possiamo introdurre i termini generali, che sono più conveniente e utile. Tramite il linguaggio(uso degli universali), possiamo costruire dei ragionamenti, riusciamo a elaborare la conoscenza. Il linguaggio è ciò che ci permette di esprimere il ragionamento, ed è ciò che distingue l'uomo dagli animali. Quindi facciamo un ragionamento o un discorso, non parliamo delle immiagini(realtà fisiche), usiamo i simboli di queste immagini, cioè le parole. Per Hobbes quando facciamo un discorso, o addizioniamo o sottraiamo le parole. Quando operiamo con le parole, nella verità delle nostre parole, ci riferiamo alle cose, la verità è cioè nel nostro discorso. Quando diciamo questo è vero o questo è falso, Per Hobbes non diamo un giudizio sulla realtà, ma sul linguaggio, sulle proposizioni, sul discorso. L'errore riguarda l'ambito pratico. La fisica, è una forma di conoscenza che può aiutarci a fare delle previsioni, o intervenire sulla natura, ma non potremo mai pretendere che le proposizioni della fisica siano una verità necessaria. perchè il mondo è qualcosa al di fuori di noi, l'unica scienza dove le conclusioni sono necessariamente vere è la geometria e anche la morale e la politica, perchè la fisica riguarda il mondo esterno, mentre nella geometria i criteri li stabiliamo noi, si basa su proposizioni stabilite da noi e di esse possiamo dire se sono vere o false. Della morale possiamo stabilire i principi primi da cui possiamo far derivare tutti gli altri.
Per Hobbes conoscere in fondo è uguale al fare, noi conosciamo una cosa quando siamo in grado di rifarla es del cerchionoi lo conosciamo quando sappiamo tutte le proprietà noi conosciamo quando sappiamo i principi le regole che ci permettono di riprodurre un cerchio.Solo quando conosciamo i principi possiamo conoscere deduttivamente e non tramite l’esperienza empiricamente. Conoscenza deduttivaconclusione certe. Attraverso i sensi no perché noi conosciamo l’immagine della cosa non la cosa stessa, la conoscenza non proviene Da noi, mentre nella geometria i principi vengono dall’uomo non attraverso i sensi. Nella fisica io osservo i fenomeni ma non conosco la loro natura,non posso affermare qualcosa di assolutamente necessario,le ipotesi rimangono ipotesi. Quindi, geometria è uguale a scienza, la fisica no.
Certa come la geometria è anche la politica: leggi certe con metodo scientifico.
La metafisica e teologia non sono scientifiche,non ho principi generali e non possono essere deduttive, quindi non possono essere oggetto dell’analisi filosofica,dio non lo posso stabilire io,perché trascende,i principi non li stabilisco io in questo campo.
Hobbes si occuperà di due oggetti: natura e società con metodi diversi.
La natura viene conosciuta dall’esperienza poi la conosco, la società a priori senza l’esperienza.
Hobbes si avvicina sia agli empiristi che ai razionalisti. La conoscenza della natura cioè dei corpi avviene dalla sensazioni, solo da un corpo ho una sensazione (esperienza) quando conosciamo tutti i principi costitutivi.
Le scienze per Hobbes sono: geometria, la morale e la politica.
Fisica, filosofia naturale, la natura: si avvicinano alla verità ma non hanno certezza assoluta.
L'analisi delle passioni fondata su una precisa analisi dell’uomo
Lui parte da un concetto che richiama Spinoza alla base del comportamento dell’uomo c’è un concetto: l’uomo vuole vivere non morire, istinto di sopravvivenza che lui chiama movimento vitale, tendenza a mantenere la vita e ad espanderla, tutto ciò che favorisce la conservazione provoca una reazione di piacere, tutto ciò che diminuisce il movimento vitale provoca dolore. Da questi due principi derivano tutte le passioni,per Obs non esiste in natura qualcosa di buono o cattivo, non sono circostanze ma reazioni degli uomini non volontarie, quindi per lui non c’è una morale naturale, i valori sono soggettivi, sarà compito delle istituzioni dello stato determinare attraverso le leggi ciò che è bene e ciò che è male.
L’uomo non è libero, tutto ciò che succede è dovuto da cause come per Spinoza.
Il fatto che l’uomo desideri ciò che lo fa star bene lo mette in competizione con gli altri uomini, io voglio le cose che mi fanno star bene ma le vogliono tutti. La guerra è la tendenza naturale a soddisfare i nostri desideri, siamo tutti egoisti. Hobbes ha una visione negativa dell’uomo, tutti nasciamo con l’idea di poter avere tutto, l’uomo vive in una condizione di competizione perenne. Su queste basi lui arriva alla teoria dell’assolutismo. Nello stato di natura l’uomo è libero di fare ciò che rientra nelle sue capacitàstato di competizione, la vita non è garantita, quindi non posso produrre nulla che duri. Se non c'è collaborazione, non c'è amore
Ugo Prozio: giusnaturalismo, gli uomini hanno diritti naturali, per Hobbes non esistono per lui esiste il diritto di ognuno su tutto. La guerra, insicurezza visione tragica ma Hobbes vive in Gran Bretagna nel periodo delle guerre civili.
L’uomo però ha anche la testa, la ragione che ci fa sopravvivere, la ragione dice di cercare la pace, legge naturale Hobbes parla delle leggi di natura che sono tre dettate dalla ragione:
- evitare di vivere in conflitto, perché minaccerebbe la conservazione della vita;
- rinunciare al diritto ognuno su tutto un contratto dove noi dobbiamo rinunciare ad esercitare i diritti e gli trasferiamo al sovrano. Anche Locke diceva che lo stato nasceva da un patto con una differenza per lui era per garantire i diritti naturali ma per Obs non esistono i diritti sono solo quelli che lo stato stabilisce.
- Quando io ho fatto un patto non posso tornare indietro.
Il punto centrale della filosofia di Locke è la teoria della conoscenza, noi conosciamo il mondo tramite l’esperienza, tramite i sensi, sensazioni, ma noi non conosciamo il mondo così come è in se stesso ma dai sensi nascono delle immagini mentali legate alla percezioni soggettive. Queste costituiscono alle idee semplici (stimoli), che vengono elaborate con l’intelletto per formare idee complesse.
- sensazioni;
- immagini mentali;
- idee semplici;
- idee complesse, vera conoscenza.
Noi non possiamo conoscere la realtà in se stessa ma come appare.
Locke scrive il Saggio sull’intelligenza umana (1689), questo saggio si inserisce nel grande dibattito dell’origine della conoscenza, se è vero che la conoscenza deriva dalle idee qual è l’origine delle idee? E qual è il rapporto tra le idee e la realtà?
Questo dibattito post cartesiano porta in Inghilterra un dibattito tra i neoplatonici di Cambridge che sostenevano la teoria dell’innatismo (le idee nascono con noi) e Hobbes, sostenitore del materialismo, cioè che all’origine ci sono delle sensazioni grazie all’esperienza. Locke riformula questo dilemma, non si chiede più cosa conosciamo cioè l’oggetto ma quali strumenti ha l’uomo per conoscere.
L’elaborazione del saggio inizia molto prima, 20 anni prima, Locke nell’epistola al lettore dice di aver avuto l’idea dopo una discussione con amici di questioni religiose e non erano d’accordo e lui dice che non era importante chi avesse ragione ma che prima di impegnarci in ricerche etiche cmq importanti noi dobbiamo esaminare le nostre capacità e vedere quali oggetti siano alla portata dell’intelligenza umana (esempio dell’occhio:l’occhio vede tutto tranne se stesso quindi prima di vedere se l’occhio vede bene bisogna fare un’analisi dell’organo e vedere le sue capacità). Noi dobbiamo spostare la domanda non più l’oggetto ma lo strumentocome è fatta come funziona l’intelligenza. Questa nuova prospettiva: criticismo, come l’uomo può conoscere e poi cosa può conoscere. Una delle conseguenze è che impostando così il problema bisogna rinunciare tutto ciò che supera le capacità della conoscenza. Poi Locke una volta capiti i limiti e capacità della conoscenza si chiede cosa possiamo conoscere con certezza, ma da che cosa dipende questa certezza? Dalla corrispondenza che c’è tra le idee e le cose? O da meccanismi mentali soggettivi? Per dare delle risposte la filosofia deve indagare sul contenuto della conoscenza: le idee, ma bisogna vedere da dove derivano, dall’esperienza, e che cos’è l’esperienza? Se realtà in quanto tale o altre cose… Locke dice eliminiamo tutto ciò che non è oggetto di indagine filosofica e concentriamoci sugli oggetti di indagine,non è scettico perché anche se riduce lui è convinto che si possa arrivare alla conoscenza.
- Delimitare il campo di indagine
- Vedere cosa c’è all’interno(cosa e quanto possiamo conoscere).
Locke usa la similitudine della candela in una stanza: accendiamo una candela che non rischiarerà tutto ma qualcosa, l’intelletto non può capire tutto ma quelli aspetti sufficienti alla nostra esistenza. Scandaglio marino delle navi, non può vedere tutta la profondità ma dice solo se è sicuro, ci basta sapere la conoscenza che può guidare la vita umana senza prima dopo solo l’essenziale.
- Conoscere le possibilità della mente(togliere la metafisica e scetticismo) il fine della conoscenza è pratico.
Locke è considerato come il fondatore dell’empirismo,con riferimenti a Baccone.
La disputa con cui comincia è sull’innatismo,lui è contro e dice che se le idee fossero innate dovrebbero possederle tutti ma questa universalità delle idee è solo presunta(i bambini non hanno la logica si contraddicono ecc..anche gli idioti) Locke cerca di dire che le idee si possono spiegare senza l’innatismonon esiste l’universalità delle idee
Si può parlare di idee solo come un risultato di un impressione,idee impresse, le idee nascono dalle impressioni cioè dall’esperienza,noi nasciamo con una tabula rasa e dopo si registra. All’inizio non abbiamo dunque nessun principio etico e logico.
Poi c’è la questione di come nascono le ideetabula rasala mente registra i dati dall’esperienza esterna e dalla riflessione (esperienza interna),ma anche questa parte dall’esperienza esterna quindi la fonte delle idee sono le sensazioni.
Riflessioni: lavori della mente su contenuti forniti dall’esperienza,il pensiero quindi non è una sostanza ma un’insieme di operazioni legate alla presenza di un materiale di origine empirica che l’intelletto elabora. La mente lavora su questo materiale e lo arricchisce,la ragione si forma e si organizza(i bambini piccoli non sanno fare ragionamenti complessi ma poco a poco ci riusciranno). Le idee che provengono dalle sensazioniidee semplici, no interferenza dell’intelletto,poi dopo le elabora: idee complesse.
Come fa a rielaborarle? Tramite delle operazioni:
- l’unione (unire le idee);
- relazionare (le idee);
- astrazione (delle idee).
Analisi delle idee,i dee provenienti da un solo senso (la vista di un colore) ,altre da più sensi (movimento), altre dalla riflessione o dalla sensazione della riflessione. In tutti i casi sono idee semplici, siamo passivi, non intenzionali.
Alle idee semplici non sempre corrispondono delle identiche qualità delle cose,Locke riprende una distinzione tra le qualità primarie e secondarie, mentre quelle primarie sono oggettive, quelle secondarie sono soggettive, quindi non sempre le qualità sono uguali alle idee.
Concetto di sostanza: Locke lo demolisce,dice che è un’idea complessa secondo un processo preciso. L’idea di sostanza è una costruzione della nostra mente,non c’è nella realtà,la nostra mente tende a riferire un’idea semplice a un ipotetico sostrato(qualcosa che tiene inx le qualità). La sostanza come sostrato ma in realtà non esiste.
Locke: L'essenza delle cose reali è una cosa che rimane al di là delle nostre possibilità conoscitive. Nascono una serie di problemi legati al linguaggio, al cattivo uso del linguaggio. Solo se riconduciamo le idee complesse a quelle semplici e le idee semplici al linguaggio, per evitare falsi problemi. L'esperienza in Locke viene assunta come criterio di significatività del linguaggio. Solo riconducendo il linguaggio all'esperienza capirò se è significativo o no, perchè solo così elimino dalla filosofia tt quelle proposizioni che non possono essere riferite all'esperienza.
Se l'esperienza deve essere assunta come criterio di senso, di significato, sorgoni seri problemi filosofici, perchè vuol dire limitare molto la conoscenza umana, negare la conoscenza del mondo come categoria filosofica, perchè il mondo in realtà non esiste e neanche Dio come sostanza, che è considerata l'idea somma. L'idea di Dio si forma partendo dall'esperienza, ma diventa poi un'idea complessa che è ottenuta allargando le idde semplici, ricavata dalle operazioni della nostra mente. La conoscenza è un'operazione della mente umana. Locke, riprende sia il problema, sia del mondo esterno, sia di Dio, sia dell'Io. Nell'ultimo libro prende in esame i meccanismi della conoscenza, come attraverso quali meccanismi la mente organizza le idee semplici per formare la conoscenza e dice che la conoscenza si crea per un processo o di concordanza o di discordanza delle idde. Cioè o mettiamo insieme idee che si assomigliano, o le separiamo, perchè sono diverse, o le mettiamo in relazione(connessione necessaria). Questo criterio fonda la nostra conoscenza. La relazione più impegnativa come spiegazione è il principio di coesione o connessione necessaria, cioè principio di causalità, cioè il principio fondamentale delle scienze sperimentali. Locke cerca di rimanere lontano dal scetticismo. Per quanto riguarda la conoscenza, Locke individua tre tipi:
1. intuitiva.
2. deduttiva.
3. sensoriale.
Deduttiva è quella che si basa sui dei ragionamenti, date delle premesse, arriva a delle conclusioni ed è una conoscenza certa, perchè non intervengono fattori dal mondo esterno, è un ragionamento, che fa la mente. Ad esempio, per l'esistenza di Dio, dimostrazione a priori, che parte dalla definizione di Dio, arriva a dimostrarne l'esistenza. Facendo questo però, Locke si contraddice, perchè aveva detto che la conoscenza è una relazione tra IDEE e poi tira in ballo l'esistenza che è un dato di fatto non un'idea. Questa percezione della concordanza e discordanza delle idee, non è sempre così evidente, può essere colta immediatamente (in modo intuitivo) metodo induttivo, l'io si coglie con il cogito ergo sum. Queste due forme di conoscenza, sono certe, mentre quella più problematica, è la conoscenza sensoriale, perchè la sensazione ha il problema di essere certa finchè c'è, ma nel momento in cui cessa, non ho più certezza, non è una conoscenza certa. Diventa una conoscenza probabile. Nella nostra vita quotidiana viviamo di conoscenze probabili, sono sufficenti per guidare la nostra vita pratica. Però viviamo di credenze, abitudini. La conoscenza sensoriale, anche se non è certa, è molto importante, ha un fine pratico, non speculativo, è sufficente per orientare la mia vita a raggiungere la felicità, senza pervenire ad una conoscenza ultima, incontrovertibile.

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