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Spinoza Baruch

Nasce nel 1632 ad Amsterdam da una famiglia ebraica di origine portoghese, costretta a fuggire in Olanda a causa delle persecuzioni a cui erano sottoposti gli ebrei di Spagna e Portogallo (marranos) per il decreto di espulsione di Isabella di Castiglia e del re del Portogallo. Questi ebrei espulsi emigrano in Africa, in America, Venezia dove svolgono l’attività di banchieri, cambiavalute e prestatori di danaro, perchè avendo dovuto vendere tutto con l’espulsione gli restava danaro liquido.
Cresciuto nell’ambiente ebraico impara l’antico testamento, il Talmud (bibbia ebraica) e oltre ai testi della tradizione ebraica, si completa sui classici (impara il latino) e sui contemporanei (Bruno, Hobbes, Cartesio), ha un carteggio con Leibnitz. La sua mentalità è tollerante purchè le idee siano sensate. Lo spirito autonomo lo porta a scontrarsi con l’ambiente ebraico da cui proveniva, per cui riceve la scomunica della comunità.

La concezione ebraica sosteneva un Dio trascendente, estraneo alle cose. Per Spinoza, Dio è immanente (Deus sive natura) alla natura e coincide con l’ordine naturale delle cose. In seguito alla scomunica, abbandona Amsterdam e si reca prima a Leida e poi all’Aia, dove stringe amicizia con alcune sette protestanti, più aperte e tolleranti e più propense a mettere in pratica i precetti morali del Vangelo pittosto che a dissertare intorno ai dogmi. Da Leida si trasferisce all’Aia dove svolge il mestiere di ottico per guadagnarsi da vivere e per ottemperare ad un precetto rabbinico che prescriveva di praticare un mestiere. Gli ultimi anni della sua vita li trascorse anche grazie ad un aiuto economico, una pensione lasciatagli da un suo amico, un certo Simone di Vries. Muore a soli 45 anni nel 1667.

Opere principali
Trattato sull’emandazione dell’intelletto in cui espone quale sarà il senso della sua ricerca e il motivo della sua felicità, ossia di conseguire non un bene effimero, parziale e finito ma uno coi caratteri della stabilità, perfezione, eternità: Dio stesso. Il massimo grado della conoscenza è una conoscenza intellettuale (razionale) di Dio. Da qui la differenza con Cartesio: mentre per Cartesio il dubbio metodico doveva portare ad una certezza, il cogito (ricerca soggettiva), per Spinoza la ricerca filosofica lo porta a stabilire una causa, un fondamento oggettivo: Deus sive Natura, il Dio insito nelle cose o il Dio come sostanza unica, da cui deduttivamente derivano tutte le cose.
Infatti, la sua opera principale è L’etica: l’etica dimostrata secondo un ordine geometrico ha per oggetto la sostanza unica, Dio, le sue qualità essenziali dette attributi da cui derivan necessariamente i Modi, ossia le manifestazioni della sostanza stessa. Da qui il cosiddetto panteismo di Spinoza (tutto è in Dio) e il monismo (tutte le cose non son altro che modi o manifestazioni della sostanza unica). La deduzione dei modi della sostanza e dei suoi attributi è una deduzione di tipo matematico - geometrica, così come dai postulati derivano le dimostrazioni, dalle dimostrazioni derivano i teoremi e dai teoremi i corollari.

Spinoza si serve dell’influenza della scienza e della matematizzazione della natura. Inoltre rispetto a Cartesio riconosce un’unica sostanza, di cui l’esteriore e il pensiero non sono altro che due degli infiniti attributi della sostanza divina, che poi sono gli unici, che l’uomo può riconoscere in quanto costruito anche lui di estensione (corpo) e pensiero.
Trattato ideologico-politico, in cui esprime il suo pensiero liberale: condanna ogni forma di fanatismo e di intolleranza religiosa. E' molto critico contro l’autorità dello stato che degenera quando va oltre i limiti fissati dalla Costituzione. Riafferma l’autonomia tra Stato e Chiesa ed è contrario all’ingerenza della chiesa negli affari dello stato. Condanna i calvinisti che da perseguitati diventano persecutori in quanto essendo a capo di unità statali utilizzano lo stato e le sue istituzioni come proprio “braccio secolare” per affermare le proprie idee religiose.

Metafisica di Spinoza
Nella prima parte de L’Etica, Spinoza definisce la sostanza e scrive che la “sostanza è ciò che è in sé". La sostanza come la intende lui è infinita e non ha bisogno di altro ente da cui derivare la sua esistenza. Inoltre riguardo al concetto di sostanza essa non ha bisogno di un altro concetto per essere spiegata, ma si spiega e si comprende sempre a partire da se stessa e dalla sua essenza , natura, per cui sostanza è ente autosufficente sia dal punto di vista ontologico che da quello gnoseologico. Una simile definizione non può appartenere che a Dio, quindi sostanza coincide con Dio ed è una sostanza ”infinita e unica” ( on ci possono essere due sostanze infinite, perchè l’esistenza della seconda limiterebbe la prima e non sarebbe più infinita).

Il mondo e le cose
Nella seconda parte Spinoza dice che nella sostanza unica sono contenute tutte le cose. E le cose del divenire? Spinoza completa la descrizione della sostanza e dice: "la sostanza essendo infinita presenta infiniti attributi che sono qualità essenziali della sostanza stessa. Di tanti attributi solo il pensiero e l’estensione sono conoscibili dall’uomo. Per Cartesio pensiero ed estensione sono due sostanze distinte e separate, per Spinoza pensiero ed estensione sono due degli infiniti attributi che sono qualità essenziali della stessa sostanza la quale è sia spirito che materia. Quindi l’immagine della sostanza spinoziana alla mens insita omnibus di G. Bruno. Dio quindi per Spinoza è immanente alla natura e coincide con l’ordine geometrico che caratterizza la natura stessa. Infatti dagli attributi di pensiero ed estensione ne derivano necessariamente i modi finiti e infiniti della sostanza, che sono:
- modi finiti: singoli corpi e singole idee. I corpi sono modi di manifestazioni dell’attributo dell’estensione; le idee sono modi dell’attributo del pensiero. Si tratta di modi finiti perché soggetti a cambiamento, alla corruzione e quindi al divenire.

- modi infiniti: sono il movimento e la quiete, che sono le caratteristiche comuni di cui partecipano tutti i corpi. Anche l’intelletto, la volontà caratteristiche comuni alle singole menti sono modi infiniti dell’attributo del pensiero.
Se il pensiero e l’estensione sono l’attributo di un’unica sostanza vuol dire che non c’è bisogno di trovare un luogo dove interagiscono tra loro(Cartesio ghiandola pineale). Ma c’è una perfetta coincidenza tra l’ordine delle idee e l’ordine delle cose ( a ciascuna idea corrisponde necessariamente un corpo. Come si vede la metafisica di Spinoza è caratterizzata da un rigido monismo e da uno spiccato panteismo, per Spinoza unica e infinita è la sostanza dalla quale si deduce geometricamente l’ordine necessario delle cose e delle idee (natura, quindi panteismo). La sostanza insieme con le sue qualità essenziali è chiamata anche natura naturans (natura causante), mentre i modi natura naturata (natura causata).
Importante: gli effetti (modi) non sono separati dalla loro causa (sostanza) ma solo dalle sue manifestazioni.
Il Dio di Spinoza non è trascendente ma immanente alla natura.

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