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La conoscenza di secondo genere scaturisce dalla ragione e si fonda sulle idee comuni.
Con questa affermazione, di origine stoica, Spinoza non intende gli universali della tradizione da lui relegati nel primo genere della conoscenza, perché ritenuti, nominalisticamente, rappresentazioni schematiche e confuse delle cose, prive di un autentico valore gnoseologico bensì quelle idee inadeguate, chiare e distinte, che sono proprie della ragione e che riproducono le caratteristiche strutturali delle cose, come ad esempio l'estensione, la figura, il movimento ecc.
La cognizione di secondo genere si identifica dunque con quella visione razionale del mondo che trova nella scienza la sua tipica espressione.
Diversamente dal primo genere di conoscenza, essa connette le cose tra loro, considerandole nei loro rapporti di causa- effetto e nel loro ordine necessario.
L'equivalente comportamentale di questa fase conoscitiva è la vita secondo ragione o virtù, in cui l'uomo padroneggia il proprio sforzo di autoconservazione e dirige intelligentemente la propria condotta.

A questo tipo di conoscenza, che avanza discorsivamente di causa in causa, e che non esaurisce mai totalmente l'infinita catena causale degli esseri, Spinoza fa seguire la terza e suprema forma di cognizione, che egli chiama scienza intuitiva e di cui tratta soprattutto nell'Etica, opera dedicata alla libertà umana.

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