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Baruch Spinoza

Baruch Spinoza nacque ad Amsterdam nel 1632 dopo che la sua famiglia, ebrea ma di origine spagnola, si era trasferita in Olanda per sfuggire alle persecuzioni religiose. Dopo aver frequentato la comunità ebraica e conosciuto le Sacre Scritture, Spinoza arrivò ad un’interpretazione diversa della Bibbia e per questo fu scomunicato e costretto a vivere al di fuori della città. Malato di tubercolosi, morì circondato da pochi amici nel 1677.
Spinoza riteneva che la Bibbia non ha niente da insegnare riguardo la natura e Dio, l’uomo ha come unico strumento di comprensione la ragione, di cui servirsi per analizzare e scoprire di più sul mondo intorno a lui. Spinoza non credeva nei miracoli e credeva che gli uomini non avessero né meriti né colpe, dal momento che la libertà è soltanto un’illusione.

Gli insegnamenti della Bibbia

Spinoza discusse del contenuto della Bibbia nel suo noto Trattato teologico-politico, pubblicato nel 1670 e subito contestato dagli ecclesiastici. In esso, il filosofo spiegava che la Bibbia è piena di palesi contraddizioni sulla natura di Dio e quella del mondo. Se assumiamo che il nostro Dio rappresenti la perfezione, allora è impossibile che tali verità – imperfette, appunto – siano state rivelate da Dio. Quello che le Sacre Scritture non sono state in grado di motivare, di dimostrare, diventa campo di studio della ragione. L’ambito della fede, per Spinoza, doveva essere limitato soltanto all’interpretazione e alla diffusione di un messaggio di salvezza biblico.

Dalla Bibbia, infatti, si può trarre un’unica conclusione: come salvarsi. Per giungere alla salvezza non è necessario conoscere Dio e il mondo, ma solo trovare le giuste norme di comportamento.

Le contraddizioni e i miracoli

E’ noto a tutti che la Bibbia sia un’opera piena di contraddizioni, di controversie pure riguardo l’origine del mondo. L’unico tema su cui le Sacre Scritture sembrano avere una visione univoca soltanto sul tema del messaggio morale, quella condotta finalizzata all’obbedienza a Dio per avere la salvezza dell’anima.
In realtà, scrive Spinoza, bisogna leggere la Bibbia con lo stesso approccio che si tiene con altri libri storici, perché la Bibbia oltre che una raccolta religiosa è pure un importante documento storico. Spinoza, in primo luogo, affermava che non si poteva attribuire a Mosè la composizione dei cinque libri della Torah, perché in essi si parla di lui stesso, della sua morte e di personaggi o eventi di epoche successive.
Quel poco che insegna la Bibbia, i messaggi di amore e giustizia, si possono racchiudere nello stesso pensiero formulato dalla ragione, per cui è sciocco ritenere che esiste un’entità superiore alla ragione stessa. Il popolo ebraico si è convinto di essere stato “eletto”, ma solo perché vuole rientrare in quel popolo di cui si parla nei miracoli compiuti da Dio e Gesù. Coloro che hanno descritto o tramandato storie di miracoli, i profeti, hanno semplicemente sfruttato l’immaginazione, il più delle volte per trasmettere un messaggio celato dietro le righe. Tutte le celebrazioni religiose che si ritiene siano state “introdotte” da Mosè altro non sono che un elemento di coesione sociale, un modo per radunare fedeli e aiutarli a trovare la giusta strada. Credere nei miracoli significa credere che Dio, di fronte ad alcune circostanze, viola le sue stesse leggi, agendo contro la propria natura. Questa è una discussione interessante, perché non proverebbe che Dio è onnipotente bensì impotente in determinate situazioni. Non bisogna credere in cose surreali, frutto della fantasia e quindi una superstizione, ma capire che i miracoli rispondono all’esigenza degli uomini di trovare una risposta a ciò che una soluzione non ha, almeno non in un modo conosciuto.

Da ciò si conclude che le Sacre Scritture non parlano di nessuna verità indiscussa, né ci sono misteri da svelare. Credere che la Bibbia getti le basi della scienza e della filosofia è errato. Un uomo deve essere giudicato solo sulla base delle sue azioni, di giustizia e di carità; non deve escludere l’indagine razionale dalla sua vita.

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