mardiho di mardiho
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Spinoza nasce in Olanda, ad Amsterdam, nel 1632.
Erano ebrei, espulsi dalla Spagna a seguito di persecuzioni.
Lui vive quindi le condizioni di una famiglia ebraica che, in Olanda, nella prima parte del '600, poteva predicare abbastanza la propria religione. Erano coloro che si erano convertiti al cristianesimo, ma solo esteriormente, costretti dalle circostanze esterne, più che da vere e proprie violenze.
Lui si allontana inizialmente con un suo percorso e poi viene espulso perché le sue affermazioni erano contrarie all'ortodossia ebraica.
Si forma incontrando la filosofia dell'epoca, il cartesianesimo.
Si trasferisce poi in una località Rinsburg, dove impara il lavoro di costruttore di lenti.
Rinunciò all'eredità paterna, per segnare un distacco da una famiglia che non lo sosteneva nelle sue scelte.
Ebbe modo di cominciare a farsi conoscere come filosofo, anche se non ci sono grosse pubblicazioni da vivo, ma ce ne sono parecchie dopo la sua morte.

Si avvicina ai fratelli Devit, personaggi importantissimi in Olanda, riceve delle proposte economiche che lui accetta solo in minima parte, per mantenere un'indipendenza.
Preferiva una tranquillità da intellettuale che, da questo punto di vista, lo fa avvicinare alla posizione degli stoici.
Durante l'invasione dei francesi, nella guerra d'Olanda, i fratelli Devit vengono assassinati, motivo in più per Spinoza, per rimanere distaccato da questi due personaggi.
Riceve poi la cattedra di un'università nel Palatinato, ma lui rifiuta perché ritiene che possa essere riduttivo per il suo pensiero perché avrebbe dovuto insegnare in una scuola pubblica dove non avrebbe potuto dire proprio tutto.
Il suo capolavoro è "l'etica .... demonstrata"
Precedentemente ne aveva già scritta una precedentemente, che svolge un po' lo stesso discorso e si intitola "Un breve trattato su Dio, l'uomo e la beatitudine", anch'esso pubblicato postumo, dopo la morte. In questo trattato enuncia già in sintesi i principi fondamentali della sua filosofia, compiutamente elaborata nell'etica.
Dio: unica Sostanza esistente che si identifica con la totalità delle cose, cioè con la natura intesa come totalità del reale. Dio e la natura sono perciò la stessa cosa.
A Dio appartiene l'uomo, che non è altro che un modo di essere, un aspetto particolare della sostanza stessa.
L'uomo tende a potenziare al massimo il proprio essere, per giungere alla beatitudine, che consiste nella conoscenza diretta di Dio, ovvero della realtà piena.
come arrivare a Dio e alla beatitudine?
Questo tema viene ripreso nell'altra opera, scritta attorno ai 30 anni è "De intellectus emendatione" (la riforma dell'intelligenza).
È proprio necessario partire dalla domanda "come funziona l'intelligenza" per poter dire qualcosa?
Questo è ritenuto essere da molti, il metodo di Cartesio.
Da cosa bisogna partire?
Quest'opera è scritta in latino, mentre il discorso sul metodo era scritto in francese, entrambi però sono autobiografici.
Bisogna seguire delle norme di vita che sono sostanzialmente le regole del buon senso.
Andando avanti a leggere quest'opera ci si rende conto che l'obbiettivo di Spinoza è diverso da quello di Cartesio perché quest'ultimo voleva trovare una verità solida tale da poterci costruire sopra una scienza, mentre in Spinoza, l'interesse (come già visto nel libro "un trattato su Dio, l'uomo e la beatitudine) verte sul raggiungimento della beatitudine.
Bisogna purificare l'intelletto, definire un metodo, come in Cartesio, per non sbagliare.
Bisogna utilizzare l'intelletto per conseguire una condizione di beatitudine e di felicità.
Le ricchezze, gli onori e i piaceri non sono dei veri beni, perché non sono in grado di portare alla vera felicità, sono solo degli ostacoli.
La grande beatitudine può essere data con una base più solida.
In questo senso, si tratta di andare a cercare il sommo bene, la strada è di non deridere, non compiangere, ma assumere un comportamento adeguato, non offensivo, innanzitutto da un punto di vista fisico e poi capire che ci sono dei gradi inferiori, che non hanno tanto valore, quindi non bisogna accontentarsi di esperienze indirette o di voci, bisogna tenere conto solo di una conoscenza diretta.
Come ci si può legare a un grado di conoscenza superiore?
Noi, se esaminiamo la nostra conoscenza, vediamo 4 gradi:
abbiamo una conoscenza tramite quello che noi percepiamo con l'udito -> conoscenza indiretta, perché qualcuno ce l'ha detto (data di nascita).
Conoscenza ottenuta da un'esperienza vaga -> osservazioni che cogliamo (morte).
Conoscenza mediata, propria del metodo scientifico, che risale dall'effetto alla causa, da una proprietà particolare all'essenza di una cosa.
Conoscenza adeguata della cosa nella sua essenza, colta direttamente o attraverso una sua causa prossima, ovvero la conoscenza che è propria della filosofia.
Bisogna arrivare al 4º livello. Solo a quel punto possiamo dire di avere una conoscenza filosofica.
La conoscenza vera è il conoscere e vedere le cose nel loro ordine necessario, quindi
Spinoza afferma che bisogna arrivare a cogliere l'intuizione, cioè l'essenza della cosa.
Lui privilegerà, quindi l'intuizione immediata (intuizione intellettuale), non il ragionamento.
Qualche tempo dopo scrive un'altra opera dove espone il pensiero di Cartesio, dove noi vediamo come per certi aspetti lui assume totalmente la filosofia di Cartesio, anche se poi la svolgerà, per certi aspetti, con maggior rigore di Cartesio. Per certi aspetti, Spinoza è più cartesiano di Cartesio stesso.
In questo libro viene spiegato che cos'è il mos geometricus, il costume geometrico, o l'ordine geometrico.
Per Cartesio l'analisi è la strada per arrivare a conoscere, mentre la deduzione, la sintesi, è la strada per esporre con il metodo geometrico.
Il metodo sintetico (sintesi e deduzione), è per Spinoza quello più importante perché la verità va esposta.
Secondo lui, la verità non è il punto di arrivo di un ragionamento, ma il punto di partenza di un'intuizione, dalla quale si può capire tutto.
Ecco perché Spinoza predilige il metodo geometrico.
In Spinoza Dio è un punto di partenza.
Il metodo geometrico è fatto di definizioni, assiomi, proposizioni (teoremi) e dimostrazioni.
Sulla base delle definizioni e degli assiomi si dimostrano i teoremi.
Tra le definizioni spiccano quelle che Spinoza chiama perfette, cioè quelle che non solo spiegano il significato dei termini, ma indicano anche la causa della cosa definita -> definizioni causali.
Gli assiomi sono enunciazioni che collegano fra loro due idee, l'una in posizione di soggetto, l'altra in posizione di predicato, sulla base delle loro rispettive definizioni. Qui la connessione tra le due idee risulta immediatamente evidente.
Le proposizioni sono a loro volta enunciazioni formate da soggetto e predicato, dove però la connessione non è immediata, ma ricavata per passaggi intermedi dalle definizioni e dagli assiomi.
È questo il procedimento della dimostrazione, che consiste in una concatenazione rigorosa di passaggi, così che da definizioni e assiomi dati seguono necessariamente determinati teoremi (e non altri).
Nell'etica:
Spinoza parte da Dio subito dopo aver definito cos'è la sostanza.
L'etica è divisa in 5 parti:
1. Dio
Definizione di causa di sè.
Per causa di sè intende ciò la cui essenza implica l'esistenza, ciò la cui natura non può essere concepita se non come esistente.
L'essenza della causa di sè è dunque il fatto di esistere. -> definizione di Dio (Dio come causa di Sè).
Si dice finita nel suo genere quella cosa che può essere limitata da un'altra cosa della stessa natura. Per esempio un corpo si dice finito, perché ne concepiamo un altro sempre maggiore. Parimenti, un pensiero è limitato da un altro pensiero. Al contrario, un corpo non è limitato dal pensiero nè viceversa.
Che cos'è sostanza? Per sostanza intende ciò che è in sè ed è concepito per sè: ovvero ciò, il cui concetto non ha bisogno del concetto di un'altra cosa, dal quale debba essere formato.
Per attributo intendo ciò che l'intelletto percepisce di un'altra sostanza come costituente la sua essenza. Gli attributi appartengono all'essenza della sostanza. Gli attributi costituiscono la realtà e quindi sono infiniti, proprio come la sostanza infinita, che è Dio. L'intelletto umano però, poiché è finito, di quegli attributi ne coglie due: il pensiero e l'estensione, cioè lo spazio geometrico. Il pensiero e l'estensione sono attributi immanenti dell'unica sostanza.
È chiaro che ci si ricollega al pensiero di Cartesio (res cogitas e res estensa).
Tra pensiero ed estensione c'è una connessione, il parallelismo ... A ogni connessione tra idea e idea c'è una connessione nella realtà. Come a dire che, se noi ci educhiamo bene con l'intelletto cogliamo le idee nella realtà.
Ci sono dei gradi nel conoscere:
1º livello: opinione/immaginazione, grazie ai sensi, inaffidabile
2º livello: ragione, coglie gli aspetti matematici e geometrici del corpo con cui entra in contatto. La ragione è superiore all'immaginazione, ma è discorsiva.
3º livello: intuizione, capace di cogliere le cose nella loro singolarità. L'intuizione èp il vedere le cose sub specie eternitatis. Io posso dire di conoscere perfettamente qualcosa o di non conoscere niente di quel qualcosa? No, io non posso dire ne di non conoscere per niente n'è di conoscere perfettamente qualcosa, nemmeno me stessa.
L'intuizione è la conoscenza adeguata della cosa singola.
In questo senso viene quindi superato il dualismo cartesiano.
Per modo intendo le affezioni di una sostanza, ossia ciò che è in altro, per mezzo del quale è anche concepito. I modi non appartengono all'essenza della sostanza, non sono attributi essenziali, ma attributi estrinseci. Il modo non sta in piedi da solo, ma solo se riferito a una sostanza.
Per Dio intendo l'Ente assolutamente infinito, ossia la Sostanza Che consta di infiniti attributi, ciascuno dei quali esprime un'eterna e infinita essenza. Di qualunque cosa che è infinita solo nel suo genere possiamo negare infiniti attributi, al contrario, all'essenza di ciò che è assolutamente infinito appartiene qualunque cosa esprime essenza e non implica alcuna negazione.
Secondo Spinoza Dio e natura coincidono. Non c'è bisogno di dimostrare l'esistenza di Dio, perché la natura c'è. Tutto è Dio -> panteismo.
Studio fino a pag.329

Quando Spinoza parla di Dio, da una definizione di Dio che sostanzialmente, con qualche breve passaggio, coincide con il tutto; infatti possiamo parlare di panteismo.
Anche per quanto detto riguardo gli attributi, si può arrivare a utilizzare anche il termine monismo, perché la realtà è una e coincide con Dio, non ci sono più livelli della realtà.

Come l'Unica Sostanza è causa di tutte le cose?
Dio è una causa immanente o transitiva delle cose?
Dio le produce necessariamente da Se stesso. Dio non crea liberamente, come afferma la teologia ebraico-cristiana, secondo Spinoza le cose conseguono necessariamente da lui.
Dio è libero nel senso che non ha costrizioni esterne, ma Dio causa le cose necessariamente, quindi in Lui non c'è libero arbitrio. Spinoza arriverà a dire che Dio, di per Sè, non ama ne odia, perché è l'ordine geometrico.
Spinoza parla di superstizioni riferendosi alle religioni, specialmente all'ebraismo e al cristianesimo.
L'idea di Dio che Spinoza ha, coincide con l'ordine geometrico. Per questo motivo lui è palesemente contro il finalismo (c'è un fine/scopo verso cui le cose procedono). Parlare di questo fine significa in qualche modo affermare che Dio muove tutte le cose in funzione di qualcosa, di una perfezione che ancora non c'è, come se Lui non l'avesse. Questo per Spinoza è falso perché Dio, per definizione, non manca di nulla.
Il Dio di Spinoza è del tutto estraneo a quello cristiano perché Dio non è libero, non è persona, è l'ordine geometrico.

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